Lega

Riconoscere sempre le sconfitte. Ora al voto prima possibile

Scheda del referendum

In democrazia bisogna riconoscere immediatamente le sconfitte. Io l’ho sempre fatto e non conto nulla, ma quello che più conta, lo ha fatto Renzi, assumendosi in pieno le responsabilità di avere personalizzato un voto referendario che invece avrebbe dovuto essere sganciato da ogni considerazione politica. E il voto rispecchia pienamente le appartenenze politiche. Il voto ha completamente ignorato il merito della riforma ed è diventato un giudizio su un governo e un leader. Sul Si c’era praticamente solo il PD. Ha vinto elettoralmente il No di Salvini, Grillo, Berlusconi. Ora si apre una fase difficile. Chi ha vinto ha il dovere della proposta, a cominciare dalle cose più urgenti, come una legge elettorale funzionante visto che al Senato c’è il proporzionale e alla Camera il maggioritario, che significa nessun Governo. Non sarà facile. Vedremo che succederà. Spero il meglio perché il tanto peggio tanto meglio non ha mai portato nulla di buono. In ogni caso credo che si debba andare al voto al più presto.

Insopportabile demagogia

Migranti

C’è qualcosa di insopportabile nella demagogia della Lega sugli sbarchi degli immigrati e annegamenti connessi. Oggi Salvini ha attaccato Renzi e Alfano dicendo che hanno le mani lorde di sangue. Fa un certo effetto in bocca al leader di un partito di cui alcuni esponenti talvolta invocano l’affondamento in mare dei barconi dei migranti e che criticano l’impegno della marina italiana nel salvare vite umane. Ma il culmine si raggiunge quando qualche giornalista meno ubriaco della moda mediatica dell’uomo delle felpe gli chiede: “e allora, secondo lei, che bisogna fare ?”. Il nostro ineffabile risponde, “bisogna fermarli in mare”. Chi capisce, concretamente, cosa significa questa apodittica affermazione vince una serata alla festa della polenta nelle valli alpine con gadget del nero che affoga incluso.

Amnistia e indulto: il dovere di spiegare

L'emergenza carceri in Italia

Nelle carceri italiane il 60% e oltre dei detenuti è in attesa di giudizio. Significa che si tratta di persone che ancora nessun tribunale ha giudicato e condannato a nessuna pena.

Inoltre in Italia esistono una miriade di reati che in altri paesi del mondo sono stati completamente depenalizzati e prevedono, giustamente, sanzioni amministrative e non detentive. Senza contare che sulle misure penali alternative al carcere siamo ancora all’anno zero.

Anche per questo in Italia l’emergenza carceraria è più grave che in altri Paesi.

Si consideri, infine, che in carcere, in genere, ci restano comunque i più deboli, i più poveri, i più emarginati perché chi ha mezzi per difendersi e buoni avvocati riesce ad evitarlo.

Come si stia nelle carceri italiane, poi, è indegno di un qualsiasi paese civile e democratico. Vivere in tre o cinque persone in nove metri quadrati è indegno, e contraddice lo spirito della nostra Costituzione che individua nella pena non un fine ma un mezzo per il recupero sociale del condannato.

Per questa situazione la Corte di Giustizia europea ha già condannato l’Italia.

Che il Presidente della Repubblica inviti, dunque, il Parlamento a valutare eventuali misure di clemenza per dare una risposta a questa emergenza, mi sembra un atto non solo di umanità ma anche di semplice buon senso.

La politica dovrebbe dunque interrogarsi sulla necessità ed opportunità di un tale atto, assumendosi, con coraggio, la responsabilità di mettere in campo una iniziativa che porti a quella riforma organica della giustizia che da due decenni è rimasta impiccata alle vicende personali di Berlusconi, colmando i ritardi legislativi accumulati e che un provvedimento di amnistia o di indulto può solo tardivamente e temporaneamente risolvere.

Invece niente di tutto questo.

Urlare “in galera” è troppo facile e aiuta a prendere consensi. Salvo poi ritrovarsi con le carceri piene e il problema della sicurezza ancora più aggravato.

Altri invece amano disquisire su presunti favori a Berlusconi per motivare il proprio no, nonostante un provvedimento del genere con la condanna dell’uomo di Arcore non c’entra assolutamente nulla.

La politica vera avrebbe il dovere di spiegare all’opinione pubblica il senso di scelte impopolari ma giuste perché garantiscono il pieno godimento dei diritti individuali, i quali non sono mai negoziabili per motivi di “opportunità politica o elettorale”, perché fondamento stesso della democrazia.

Infatti, cosa sarebbe successo, ad esempio, se per continuare a dare retta alla pancia dell’opinione pubblica in Italia non si fosse approvata la legge Basaglia ? Avremmo continuato a tenere i matti nei manicomi con le camicie di forza e trattandoli ad elettroshock continuando a condannare tanta povera gente colpevole solo di soffrire forme, nella maggioranza dei casi, lievi di disagio mentale alla emarginazione sociale ed alla morte civile, anticamera di quella fisica ?

La politica, dunque, si assuma le proprie responsabilità. Che non lo facciano Grillo o la Lega, non mi sorprende. Che non lo faccia chi si candida a fare il segretario del mio partito, del primo partito della sinistra italiana, lo trovo profondamente sbagliato e inaccettabile.

Ideologia e stupidità di chi ancora difende la Bossi-Fini e si oppone all’amnistia.

Morti di lampedusa

Prima scena: centinaia di immigrati muoiono in mare…uomini, donne e bambini. I superstiti si trovano indagati per il reato di immigrazione clandestina introdotta da una legge stupida e propagandistica come la Bossi-Fini.

Da più parti, giustamente, si fa notare come questa cosa oltre che stupida è anche vergognosa per un paese civile. Eppure ancora oggi Alfano, mentre Barroso e Letta visitavano Lampedusa per rendere omaggio alle vittime e cercare soluzioni al problema, si è sentito in dovere di difenderla.

Seconda scena: il Presidente della Repubblica giustamente manda un messaggio alle Camere per proporre un provvedimento di clemenza nei confronti dei detenuti che, nelle carceri italiane ormai sovraffollate, vivono in condizioni al limite dei più elementari diritti umani.

Ad opporsi i grillini, che in questo provvedimento vedrebbero un favore a Berlusconi. Cosa c’entri il vecchietto di Arcore con un provvedimento di amnistia che riguarda i carcerati è inspiegabile, anche perché, se fosse vero ciò bisognerebbe chiedersi perché la Lega di Maroni e Fratelli d’Italia, vale a dire i migliori e unici alleati di Berlusconi, hanno annunciato barricate contro questo eventuale provvedimento.

L’unica spiegazione è sempre quella vecchia: l’ideologia si nutre di propaganda, è falsa coscienza e spesso va a braccetto con la stupidità.

La proposta di Bersani rischia di alimentare un autonomismo straccione e subalterno al Sud…

Calabria ora
Il Direttore di Calabria Ora ha stigmatizzato giustamente l’intervista del Segretario del PD Pierluigi Bersani all’organo ufficiale della Lega, la “Padania”, nel quale impegna tutto il PD nel voto del federalismo “purché la Lega stacchi la spina a Berlusconi”. Sinceramente da iscritto e dirigente del PD e da cittadino del Sud considero questa iniziativa un vero e proprio pugno nell’occhio.
Alcuni amici e compagni me l’hanno giustificata come una iniziativa puramente tattica, utile per battere il “nemico del popolo” Berlusconi.
Ora io considero Berlusconi il problema più grande del nostro Paese e spero che al più presto lo si possa rimuovere dal posto che occupa e dal quale sta facendo danni irreparabili alla democrazia.
Nello stesso tempo penso che la sinistra abbia il dovere di proporre all’Italia non solo una nuova alleanza politica elettorale per poterlo battere ma anche un progetto di rilancio e di sviluppo economico, sociale e democratico che sia alternativo a quello proposto dalla destra e dal berlusconismo in questi anni. E una delle componenti fondamentali dell’azione di governo berlusconiana è stata proprio la Lega, la sua irriducibile caratterizzazione egoistica (egoismo dei territori, egoismo economico e sociale, egoismo etnico, antimmigrazione, ecc.).
Il federalismo leghista si presenta ed è un progetto che tende non ad unire i diversi e responsabilizzarli di fronte ad un comune patto nazionale come nel resto del mondo, ma a dividere ciò che, nel bene e nel male è stato unito in questi ultimi 150 anni. A questa impostazione il PD, la più grande forza di centrosinistra del Paese, ha il dovere non solo di opporsi, ma di proporre un progetto alternativo che rilanci nel futuro le radici della nostra storia unitaria e ridisegni in senso federalista (perché no ?) un nuovo patto nazionale capace di far reggere all’Italia intera, al nord come al sud, le sfide di un futuro globale assai incerto e difficile.
Per questo l’iniziativa di Bersani è profondamente sbagliata sia se essa ha una dimensione puramente tattica sia, peggio, se ha invece un respiro strategico.
Questa proposta rischia di avere nel Mezzogiorno un effetto disastroso: perché i meridionali dovrebbero votare PD alle prossime elezioni ? Quelli che hanno già votato Berlusconi saranno portati a fare un ragionamento semplicissimo, teniamoci l’originale e non la fotocopia. Dall’altro lato, quelli che hanno votato il centrosinistra perché dovrebbero continuare a votarlo se intravedono nella proposta nazionale del loro partito una idea di federalismo che li taglia fuori e li considera solo oggetto e non soggetto responsabile di una nuova politica di sviluppo ? Non finiranno, molti di questi, per essere attratti da nuove forze autonomiste che già sorgono un po’ dovunque nel Mezzogiorno e in alcune regioni, vedi la Sicilia, hanno già percentuali di consenso a due cifre ? Con l’aggravante che molte di queste forze autonomiste sono del tutto prive di quella carica sanamente “antagonista” che la Lega Nord, soprattutto ai suoi inizi, aveva e sono piuttosto il frutto del riposizionamento di un vecchio ceto politico nato e cresciuto dentro le maglie dell’assistenzialismo e della mediazione clientelare dei grandi partiti della Prima Repubblica.
Nella proposta di Bersani ci leggo anche un giudizio, la considerazione che il Sud, nella migliore delle ipotesi, debba essere abbandonato a se stesso, la conferma di un cedimento culturale ad una visione puramente emergenziale del Sud, una rinuncia ad una analisi più complessa e articolata a proporre una nuova strada di cambiamento. La negazione stessa di una impostazione riformista che dovrebbe invece essere il pane quotidiano per un partito come il PD.
Non ci si rende conto, ad esempio, che le elezioni negli ultimi anni, le grandi coalizioni nazionali le hanno sempre vinte al Sud dove ci sono stati i voti necessari per garantire il governo dell’intero Paese e dove si è mostrata, con alterne vicende, una certa mobilità elettorale decisiva per dare la vittoria a questo o a quel schieramento.
Il governo Berlusconi-Lega ha operato in questi anni solo per tagli e trasferimenti di risorse al Nord, in nome dei suoi “superiori interessi di “motore economico del Paese.
Publbicato su “Calabria Ora” 18 febbraio 2011
Mi si deve spiegare, come se fossi un bambino di sei anni, cosa c’entra con la “responsabilizzazione del Sud” e il federalismo il taglio dei fondi FAS per pagare le multe UE degli allevatori del Nord.
Mi chiedo, ancora una volta come se fossi un bambino di sei anni, come facciamo a spiegare agli insegnanti precari del Sud ai quali è stata tolta anche la possibilità di emigrare al Nord con il meccanismo delle graduatorie a coda bocciate dalla Consulta e reinserite dalla Lega nel Milleproroghe, che adesso Bossi è un interlocutore, non è razzista, che la sua è una grande forza popolare con la quale dobbiamo dialogare ?
Siamo sicuri, infine, che facendo così cacceremo Berlusconi ? La grande alleanza costituente (che riceve ogni giorno più no che si da parte dei possibili interlocutori) che D’Alema e Bersani avanzano, ha chiarito i termini della sua proposta per il Paese ? Io non riesco a vederla questa proposta e mi considero un lettore assiduo ed un osservatore attento. Se poi vedo che addirittura si guarda alla Lega come possibile interlocutore “democratico”, confesso di provare un po’ di paura, ci vedo una rincorsa alla conquista del potere per il potere, non per fare qualcosa di diverso.
Sansonetti auspica la nascita di una nuova forza meridionalista che punisca i partiti nazionali che si sono alleati contro il Sud. Sono meno ottimista di lui: colgo infatti i rischi di una deriva di ulteriore frammentazione politica e sociale magari anche in nome di un autonomismo che avrebbe ben poco di nobile collocandosi in una dimensione ancora più stracciona e subalterna. Un futuro tutt’altro che roseo e il PD e il centrosinistra non possono e non devono metterci la firma sotto.