Politica

Cosenza solidale sempre

Immagine per Solidarietà

Voglio esprimere il mio pubblico apprezzamento all’Assessore Damiano Covelli e al Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Mazzuca per avere espresso parole di solidarietà e vicinanza ad Aldo, il simpatico personaggio che anima le strade della nostra città con la sua empatia e con la sua esuberante personalità. Perché una città vive dei suoi abitanti, delle loro storie, della loro semplice esistenza. Violenza e prepotenza, purtroppo, esisteranno sempre. Ma per esse c’è un grande antidoto, appunto la vicinanza e la solidarietà, il sentirsi una sola, grande comunità. Cosenza è e sarà sempre tutti i suoi figli. In questo senso mi sento di fare una proposta al Sindaco Franz Caruso: chiamate in Comune un altro personaggio di Cosenza a cui un network locale ha di recente dedicato un bell’articolo, Aldo detto Lalla, e dategli un piccolo riconoscimento alla sua vita fatta di coraggio, di semplicità, di dignità e orgoglio della propria identità. Non dimentichiamo mai che una città vive di identità, che è il frutto di tante piccole cose e di tanti personaggi ricchi e significativi. Anche questo piccolo gesto può dare la cifra di una Cosenza che sa vivere con orgoglio ciascuno dei suoi figli.

Quicosenza.it

Buona Pasqua di pace vera…

Buona Pasqua 2022

Buona Pasqua 2022

Ancora oggi a tanti, se non a tutti, sfuggono le ragioni che hanno portato i leader di un grande paese, interprete in momenti cruciali della storia, di grandi speranze di progresso per l’umanità intera, a scatenare una guerra terribile nel cuore dell’Europa contro un altro paese che di quella storia stessa è stato parte importante. Anche questa volta le ragioni della guerra sono incomprensibili semplicemente perché non esistono ragioni per la guerra, per nessuna guerra. Oggi a tutti, in questa Pasqua ancora segnata dalla croce della pandemia, compete solo il compito di cercare la pace, solo la pace. Buona Pasqua di pace vera a tutti…

I 15 giorni che hanno “sconvolto” la scuola

IIS Valentini-Majorana Castrolibero

Cosa è successo e cosa imparare dalla vicenda dell’IIS “Valentini-Majorana” di Castrolibero
La vicenda dei 15 giorni di occupazione dell’IIS “Valentini-Majorana” di Castrolibero (a mia memoria non ne ricordo, almeno in tempi recenti, di più lunghe) può essere considerata un caso emblematico, certamente un fatto che, senza alcuna esagerazione, ha segnato la storia della scuola italiana.
A mente più fredda, quindi, è possibile svolgere alcune considerazioni che credo possano essere utili per comprendere meglio ciò che è accaduto e ricavarne alcune indicazioni per il futuro.
Come è stato possibile che in una scuola-modello della provincia di Cosenza, diretta da una dirigente generalmente stimata per la sua esperienza e capacità, si sia potuto verificare un cortocircuito così deflagrante da sorprendere tutti, per primo chi scrive e che poteva avere conseguenze anche drammatiche se non si fossero manifestati due fattori importanti: la maturità di un movimento studentesco che si è misurato su temi ampi e particolarmente sentiti dall’opinione pubblica e la responsabilità dimostrata dal tessuto civile ed istituzionale del territorio che ha saputo raccogliere e farsi carico delle ragioni della protesta.
Sono stati mossi rilievi, che ovviamente condivido, sul fatto che le persone coinvolte abbiamo subito un processo mediatico e preventivo prima che fossero accertati fatti, circostanze ed eventuali responsabilità.
Il problema esiste e investe ormai il funzionamento stesso della democrazia e dello Stato di diritto e delle garanzie individuali in una società che si nutre bulimicamente di comunicazione social.
Tuttavia credo che, stavolta, la questione più importante sia stata un’altra, l’emergere cioè di un rifiuto netto, espresso in forme certamente radicali (come hanno sempre fatto storicamente i giovani) della persistenza di una cultura sessista, di stereotipi e pregiudizi che attraversano soprattutto il mondo “adulto”.
In questo senso si può senza dubbio dire che, anche se le persone coinvolte (come auspico perché da sempre contrario alle gogne e alle forche sia preventive che successive) saranno completamente sollevate da ogni possibile addebito, nulla sarebbe tolto alla forza dirompente dell’evento cui abbiamo assistito.
Il superamento del sessismo, della concezione predatoria delle relazioni tra i sessi, del rispetto dell’identità e della diversità di genere sono un tema educativo fondamentale, e chi deve farsene carico se non la scuola ?
Ma c’è un’altra questione di cui bisogna tenere conto: il corto circuito che ha innescato la vicenda del “Valentini-Majorana” (ma fenomeni simili si stanno manifestando con il risveglio della mobilitazione studentesca e giovanile in tutta Italia) ha infatti messo in evidenza come l’eccessiva burocratizzazione-aziendalizzazione che la scuola ha subito negli ultimi anni, a cui si è aggiunto l’impatto traumatico della pandemia e della DAD, deve essere finalmente superata.
Come per la sanità anche per la scuola occorre rendersi conto, una volta per tutte, che l’obiettivo fondamentale non è il pareggio dei bilanci e il risparmio delle spese ma il servizio reso ai cittadini, vale a dire la tutela della salute e la garanzia del diritto allo studio.
Bisogna prendere atto che la politica del dimensionamento scolastico che ha prodotto mega-istituti con migliaia di studenti, centinaia di docenti, di collaboratori e di personale ATA frutto della concorrenza spietata nella “caccia alle iscrizioni” non può più reggere.
E’ infatti inevitabile che un modello organizzativo di questa natura finisca per assumere, suo malgrado, una dimensione gerarchica rigida in cui gli studenti, che dovrebbero essere invece al centro dell’azione della scuola, finiscono per essere posti in una condizione di inferiorità o comunque passiva.
A Castrolibero abbiamo assistito, ad un certo punto, ad una rottura e a una lacerazione trasversale e orizzontale della comunità scolastica che non poteva più essere sanata ricorrendo a strumenti ordinari.
La soggettività studentesca ha messo in crisi tutto il sistema, ha ridimensionato e sostanzialmente trasformato la funzione stessa degli organi collegiali (quanto è necessaria la loro riforma è un’altra lezione di questa vicenda), ha condizionato sin dall’inizio lo sviluppo degli eventi e lo ha incanalato, per fortuna, in uno sbocco culturalmente avanzato.
Occorre essere altrettanto consapevoli, tuttavia, dell’altra faccia della medaglia: il rischio (già verificatosi nel passato) che la prevalenza della soggettività degli studenti possa anche degenerare in un abbassamento della qualità dell’offerta formativa e degli stessi livelli di garanzia del personale, dai docenti ai dirigenti, che rischia di restare schiacciata dalle altre componenti della comunità educativa, come le famiglie.
Un fenomeno, tuttavia, che è già in atto da tempo, perché l’esigenza di “prendere” e di “non perdere” alunni ha già prodotto danni profondi, a cominciare dalla subalternizzazione dei docenti alle famiglie, con un evidente squilibrio nel patto di corresponsabilità della scuola.
Insomma ciò che è successo al “Valentini-Majorana” è solo il sintomo di una malattia più vasta che ha bisogno di una cura ben più robusta in una “riforma di sistema”.
Tutti i sistemi che si basano sui principi e valori democratici vivono di equilibri e di una capacità di attenuazione e risoluzione dei conflitti.
Il problema quindi, se crediamo nel principio democratico, non è quello di esorcizzare o peggio reprimere il conflitto ma farlo esprimere nelle forme previste dalla libera convivenza democratica.
L’obiettivo è quello di creare e far effettivamente funzionare quelle “gerarchie orizzontali” che sono le uniche possibili nella scuola di un paese democratico.
In questo senso la proposta che i ragazzi del “Valentini-Majorana” di portare i “centri antiviolenza” nelle scuole (ma in generale quella di una apertura ai bisogni fortemente sentiti dai giovani che, guarda caso si concentrano soprattutto sui temi dell’ambiente e dei diritti) rappresenta un ennesimo impegno per il nostro Paese: riformare il “modello di scuola” che abbiamo conosciuto finora e adattarlo alle sfide poste in essere da una società profondamente mutata dalla pandemia.
In questo senso la vicenda del “Valentini-Majorana” può davvero definirsi un “caso di scuola”.

Il Quotidiano.it

 

Questi giorni all’IIS “Valentini-Majorana”…

Occupazione all'IIS Valentini-Majorana

Sono stati giorni difficili, convulsi, a tratti pieni di tensione. Questi ragazzi sono stati bravi, maturi, non si sono lasciati prendere da tentazioni forcaiole. Hanno posto questioni grandi che ci hanno spinto ad interrogarci su tante cose. Devo dire che sono stati momenti difficili anche sul piano personale. Ho avuto sempre l’affetto dei ragazzi e ho scoperto amici veri e leali. Ma ho visto anche tante incomprensioni, diffidenze, opportunismi e perfino vere e proprie cattiverie gratuite in una città in cui la maldicenza e la calunnia animano spesso il discorso pubblico e privato. Ma tant’è, “ciascuno del suo cor l’altrui misura”. In questa battaglia avevo tanto da perdere e nulla da guadagnare. Ma non potevo non farla. Avrei abdicato ad una delle ragioni della mia vita, la scuola e il rapporto con le giovani generazioni. Ho scelto di stare dalla parte delle ragazze e dei ragazzi PERCHÉ ERA GIUSTO. Ho cercato di farlo tentando di separare gli aspetti più dolorosi e delicati di questa vicenda, salvaguardando la dignità delle persone coinvolte perché nessuno, neanche il peggiore, merita la gogna. Ho cercato di porre questioni oggettive come, del resto hanno fatto i ragazzi. Non so se ci sono riuscito. Certamente ora posso guardarli negli occhi. Ed è solo questo che conta…Sento su di me una grande responsabilità…

Manifestazione a CosenzaManifestazione a Cosenza 2 Manifestazione a Cosenza 3

Abbiamo il dovere di stare dalla parte dei nostri studenti

Immagine dell'occupazione del Valentini Majorana di Castrolibero

Ho ricevuto ieri la convocazione del Collegio dei docenti dell’IIS “Valentini-Majorana” con all’ordine del giorno “possibili strategie per il recupero del rapporto insegnamento-apprendimento”.
Considero questa iniziativa sbagliata e completamente avulsa da quello che sta succedendo in questi giorni. Ho, pertanto, maturato la decisione di non parteciparvi.
Credo che evidentemente non si sia ben compreso che la rottura profonda del patto educativo della nostra comunità non può essere sanata continuando a perseguire una impostazione pervicacemente burocratica.
La nostra scuola è al centro della attenzione della pubblica opinione nazionale da più di dieci giorni. È entrata nell’Aula solenne della Camera dei Deputati con una interpellanza parlamentare; è intervenuto il governo con due Ministri, quello dell’Istruzione e delle Pari Opportunità, è in atto una ispezione e sono aperte indagini della Magistratura. Gli studenti e le famiglie stanno raccogliendo le firme per chiedere la rimozione della dirigente scolastica. Cosa deve accadere ancora per accorgersi che ha davvero poco senso preoccuparsi dei topi quando l’intero edificio sta bruciando ?
E’ necessario che le istituzioni tutte, a cominciare dalla nostro istituto, producano atti in grado di operare una radicale azione interruttiva di quanto sta accadendo.
Soltanto questo potrà consentire un sereno e normale ritorno in classe.
Si convochino piuttosto il Collegio dei docenti e il Consiglio di Istituto per proporre e organizzare la partecipazione degli insegnanti alle attività di autogestione, magari promuovendo un confronto sui temi sottesi dalla pratica dell’educazione di genere.  Si aderisca, inoltre, alla manifestazione dei nostri studenti e di tutti quelli della regione che si svolgerà il prossimo venerdì 18 febbraio a Cosenza.
Sarebbero questi i primi atti responsabili e di forte valenza istituzionale che bisognerebbe compiere.
COME EDUCATORI E FAMIGLIE ABBIAMO UN SOLO DOVERE: ESSERE DALLA PARTE DEI NOSTRI STUDENTI SENZA SE E SENZA MA SUI TEMI DA LORO SOLLEVATI.
Sono gli studenti, la loro sicurezza, il loro benessere, la loro crescita umana, civile e democratica l’unica ragion d’essere della scuola.
Alle altre istituzioni, a cominciare dal Ministero della Istruzione, attraverso le procedure previste dalla legge, il compito di chiudere immediatamente, con i provvedimenti dovuti, annunciati dal Governo in Parlamento, questa dolorosa vicenda una volta per tutte.

La CNews24.it

Corriere della Calabria.it

Il Quotidiano.it

La Nuova Calabria.it

Commenti
    Archivio