centrosinistra

Il rinnovamento della destra…

Pippo Callipo in una manifestazione a sostegno del Centrodestra nel 2014

Pippo Callipo in una manifestazione a sostegno del Centrodestra nel 2014

Un imprenditore di 73 anni, già candidato e trombato 10 anni fa riuscendo comunque a far perdere il centrosinistra, che partecipò alla costituente di AN, che 5 anni fa ha votato Wanda Ferro è l’alfiere del rinnovamento del PD e del Centrosinistra. Tanto valeva candidare direttamente Wanda Ferro…e fanno esporre direttamente il Segretario Nazionale Zingaretti a sostenere questo capolavoro. Roba da matti.

Con Nicola Zingaretti il PD riconquisterà il ruolo che gli spetta

Le Primarie di domenica 3 marzo hanno rappresentato certamente un vero e proprio punto di ripartenza. Rispetto alle previsioni della vigilia, infatti, la partecipazione è stata ampia (quasi un milione e settecentomila persone si sono recate ai seggi allestiti in tutta Italia) segno di una volontà di rilancio che l’elettorato del PD ha voluto dimostrare per superare la crisi apertasi dopo la disfatta elettorale del 4 marzo dell’anno scorso. Anche il risultato chiaro e netto (quasi il 70 per cento) conseguito da Nicola Zingaretti è significativo del bisogno di una leadership pienamente legittimata dal voto popolare e sganciata da tentazioni di “aggiustamenti” politicistici o correntizi. Un dato, quella della partecipazione al voto e del risultato di Nicola Zingaretti, assai omogeneo su tutto il territorio nazionale, Calabria compresa. Tuttavia, sostenere che i problemi del PD siano stati risolti dalla riuscita dell’evento delle primarie, sarebbe alquanto ottimistico. Il PD soffre di una crisi le cui radici affondano nello stesso modo con cui la sinistra ed il centrosinistra si sono organizzati, a partire dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica. Una riflessione ben più profonda di quanto il dibattito interno al PD e al centrosinistra ha offerto finora sarebbe dunque auspicabile e ci si aspetta molto dalla direzione di Nicola Zingaretti, notoriamente un uomo di governo e amministratore assai accorto e competente. La crisi evidente che, giorno dopo giorno, sta manifestandosi nel governo giallo-verde, soprattutto nella sua componente grillina, dimostra come si siano aperti spazi politici notevoli e assolutamente impensabili solo qualche mese fa. Sta al PD e a un gruppo dirigente capace di esprimere, davvero e finalmente, innovazione e unità, saper cogliere queste opportunità per tornare ad occupare il ruolo centrale nel sistema politico italiano che spetta al centrosinistra.

Il Casinista

Articolo su  pubblicato su: www.ilcasinista.com

Né trasformismo né strabismo

Gli specchi deformanti

Chi scrive in passato ha avuto momenti di fortissima polemica con Giacomo Mancini finiti persino in Tribunale.

Mancini mi citò in sede civile quando era deputato ed io ero, come sono adesso, un semplice dirigente dei DS, sentendosi diffamato da un mio intervento sulla stampa.
La cosa finì con il mio pieno proscioglimento ma devo dire che la vissi piuttosto male, come un vero e proprio tentativo di intimidazione, visto che sempre ho condotto le mie polemiche politiche nel massimo rispetto delle persone.

Ci siamo ritrovati con Giacomo nel settembre del 2015, alla vigilia delle elezioni per il comune di Cosenza, in una iniziativa da lui organizzata nel cuore del Centro storico di Cosenza, a Largo Vergini, un luogo altamente simbolico per storia della sinistra cosentina. Mancini, lasciato il centrodestra si impegnò a costruire una lista a sostegno del candidato del PD a sindaco di Cosenza Carlo Guccione.

Non mi pare che all’epoca siano stati molti ad avere qualcosa da dire per la presenza di Mancini nella coalizione di centrosinistra, ma può essere che fossi distratto.

Oggi Giacomo è candidato, espressione di una delle liste che sostengono la coalizione di centrosinistra in Italia nel collegio di Cosenza, un collegio certamente non sicuro.
Avrebbe potuto starsene a casa, magari aiutare Orsomarso sottobanco per subentrargli come consigliere regionale.

Ha scelto invece di mettersi in gioco per affermare nettamente il carattere strategico della sua scelta di campo. E riportare la storia dei Mancini nella sua collocazione naturale, a sinistra.
Dopo gli errori del passato un atto di coraggio, che sarebbe da apprezzare. Ed io lo apprezzo, da uomo da sempre di sinistra. Tutti possono sbagliare: l’importante è assumersene le responsabilità. Giacomo lo ha fatto.

Pertanto gli lascerei fare la sua campagna elettorale in pace, con la sua faccia e la sua storia. E magari parlare di altri atti di vera incoerenza, come quella di un sottosegretario in carica del governo Gentiloni che candida suo figlio nelle liste di Forza Italia. Non dopo anni o in un’altra elezione, ma ora, in queste elezioni.

Perché, in politica, una cosa altrettanto insopportabile del trasformismo è lo strabismo.

La C News 24

Ritiro di Presta va rispettato

Lucio Presta

Lucio Presta si è ritirato per gravi motivi personali che farebbero tremare le vene ai polsi a tutti. Ma il progetto politico che aveva messo in campo insieme al Centrosinistra ed ad una vasta alleanza civica contro chi, in questi anni ha letteralmente occupato il Comune con interessi particolari se non addirittura privati, resta in campo. Noi lo porteremo avanti alla faccia degli sciacalli e degli avvelenatori di pozzi che continuano ad imperversare anche in queste ore. ‪#‎andiamoavanti

Agi del 28 aprile 2016

Primarie in Campania e il vecchio vizio giacobino

Primarie

Francamente trovo fuorviante e viziato da forte dosi di giacobinismo il dibattito che si è sviluppato attorno alle primarie della Campania.

Stiamo ai fatti per come si sono manifestati: ieri sono andati a votare in 157mila. Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, vince con il 52% contro il 44% di Andrea Cozzolino  e il 4% del socialista Marco Di Lello. Tutto si è svolto regolarmente e gli avversari di De Luca hanno già riconosciuto la sua vittoria e si sono messi a disposizione del partito e della coalizione. Eppure, quando ancora i seggi non erano stati ancora aperti, attorno alle primarie campane si è sviluppato un dibattito acceso, una rincorsa alla denuncia Continua a leggere

C’era una volta Mario Monti

Mario Monti

Confesso che con Monti avevo completamente sbagliato valutazione. Sarà stata la mia grande ammirazione per Giorgio Napolitano, ma sposai con favore l’idea di un Governo di emergenza nazionale affidata ad un tecnico di grande spessore internazionale.

La storia ha dimostrato che avevo torto, non tanto per la scelta di Napolitano, che era in sé giusta, ma per la persona alla quale fu affidata.

Monti si è dimostrato il classico tecnocrate, che pensa che tutto si possa risolvere in laboratorio o con ardite slides, senza comprendere che la realtà è sempre tirannamente diversa. Poi, ubriacato dalla tanto disprezzata politica (che è come quelle prostitute da tutti disprezzate ma da tutti cercate) il nostro si fece un partito, che ottenne il magnifico risultato da una parte di far perdere quel PD e quel centrosinistra che lealmente lo aveva sostenuto al Governo mentre il venditore di tappeti nazionale (alias Berlusca) abilmente si sfilava e dall’altra di regalare all’antipolitica sconclusionaria di Grillo il 26 per cento dei voti.

È una storia vecchia che si ripete. I cosiddetti moderati italiani che del senso di responsabilità della sinistra sanno fare buon uso alla bisogna e dalla quale pretendono i voti a patto di metterci loro le classi dirigenti.

Oggi Monti è un pensionato di lusso di quella politica dei partiti brutta, sporca e cattiva che tanto disprezzava. Tanto disprezzabile da abbandonare persino il partito da lui fondato e che oggi, mestamente, celebra il congresso della sua scomparsa. Così come penso sarà della Passera solitaria.

Un capolavoro politico

Il Congresso del Circolo PD e la relazione del Segretario Raffaele Zuccarelli

Il Congresso del Circolo PD e la relazione del Segretario Raffaele Zuccarelli

Se due anni fa un bookmaker avesse voluto accettare scommesse sulle chance di vittoria del centrosinistra calabrese lo avrebbe messo cinque a uno.

Come dargli torto di fronte allo spettacolo di un PD commissariato, debole, diviso e marginalizzato che si rappresentava mediaticamente attraverso le elucubrazioni di gente senza testa e senza voti, espulso dal governo delle principali città.

La storia di questi anni ci parla di feroci polemiche tutte interne mentre il centrodestra, tutt’altro che unito, pensava soltanto ad amministrare e ad allargare con arroganza il potere riducendo la Calabria nel modo che conosciamo.

La lunga marcia è partita da un congresso di sezione, quello del circolo del Centro Storico di Cosenza.
L’unità si ritrovò nella e sulla politica e mettendo in campo un rinnovamento vero, non quello enunciato a soli scopi di continuismo e sostituismo.

La presidenza di Mario Oliverio è stata costruita a partire da lì. E non è un caso che i veri sconfitti oggi siano proprio continuisti e sostituisti.

 

Immagini del Congresso

Immagini del Congresso

Io voto Mario Oliverio

Io voto Mario Oliverio

Domani 5 ottobre invito tutti coloro che hanno la bontà di leggermi ad andare a votare alle primarie del centrosinistra e dare la loro preferenza a Mario Oliverio.

Si vota dalle 8,00 alle 21,00 nei seggi organizzati in tutta la provincia.

Il mio invito parte intanto dalla considerazione che è di per sé un fatto importante che la scelta del candidato Presidente del centrosinistra sia affidata al popolo e non a ristrette conventicole romane.

C’è stato chi ha tentato di impedire che ciò avvenisse con mille sotterfugi e giochini da tre carte. Domani per fortuna si vota e sono in campo tre personalità ed opzioni politiche e programmatiche diverse.

Per quanto mi riguarda ho scelto di sostenere Mario Oliverio perché la Regione Calabria ha bisogno di una guida che unisca alla competenza ed all’esperienza una reale e concreta volontà di cambiamento.

Il cambiamento non si fa né con i slogan né con la carta d’identità, ma è il frutto spesso di coraggiose e determinate battaglie politiche, dell’assunzione di responsabilità, della capacità di dire molti si e molti no.

Perché di chiacchiere se ne sono fatte fin troppe e spesso per nascondere dietro una cortina fumogena i soliti tristi figuri.

Buon voto a tutti.

Un po’ di dignità

Primarie

Lo dico ai sinceri sostenitori di Gianluca Callipo: la partita in Calabria non è mai stata la data delle elezioni, ma far saltare le primarie, ad ogni costo. Ancora in queste ore questo tentativo è in atto. E chi vi fa credere che senza primarie ci sarà la “nomina” del giovane Callipo vi sta semplicemente portando a passeggio. Lo schema è niente primarie e nomina di un pupo in mano ai soliti pupari, sopra la testa dei calabresi. Tentano di fare come quel tizio che, ad un concorso ippico, siccome stava perdendo il cavallo su cui aveva scommesso, sparò all’animale che stava vincendo e fece annullare la gara. Con questa pantomina sulla data del voto, inoltre, i cosiddetti “renziani” calabresi hanno indebolito oltremodo la candidatura dello stesso Callipo. Un po’ di dignità dunque, come calabresi e come militanti dello stesso partito. Primarie il 7 o il 14 e chi ha più idee e/o filo, tessa.

Renzi al governo ? E dov’è la sorpresa ?

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Come tutto lascia supporre Matteo Renzi riceverà fra poche ore l’incarico per formare il nuovo Governo. Già dalla prossima settimana, credo, riceverà la fiducia e potrà cominciare ad operare.

Considero l’esito di questa vicenda, cominciata dopo la non vittoria nelle recenti elezioni del centrosinistra, tutt’altro che una sorpresa.

Pertanto mi fanno ridere certe stupidaggini ideologiche sul non mandato popolare. Noi siamo una repubblica parlamentare e il premier lo indica, dopo consultazioni formali, il Presidente della Repubblica. E se proprio vogliamo essere onesti se Renzi ha avuto una legittimazione dalle primarie, l’ha avuta più come leader di governo che di partito.

Quanto a tutte le balle che si leggono e si dicono sul premier non eletto e sulle congiure di palazzo, poiché le ho sempre considerate una gran cazzata quando hanno riguardato altri leader (leggi D’Alema) le considero stupidaggini anche adesso.

La politica è matematica applicata e gli errori di valutazione si pagano sempre. Sbagliò valutazione, all’epoca, Prodi, ha sbagliato ora Letta.

L’insofferenza verso un Governo che pure si era fatto carico di affrontare un momento difficile ma che si era impantanato nelle difficoltà politiche che sono sotto gli occhi di tutti sono evidenti ed è inutile tornarci. Renzi riuscirà a superare queste difficoltà e guidare il Paese fuori dalla crisi politica, economica ed istituzionale che stiamo vivendo ? Questa è la vera domanda che dobbiamo porci ed è la domanda che si pongono gli italiani. Il resto è gossip da lasciare a dietrologi e a sfaccendati.

La mia paura è che, se Renzi dovesse fallire, raccoglieremmo solo macerie. Per questo motivo, soprattutto, non l’ho votato nel congresso e continuano a non piacermi atteggiamenti e comportamenti.

Ma il PD, nonostante tutto, è ancora un soggetto collettivo con una sua vita democratica. E’ l’unico partito vero rimasto in piedi.

Ieri al giovanotto di Firenze abbiamo consegnato tutta la leadership. A lui saperla usare bene e per il bene del Paese. A noi vigilare e mantenere in piedi un partito che possa, nella peggiore delle ipotesi, sopravvivere all’eventuale fallimento del suo leader.