Beppe Grillo

Una questione di onestà…

Identificazione destra sinistra

Lo posso dire a tutti i sinistrosi a nonna che fanno i cacadubbi sulla vittoria di Macron ? Non sarebbe più onesto ammettere che, se foste stati francesi, pur di non far vincere un riformista forse un po’ troppo liberal eravate disponibili a votare una fascista pura? E che quando si voterà in Italia votereste tranquillamente Grillo e finanche Salvini pur di non far vincere il PD ?

La vera natura del Movimento 5 Stelle

Caricatura di Grillo

C’è una cosa che molti, per sciatteria, per sciocco idelogismo o per becero opportunismo fanno finta di non vedere: la vera natura dei 5 stelle.

Se il PD, dopo aver fatto celebrare le primarie in un qualunque comune dello Stivale, avesse negato il simbolo al vincente per darlo al perdente, avrebbe avuto le Federazioni occupate da militanti incazzati e il linciaggio mediatico di tutti, giornali, TV, Rete, talk show, ecc.
Grillo, tranne qualche rara eccezione, non solo non subisce il linciaggio mediatico ma viene allisciato e blandito, la protesta dei suoi militanti viene derubricata a semplice protesta sulla rete, quindi nemmeno fisica.

Se un qualunque sindaco del PD avesse operato come i neanche sei mesi della Raggi a Roma vedremmo innalzare le forche in Campidoglio. Continua a leggere

Stendiamo un pietoso velo…

Il velo pietoso

Non mi appassiona questo agitare forche sulla vicenda delle presunte firme false dei grillini a Palermo. Se ci sono risvolti penali sarà la magistratura ad accertarlo. Certo emerge un quadro desolante di superficialità, una certa ignoranza delle norme (anche nei vertici che cercano di metterci maldestramente una pezza), un gioco a “fricacumpagno” tra gli stessi componenti di una organizzazione, ecc. Io ci stenderei sopra un pietoso velo…

L’ideologia del Tutti a casa

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Molti amici condividono spesso i post di “Dimissioni, tutti a casa”…penso sia un elemento di propaganda indiretta dei grillini, infatti ci trovo molti post di esponenti del 5 stelle. Ora, fermo restando la libertà di ciascuno di pensare e condividere quello che gli piace, vorrei esprimere il mio modesto punto di vista a riguardo. Per antica indole non credo mai che la ragione sia da una parte sola e le affermazioni apodittiche mi puzzano sempre di ideologia. La critica alla classi dirigenti è sacrosanta ma bisogna sempre saper distinguere nel merito. A chi ha il potere, in generale si dovrebbe chiedere più responsabilità non, semplicisticamente, di farsi da parte se, di chi aspira a sostituirle, non sappiamo se sono davvero migliori. Del resto è dal 1992 ad Continua a leggere

Il volo del grillino

Parapendio

Non so attraverso quali ragionamenti e considerazioni di marketing elettorale il candidato grillino della Calabria ha deciso di utilizzare come strumento di propaganda il buttarsi da un’altura di Praia con il parapendio. Dice il nostro – voglio dimostrare di avere il coraggio di governare la Calabria – . La cosa mi ricorda quelle sfide tra ragazzi quando, ad esempio, per dimostrare di essere uomini ci si buttava senza freni con la bici da una discesa di 50 gradi. Di certo emerge la dimensione di un “dannunzianesimo de noartri” che, sotto una estetica eroicomica come la traversata a nuoto dello Stretto del Caro Leader, cela la mancanza di un minimo di idea di cosa andare a fare se eletti nelle istituzioni. Lo spettacolo di 140 parlamentari accampati a Roma affaccendati in liti via web su scontrini e fatture o sul presunto complotto della Spectre per governare il mondo ne rappresenta la plastica dimostrazione. In ogni caso auguro a Cono Cantelmi di avere miglior fortuna dei miei amici di gioventù che nella sfida con la bici in discesa spesso si rompevano la testa.

Grillo la mafia l’ha vista solo al cinema

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Le parole pronunciate da Grillo sulla mafia non devono sorprendere.
Vale, invece, la pena riportarle per comprenderne senso e portata: “La mafia è stata corrotta dalla finanza, la mafia non metteva bombe nei musei o uccideva i bambini nell’acido, prima aveva una sua condotta morale…“.
Lo dico subito, non son parole di sen sfuggite, ma una provocazione studiata e calcolata, come tutte quelle che caratterizzano il cianciare del nostro.
Insomma, Grillo ha detto che la mafia aveva prima una “condotta morale” perché ne è davvero convinto e perché pensa che molti la pensano come lui.
Siamo di fronte alla riproduzione populista di un tema che ha avuto ed ha una certa diffusione, l’idea cioè di una mafia regolatrice, garante di certe regole, sia pure violente, ma in fondo ispirate ad una forma di etica ancestrale.
Questa rappresentazione della mafia (o meglio delle mafie) violenta e terribile, ma in fondo animata da un qualche senso di giustizia che viene rovinata dagli interessi più grossi (ricordiamo, ad esempio, che il conflitto ne “Il Padrino” si scatena per il rifiuto del vecchio boss ad entrare nel mercato della droga), emerge ancora oggi in alcune rappresentazioni cinetelevisive o letterarie.
Si tratta niente di più che di pura paccottiglia culturale e, per di più anche diseducativa, visto che alimentano l’idea di una criminalità in fondo “positiva”, di uomini che non vogliono essere “pupi” ma che si affermano con intelligenza e determinazione e magari solo “costretti” alla violenza.
Quello che sfugge a Grillo ed a tanti che la mafia l’hanno vista solo al cinema ed alla TV, è la sua vera natura, che è stata, nonostante le evoluzioni, sempre la stessa: una organizzazione che tende ad accumulare ricchezza e potere ai danni dei più deboli con l’uso della coercizione morale e della violenza fisica.
Sin dai tempi in cui vessava contadini e pastori in difesa degli interessi dei latifondisti, le mafie non sono mai state dalla parte del popolo, ma solo uno strumento della sua oppressione.
Oggi, come ieri, le mafie sono il principale ostacolo allo sviluppo, alla libertà individuale e di impresa, all’affermazione dei diritti. Sono, in una parola, le principali avversarie della democrazia.
Alla faccia della “condotta morale”.

 

Perché il “grillismo” non può non finire a destra.

Grillo Nigel Farage

Si fa un gran parlare degli approcci europei di Beppe Grillo con il movimento ultraconservatore e xenofobo di Nigel Farage, UKIP.

La cosa potrà fare inorridire tanti intellettuali che, a partire dal successo dello scorso anno, si sono dilungati in ardite disquisizioni politico-sociologiche sulla natura “rivoluzionaria” del Movimento 5 Stelle.

Il fascino che massimalismo, radicalismo e rivoluzionarismo hanno sempre avuto su alcuni settori dell’intellighentzia italiana (e non solo) non è nuovo, ed è frutto di una forte carenza di analisi sia dei contenuti del messaggio politico del cosiddetto “grillismo” sia della concreta valutazione degli interessi sociali che qualsiasi formazione politica, anche quella più fortemente antisistema, si pone l’obiettivo di rappresentare.

Ora non c’è dubbio che il Movimento 5 Stelle è un movimento tipicamente, autenticamente e coerentemente antipolitico.

Esso è riuscito a raccogliere una vasta area di consenso assolutamente trasversale nel quadro di una profonda crisi del nostro sistema politico raccogliendo in un unico contenitore assolutamente trasversale tutte le proteste, le insoddisfazioni, la rabbia sociale che è cresciuta e maturata nella società italiana soprattutto in ragione della crisi economica.

E’ vero anche che il M5S ha mutuato un linguaggio politico semplificato ma sostanzialmente condizionato dall’influenza culturale della cosiddetta sinistra movimentista, che ne costituisce anche la parte fondamentale della sua struttura “militante”.

Un linguaggio politico in cui tradizionalmente prevale la propensione protestataria su quella propositiva e programmatica, l’oltranzismo delle posizioni, il manicheismo condito da robuste dosi di moralismo giustizialista e il rifiuto di ogni compromesso considerato di per sé come l’anticamera della degenerazione.

Le forze antipolitiche ed antisistema possono nascere indifferentemente sia a destra che a sinistra dello schieramento politico ma è soprattutto a destra che riescono ad assumere dimensioni di massa.

Non è un fatto nuovo, anzi. Il linguaggio ed i contenuti politici del fascismo, ad esempio, nacquero e si svilupparono all’interno dell’ala più massimalista, radicale e movimentista del socialismo italiano (Mussolini stesso), del sindacalismo rivoluzionario (Michele Bianchi), del repubblicanesimo-garibaldino (al quale aderì un giovanissimo Italo Balbo) ed in generale nell’humus politico-culturale di quel complesso fronte che agli inizi del ‘900 si definiva anti-borghese e anti-giolittiano (oggi diremmo anti-casta) che si ritroverà in forme diverse nel cosiddetto “interventismo” al momento dello scoppio della Grande Guerra. Lo stesso termine “fascismo”, del resto, non aveva, agli inizi, connotazioni di destra ma in qualche modo era legato alla tradizione associativa del movimento socialista.

Ovviamente è del tutto evidente che il Movimento 5 Stelle è cosa assai diversa del fascismo delle origini e ancora oggi è difficile collocarlo precisamente all’interno delle tradizionali famiglie politiche.

Ma è altrettanto evidente che, con la crisi del populismo di massa incarnato in questi anni da Berlusconi e dal suo alleato leghista gli spazi politici si aprono soprattutto a destra.

L’ultima campagna elettorale di Grillo e Casaleggio, al netto del richiamo ad un Berlinguer completamente depoliticizzato ed assunto ad icona di un moralismo giustizialista e rancoroso, ha cercato di toccare proprio le corde di quell’elettorato che nella polemica anti-casta ha ormai messo anche e per intero le istituzioni democratiche.

Un elettorato che in tutto il mondo, ed anche in Italia, ha sempre votato per le forze conservatrici, populiste e reazionarie.

E’ in quell’area politica che, inevitabilmente, è destinato a finire il grillismo, con buona pace dei Dario Fo di turno.

 

 

 

 

La sconfitta di Grillo

La Caduta

Si dovevano mangiare il mondo…avevano promesso pubblici processi per i nemici del popolo, con loro sarebbe arrivata la palingenesi, la purificazione, loro unici puri e gli altri tutti pattume indifferenziato, per mesi hanno insultato sul web, per strada, nelle e contro le istituzioni. Ora tacciono e dicono che parlano domani. Qualcun altro di fronte al 41 per cento parla di nuova DC e si arrampica sugli specchi di politicismi sconclusionati come tal livido Travaglio o certi radical chic con il porche parcheggiato sotto casa. Noi diciamo loro di non preoccuparsi, il nostro impegno per salvare l’Italia vale per tutti, anche per loro. Domani è un altro giorno.

GRILLO SULLA IMMIGRAZIONE LA PENSA COME ALFANO E MARONI

Grillo fascista

Insomma, dopo che al Senato viene approvata una sacrosanta proposta del M5S che prevede l’abolizione del reato di clandestinità, Grillo e Casaleggio sconfessano i propri senatori e impongono la marcia indietro. Il reato di clandestinità non è in programma, dicono. Raccontatelo ai morti in fondo al mare di Lampedusa. Ma soprattutto raccontatelo ai tanti “radicali di sinistra” che vi hanno dato il voto alle ultime elezioni. E questi ultimi ci spieghino, come fossimo bambini di sei anni, come mai per spostare “a sinistra” il PD hanno votato un partito i cui leader, Grillo e Casaleggio, la pensano esattamente come Alfano, Larussa, Alemanno, Maroni, Bossi, ecc..