Costume

Un ricordo di mio nonno Alfio (di Francesco Petrone, mio fratello)

500 lire

Mio nonno materno, Alfio, da Paternò, pur trapiantato a Cosangeles poco meno che trentino (come direbbe Camilleri) conservava questa abitudine di “dare i morti”, come diceva lui a noi nipoti. Ricordo che, bambini, ci metteva in fila e ci regalava una banconota (la ricordate?) da 500 lire ciascuno, che era allora per noi un piccolo tesoro.

Ci si poteva comprare un albo di Topolino, le figurine per l’album dei calciatori o di goldrake e spararne il resto da Ciccio.

Questi era un ambulante, già vecchissimo allora per noi bambini che trasportava a mano (da davanti alla scuola ai giardinetti nei giorni feriali, al piazzale della chiesa alla domenica) un enorme carretto letteralmente ricoperto di ogni cosa potesse attrarre i bambini: da giocattoli di ogni tipo a caramelle e gomme da masticare, sino alle radici di liquirizia da succhiare, e soprattutto le “bombette”.

Erano dei minuscoli petardi a forma di candelotti di dinamite, di carta colorata muniti di miccia con all’interno un piccolo quantitativo di polvere pirica. Si potevano così usare da soli o a gruppi legati insieme con il filo per cucire, per “minare” tutto ciò che piacesse.

Con il resto del Topolino dunque si potevano comprare da Ciccio due gomme a forma di sigaretta, qualche decina di bombette e magari rischiare di vincere qualche altro giocattolo a quella che lui chiamava “a pisca” (ovvero la pesca), estraendo a caso dopo averne comprato il diritto per 50 lire, uno dei rotolini di carta a forma di mini papiro che in numero di alcune decine teneva infissi in una tavoletta di legno con tanti buchi. Dentro potevi leggere se avevi vinto e cosa.

Albi di Topolinohttp://www.dreamstime.com/stock-photo-image33398850

 

Addio bel figlio della commedia italiana…

Gastone Moschin, alias il Melandri, in una scena del film "Amici Miei"

Gastone Moschin, alias il Melandri, in una scena del film “Amici Miei”

In ricordo di Gastone Moschin
“Bella figlia dell’amore,
Schiavo son dei vezzi tuoi,
Con un detto, un detto sol tu puoi
Le mie pene, le mie pene consolar…”.
Addio al Melandri, addio al grande Gastone Moschin, ultimo dei grandi della commedia all’italiana, una cosa seria e colta, capace di citare il “Rigoletto” di Verdi e farlo capire a tutti…
Oggi ? Lasciamo perdere…

In piazza per il #Cosenzapride

Cosenzapride

Oggi sarò in piazza per il Cosenzapride insieme alla delegazione del PD ed ai compagni del GD. Confesso che mi sento come il Gandhi-Pozzetto della “Patata Bollente”… Spiegatelo a chi non riesce a vincere mai i propri pregiudizi e finisce per vivere sempre nella camera oscura delle ipocrisie…

RASSEGNA FOTOGRAFICA

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A proposito di “Frosparo”: l’ignoranza non va derisa, ma dell’ignoranza, purtroppo, abbiamo cessato di vergognarci…

Peppone e Don Camillo nella scena dell'esame di licenza elementare

Peppone e Don Camillo nella scena dell’esame di licenza elementare

Non ho partecipato al coro dei commenti divertiti né al solito tentativo di buttarla in sociologia da accatto attorno al comizio di “Frosparo” ad Acri.

Rilevo intanto che il soggetto in questione è stato preso sul serio da più di 250 cittadini acresi che lo hanno votato a dispetto o forse anche in ragione del suo comizio alla Cetto La Qualunque che ha inondato il web ed ha anche attirato l’attenzione di autorevoli testate nazionali come il Corsera, Repubblica e Il Sole 24 ore.

Non ho partecipato perché in quei lazzi ci ho visto molto razzismo antimeridionale: noi calabresi dovremmo chiederci perché Cetto La Qualunque Albanese lo ha identificato in un politico calabrese e non in qualche personaggio altrettanto folcloristico della Val Brembana o di qualche comune pedemontano lombardo o veneto. Chi è stato da quelle parti ed ha assistito a qualche comizio potrà certamente confermarvi che ce ne sono di altrettanto esilaranti nel loro dialetto di terroni del Nord. Del resto un partito che sceglie come proprio leader uno come Salvini il cui argomentare non si innalza quasi mai al di sopra dell’eloquio tipico da bar dello sport non è che possa essere assunto a modello letterario. Continua a leggere

Negare il patrocinio al Gay Pride è atto di ipocrisia ispirato da vecchio bigottismo

CosenzaPride

Non ci convincono per nulla le argomentazioni con le quali il Comune di Cosenza ha negato il proprio patrocinio al Gay Pride che si svolgerà nella nostra città il 1 luglio.

La tolleranza, caro Sindaco Occhiuto, non si enuncia, si pratica.

Dire che Cosenza è una città tollerante e poi negare il patrocinio con la motivazione che non si vuole la “spettacolarizzazione” della preferenza sessuale è il classico tentativo di arrampicarsi sugli specchi.
Evidentemente il Sindaco fa finta di non capire che è proprio la celebrazione dell’”orgoglio” della propria preferenza sessuale lo scopo fondamentale del Gay Pride.

Gay Peide significa non solo dire: “io sono come sono” ma “non mi nascondo, mi mostro come sono”.

Assistiamo quindi alla riproposizione dei vecchi stereotipi che “tollerano” l’omosessualità e la diversità purché se ne stiano ben nascoste e magari si vergognino anche un po’. Della serie “io non sono razzista ma i neri stiano lontano da me”.

La concezione culturale alla base del rifiuto del patrocinio è, quindi, quanto di più conformistico e conservatore ci possa essere. Altro che innovazione.

Da Mario Occhiuto, sindaco di Forza Italia (troppo spesso egli cerca di nasconderlo non avendo forse l’orgoglio della propria appartenenza politica) non ci aspettavamo altro.

Forse questa è una delle poche decisioni politiche non ipocrite assunte in sei anni di sindacatura.
Gratta via la patina del “rivoluzionario visionario” ed esce fuori la solita destra reazionaria e bigotta.

 

Damiano Covelli (Capogruppo PD Comune di Cosenza)

Gabriele Petrone (Segretario I Circolo PD Cosenza)

Una persona degna di essere ricordata…

Ernesto D'Ippolito

Ho conosciuto l’avv. Ernesto D’Ippolito attraverso mio fratello Massimo, che ne è stato allievo nella nobile professione forense. Persona di straordinaria cultura era un piacere conversare con lui. Era profondamente anticomunista ma non ideologico, da buon liberale. Con me si prendeva il gusto di “sfottermi”. Quando mi lamentavo con lui sulla debolezza del “garantismo” nella sinistra amava punzecchiarmi: “Perché nonostante tutte le vostre svolte voi comunisti, sui temi della giustizia, non siete mai stati laici. Anzi non solo sulla giustizia, siete rimasti una Chiesa”.

Per molti aspetti aveva ragione. Di certo si sentirà la sua mancanza in una città come Cosenza che, negli ultimi anni, si è sempre più impoverita e involgarita culturalmente. Anche per questo non possiamo non ricordarlo…

Psicopatologia del fallito esistenziale ai tempi di Internet…

Il fallimento esistenziale

Il fallito esistenziale è uno dei drammi del nostro tempo interconnesso. Prima dell’avvento dei social i falliti al massimo diventavano gli scemi del villaggio, magari circondati dalla solidarietà tollerante dei compaesani. Oggi se ne stanno abbarbicati alla tastiera di Facebook dispensando il loro rancore a piene mani contro tutti coloro che non sono falliti. Perché una cosa non è cambiata: il fallito crede che il suo fallimento sia il frutto di un complotto di tutti contro di lui, che chi ha avuto successo è solo un raccomandato, un imbroglione, un venduto, un lecchino, ecc.. Che solo lui è onesto e puro in un mondo di ladri. E magari ha appena parcheggiato la sua macchina, di cui ha pagato solo la prima rata, nel parcheggio per disabili. L’ideologia del rancore si nutre anche del risentimento sordo e cieco di tanti falliti, di eterni Peter Pan, di gente che è fallita anche nell’esercizio dell’imbroglio. Oggi si ritrovano spesso insieme a tanti altri come loro e a persone, tante, che qualche ragione per essere incazzate ce l’hanno pure e tra di loro si mimetizzano. Con il risultato che stanno trasformando la lotta di classe e per il cambiamento vero in un conflitto individualistico contro tutti i gatti che non riescono a vedere se non bigi. Continuo ad avere per i falliti esistenziali comprensione umana. Per la tolleranza confesso che ci devo lavorare…

Auguri di speranza

Speranza

Pasqua 2017

Pur essendo profondamente laico spero vogliate accettare i miei auguri per Pasqua. Di questa festa ho sempre apprezzato una cosa che per me è di straordinaria importanza. L’idea che qualunque sia l’abisso in cui l’umanità possa precipitare (morte, distruzioni, persecuzioni, sopraffazioni, ecc.) alla fine c’è sempre la speranza e l’opportunità di risorgere. Non è poi forse proprio questa l’essenza stessa del progressismo ? Buona Pasqua a tutti.