Gabriele Petrone

L’ideologia del rancore

I hate you

Diciamoci la verità: settori assai ampi della società italiana (e anche di quella occidentale in generale) sono preda, da anni, dell’irrazionalità più spinta. Il mondo forgiato sugli ideali dell’illuminismo e della rivoluzione francese sta lasciando il passo ad un nuovo Medioevo con caccia alle streghe annessa. Leggo di gente, giusto per fare un esempio, che crede i vaccini gli strumenti di novelli untori finanziati dalle multinazionali. E invece di ricevere la giusta dose di pernacchie queste idiozie fanno anche proseliti. Come meravigliarsi, allora, che a prevalere sia soltanto una assurda ideologia del rancore ? Che ognuno pensi al mondo come ad un luogo dove al massimo si può sopravvivere rinchiudendosi in improbabili fortini ?

Salvo D’Acquisto non disse: “Non è mia responsabilità”

Salvo D'Acquisto

Considero la figura di Salvo D’Acquisto emblematica. Uno Stato crollava, i vertici militari e il re scappavano, l’esercito e il popolo italiano abbandonati alle rappresaglie naziste, il fascismo che si riorganizzava. Lui scelse di non scappare, di rimanere al suo posto, al servizio del Paese e di una divisa che lo rappresentava. Fino all’estremo sacrificio di farsi fucilare, lui innocente, al posto di altre persone innocenti. Fece valere il principio di responsabilità quando tutti pensavano solo a se stessi. Un eroe ? Si, ma un eroe come ce ne furono tanti in quei giorni. Gente che scelse di non scappare e di assumersi responsabilità per tutti e creare le premesse della Resistenza e di uno Stato nuovo. Oggi non si rischia la vita ad assumersi responsabilità. Per questo noi siamo più colpevoli quando diciamo che la responsabilità (e quindi anche le colpe) sono sempre degli altri.

Cile, tifo e politica

Gli Inti Illimani

Gli Inti Illimani

Potete sghignazzare quanto volete sulla crassa ignoranza di Gigi Di Maio che situa Pinochet in Venezuela dopo averlo accostato, in maniera volgare ed istituzionalmente assai discutibile, al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Potreste ricordargli che il suo non è un errore di poco conto, anzi, è uno svarione di proporzioni cosmiche ignorare quello che ha rappresentato, anche nella politica italiana, la drammatica vicenda del golpe cileno dell’11 settembre 1973.

Potreste ricordargli i tanti esuli che vennero anche in Italia, a cominciare da quelli più famosi, gli Inti-Illimani, che con la loro musica testimoniarono il fallimento dell’esperienza democratica di Salvador Allende, vincitore di regolari elezioni e a capo di una coalizione di forze popolari e democratiche che tentarono di fare del Cile, un paese dove le ineguaglianze assomigliavano a quelle dell’Egitto dei Faraoni, semplicemente un luogo più giusto in cui vivere, in cui non si morisse di fame o di fatica nelle miniere, in cui una casta (questa si, vera) di pochissimi padroni deteneva tutta la ricchezza tenendo un intero popolo sottomesso e in miseria. Continua a leggere

Un abbraccio, Tonino…

Tonino Napoli

Tonino Napoli era un compagno nel senso antico del termine. Non sempre eri d’accordo con lui ma non rinunciavi mai a discuterci. Da tempo faceva il cuoco, ed era un grande cuoco, ma era stato commerciante di pesce e dirigente del PCI.

Oggi non c’è più.

Se ne va all’improvviso e ci lascia un grande vuoto.

Un grande abbraccio, Tonì, siamo certi che saprai migliorare anche la cucina del Paradiso…

Occhiuto scambia il Comitato Olimpico Internazionale per un Comitato Festa patronale.

Olimpiadi

Lo chiamano sogno ma è solo il solito trucco propagandistico. Occhiuto pensa che il Comitato Olimpico Internazionale funzioni come il comitato di una festa patronale paesana. Ora sposta la data al 2028 (sic).

La verità è che né Sibari né Milano possono sostituire Roma nel 2024. Al 2028 mancano ancora 12 anni…proiettare la mitomania a quella data è una ulteriore prova del trucco. Anche perché se passa Roma nel 2024, e ancora oggi non sappiamo, nessuna citta italiana può ambire alle olimpiadi successive. Nicola Adamo ha ragione da vendere.

Vedi articolo Corriere della Calabria

Burkini

Burkini

Parto dal presupposto che ognuno, in una società democratica, si può vestire come gli pare. Se una donna si mette addosso uno scafandro per andare al mare solo per seguire precetti religiosi integralisti o le pruderie di mariti insicuri deve essere libera di farlo. Magari, sentendo il caldo, si convincerà che oltre ad essere una gran seccatura, il Burkini è solo una grande cretinata anche un tantino ridicola. E si sa che le ideologie e gli integralismi crollano quando cominciano a far ridere.

Burkini vignetta Giannelli

Ciao Antonio…

Antonio Vetere

Antonio Vetere è stato mio alunno per solo un anno al “Pezzullo” cinque anni fa. Cerco e trovo nel ricordo il suo volto sorridente di mille speranze di un bravo ragazzo della nostra città….Ora non c’è più, portato via dalla maledetta strada una mattina di agosto. Quando accadono queste cose ti chiedi perché, ma sai che non avrai risposta. E ripeti a te stesso che non si può morire a ventitré anni. E ti chiedi se come adulti, genitori e insegnanti, potevi fare di più. E anche qui sai che non avrai risposta… Ciao Antonio…

Con Antonio Vetere

L’insostenibile cultura dell’anti…

NO

Viviamo un’epoca per certi aspetti assurda.

Vittorino Andreoli qualche tempo fa la definiva l’epoca dell’uomo pulsionale che ha completamente soppiantato l’uomo moderno figlio della cultura occidentale.

L’identità ha cessato di essere frutto della sedimentazione di culture e si caratterizza come frutto di pulsioni irrazionali, come elemento che scaturisce dalla contrapposizione ad un nemico reale o immaginario che sia.

Nessuno ne è immune, basta guardarsi intorno.

Tutti ce l’hanno con qualcuno o qualcosa, pochi si interrogano su se stessi. Continua a leggere

Il coraggio di correggere le riforme.

Scuola

Correggere in meglio la Buona Scuola è possibile

Tiene banco in questo agosto stanco di politica e antipolitica la vicenda delle assunzioni degli insegnanti costretti ad accettare cattedre lontane anche centinaia di km da casa. E siccome al Sud erano molti gli insegnanti precari molti sono gli insegnanti del Sud assunti che saranno costretti ad andare ad insegnare al Nord. Nella maggioranza dei casi non si tratta di giovani di prima nomina ma di quarantenni e oltre, madri e padri di famiglia che avevamo già costruito un progetto di vita sulla base degli incarichi annuali nella propria regione e nella propria provincia, certamente precari, ma che comunque speravano, in attesa della tanto aspettata stabilizzazione, di consolidare. Ecco perché la stabilizzazione ma lontano da casa suscita proteste anche vivaci.

Si tratta, in maggioranza, di persone che comunque hanno fatto tanti sacrifici: alzarsi all’alba con qualsiasi tempo per raggiungere la scuola in auto condivise con i colleghi o con bus e treni che percorrono le strade spesso impervie del nostro Mezzogiorno per uno stipendio che non è granché non è certo il parametro di una vita comoda.

Ecco perché le ironie sconclusionate di qualcuno sono fuori luogo: le esigenze mutano con il passare degli anni: magari se la proposta di assunzione fosse giunta loro quando avevano 25 o 30 anni ed erano senza famiglia le proteste non ci sarebbero neanche state. Continua a leggere