Archivi del mese: maggio 2014

Perché il “grillismo” non può non finire a destra.

Grillo Nigel Farage

Si fa un gran parlare degli approcci europei di Beppe Grillo con il movimento ultraconservatore e xenofobo di Nigel Farage, UKIP.

La cosa potrà fare inorridire tanti intellettuali che, a partire dal successo dello scorso anno, si sono dilungati in ardite disquisizioni politico-sociologiche sulla natura “rivoluzionaria” del Movimento 5 Stelle.

Il fascino che massimalismo, radicalismo e rivoluzionarismo hanno sempre avuto su alcuni settori dell’intellighentzia italiana (e non solo) non è nuovo, ed è frutto di una forte carenza di analisi sia dei contenuti del messaggio politico del cosiddetto “grillismo” sia della concreta valutazione degli interessi sociali che qualsiasi formazione politica, anche quella più fortemente antisistema, si pone l’obiettivo di rappresentare.

Ora non c’è dubbio che il Movimento 5 Stelle è un movimento tipicamente, autenticamente e coerentemente antipolitico.

Esso è riuscito a raccogliere una vasta area di consenso assolutamente trasversale nel quadro di una profonda crisi del nostro sistema politico raccogliendo in un unico contenitore assolutamente trasversale tutte le proteste, le insoddisfazioni, la rabbia sociale che è cresciuta e maturata nella società italiana soprattutto in ragione della crisi economica.

E’ vero anche che il M5S ha mutuato un linguaggio politico semplificato ma sostanzialmente condizionato dall’influenza culturale della cosiddetta sinistra movimentista, che ne costituisce anche la parte fondamentale della sua struttura “militante”.

Un linguaggio politico in cui tradizionalmente prevale la propensione protestataria su quella propositiva e programmatica, l’oltranzismo delle posizioni, il manicheismo condito da robuste dosi di moralismo giustizialista e il rifiuto di ogni compromesso considerato di per sé come l’anticamera della degenerazione.

Le forze antipolitiche ed antisistema possono nascere indifferentemente sia a destra che a sinistra dello schieramento politico ma è soprattutto a destra che riescono ad assumere dimensioni di massa.

Non è un fatto nuovo, anzi. Il linguaggio ed i contenuti politici del fascismo, ad esempio, nacquero e si svilupparono all’interno dell’ala più massimalista, radicale e movimentista del socialismo italiano (Mussolini stesso), del sindacalismo rivoluzionario (Michele Bianchi), del repubblicanesimo-garibaldino (al quale aderì un giovanissimo Italo Balbo) ed in generale nell’humus politico-culturale di quel complesso fronte che agli inizi del ‘900 si definiva anti-borghese e anti-giolittiano (oggi diremmo anti-casta) che si ritroverà in forme diverse nel cosiddetto “interventismo” al momento dello scoppio della Grande Guerra. Lo stesso termine “fascismo”, del resto, non aveva, agli inizi, connotazioni di destra ma in qualche modo era legato alla tradizione associativa del movimento socialista.

Ovviamente è del tutto evidente che il Movimento 5 Stelle è cosa assai diversa del fascismo delle origini e ancora oggi è difficile collocarlo precisamente all’interno delle tradizionali famiglie politiche.

Ma è altrettanto evidente che, con la crisi del populismo di massa incarnato in questi anni da Berlusconi e dal suo alleato leghista gli spazi politici si aprono soprattutto a destra.

L’ultima campagna elettorale di Grillo e Casaleggio, al netto del richiamo ad un Berlinguer completamente depoliticizzato ed assunto ad icona di un moralismo giustizialista e rancoroso, ha cercato di toccare proprio le corde di quell’elettorato che nella polemica anti-casta ha ormai messo anche e per intero le istituzioni democratiche.

Un elettorato che in tutto il mondo, ed anche in Italia, ha sempre votato per le forze conservatrici, populiste e reazionarie.

E’ in quell’area politica che, inevitabilmente, è destinato a finire il grillismo, con buona pace dei Dario Fo di turno.

 

 

 

 

La vittoria del PD e lo starnazzare inutile e vacuo

Oche

Durante questa campagna elettorale ho subito, insieme a tanti altri militanti, un vero e proprio assalto sui social ma anche per strada, nei bar, nei luoghi dove si svolge la discussione politica, da parte della nuova specie politica comunemente denominata “grillina”.

La promessa di pubblici processi, la divisione manichea tra puri e impuri non è stata soltanto la cifra della campagna elettorale dei leader Grillo e Casaleggio ma ha scatenato una “militanza” forcaiola, rancorosa e trasversale alle classi sociali di migliaia di persone, la cui aggressività (per fortuna prevalentemente solo verbale) si percepiva dappertutto.

Qualcosa che ha assunto spesso tratti “fascisti” e squadristici”, non trovo altri aggettivi per definirli.

La cosa bella è che se lo dicevi in campagna elettorale, denunciavi i tratti illiberali e reazionari di tutto ciò, ne sottolineavi l’evidente carattere antidemocratico e a tratti eversivo potevi star certo che subito subivi un altro assalto, quello della schiera dei rosicatori e benaltristi, specie assai diffusa a sinistra, che ti criticava e derideva per lo sforzo militante di andare a chiedere il voto, di andare ai comizi, di difendere quella comunità che per me e per fortuna tantissimi altri rimane il partito, il mio partito, il nostro partito.

Per costoro avevano sempre ragione coloro che protestano e ti mandano a “fare in c…” , che bisognava capire e interrogarsi, che gli 80 euro sono pochi e non servono, che l’aver abbassato il tetto degli stipendi dei manager è stata solo propaganda come le auto blu e che magari Renzi sarà anche bravo ma il problema è il suo partito che è vecchio, appesantito da correnti e “impresentabili”, bla, bla, bla.

Poi i risultati a valanga, ma invece di tacere gli stessi soggetti oggi ti criticano dicendo: come mai voi che Renzi non lo avete votato ora siete tutti con Renzi, siete opportunisti, senza contare le riflessioni “archeologiche” sulla rinascita della DC, una stupidaggine tanto grossa quanto fuori dalla storia, come se prendere i voti di chi non ti ha mai votato non sia lo scopo fondamentale di un partito ma un peccato mortale, la perdita della purezza delle origini.

Io dico sommessamente che il voto di domenica è stato merito senz’altro di Matteo Renzi, della forza della sua leadership, del suo coraggio nel mettersi in gioco, dell’energia con la quale ha affrontato questi due mesi di governo e per i provvedimenti assunti, della bella campagna elettorale che ha riportato la nostra gente nelle piazze.

Ma è stata anche merito di tutti noi che in quelle piazze ci siamo andati come lui, in quanto segretario del nostro partito (e quindi, sottolineo, di tutti) ci ha chiesto, abbiamo portato i fac simile, abbiamo parlato con le persone, una per una, motivandole ad andare a votare per dare forza al vero messaggio di questa campagna elettorale: la speranza contro la rabbia.

Tutti, quelli che a Renzi lo avevano votato e quelli che invece avevano votato Cuperlo, insieme, come fa appunto un partito.

Come la sconfitta sarebbe stata di tutto il PD oggi la vittoria appartiene a tutti coloro che si sono impegnati per vincere.

Per fortuna il popolo, quello vero e che soffre davvero, non quello dei talk show o dei social network, ci ha dato fiducia, ha voluto scommettere su questa speranza.

A tutti noi, non solo a Renzi, tocca ora essere all’altezza di quella speranza, di quella fiducia. Solo questo conta. Tutto il resto è solo starnazzare inutile e vacuo.

La sconfitta di Grillo

La Caduta

Si dovevano mangiare il mondo…avevano promesso pubblici processi per i nemici del popolo, con loro sarebbe arrivata la palingenesi, la purificazione, loro unici puri e gli altri tutti pattume indifferenziato, per mesi hanno insultato sul web, per strada, nelle e contro le istituzioni. Ora tacciono e dicono che parlano domani. Qualcun altro di fronte al 41 per cento parla di nuova DC e si arrampica sugli specchi di politicismi sconclusionati come tal livido Travaglio o certi radical chic con il porche parcheggiato sotto casa. Noi diciamo loro di non preoccuparsi, il nostro impegno per salvare l’Italia vale per tutti, anche per loro. Domani è un altro giorno.

L’antica civiltà italica degli Enotri e la vicenda storica di Sibari

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Convegno sugli Enotri e la civiltà di Sibari all’IIS Pisani di Paola.

Le relazioni sulle antiche civiltà italiche e magnogreche sono state tenute dal Dirigente Scolastico Prof. Tullio Masneri e dal prof. Luigi Gallo.

A me è toccato l’onere di introdurre e moderare l’incontro.

Iniziativa sugli enotri

Gli Enotri erano una popolazione dall’origine misteriosa almeno quanto gli Etruschi.

Secondo alcuni erano autoctoni, secondo altri provenivano dall’ Arcadia, regione della Grecia.

Paola 1

Il significato del loro nome, probabilmente, è “coltivatori della vite”. Purtroppo su di loro si sa poco, quello che ci hanno tramandato i Greci, che chiamarono Italia la Calabria proprio dal nome di un mitico re enotrio, Italo.

Pochi lo sanno, e soprattutto i calabresi non ne hanno sufficiente orgoglio, che il nome Italia fu quello attribuito in origine alla Calabria.

Praticamente fu la Calabria a dare il nome all’Italia, con buona pace, hanno rilevato i relatori, di tanta retorica antimeridionale.

Ripercorrere le vicende storiche di una antica popolazione italica, del loro rapporto con i successivi colonizzatori greci, della vicenda complessa ed interessante della antica città di Sibari che estese la sua egemonia su tutta la Calabria settentrionale e la Lucania è stata, dunque, una occasione di  recupero identitario che è riuscita a suscitare l’interesse degli studenti.

Lo studio della storia ha senso se non si limita alla ricerca di anticaglie e di curiosità ma se è in grado di suscitare domande sulle ragioni stesse della nostra esistenza oggi.

Gli alunni dell’IIS “Pisani” hanno avuto modo di conoscere quanto delle antiche tradizioni italiche e greche sono sopravvissute fino ai giorni nostri nella cultura popolare e nel linguaggio.

Hanno percorso le strade dei ritrovamenti archeologici ed a comprendere di quanta storia sono intrisi i nostri territori.

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 LA RELAZIONE DI MASNERI

Relazione prof. Tullio Masneri

A Paola per parlare degli Enotri, quando la Calabria diede il nome all’Italia

Iniziativa sugli enotri

Giovedì 15 maggio alle ore 9,30 presso l’IIS “T. Pisani” di Paola seminario su “La civiltà degli Enotri e dei Greci” con Tullio Masneri, Dirigente scolastico che terrà una relazione su “Incontro/scontro tra popolazioni enotrie e coloni greci all’alba della Magna Grecia”, il prof. Luigi Gallo che parlerà su “Greci Italioti e Bruzi circa gli aspetti civili che ancora oggi viviamo”.

A fare gli onori di casa Sandra Grossi, Dirigente scolastico dell’IIS “Pisani”.