Archivi del mese: febbraio 2015

Un corteo verso il futuro…

Salvini

Al corteo della Lega a Roma Casapound, Alba Dorata, Front National, neonazisti e nostalgici del Duce, ma si segnalano anche neoborbonici e fan di Maria Antonietta con felpe su cui campeggiano le scritte “La Vandea non muore mai”. Il futuro del centrodestra in marcia…

L’insopportabile veleno del moralismo

moralista

Questa mattina Massimo Gramellini su “La Stampa” ha raccontato il caso di un giovane ingegnere di trentatré anni di Torino che, colpito da un tumore che gli aveva provocato l’amputazione di una gamba, aveva chiesto al suo condominio di poter istallare, a sue spese, un ascensore dal momento che il suo appartamento si trovava all’ultimo piano.

Scrive Gramellini che l’assemblea di condominio “aveva negato l’assenso. La legge consentiva a Stefano – così si chiamava il giovane ingegnere -  di procedere. Ma il dominus dell’assemblea, titolare della maggioranza dei millesimi, aveva opposto ostacoli ed eccezioni, arrivando a insinuare che il giovane volesse costruire l’ascensore con gli incentivi concessi ai disabili per aumentare il valore del suo appartamento e poi rivenderlo. Aveva preteso che Stefano sottoscrivesse un documento in cui si impegnava a rimuovere l’impianto, in caso di cessione della casa, e a utilizzarlo in esclusiva, negando le chiavi dell’ascensore a parenti e infermieri. (…) Per non perdere energie che gli servivano altrove, Stefano accantonò il progetto dell’ascensore e si trasferì nell’appartamento del cugino al pianterreno, dove una morte più misericordiosa degli uomini è venuto a prenderlo ieri mattina”.

La cosa bella è che i condomini di Stefano “erano frequentatori assidui della parrocchia. Devoti al prossimo, purché non abitasse a casa loro”.

Confesso che la storia raccontata da Gramellini, pur rattristandomi non poco, non mi ha sorpreso. Sono anni che si avvertono dovunque, nel ventre molle della società italiana, i segni drammatici di una decadenza etica, un rinchiudersi negli egoismi più ristretti e, cosa più insopportabile, mascherati sotto una abbondante patina di moralismo, il veleno ideologico di questi tempi insulsi.

Nel negare a Stefano, malato e senza una gamba, la possibilità di costruire un ascensore che ne alleviasse le sofferenze sono sicuro che il capo condominio si sentiva nel giusto, perché smascherava un possibile imbroglio, una possibile speculazione.

Era così ottenebrato dalla sua visione del mondo, tutta ristretta all’interesse particolarissimo fatto di millesimi e valori catastali da non vedere davanti a se un ragazzo malato e senza una gamba, ma solo lo specchio di se stesso. “Perché ognuno del suo cuor l’altrui misura”.

Il guaio è che il moralismo è un veleno che, ormai, pervade tutto il discorso pubblico. Ad una società che avrebbe bisogno di più solidarietà, di stringersi attorno ad obiettivi comuni e condivisi, si stanno copiosamente distribuendo le tossine di una nuova concezione del mondo, quella del “solo i fatti miei e quelli degli altri sono tutti un imbroglio”.

Certo proprio un bel mondo quello che stiamo confezionando per i nostri figli.

INTERVISTA A ENZA BRUNO BOSSIO CHE CITA, NEL FINALE, QUESTO ARTICOLO

 

Finalmente la responsabilità civile dei giudici

Giustizia

E’ passata quasi in sordina la legge sulla responsabilità civile dei giudici. Scontata la protesta dell’ANM che ha urlato contro il rischio della perdita dell’autonomia della Magistratura, ma non ci sono state le vibrate proteste né le tempeste mediatiche  degli anni passati. Il che conferma che uno degli ostacoli ad una riforma equilibrata della giustizia è stato rappresentato proprio da Berlusconi che in questi anni sulla giustizia ha sollevato grandi polveroni polemici salvo poi accontentarsi di qualche leggina ad personam messa a punto dal suo ufficio legale che, alla lunga, non gli ha neppure evitato la condanna.

Non si tratta di una rivoluzione, è bene dirlo. Elementi importanti sono certamente l’eliminazione del controllo preventivo di ammissibilità del giudizio per ottenere un risarcimento se si è vittima di malagiustizia e l’introduzione della possibilità di attivare il giudizio anche per negligenza grave o travisamento del fatto o della prova da parte del giudice, tutte cose che nella legge Vassalli, quella seguita al referendum dell’86 ed al caso Tortora, non c’erano.

Il cittadino vittima di malagiustizia ora potrà chiedere di essere risarcito allo Stato e solo dopo lo Stato potrà rivalersi sul giudice che ha compiuto l’errore grave o, peggio il dolo, fino alla metà dello stipendio.

Insomma viene superata finalmente l’idea che l’operato del magistrato, anche se viziato da negligenza, colpa grave o addirittura dolo, dovesse essere assolutamente sganciato da qualsiasi forma di responsabilità.

Oggi qualsiasi categoria, dai medici, agli avvocati, agli insegnanti, agli impiegati pubblici, è responsabile di fronte alla legge degli errori, delle colpe e delle negligenze gravi che commette nell’esercizio delle proprie funzioni.

A funzioni più grandi corrispondono responsabilità più grandi. Una cosa normale in tutto il mondo.

Solo gli appartenenti ad una casta possono pretendere di essere posti nella condizione di non dover rispondete mai del proprio operato professionale.

Insomma quella approvata ieri è una soluzione equilibrata e di buon senso, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei dove la giustizia funziona e non è diventata il terreno di scontro di una guerra di religione.

Guerra di religione che alcuni cercano, ancora e disperatamente, di ravvivare nella speranza di riassumere il ruolo di tribuni che stanno inesorabilmente perdendo.

Lanzetta e Bindi

LanzettaBindi

Insomma, è una settimana almeno che i giornali titolano: la Lanzetta ha chiesto di essere ascoltata dalla Commissione Antimafia (e giù retroscena e commenti). Ieri la Bindi conferma che l’audizione ci sarà e che anzi la Commissione l’aveva sollecitata quando la Lanzetta era ancora Ministro per via di una intervista nella quale la stessa affermava che le minacce subite quando era sindaco non erano della ‘ndrangheta perché non poteva esserne sicura. La Lanzetta smentisce la Bindi dicendo: non ho chiesto di incontrare la Commissione Antimafia ma la Bindi come deputato eletto in Calabria indicata nelle primarie di Reggio Calabria. E allora, spiegatemelo come se fossi un bambino di sei anni: perché la Lanzetta smentisce oggi la Bindi e non ha smentito ieri i giornali che dicevano le stesse cose che dice oggi la Bindi ? Insomma, da simbolo anti ndrangheta si trova nel Governo, poi smentisce che è la ndrangheta ad averla minacciata. Accetta di entrare in Giunta salvo poi accorgersi di De Gaetano, chiede di essere sentita dall’antimafia e poi dice che vuole parlare solo con la Bindi. A me gira la testa, e a voi ?

 

Cosa sarà del Castello Svevo ?

Castello Svevo Cosenza

Leggo del completamento dei lavori di restauro del Castello Svevo e penso, finalmente un bene importante, un pezzo della nostra identità, restituito alla città. Leggo però anche la conferma di alcune voci che circolano da tempo sulla decisione dell’amministrazione comunale di affidare la gestione del Castello a privati che intendono farne un luogo di intrattenimento, una discoteca o qualcosa di simile. Personalmente non sono contrario in linea di principio all’affidamento di beni culturali a privati purché essi ne valorizzino e tutelino l’integrità ed un uso che deve comunque restare pienamente pubblico. Il Comune dovrebbe quindi fare chiarezza: a) esiste o non esiste l’intenzione o la scelta già assunta di affidare a privati la gestione del Castello Svevo ? b) se esiste, quali sono gli usi che il Comune intende concedere ai privati, a quali condizioni, con quale ritorno anche economico per le casse municipali e con quali garanzie che il Castello non subisca danni e non diventi uno spazio chiuso alla fruizione del pubblica da parte dei cittadini ?
Se si parla di cultura in città credo che di questi problemi dovremmo essere tutti informati.

PS: qualche anno fa si facevano manifestazioni e assalti a sedi di partito in difesa degli “spazi pubblici” in città. Sotto accusa l’affidamento ad un privato dell’ex capannone delle FS dove è stato realizzato il Caffè letterario. Un locale civile sede di iniziative culturali pubbliche e private che ha preso il posto di uno spazio vuoto e sporco altrimenti destinato al degrado. Oggi, su questa cosa del Castello, non parla nessuno…mistero.

Si ritiri la brochure con la faccia di Himmler

Himmler sulla brochure del Comune di Cosenza

Himmler sulla brochure del Comune di Cosenza

Premesso che non ho nessuna avversione ideologica sul fatto che Cosenza valorizzi Alarico. Magari ricordando che fu un re barbaro e piuttosto feroce, autore del primo saccheggio di Roma. Alarico fa parte della nostra storia, e va ricordato. Ma andrebbe ricordato anche che nella nostra storia ci sono tante altre cose, tanti altri personaggi anche più interessanti e soprattutto originali. Tuttavia, se si vuole proprio insistere con Alarico come si fa a mettere nella brochure destinata alla Bit di Milano la faccia di Heinrich Himmler ? Dico, chi ha scritto il testo e scelto le immagini non sa chi era il personaggio raffigurato ? O forse aveva il cervello in vacanza ? Vogliamo fare di Cosenza un luogo di ritrovo neonazista in Europa ? Se proprio si voleva essere così provinciali si poteva anche celebrare  August Von Platen, autore della celebre poesia sulla morte di Alarico Das Grab im Busento, la Tomba nel Busento, tradotta da Carducci e che studiavamo alle elementari. Almeno avremmo potuto celebrare Cosenza come luogo di ispirazione per un poeta notoriamente omossessuale, in nome della lotta contro l’omofobia. Si poteva, ma per fare questo bisognava studiare. Si ritiri quella brochure e si ripari al danno facendo attenzione la prossima volta ad affidare il marketing territoriale a qualcuno che almeno legga qualcosa su quello che vuole promuovere.

Link dell’articolo de Il Quotidiano: http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/734198/Comune-di-Cosenza–il-gerarca.html#.VOITzF6Cz39.facebook

RASSEGNA STAMPA

Il Quotidiano del 17 febbraio 2015

Il senso della misura

Mattarella sul volo di linea

Si fa un gran parlare della scelta del Capo dello Stato di recarsi a Palermo, la sua città, usando un volo di linea. Un bel gesto, intendiamoci, soprattutto perché non dovuto. Mi spiego, se Mattarella avesse scelto di andare a Palermo con un volo di Stato, come gli spetta, avrebbe fatto il suo dovere, cioè non esporre la massima carica dello Stato della settima potenza industriale del mondo a potenziali rischi. Dico ciò perché sinceramente trovo fastidiosa certa tendenza a mettere in risalto gesti che vanno invece valutati nella loro giusta dimensione. Mattarella ha valutato, insieme agli apparati di sicurezza, che recarsi a casa con il volo di Stato era una spesa che si poteva risparmiare e compatibile con le esigenze di sicurezza. Con senso delle cose e della misura. Che è ciò che davvero dovremmo chiedere non solo alla politica ma all’intera classe dirigente. Non la ricerca populista di atteggiamenti pauperistici a cui non crede più nessuno, ma un sano ed esemplare senso della misura.

Un abbraccio, Peppino Cipparrone

Giuseppe Cipparrone

Apprendo con dispiacere della morte improvvisa di Peppino Cipparrone. Profondamente radicato nella nostra “rossa” Presila è stato un bravo e stimato avvocato che ha formato tanti giovani professionisti, un amministratore onesto e serio, dirigente di partito sempre coerente con le sue idee e mai fazioso. Lascia una grande eredità di affetti. Un abbraccio Peppino, ci mancherai.

C’era una volta Mario Monti

Mario Monti

Confesso che con Monti avevo completamente sbagliato valutazione. Sarà stata la mia grande ammirazione per Giorgio Napolitano, ma sposai con favore l’idea di un Governo di emergenza nazionale affidata ad un tecnico di grande spessore internazionale.

La storia ha dimostrato che avevo torto, non tanto per la scelta di Napolitano, che era in sé giusta, ma per la persona alla quale fu affidata.

Monti si è dimostrato il classico tecnocrate, che pensa che tutto si possa risolvere in laboratorio o con ardite slides, senza comprendere che la realtà è sempre tirannamente diversa. Poi, ubriacato dalla tanto disprezzata politica (che è come quelle prostitute da tutti disprezzate ma da tutti cercate) il nostro si fece un partito, che ottenne il magnifico risultato da una parte di far perdere quel PD e quel centrosinistra che lealmente lo aveva sostenuto al Governo mentre il venditore di tappeti nazionale (alias Berlusca) abilmente si sfilava e dall’altra di regalare all’antipolitica sconclusionaria di Grillo il 26 per cento dei voti.

È una storia vecchia che si ripete. I cosiddetti moderati italiani che del senso di responsabilità della sinistra sanno fare buon uso alla bisogna e dalla quale pretendono i voti a patto di metterci loro le classi dirigenti.

Oggi Monti è un pensionato di lusso di quella politica dei partiti brutta, sporca e cattiva che tanto disprezzava. Tanto disprezzabile da abbandonare persino il partito da lui fondato e che oggi, mestamente, celebra il congresso della sua scomparsa. Così come penso sarà della Passera solitaria.

La Calabria buona che dà speranza

Ospedale

Oggi mi sono sottoposto ad un piccolo intervento chirurgico a Germaneto di Catanzaro. Devo dire di essere stato trattato benissimo, con grande professionalità da personale davvero bravo e all’altezza del suo compito. L’anno scorso, la notte di capodanno, mio figlio Umberto aveva ricevuto analogo trattamento nel pronto soccorso di Cosenza. Scrivo questo non per tacere i grandi e gravi problemi che soffre la sanità calabrese ma per mettere in evidenza come siano tanti i medici ed i paramedici che, nonostante tutte le difficoltà, continuano a fare il loro dovere con serietà, abnegazione e professionalità. Lo stesso si può dire per altri settori…c’è dunque una buona Calabria, che è molto più grande di quanto pensiamo, che fa ben sperare nel futuro…un buon esempio per tutti.