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In memoria del Cugino, oste e militante politico indimenticabile…

Natale Barone, il Cugino di Dipignano

Natale Barone detto il Cugino, oste e militante politico indimenticabile di Dipignano

Si è spento stanotte Natale Barone, da tutti conosciuto come il Cugino. Da più di quarant’anni la sua osteria è stata il crocevia di compagni, militanti oltre che di tantissimi amici. Locale da cui sono passati dirigenti politici, ministri, presidenti, intellettuali, uomini di spettacolo. Ma l’osteria del Cugino è stata anche luogo di discussione politica oltre che di semplice godimento gastronomico. Natale non è stato soltanto un oste ma un “quadro politico”. Le sue analisi erano sempre acute e mai banali. Era un uomo di parte che tutti rispettavano anche quando non erano d’accordo con lui. Un uomo moderno che univa alla militanza politica il gusto antico e tutto calabrese dell’ospitalità. Un bicchiere di vino e una delle sue mitiche polpette appianavano ogni divergenza, aprivano praterie di condivisione…Era un mio amico e nel suo locale ho vissuto momenti bellissimi. Anche negli ultimi tempi, quando il locale era ormai affidato alle cure del suo figliolo Cesare Barone, non mancava di venire e parlare di politica e del sol dell’avvenire. Ti abbraccio Natale…mi mancherai come mancherai a tutti. Un abbraccio alla tua splendida famiglia, che saprà portare avanti il ricordo del tuo nome…

Il Diciannovismo

Diciannovismo

Il Diciannovismo. Una “squadraccia” fascista

Tra il 1919 ed il 1921 il Partito Socialista, che era risultato il primo partito con oltre il 30 per cento in Italia, subì due scissioni: una a sinistra e l’altra a destra. Quelli che rimasero nel partito si trovarono ingessati in una linea massimalista e inconcludente. Il Fascismo di lì a poco fece fuori (fisicamente) tutt’e e tre gli spezzoni. Pietro Nenni chiamò efficacemente questo periodo “diciannovismo”. Senza commenti…la storia non insegna mai nulla.

L’insopportabile qualunquismo

Carola Rackete Capitano della Sea Watch 3

Che pena questi intellettuali cerchiabottisti protesi a difendere quel che resta del “Governo del Fallimento” con l’argomento Salvini sbaglia, ma anche Carola persegue un fine politico, anzi è la migliore alleata di Salvini. E giù ad attaccare l’opposizione di sinistra “che non esiste” anche quando fa esattamente il suo dovere. Questi (che a Cosenza chiameremmo “rifardi”) non rispondono all’unica vera domanda: da che parte stanno loro ? Stanno con chi smantella l’accoglienza e fomenta odio e razzismo per piccoli calcoli elettorali o con chi crede che la vita, di tutti, sia sacra, che la solidarietà sia un dovere e il razzismo sia una montagna di…sempre e comunque ? Questo è il tema. La destra sa bene da che parte stare. È sincera nella sua pura crudeltà. Il problema ce l’ha certa “sinistra” a chiacchiera che si è intruppata con i cinque stelle per moda o opportunismo e che ha sostituito il socialismo con il qualunquismo. E il qualunquismo è sempre il brodo di coltura più favorevole alla destra.

25 aprile: una destra incapace di guardare avanti

 

25 aprile25 aprile papavero

Bisognerebbe ricordare ai soliti che ogni anno rovesciano cofani di sciocchezze sul 25 aprile, tacciandola come festa “comunista” e di sinistra, che questa è stata istituita il 22 aprile 1946 dalla personalità più intelligentemente anticomunista della storia italiana, Alcide De Gasperi.
Che in tutto il mondo civile e democratico si può essere francamente conservatori e di destra senza essere “fascisti” o razzisti e rimpiangere il “quando c’era lui”,  e i tempi in cui “i treni arrivavano sempre in orario” e tante cazzate simili.
Che per uomini e donne che vivono negli anni 2000 non vale più neanche il senso di colpa che potevano aver avuto le generazioni precedenti che con il fascismo, il nazismo, la dittatura, le persecuzioni, le leggi razziali, lo sterminio e la devastazione della guerra, per sole ragioni anagrafiche, avevano avuto a che fare. E che a quei tempi si può guardare oggi con la consapevolezza della storia e la fermezza del “mai più”.
Ma chi lo spiega ai piccoli demagoghi dei tempi nostri che, senza idee, senza cultura e senza neppure fantasia continuano a credere che essere di destra significa solo ripetere a pappagallo qualche vecchio luogo comune ?
D’altronde il 25 aprile lo festeggiamo anche per consentire a qualcuno di continuare a sparare cazzate.

Con Nicola Zingaretti il PD riconquisterà il ruolo che gli spetta

Le Primarie di domenica 3 marzo hanno rappresentato certamente un vero e proprio punto di ripartenza. Rispetto alle previsioni della vigilia, infatti, la partecipazione è stata ampia (quasi un milione e settecentomila persone si sono recate ai seggi allestiti in tutta Italia) segno di una volontà di rilancio che l’elettorato del PD ha voluto dimostrare per superare la crisi apertasi dopo la disfatta elettorale del 4 marzo dell’anno scorso. Anche il risultato chiaro e netto (quasi il 70 per cento) conseguito da Nicola Zingaretti è significativo del bisogno di una leadership pienamente legittimata dal voto popolare e sganciata da tentazioni di “aggiustamenti” politicistici o correntizi. Un dato, quella della partecipazione al voto e del risultato di Nicola Zingaretti, assai omogeneo su tutto il territorio nazionale, Calabria compresa. Tuttavia, sostenere che i problemi del PD siano stati risolti dalla riuscita dell’evento delle primarie, sarebbe alquanto ottimistico. Il PD soffre di una crisi le cui radici affondano nello stesso modo con cui la sinistra ed il centrosinistra si sono organizzati, a partire dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica. Una riflessione ben più profonda di quanto il dibattito interno al PD e al centrosinistra ha offerto finora sarebbe dunque auspicabile e ci si aspetta molto dalla direzione di Nicola Zingaretti, notoriamente un uomo di governo e amministratore assai accorto e competente. La crisi evidente che, giorno dopo giorno, sta manifestandosi nel governo giallo-verde, soprattutto nella sua componente grillina, dimostra come si siano aperti spazi politici notevoli e assolutamente impensabili solo qualche mese fa. Sta al PD e a un gruppo dirigente capace di esprimere, davvero e finalmente, innovazione e unità, saper cogliere queste opportunità per tornare ad occupare il ruolo centrale nel sistema politico italiano che spetta al centrosinistra.

Il Casinista

Articolo su  pubblicato su: www.ilcasinista.com

Una persona degna di essere ricordata…

Ernesto D'Ippolito

Ho conosciuto l’avv. Ernesto D’Ippolito attraverso mio fratello Massimo, che ne è stato allievo nella nobile professione forense. Persona di straordinaria cultura era un piacere conversare con lui. Era profondamente anticomunista ma non ideologico, da buon liberale. Con me si prendeva il gusto di “sfottermi”. Quando mi lamentavo con lui sulla debolezza del “garantismo” nella sinistra amava punzecchiarmi: “Perché nonostante tutte le vostre svolte voi comunisti, sui temi della giustizia, non siete mai stati laici. Anzi non solo sulla giustizia, siete rimasti una Chiesa”.

Per molti aspetti aveva ragione. Di certo si sentirà la sua mancanza in una città come Cosenza che, negli ultimi anni, si è sempre più impoverita e involgarita culturalmente. Anche per questo non possiamo non ricordarlo…

La vera natura del Movimento 5 Stelle

Caricatura di Grillo

C’è una cosa che molti, per sciatteria, per sciocco idelogismo o per becero opportunismo fanno finta di non vedere: la vera natura dei 5 stelle.

Se il PD, dopo aver fatto celebrare le primarie in un qualunque comune dello Stivale, avesse negato il simbolo al vincente per darlo al perdente, avrebbe avuto le Federazioni occupate da militanti incazzati e il linciaggio mediatico di tutti, giornali, TV, Rete, talk show, ecc.
Grillo, tranne qualche rara eccezione, non solo non subisce il linciaggio mediatico ma viene allisciato e blandito, la protesta dei suoi militanti viene derubricata a semplice protesta sulla rete, quindi nemmeno fisica.

Se un qualunque sindaco del PD avesse operato come i neanche sei mesi della Raggi a Roma vedremmo innalzare le forche in Campidoglio. Continua a leggere

Si è spento Francesco Guccione…

Francesco Guccione e Anna Lucente

Si è spento poche ore fa Francesco Guccione, papà di Carlo Guccione.

Lo ricordo come persona di profonde convinzioni politiche come il Molotov della matita di Sergio Staino. Ferroviere e comunista, era stimato da tutti.

Lui ed Anna Lucente hanno formato una coppia solida per anni pur nella diversità profonda di caratteri, introverso e chiuso quello di Francesco, estroverso e aperto quello di Anna, fino a caratterizzare persino il quartiere di Serraspiga dove sono vissuti.

Di Francesco si ricorderanno momenti intensi di passione politica, come quando votava in sezione le mozioni contrarie a quelle sostenute dai figli o prestava ai compagni la sua Skoda per l’attacchinaggio dei manifesti. La morte di Anna lo aveva lasciato attonito. Da anni conduceva vita ritirata aggravata dalla malattia.

Ciao Francesco, e quando arrivi salutaci Anna..

Non si torna indietro…

Non si torna indietro Segnale stradale

Quando dieci anni fa nacque il PD appartenevo alla schiera dei convinti non entusiasti. Mentre a 19 anni, quando presi la prima tessera del PCI da iscritto alla FGCI, sentivo di fare una scelta di vita e la facevo con la gioia del ragazzo che voleva cambiare l’Italia e il mondo, le successive trasformazioni del partito a cui avevo dedicato la mia vita le ho vissute come scelte politiche che mi consentivano di tenere aperto quell’orizzonte su un terreno nuovo. Vissi anche il PD così, con la consapevolezza che sceglievo la strada difficile ma affascinante dell’unità delle culture democratiche di questo Paese con tutto ciò che comportava in termini non di rinuncia ma di investimento della propria identità in un progetto lungo che era quello della conquista del governo per operare il vero cambiamento e non limitarsi alla sua sola enunciazione. In una parola il riformismo.
Mi convinsero i dirigenti politici ai quali mi sentivo più vicino, in primo luogo D’Alema, anche se mi ha sempre infastidito l’appellativo dalemiano, così come nel PCI contestavo l’appellativo di ingraiano. Trovavo e trovo detestabile definirsi col cognome di un leader, per quanto autorevole esso possa essere. Mi è sempre sembrato un atteggiamento da correntismo provinciale, da intruppamento pecorone. Continua a leggere

Non rompersi la testa…votiamo Si

Baarìa

Finalmente è finita questa lunga campagna referendaria.

Non mi va di fare qui una analisi di come sia stata: diciamo che certe cose ce le potevamo risparmiare tutti, chi più chi meno.

Una cosa è certa, al netto degli insulti, delle bugie e delle sciocchezze apodittiche diffuse a piene mani, comunque in queste settimane si è parlato di politica, di Costituzione, del futuro del nostro Paese. E questo, al di là di chi vincerà, è una cosa positiva per la democrazia.

Per quanto mi riguarda, a cinquant’anni, vorrei dire ai quattro o cinque che mi leggono, che il Si è l’unico voto che ha un senso.

Sulle questioni di merito ho avuto modo di discutere sui social e in decine di iniziative e confronti sul territorio e non ci ritorno.

Voglio qui limitarmi ad una sola considerazione politica: con il Si la nostra democrazia potrà fare un passo in avanti in termini di efficacia ed efficienza del suo funzionamento. Continua a leggere