Don Abbondio

Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare

Don Abbondio

Don Abbondio

 

I ciucci travestiti da cavallo contro Mario Oliverio
Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare
Quanto sta accadendo in Calabria richiama la famosa frase di don Abbondio ne “I promessi sposi”. Attorno alla disponibilità di Mario Oliverio a ricandidarsi alla guida della Regione, normale in qualunque democrazia, si affanna una pletora di “personaggetti” da cortile, proni a procure e ad alcune redazioni giornalistiche (che in questa nostra terra hanno lavorato spesso di sponda) non protési alla vittoria della propria squadra ma all’azzoppamento dei titolari sul campo. C’è di tutto: gli iper garantiti incapaci anche di vincere una partita a carte, i rancorosi vendicativi, gli asini travestiti da cavallo, gli eterni numeri due che vogliono ammazzare i numeri uno affinché la gente si accorga della loro esistenza, i mediocri che pensano di convincere il mondo che servono a qualcosa oltre che a se stessi, gli ex di qualcosa frustrati di non essere più nulla e, ovviamente, gli opportunisti già pronti sul mercato.
Se avessero quel coraggio che non si possono dare potrebbero trovare tra di loro un candidato e sfidare Mario Oliverio in campo aperto. Ma non ce l’hanno e brigano, diffondono fake news, aspettando che Roma risolva loro il problema.
Misurarsi sulla politica, sulle diverse visioni della Calabria ? Trovare davvero qualcuno che possa essere un candidato migliore di Oliverio attraverso meccanismi democratici ? Manco per idea. Meglio tentare di strumentalizzare le vicende giudiziarie che anche uno studente di legge del 1 anno comprende essere prive di ogni fondamento. È questa accozzaglia di nani e ballerine che ha logorato il PD e il centrosinistra in questi anni, non Oliverio. Nessuna operazione trasformistica potrà mai nascondere questa realtà.

Il Fatto di Calabria

NoidiCalabria

 

Bastoniamo don Abbondio !!!

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Ne I promessi sposi un personaggio centrale è certamente il curato don Abbondio, quello che minacciato dai “bravi” di Don Rodrigo, si rifiuta di celebrare le nozze tra Renzo e Lucia e innesca il complesso processo narrativo del romanzo manzoniano.

Don Abbondio è un personaggio comico nel suo crudo realismo: un povero prete di campagna messo di fronte ad avvenimenti più grandi di lui e che reagisce nell’unico modo che conosce, fuggendo dalle proprie responsabilità.

Quelle responsabilità alle quali lo richiama il cardinale Federigo Borromeo e che però trovano il nostro assolutamente incapace di comprendere. Le parole appassionate del cardinale, infatti, non lo smuovono, prova anzi disappunto nel riconoscere nelle argomentazioni dell’alto prelato le stesse che, all’inizio della storia, aveva usato con lui l’umile Perpetua, ha voglia di scappare e pensa tra sé “che sant’uomo, ma che tormento” fino a sbottare nella famosa frase: “Il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare”.

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E’ questa frase che lo rende simpatico, quasi che Manzoni, da grande artista ci dica: si dovremmo prenderlo a bastonate a questa bestia, ma in fondo egli non può essere diverso da quello che è, un povero uomo piccolo piccolo, un ignavo di cui al massimo sorridere se non con comprensione almeno con indulgenza

E in verità il prete manzoniano le bastonate se le merita tutte: perché Don Abbondio è il classico debole con i forti e forte con i deboli. Si comprende questo aspetto del suo carattere quando la famosa notte in cui doveva celebrarsi il matrimonio a sorpresa, lo stratagemma con il quale lo strappano dal letto è la restituzione di un prestito, segno che il nostro era uso a prestar denaro ad interesse, un’attività tutt’altro che consona al suo ruolo di “pastore di anime”.

Don Abbondio nel momento cruciale sceglie la strada che gli sembra più semplice e non quella, certamente più difficile che pure Perpetua in tutta la sua umiltà, aveva saputo indicargli. Come tanti, come troppi.

Troppe volte chi dovrebbe prendersi le responsabilità,  piccole o grandi che siano, del proprio ruolo, fugge o ne scarica il peso sugli altri senza curarsi che i danni del suo comportamento finiranno per pagarli tutti.

Senza contare che spesso sono proprio questi “don Abbondio” a indossare la veste dei moralisti o, peggio, degli implacabili inquisitori dei mali della “serva Italia, di dolore ostello”, senza riflettere sul fatto che di don Abbondio ce ne stanno in tutte le categorie: imprenditori, professionisti, giornalisti, dirigenti, funzionari, semplici impiegati, insegnanti, politici, operai, ecc., nella gente che semplicemente non fa il proprio dovere.

Perché fare il proprio dovere non significa “fare gli eroi” (nemmeno a Don Abbondio si chiedeva questo) ma semplicemente assumersi le proprie responsabilità.

Ecco perché i tanti don Abbondio dei nostri tempi, quelli che spesso sollevano forche e forconi sempre contro gli altri, dovrebbero interrogarsi su quante bastonate loro stessi hanno già meritato di beccarsi sul groppone.