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Corto di Muccino ”Calabria, terra mia”…la banalità imbarazzante…

Fotogramma del Corto di Muccino

Fotogramma del Corto di Muccino

Ho visto solo poco fa il corto di Muccino e mi viene in mente solo una cosa: stereotipi a parte (con i quali tutti quanti noi, a partire dagli intellettuali calabresi, dovremmo finalmente fare i conti, soprattutto quando consciamente o inconsciamente contribuiamo ad alimentarli) è di una banalità imbarazzante…

Cordoglio per la scomparsa di Jole Santelli

Jole Santelli

Il Circolo PD Centro Storico e Frazioni di Cosenza esprime il suo più sentito cordoglio per la perdita della Presidente Jole Santelli. La sua prematura scomparsa addolora tutti i calabresi, al di là delle diverse convinzioni politiche e culturali. La Calabria perde oggi una donna intelligente e capace, la prima a ricoprire la più alta carica istituzionale della Regione. Condoglianze alla sua famiglia.

Si a referendum popolare su città unica

Veduta di Cosenza dall'alto

Non c’è da perdere altro tempo: si proceda in tempi rapidi ad un pronunciamento popolare sulla istituzione della città unica della area metropolitana cosentina.
È un tema che va discusso e affrontato senza steccati politici e pregiudiziali di schieramento.
Le affermazioni dei Sindaci di Cosenza e Rende sulla possibilità di realizzare la città unica vanno accolte e non lasciate cadere.
Si convochino subito i consigli comunali di Cosenza e Rende e di tutti i comuni della area urbana interessati.
Per quanto ci riguarda, questo è stato uno dei punti prioritari del programma elettorale con il quale il PD e il centrosinistra si sono presentati alle scorse elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Cosenza.
Di fronte a processi di unificazione urbana che, di fatto, sono ormai compiuti da anni è questa l’unica vera prospettiva per restituire a questo territorio una funzione e un ruolo che sono andati perdendosi negli ultimi anni.
La Calabria ha bisogno di una nuova grande città capace di sviluppare nei prossimi decenni processi di forte innovazione e uscire da anacronistiche divisioni municipalistiche. Alla luce di quanto ha evidenziato la pandemia Covid diviene sempre più urgente pervenire a nuove forme di organizzazione urbana, partendo da un riordino dei servizi per essere all’altezza di una nuova necessaria domanda sociale.

 

Gabriele Petrone

(Segretario Circolo PD “Centro Storico e Frazioni”)

Damiano Covelli

(Capogruppo PD Consiglio Comunale di Cosenza)

Quicosenza.it

Calabriadirettanews.com

Zoom24.it

Geonews.com

Cnews24.it

Il rinnovamento della destra…

Pippo Callipo in una manifestazione a sostegno del Centrodestra nel 2014

Pippo Callipo in una manifestazione a sostegno del Centrodestra nel 2014

Un imprenditore di 73 anni, già candidato e trombato 10 anni fa riuscendo comunque a far perdere il centrosinistra, che partecipò alla costituente di AN, che 5 anni fa ha votato Wanda Ferro è l’alfiere del rinnovamento del PD e del Centrosinistra. Tanto valeva candidare direttamente Wanda Ferro…e fanno esporre direttamente il Segretario Nazionale Zingaretti a sostenere questo capolavoro. Roba da matti.

La sindrome di Willy il Coyote

Willy il Coyote

Beep Beep e Willy il Coyote

 

I Cinque Stelle vanno da soli contro tutti e soprattutto contro il PD. E ancora si inseguono candidati “civici”. Quanto a masochismo stiamo fregando persino Willy il Coyote.

Basta con le ipocrisie e le invettive. Il PD deve essere altro o non sarà

Immagine Simbolo PD

Se c’è una cosa sulla quale dovremmo tutti riflettere non è tanto Renzi che se ne va ma cosa resta del PD. Perché la sua uscita toglie ogni scusa a chi rimane e oggi dirige il PD. Una riflessione vera è, a questo punto, ineludibile. La scissione di Renzi è solo l’ennesima manifestazione della crisi del PD come partito nato per unire le grandi culture riformiste italiane. Aver fatto il governo potrebbe essere una condizione importante ma non sufficiente per rilanciare non solo il Paese ma anche una forza di centrosinistra moderna. Perché un conto è fare il governo con i 5 stelle e favorire la loro fuoriuscita dalla dimensione massimal-qualunquista che li ha portati ad essere la prima forza nel 2018, un conto, invece, è porsi in maniera subalterna al loro giustizialismo antipolitico, fino addirittura a prefigurare nelle regioni alleanze civiche non solo senza simboli ma anche senza politica, magari cercando, come in Calabria, di riesumare candidati in servizio permanente effettivo già bocciati in altre stagioni dagli elettori pur di risolvere qualche conflitto locale interno nel gioco asfittico delle correnti romane. Il PD oggi è popolato da correnti protese solo al posizionamento interno. Un gruppo dirigente degno di questo nome dovrebbe chiudere con la stagione delle giaculatorie e delle invettive e avviare un serio dibattito sul che cosa deve essere il PD, se deve continuare ad esistere in questa forma o fare altro, ma soprattutto se vuole restare nel solco della sinistra moderna e riformista (che è anche laica e protesa alla difesa dello Stato di diritto e delle garanzie individuali e sociali) o chiudersi in una dimensione sempre oscillante tra il governismo a tutti i costi e la testimonianza subalterna. Essere di sinistra, infatti, non può essere una enunciazione di principio ma la fatica quotidiana della rappresentanza di interessi sociali diffusi e sempre più complessi. Il governo per la sinistra o serve al cambiamento o non serve. Si faccia un congresso straordinario. Per discutere di idee e proposte. Mettiamoci alle spalle vent’anni di confronti nominalistici. Facciamolo se vogliamo essere utili non solo a noi stessi ma al Paese.

Fare politica è diventato un reato

Giustizia e Giustizialismo

A leggere quanto emerge dalle carte dell’ennesima inchiesta fare politica e assumere conseguenti scelte amministrative è diventato un reato in Calabria. Persino sfiduciare un sindaco, come prevede la legge e la Costituzione repubblicana (sic). Ovviamente anche questa inchiesta sarà smontata in sede di verifica giudiziaria. Ma intanto il danno è fatto. Ed è un messaggio assai pericoloso quello che si veicola. La democrazia? La giustizia vera ? Meglio di no.

Con Nicola Zingaretti il PD riconquisterà il ruolo che gli spetta

Le Primarie di domenica 3 marzo hanno rappresentato certamente un vero e proprio punto di ripartenza. Rispetto alle previsioni della vigilia, infatti, la partecipazione è stata ampia (quasi un milione e settecentomila persone si sono recate ai seggi allestiti in tutta Italia) segno di una volontà di rilancio che l’elettorato del PD ha voluto dimostrare per superare la crisi apertasi dopo la disfatta elettorale del 4 marzo dell’anno scorso. Anche il risultato chiaro e netto (quasi il 70 per cento) conseguito da Nicola Zingaretti è significativo del bisogno di una leadership pienamente legittimata dal voto popolare e sganciata da tentazioni di “aggiustamenti” politicistici o correntizi. Un dato, quella della partecipazione al voto e del risultato di Nicola Zingaretti, assai omogeneo su tutto il territorio nazionale, Calabria compresa. Tuttavia, sostenere che i problemi del PD siano stati risolti dalla riuscita dell’evento delle primarie, sarebbe alquanto ottimistico. Il PD soffre di una crisi le cui radici affondano nello stesso modo con cui la sinistra ed il centrosinistra si sono organizzati, a partire dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica. Una riflessione ben più profonda di quanto il dibattito interno al PD e al centrosinistra ha offerto finora sarebbe dunque auspicabile e ci si aspetta molto dalla direzione di Nicola Zingaretti, notoriamente un uomo di governo e amministratore assai accorto e competente. La crisi evidente che, giorno dopo giorno, sta manifestandosi nel governo giallo-verde, soprattutto nella sua componente grillina, dimostra come si siano aperti spazi politici notevoli e assolutamente impensabili solo qualche mese fa. Sta al PD e a un gruppo dirigente capace di esprimere, davvero e finalmente, innovazione e unità, saper cogliere queste opportunità per tornare ad occupare il ruolo centrale nel sistema politico italiano che spetta al centrosinistra.

Il Casinista

Articolo su  pubblicato su: www.ilcasinista.com

Il Piave mormorò: “Fuoco sulla Brigata “Catanzaro” ! di Mario Aloe

La brigata Catanzaro alla quota 208, 1916. In "Storia illustrata", n. 2, 1981.

La brigata Catanzaro alla quota 208, 1916. In “Storia illustrata”, n. 2, 1981.

di Mario Aloe

Il giallo dei campi della Calabria lo aveva negli occhi, dalla sua casa, adesso, avrebbe potuto guardare il mare celeste tingersi dei colori della sera. Sognava e nella mente scorrevano immagini che gli accarezzavano il cuore riempiendo il ricordo fino a sfinirlo, mentre punte di malinconia gli afferravano l’animo.
Presto la sera si sarebbe portata con se il grecale e il buio avrebbe suonato le note della notte, una serenata di grilli e rane gracidanti.  Anche qui era caldo, un caldo che le prime ombre avevano fugato come se un panno bagnato fosse passato sulla fronte lasciandosi dietro una scia di umido, che non era riuscita a rinfrancare il corpo .
Il sudore della giornata si era trasformato in un velo appiccicaticcio che avvolgeva la pelle.
Quindici luglio; erano nel paese dalla fine di Giugno di ritorno da mesi di prima linea e di combattimenti all’arma bianca. Un meritato riposo che il comandante dell’armata, il duca d’Aosta, aveva accordato ai due reggimenti della brigata. Se lo erano meritato il riposo.
Quindici luglio a Santa Maria La Longa, anche stanotte avrebbero dormito al chiuso, sulla paglia dopo aver mangiato un pasto caldo e non la sbobba che arrivava in trincea. La pasta e poi il pane e forse un pezzo di carne.
“Mike, ci vogliono rimandare al fronte, domani ci porteranno a morire. Mike l’ho saputo dal portaordini che è arrivato dal comando di divisione. Siamo carne perduta, uomini senza futuro.” Gli parlava Tonino, con quel suo accento siciliano, articolando le parole in preda ad un profondo stato di agitazione. “Lo sanno già tutti, altri hanno parlato con gli ufficiali, la notizia è sicura. Mi hanno mandato da te, pensano che tu possa parlare con il Poeta, che le tue parole possano ottenere il rinvio della data del ritorno sul Carso”.
Lo ascoltava e ancora non riusciva a rendersi conto dell’accaduto.  Possibile che ci fanno ritornare sul Carso?  Di nuovo al centro del massacro come se il sacrificio compiuto il 23 e 24 maggio non fosse bastato. Continua a leggere

Ricordare Luigi Tarsitano

Il Centro di Cultura Popolare di Roggiano Gravina

Il Centro di Cultura Popolare UNLA di Roggiano Gravina

È venuto a mancare Luigi Tarsitano, dirigente del PCI e consigliere regionale degli anni ‘80. Negli ultimi anni aveva dedicato la sua attività all’Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo, storica e benemerita associazione protagonista delle campagne di alfabetizzazione in Calabria negli anni ‘50 e ‘60, di cui era Vicepresidente. Soprattutto in questa veste lo avevo conosciuto agli inizi degli anni ‘90 quando conducevo ricerche per il mio libro “I pionieri dell’alfabeto” dedicato proprio all’esperienza dell’UNLA in Calabria. Uomo di straordinaria cultura, appartenente ad una famiglia di giuristi (il fratello Fausto operò a Roma dove difese i partigiani di Via Rasella e partecipò a importanti processi come il processo Valpreda, Antonio è stato uno degli avvocati calabresi più importanti degli ultimi decenni, e l’altro fratello Elio) e di dirigenti politici della sinistra, lascia alla nostra comunità regionale il dovere della memoria collettiva dell’esempio alle giovani generazioni di cui si sente davvero il bisogno.