elezioni amministrative di Cosenza 2016

Il bello sta arrivando…

La Grande Bellezza

Non sarò candidato alle prossime elezioni comunali.

Con Carlo Guccione abbiamo valutato che il mio impegno in questa campagna elettorale assai difficile possa esplicarsi in altre forme e con ruoli diversi e non meno impegnativi di quelli di una candidatura al consiglio comunale. Del resto la mia candidatura, che aveva caratteristiche squisitamente politiche, era stata pensata a supporto di un candidato sindaco puramente civico come Lucio Presta.

Con Carlo Guccione, che la politica la mastica da quando era ragazzo, la mia presenza in lista appariva pleonastica.

Noi del PD siamo fatti così: le candidature hanno senso se esprimono una politica o comunque una rappresentanza di interessi più ampi di quelli del privato e non sono semplicemente il modo per confermare il voto di qualche cliente che si teme di poter perdere (nulla è più labile della clientela).

Con Carlo Guccione in questa campagna elettorale ci divertiremo. Il re è sempre più nudo e lo stesso schieramento delle sue truppe ne dimostra il grande senso di insicurezza così come le balbettanti e vittimistiche reazioni ad alcune inchieste giornalistiche corredate da documenti e articoli di legge. Stia certo: ‪#‎ilbellostaarrivando

Il popolo in comune

Presentazione Guccione 2

Conosco Carlo Guccione da trent’anni. Carlo appartiene alla nostra storia comune, quella delle sezioni del PCI di Cosenza, della FGCI, della militanza, dell’attacchinaggio dei manifesti, delle Feste dell’Unità. La sua casa a Serraspiga era una sezione aggiunta, Anna, la sua compianta madre, militante e capopolo, era la chioccia di tutti noi che arrivavamo a casa sua a qualunque ora del giorno e della notte. Suo padre, Ciccio, ferroviere comunista e militante appassionato ancora oggi, nonostante l’età. Carlo nasce qui, nel cuore di questa storia, nel cuore della Cosenza dei quartieri popolari, nell’orgoglio e nella lotta per il riscatto sociale e culturale. La sua candidatura a Sindaco di questa città rappresenta oggi il punto di arrivo di quella storia. Ed un nuovo inizio. In bocca al lupo Carlo.

Se il recupero del Centro Storico di Sgarbi è questo, poveri noi…

Cosenza Centro Storico

Pare che ieri sera Vittorio Sgarbi, che ricordo a tutti, prima di essere un assiduo frequentatore dei talk show, è uno storico dell’arte, abbia affermato, parlando del Centro storico di Cosenza: “Meglio un crollo che un cattivo restauro”. La cosa peggiore è che quella del critico show man non è una battuta provocatoria. Bisognerebbe avvertire Sgarbi che il candidato che è venuto a sponsorizzare a Cosenza da anni lo ha preso in parola. In questi anni il Centro storico di Cosenza è stato infatti tutto un crollo e nessun restauro. Anzi, alcuni pregevoli beni, come la chiesetta dell’Ecce Homo a Portapiana (che ricordo a tutti era la porta storica della città) sono stati impacchettati in costose e bruttissime scatole di ferro o chiusi con più povere assi di legno. Che dire poi di quei discutibili e storiograficamente improbabili pannelli dipinti che sono stati appesi su alcuni muri della Città vecchia ? Si è preferito infatti nascondere i segni del decadimento ma anche della storia, rinunciando anche ai più semplici interventi di messa in sicurezza dei beni culturali e delle persone. Insomma se la soluzione dei problemi del Centro storico di Cosenza secondo Mario Occhiuto sta nella figura di Vittorio Sgarbi c’è da essere seriamente preoccupati. Ancora oggi, infatti, i cittadini di Salemi e di San Severino Marche ricordano con apprensione i disastri provocati da Sgarbi sindaco. Che il candidato Mario Occhiuto lo proponga assessore a Cosenza rappresenta la prova evidente del vecchio adagio: “Dio li fa e poi li accoppia”.

Il Dispaccio

A Cosenza è necessario ricostruire il senso di una comunità…

Il Dispaccio foto

Intervista su Il Dispaccio.it di Francesca Gabriele

A Cosenza più di tutto occorre ricostruire il senso di una comunità che è andato progressivamente perdendosi, che non significa coltivare il vezzo un po’ snob di parlare in dialetto, ma interrogarsi sul ruolo e sulla funzione che Cosenza deve avere rispetto alla Calabria, al Mezzogiorno, all’Italia e persino rispetto al Mediterraneo e all’Europa. I cosentini sono stati questo nel corso dei secoli, i più europei dei calabresi, i più internazionalisti del Mezzogiorno, quelli capaci di guardare a ciò che si agita nel “mondo grande e terribile”. Noi siamo la città di Telesio, di Salfi solo per fare due nomi, gente che elaborava idee che hanno cambiato l’Europa e il mondo. Il Comune di Cosenza nei primi anni dell’Unità d’Italia votava mozioni per l’abolizione della pena di morte partecipando ad un dibattito internazionale promosso da Victor Hugo e Alexandre Dumas che a Cosenza ha anche abitato scrivendo uno dei suoi racconti. Eppure a Dumas non abbiamo dedicato nessuna via, nessuna piazza, nessun museo. Ecco, io credo che Cosenza debba ritrovare questo orgoglio del suo essere una grande città produttrice di cultura. Che è altra cosa rispetto a certa paccottiglia sulla leggenda di Alarico che non può essere l’unico brand di una città come Cosenza o, con tutto il rispetto, la lista “Capra” di Vittorio Sgarbi. Leggi l’intervista completa