Gabiele Petrone

Preoccupa la fase preparatoria alle elezioni regionali. Il Centrosinistra appare incerto e confuso.

Locandina dell'Assemblea del 20 dicembre 2020

Documento del Circolo PD “Centro Storico e Frazioni” di Cosenza

Si è svolta ieri domenica 20 dicembre 2020, in modalità online, l’assemblea degli iscritti al Circolo PD “Centro Storico e Frazioni” di Cosenza.

E’ stata un’assemblea molto partecipata che ha registrato numerosi interventi.

La relazione è stata svolta dal Prof. Gabriele Petrone, Segretario del Circolo.

E’ stato deciso di organizzare tre giornate di mobilitazione per la promozione del tesseramento 2020.

Inoltre, a conclusione del dibattito, che è stato prevalentemente rivolto all’esame della situazione politica regionale, è stata richiesta al Commissario del PD calabrese Stefano Graziano, la convocazione, ovviamente nel pieno rispetto delle regole Anticovid, dell’assemblea regionale dei Segretari di Circolo, degli amministratori locali e degli eletti nelle istituzioni a livello comunale, provinciale, regionale e parlamentare.

Tale assemblea dovrà essere un appuntamento solenne e decisivo per delineare la proposta politica e programmatica del PD calabrese per le prossime elezioni regionali.

E’ stata espressa unanime preoccupazione sull’andamento della fase preparatoria elettorale dal momento che il centrosinistra appare incerto e confuso.

La maggiore difficoltà è quella dovuta alla mancata definizione di una coalizione elettorale sulla base di una chiara identità politica e programmatica.

Finora, dal tavolo della coalizione, grande assente è la Calabria.

Sembra prevalgano solo posizionamenti politicisti dal momento che è assente ogni confronto su qualsiasi ipotesi di progetto di governo.

La fanno da padrone visioni massimalistiche, parolaie e populiste.

Il limite maggiore di questa situazione è da ricercare in un progressivo cedimento politico-culturale ad una impostazione pseudomoralista e convenzionalmente giustizialista.

Di fatto, il PD è vittima del fatto che dal Nazareno si insiste sul diniego di un profondo esame delle ragioni che hanno determinato la esclusione di Mario Oliverio e la candidatura di Pippo Callipo.

Si opera, oltretutto, la rimozione delle dimissioni dello stesso Callipo dal Consiglio regionale senza che siano mai state spiegate le effettive motivazioni di tale scelta.

Si rischia di ripetere gli errori già compiuti per mettere, così, in campo una aggregazione elettorale per nulla attrattiva e poco credibile.

Si va trascinando una discussione che sembra sia fondata sulla rinuncia all’ambizione di competere per vincere e governare bene la Calabria.

Mai come in questo momento è necessario, invece, riuscire ad intercettare la domanda che proviene dalla maggioranza dei calabresi per la richiesta di un governo della Regione autorevole e capace, che con rigore morale e competenza, non solo contribuisca a rilanciare la reputazione della Calabria ma sappia indicare e perseguire la via di una fuoriuscita dalla grave crisi sociale ed economica.

Un governo regionale che abbia la forza di attuare un progetto di vera e propria rinascita democratica, morale e sociale della Calabria.

Un progetto di tale portata dovrà necessariamente essere ispirato da una visione di forte riformismo.

Se non ci si misura in questa sfida le prossime elezioni regionali rischiano di essere risucchiate nel vortice delle aspirazioni elettoralistiche per l’appannaggio di qualche seggio di minoranza nel Consiglio regionale.

Ovviamente, dentro questo vortice, è il populismo la cifra che fa la differenza e tutto ciò a vantaggio di un centrodestra che, in questo anno, ha già ampiamente dimostrato i limiti e la insufficienza della propria attività di governo.

Per l’affermazione di tale ambizione bisogna mettere in campo non un PD burocratizzato, sedato ed ammorbato dalla fidelizzazione alla pratica delle gestioni commissariali ma una forza vitale che sappia fare tesoro delle esperienze di governo del passato, con tutti i suoi meriti e difetti, e che sappia coinvolgere le espressioni territoriali per mettere in campo un progetto che dia centralità alla Calabria reale e non agli egoismi elettoralistici.

Il Circolo PD “Centro Storico e Frazioni” di Cosenza ritiene ineludibile un confronto franco e leale con tutte le espressioni territoriali e le diverse aree e componenti politiche al fine di pervenire ad un’azione unitaria fondata prima di tutto sul vincolo del principio dell’appartenenza e della responsabilità.

Foto dell'Assemblea Online del 20 dicembre 2020

Il Quotidiano del 18 dicembre 2020

Corriere della Calabria.it

Il Fatto di Calabria.it

Il Quotidiano del 22 dicembre 2020

Il Quotidiano del 22 dicembre 2020 2

Il Quotidiano del 22 dicembre 2020Il Quotidiano del 22 dicembre 2020 2

Giornata delle donne per parlare agli uomini

8 marzo

E’ davvero difficile scrivere qualcosa sulla giornata delle donne senza apparire banale, stucchevole o retorico. Tuttavia, ritengo doverosa una riflessione che ricordi a tutti, soprattutto agli uomini, che secoli e secoli di emarginazione hanno costituito una terribile perdita per l’umanità dei talenti di milioni e milioni di donne, costrette a non studiare, a lavori considerati inferiori, a vivere, pur se intelligenti e capaci, all’ombra di uomini forse mediocri il cui nome è sopravvissuto alla storia mentre il loro è andato purtroppo perduto. La lotta per l’emancipazione femminile è stata una delle più importanti rivoluzioni dell’ultimo secolo perché ha rotto schemi che sembravano indistruttibili e che ancora, per molti aspetti, resistono. Continua a leggere

Finalmente la responsabilità civile dei giudici

Giustizia

E’ passata quasi in sordina la legge sulla responsabilità civile dei giudici. Scontata la protesta dell’ANM che ha urlato contro il rischio della perdita dell’autonomia della Magistratura, ma non ci sono state le vibrate proteste né le tempeste mediatiche  degli anni passati. Il che conferma che uno degli ostacoli ad una riforma equilibrata della giustizia è stato rappresentato proprio da Berlusconi che in questi anni sulla giustizia ha sollevato grandi polveroni polemici salvo poi accontentarsi di qualche leggina ad personam messa a punto dal suo ufficio legale che, alla lunga, non gli ha neppure evitato la condanna.

Non si tratta di una rivoluzione, è bene dirlo. Elementi importanti sono certamente l’eliminazione del controllo preventivo di ammissibilità del giudizio per ottenere un risarcimento se si è vittima di malagiustizia e l’introduzione della possibilità di attivare il giudizio anche per negligenza grave o travisamento del fatto o della prova da parte del giudice, tutte cose che nella legge Vassalli, quella seguita al referendum dell’86 ed al caso Tortora, non c’erano.

Il cittadino vittima di malagiustizia ora potrà chiedere di essere risarcito allo Stato e solo dopo lo Stato potrà rivalersi sul giudice che ha compiuto l’errore grave o, peggio il dolo, fino alla metà dello stipendio.

Insomma viene superata finalmente l’idea che l’operato del magistrato, anche se viziato da negligenza, colpa grave o addirittura dolo, dovesse essere assolutamente sganciato da qualsiasi forma di responsabilità.

Oggi qualsiasi categoria, dai medici, agli avvocati, agli insegnanti, agli impiegati pubblici, è responsabile di fronte alla legge degli errori, delle colpe e delle negligenze gravi che commette nell’esercizio delle proprie funzioni.

A funzioni più grandi corrispondono responsabilità più grandi. Una cosa normale in tutto il mondo.

Solo gli appartenenti ad una casta possono pretendere di essere posti nella condizione di non dover rispondete mai del proprio operato professionale.

Insomma quella approvata ieri è una soluzione equilibrata e di buon senso, in linea con quanto avviene in altri Paesi europei dove la giustizia funziona e non è diventata il terreno di scontro di una guerra di religione.

Guerra di religione che alcuni cercano, ancora e disperatamente, di ravvivare nella speranza di riassumere il ruolo di tribuni che stanno inesorabilmente perdendo.

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