Politica

9 novembre 1989, caduta del Muro di Berlino, ma la storia non finì…

Abbattimento del Muro di Berlino

30 anni fa si parlò di fine della storia. Con eccessivo ottimismo si prefigurava un mondo per sempre liberato dai totalitarismi e proteso verso la democrazia universale. Così non è stato…e siamo qui ancora a lottare per libertà, eguaglianza e solidarietà tra tutti gli uomini.

Ciascun del proprio cuor l’altrui misura…

Il Ritratto di Dorian Gray

Il Ritratto di Dorian Gray

È proprio vero: “Ciascun del proprio cuor l’altrui misura”. Troverete sempre qualcuno che rimprovera ad altri quello che non riesce a giustificare per se stesso. Cercando affannosamente negli altri il proprio ritratto, come Dorian Gray.

Basta con le ipocrisie e le invettive. Il PD deve essere altro o non sarà

Immagine Simbolo PD

Se c’è una cosa sulla quale dovremmo tutti riflettere non è tanto Renzi che se ne va ma cosa resta del PD. Perché la sua uscita toglie ogni scusa a chi rimane e oggi dirige il PD. Una riflessione vera è, a questo punto, ineludibile. La scissione di Renzi è solo l’ennesima manifestazione della crisi del PD come partito nato per unire le grandi culture riformiste italiane. Aver fatto il governo potrebbe essere una condizione importante ma non sufficiente per rilanciare non solo il Paese ma anche una forza di centrosinistra moderna. Perché un conto è fare il governo con i 5 stelle e favorire la loro fuoriuscita dalla dimensione massimal-qualunquista che li ha portati ad essere la prima forza nel 2018, un conto,invece, è porsi in maniera subalterna al loro giustizialismo antipolitico, fino addirittura a prefigurare nelle regioni alleanze civiche non solo senza simboli ma anche senza politica, magari cercando, come in Calabria, di riesumare candidati in servizio permanente effettivo già bocciati in altre stagioni dagli elettori pur di risolvere qualche conflitto locale interno nel gioco asfittico delle correnti romane. Il PD oggi è popolato da correnti protese solo al posizionamento interno. Un gruppo dirigente degno di questo nome dovrebbe chiudere con la stagione delle giaculatorie e delle invettive e avviare un serio dibattito sul che cosa deve essere il PD, se deve continuare ad esistere in questa forma o fare altro, ma soprattutto se vuole restare nel solco della sinistra moderna e riformista (che è anche laica e protesa alla difesa dello Stato di diritto e delle garanzie individuali e sociali) o chiudersi in una dimensione sempre oscillante tra il governismo a tutti i costi e la testimonianza subalterna. Essere di sinistra, infatti, non può essere una enunciazione di principio ma la fatica quotidiana della rappresentanza di interessi sociali diffusi e sempre più complessi. Il governo per la sinistra o serve al cambiamento o non serve. Si faccia un congresso straordinario. Per discutere di idee e proposte. Mettiamoci alle spalle vent’anni di confronti nominalistici. Facciamolo se vogliamo essere utili non solo a noi stessi ma al Paese.

Il Diciannovismo

Diciannovismo

Il Diciannovismo. Una “squadraccia” fascista

Tra il 1919 ed il 1921 il Partito Socialista, che era risultato il primo partito con oltre il 30 per cento in Italia, subì due scissioni: una a sinistra e l’altra a destra. Quelli che rimasero nel partito si trovarono ingessati in una linea massimalista e inconcludente. Il Fascismo di lì a poco fece fuori (fisicamente) tutt’e e tre gli spezzoni. Pietro Nenni chiamò efficacemente questo periodo “diciannovismo”. Senza commenti…la storia non insegna mai nulla.

Una ex bracciante Ministro contro l’”Accademia dei ruttologi”

 

++ Governo: Conte si insedia, cerimonia della campanella ++

Ditemi tutto ma che una ex bracciante possa diventare Ministro dell’Agricoltura lo considero il compimento pieno di una democrazia matura. E che a scandalizzarsi sia certa destra che ha sdoganato la ruttologia come disciplina accademica mi conforta nel pensare che siamo dalla parte giusta. Forza Teresa Bellanova.

Primarie in Calabria: Decidano i calabresi.

Bandiera del PD

In Calabria si svolgano le primarie per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione
Il circolo del PD “Centro storico – frazioni” di Cosenza aderisce alla mobilitazione a sostegno della petizione per la indizione delle elezioni primarie regionali.
“Domani, Sabato 7 settembre dalle ore 17 alle ore 20,30, sotto la Federazione Provinciale in via Macallè a Cosenza si organizza un banchetto per raccogliere le firme degli iscritti per chiedere l’immediata convocazione delle primarie in Calabria per scegliere il candidato alla Presidenza per il centro sinistra alle prossime elezioni regionali’.
È quanto annuncia il segretario del I circolo del PD di Cosenza, Gabriele Petrone.
“È assolutamente incomprensibile – ha proseguito il dirigente dem cosentino – come si possa derogare ai dettati statutari che impongono le primarie per la scelta dei candidati. L’idea che la scelta del candidato Presidente possa essere delegata a qualche conventicola ristretta è inaccettabile e rappresenta una vera e propria discriminazione nei confronti della Calabria dal momento che le primarie sono state regolarmente convocate in altre regioni, a cominciare dalla Puglia”.
“I calabresi non hanno l’anello al naso e non sono figli di un Dio minore. Chiedono semplicemente che si applichino le regole che la comunità del PD si è date”, ha concluso Petrone.

Il Fatto di Calabria

Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare

Don Abbondio

Don Abbondio

 

I ciucci travestiti da cavallo contro Mario Oliverio
Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare
Quanto sta accadendo in Calabria richiama la famosa frase di don Abbondio ne “I promessi sposi”. Attorno alla disponibilità di Mario Oliverio a ricandidarsi alla guida della Regione, normale in qualunque democrazia, si affanna una pletora di “personaggetti” da cortile, proni a procure e ad alcune redazioni giornalistiche (che in questa nostra terra hanno lavorato spesso di sponda) non protési alla vittoria della propria squadra ma all’azzoppamento dei titolari sul campo. C’è di tutto: gli iper garantiti incapaci anche di vincere una partita a carte, i rancorosi vendicativi, gli asini travestiti da cavallo, gli eterni numeri due che vogliono ammazzare i numeri uno affinché la gente si accorga della loro esistenza, i mediocri che pensano di convincere il mondo che servono a qualcosa oltre che a se stessi, gli ex di qualcosa frustrati di non essere più nulla e, ovviamente, gli opportunisti già pronti sul mercato.
Se avessero quel coraggio che non si possono dare potrebbero trovare tra di loro un candidato e sfidare Mario Oliverio in campo aperto. Ma non ce l’hanno e brigano, diffondono fake news, aspettando che Roma risolva loro il problema.
Misurarsi sulla politica, sulle diverse visioni della Calabria ? Trovare davvero qualcuno che possa essere un candidato migliore di Oliverio attraverso meccanismi democratici ? Manco per idea. Meglio tentare di strumentalizzare le vicende giudiziarie che anche uno studente di legge del 1 anno comprende essere prive di ogni fondamento. È questa accozzaglia di nani e ballerine che ha logorato il PD e il centrosinistra in questi anni, non Oliverio. Nessuna operazione trasformistica potrà mai nascondere questa realtà.

Il Fatto di Calabria

NoidiCalabria

 

Le ipocrisie sui 5 stelle

L'izquierdista

Manifesto della guerra ciivile spagnola che attaccava coloro che si celavano dietro una retorica di ultrasinistra ma in realtà erano spie fasciste,

Francamente trovo sciocchi e anche un tantino ipocriti i richiami ai 5 stelle rispetto al loro atteggiamento su migranti e la loro resa al razzismo securitario di Salvini. Come se ci fossimo dimenticati dei loro voti in parlamento per abolire il reato di clandestinità e sui diritti civili. Non è solo attaccamento alle poltrone, ma soprattutto indifferenza culturale e ideologica ai contenuti politici. I cinque stelle sono una forza qualunquista, non hanno nulla a che fare con la sinistra, tranne alcuni slogan e battaglie di retroguardia. Possono votare tutto e il contrario di tutto. L’unico collante che li ha tenuti insieme finora è il rancore contro la “casta”. Peccato che la casta adesso sono loro.