qualunquismo

L’insopportabile qualunquismo

Carola Rackete Capitano della Sea Watch 3

Che pena questi intellettuali cerchiabottisti protesi a difendere quel che resta del “Governo del Fallimento” con l’argomento Salvini sbaglia, ma anche Carola persegue un fine politico, anzi è la migliore alleata di Salvini. E giù ad attaccare l’opposizione di sinistra “che non esiste” anche quando fa esattamente il suo dovere. Questi (che a Cosenza chiameremmo “rifardi”) non rispondono all’unica vera domanda: da che parte stanno loro ? Stanno con chi smantella l’accoglienza e fomenta odio e razzismo per piccoli calcoli elettorali o con chi crede che la vita, di tutti, sia sacra, che la solidarietà sia un dovere e il razzismo sia una montagna di…sempre e comunque ? Questo è il tema. La destra sa bene da che parte stare. È sincera nella sua pura crudeltà. Il problema ce l’ha certa “sinistra” a chiacchiera che si è intruppata con i cinque stelle per moda o opportunismo e che ha sostituito il socialismo con il qualunquismo. E il qualunquismo è sempre il brodo di coltura più favorevole alla destra.

La vera natura del Movimento 5 Stelle

Caricatura di Grillo

C’è una cosa che molti, per sciatteria, per sciocco idelogismo o per becero opportunismo fanno finta di non vedere: la vera natura dei 5 stelle.

Se il PD, dopo aver fatto celebrare le primarie in un qualunque comune dello Stivale, avesse negato il simbolo al vincente per darlo al perdente, avrebbe avuto le Federazioni occupate da militanti incazzati e il linciaggio mediatico di tutti, giornali, TV, Rete, talk show, ecc.
Grillo, tranne qualche rara eccezione, non solo non subisce il linciaggio mediatico ma viene allisciato e blandito, la protesta dei suoi militanti viene derubricata a semplice protesta sulla rete, quindi nemmeno fisica.

Se un qualunque sindaco del PD avesse operato come i neanche sei mesi della Raggi a Roma vedremmo innalzare le forche in Campidoglio. Continua a leggere

L’utilità di saper tacere…

Liberazione 1954-2015

“Passeggiando” tra post e commenti dedicati al 25 aprile se ne possono individuare quattro “tipi”.

Il primo, il più corretto e per fortuna maggioritario, quello che cerca di cogliere il senso di una Festa che, grazie anche all’evoluzione del dibattito politico e storiografico, ha cessato di essere una celebrazione di parte (se mai lo è stata) per assumere il valore di un momento di generale riflessione sulla libertà e la democrazia come patrimonio di tutti.

Poi c’è il secondo “tipo”, quello che definirei scettico a tutti i costi, che cerca di sminuire il valore delle celebrazioni tacciandole come retoriche e rituali. Costoro, spesso gli stessi che con grande provincialismo indicano i limiti del nostro Paese proprio nel non Continua a leggere