donne

E…Lezioni americane

(Photos: Courtesy GOP.org, Democrats.org)

Afroamericani, ispanici, nativi americani, gay dichiarati e tantissime donne. I democratici negli USA sfidano la destra razzista e maschilista impersonata da Trump con impostazione politica e candidati radicalmente alternativi. La destra populista e sovranista che sollecita solo paure si batte con una sinistra che indica con chiarezza la strada del progresso e della fiducia nella società aperta.

Democratica.com

Giornata delle donne per parlare agli uomini

8 marzo

E’ davvero difficile scrivere qualcosa sulla giornata delle donne senza apparire banale, stucchevole o retorico. Tuttavia, ritengo doverosa una riflessione che ricordi a tutti, soprattutto agli uomini, che secoli e secoli di emarginazione hanno costituito una terribile perdita per l’umanità dei talenti di milioni e milioni di donne, costrette a non studiare, a lavori considerati inferiori, a vivere, pur se intelligenti e capaci, all’ombra di uomini forse mediocri il cui nome è sopravvissuto alla storia mentre il loro è andato purtroppo perduto. La lotta per l’emancipazione femminile è stata una delle più importanti rivoluzioni dell’ultimo secolo perché ha rotto schemi che sembravano indistruttibili e che ancora, per molti aspetti, resistono. Continua a leggere

LA LETTERA DELLA CALABRESE CHAOUQUI NON E’ RAZZISTA. E’ SOLO TRISTE.

20100212corriere-della-sera-1

Una brillante ragazza che lavora in una multinazionale, partita da un paesino della Calabria tanti anni fa oggi ottiene il posto d’onore con una sua lettera sulle pagine del “Corriere della Sera”, il più grande quotidiano d’Italia.

Francesca Chaouqui ci racconta di una Calabria barbara, matriarcale, in cui la discriminazione di genere e il femminicidio sono solo il frutto di una società arretrata, chiusa, in cui maschi e femmine vivono in una dimensione arcaica, con ruoli ben definiti.

Francesca Chaouqui è partita anni fa ed ha trovato, purtroppo come tanti, come troppi calabresi, solo fuori dalla sua terra le opportunità che cercava e che meritava.

Come tanti calabresi emigrati ha assorbito la concezione del mondo della città e della comunità che l’ha accolta ed ha cominciato a guardare alla sua terra prima con distacco poi, forse, anche con un po’ di implicito rancore.

La morte della povera Fabiana a Corigliano diventa così non l’ennesimo capitolo di una strage di donne che riguarda l’intero territorio nazionale, dalle Alpi alla Trinacria come si diceva un tempo, ma l’effetto di una specificità locale, regionale, il frutto di una società in cui si dice e si pratica il  “citto tu ca si fimmina”.

Potremmo dire a questa ragazza che si sbaglia, che le donne calabresi sono tutt’altro da come le descrive.

Potremmo dirle che le donne calabresi non sono affatto subalterne, che spesso proprio da loro sono partite grandi lotte di emancipazione che hanno scosso e cambiato profondamente la loro terra e anche i loro uomini.

Potremmo insistere sul concetto che le donne vengono discriminate ed uccise a Brescia e a Busto Arsizio come a San Sosti o ad Avetrana.

Potremmo dirle che le sue parole odorano troppo di pregiudizi e generalizzazioni da bar dello sport, ma lei rimarrebbe dello stesso parere, fiera di essersi “salvata” dalla sorte che è convinta sia nel destino e nel DNA delle sfortunate sue conterranee rimaste a casa.

Francesca, infatti, come tanti emigrati, cerca solo conferme alle ragioni che la spinsero ad abbandonare la sua terra per bisogno o per scelta.

Perché per tanti come Francesca questa terra è più facile leggerla con gli occhi degli altri: è più facile ma anche molto più triste.