scuola

Una Pigotta con il tuppo…

Pigottta

Un regalo assai gradito da parte dei ragazzi e degli insegnanti di Sesto Imolese: una Pigotta realizzata da loro con il “tuppo”…lo chignon. Interamente realizzata da loro. Si chiama Calipso e il “tuppo” come il nome sono un omaggio alle mie origini meridionali e mediterranee. Come sapete voi tutti a sud della ”linea gotica” l’espressione “volere la bambola col tuppo” significa “pretendere troppo”. Non a caso l’ho messa sulla mia scrivania…

Pigotta 2 Pigotta 3

La notte prima degli esami…

La notte prima degli esami

Ragazze, ragazzi, siamo arrivati. Vi auguro il meglio che possiate desiderare. Adesso cercate di rilassarvi, di stare tranquilli. Domani farete un passaggio di vita che comunque ricorderete sempre. Ma soprattutto ricorderete voi stessi, il bene che vi siete scambiati, gli affetti che avrete fatto crescere. E sarete maturi. È questo il patrimonio più prezioso che dovrete custodire quando la vita del “mondo grande e terribile” vi accoglierà. Un grande abbraccio e in bocca al lupo a tutte e a tutti. È stato un grande piacere ed un onore avere partecipato, sia pure parzialmente, alla vostra formazione.

Il vostro professore di Filosofia e Storia.

 

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I 15 giorni che hanno “sconvolto” la scuola

IIS Valentini-Majorana Castrolibero

Cosa è successo e cosa imparare dalla vicenda dell’IIS “Valentini-Majorana” di Castrolibero
La vicenda dei 15 giorni di occupazione dell’IIS “Valentini-Majorana” di Castrolibero (a mia memoria non ne ricordo, almeno in tempi recenti, di più lunghe) può essere considerata un caso emblematico, certamente un fatto che, senza alcuna esagerazione, ha segnato la storia della scuola italiana.
A mente più fredda, quindi, è possibile svolgere alcune considerazioni che credo possano essere utili per comprendere meglio ciò che è accaduto e ricavarne alcune indicazioni per il futuro.
Come è stato possibile che in una scuola-modello della provincia di Cosenza, diretta da una dirigente generalmente stimata per la sua esperienza e capacità, si sia potuto verificare un cortocircuito così deflagrante da sorprendere tutti, per primo chi scrive e che poteva avere conseguenze anche drammatiche se non si fossero manifestati due fattori importanti: la maturità di un movimento studentesco che si è misurato su temi ampi e particolarmente sentiti dall’opinione pubblica e la responsabilità dimostrata dal tessuto civile ed istituzionale del territorio che ha saputo raccogliere e farsi carico delle ragioni della protesta.
Sono stati mossi rilievi, che ovviamente condivido, sul fatto che le persone coinvolte abbiamo subito un processo mediatico e preventivo prima che fossero accertati fatti, circostanze ed eventuali responsabilità.
Il problema esiste e investe ormai il funzionamento stesso della democrazia e dello Stato di diritto e delle garanzie individuali in una società che si nutre bulimicamente di comunicazione social.
Tuttavia credo che, stavolta, la questione più importante sia stata un’altra, l’emergere cioè di un rifiuto netto, espresso in forme certamente radicali (come hanno sempre fatto storicamente i giovani) della persistenza di una cultura sessista, di stereotipi e pregiudizi che attraversano soprattutto il mondo “adulto”.
In questo senso si può senza dubbio dire che, anche se le persone coinvolte (come auspico perché da sempre contrario alle gogne e alle forche sia preventive che successive) saranno completamente sollevate da ogni possibile addebito, nulla sarebbe tolto alla forza dirompente dell’evento cui abbiamo assistito.
Il superamento del sessismo, della concezione predatoria delle relazioni tra i sessi, del rispetto dell’identità e della diversità di genere sono un tema educativo fondamentale, e chi deve farsene carico se non la scuola ?
Ma c’è un’altra questione di cui bisogna tenere conto: il corto circuito che ha innescato la vicenda del “Valentini-Majorana” (ma fenomeni simili si stanno manifestando con il risveglio della mobilitazione studentesca e giovanile in tutta Italia) ha infatti messo in evidenza come l’eccessiva burocratizzazione-aziendalizzazione che la scuola ha subito negli ultimi anni, a cui si è aggiunto l’impatto traumatico della pandemia e della DAD, deve essere finalmente superata.
Come per la sanità anche per la scuola occorre rendersi conto, una volta per tutte, che l’obiettivo fondamentale non è il pareggio dei bilanci e il risparmio delle spese ma il servizio reso ai cittadini, vale a dire la tutela della salute e la garanzia del diritto allo studio.
Bisogna prendere atto che la politica del dimensionamento scolastico che ha prodotto mega-istituti con migliaia di studenti, centinaia di docenti, di collaboratori e di personale ATA frutto della concorrenza spietata nella “caccia alle iscrizioni” non può più reggere.
E’ infatti inevitabile che un modello organizzativo di questa natura finisca per assumere, suo malgrado, una dimensione gerarchica rigida in cui gli studenti, che dovrebbero essere invece al centro dell’azione della scuola, finiscono per essere posti in una condizione di inferiorità o comunque passiva.
A Castrolibero abbiamo assistito, ad un certo punto, ad una rottura e a una lacerazione trasversale e orizzontale della comunità scolastica che non poteva più essere sanata ricorrendo a strumenti ordinari.
La soggettività studentesca ha messo in crisi tutto il sistema, ha ridimensionato e sostanzialmente trasformato la funzione stessa degli organi collegiali (quanto è necessaria la loro riforma è un’altra lezione di questa vicenda), ha condizionato sin dall’inizio lo sviluppo degli eventi e lo ha incanalato, per fortuna, in uno sbocco culturalmente avanzato.
Occorre essere altrettanto consapevoli, tuttavia, dell’altra faccia della medaglia: il rischio (già verificatosi nel passato) che la prevalenza della soggettività degli studenti possa anche degenerare in un abbassamento della qualità dell’offerta formativa e degli stessi livelli di garanzia del personale, dai docenti ai dirigenti, che rischia di restare schiacciata dalle altre componenti della comunità educativa, come le famiglie.
Un fenomeno, tuttavia, che è già in atto da tempo, perché l’esigenza di “prendere” e di “non perdere” alunni ha già prodotto danni profondi, a cominciare dalla subalternizzazione dei docenti alle famiglie, con un evidente squilibrio nel patto di corresponsabilità della scuola.
Insomma ciò che è successo al “Valentini-Majorana” è solo il sintomo di una malattia più vasta che ha bisogno di una cura ben più robusta in una “riforma di sistema”.
Tutti i sistemi che si basano sui principi e valori democratici vivono di equilibri e di una capacità di attenuazione e risoluzione dei conflitti.
Il problema quindi, se crediamo nel principio democratico, non è quello di esorcizzare o peggio reprimere il conflitto ma farlo esprimere nelle forme previste dalla libera convivenza democratica.
L’obiettivo è quello di creare e far effettivamente funzionare quelle “gerarchie orizzontali” che sono le uniche possibili nella scuola di un paese democratico.
In questo senso la proposta che i ragazzi del “Valentini-Majorana” di portare i “centri antiviolenza” nelle scuole (ma in generale quella di una apertura ai bisogni fortemente sentiti dai giovani che, guarda caso si concentrano soprattutto sui temi dell’ambiente e dei diritti) rappresenta un ennesimo impegno per il nostro Paese: riformare il “modello di scuola” che abbiamo conosciuto finora e adattarlo alle sfide poste in essere da una società profondamente mutata dalla pandemia.
In questo senso la vicenda del “Valentini-Majorana” può davvero definirsi un “caso di scuola”.

Il Quotidiano.it

 

Carissime ragazze, carissimi ragazzi, questa volta la lezione ce l’avete data voi !

Protesta degli studenti al liceo Valentini Majorana di Castrolibero

Carissime ragazze, carissimi ragazzi,
ve lo vogliamo dire, questa volta la lezione ce l’avete data voi. E bella grande.
Siamo i vostri docenti, vi vediamo tutti i giorni per molte ore, vi giudichiamo con un voto, ma non vi conosciamo.
E’ forse colpa di un mestiere sempre più difficile, in una istituzione troppo spesso chiusa e burocratica come è sempre stata la scuola; sarà colpa della retorica della ricerca dell’efficienza e dell’eccellenza a tutti i costi che si è ormai diffusa in essa. Ma ciò che è successo ci ha posto di fronte ad una dura realtà e siete stati voi a sbattercela in faccia.
Noi, troppo spesso ce lo dimentichiamo, non siamo impiegati del catasto. Dovremmo essere costruttori di teste, guide della conoscenza, edificatori dal basso di quella cosa bella e grande che si chiama democrazia. E troppo spesso non lo siamo stati.
Ecco perché oggi, dopo questi giorni intensi e convulsi, sentiamo il bisogno di andare al di là della stessa condanna di ogni forma di molestia, di violenza, di prevaricazione tanto più grave e imperdonabile se praticata da chi è chiamato a svolgere una funzione educativa.
Diciamoci la verità, al di là del merito dei fatti specifici emersi in questi giorni, sui quali ormai indaga l’autorità giudiziaria, di fronte all’evidente inadeguatezza di chi doveva offrire in questi giorni ben altre risposte, noi docenti forse non siamo stati in grado di ascoltare, di vedere e quindi di capire il disagio che evidentemente pervadeva nel profondo questa scuola.
E di questo, noi tutti, non possiamo non sentire il rimorso.
Come diceva Edmond Rostand, “Anche se non si è fatto nulla di male/Si han di sé mille piccole nausee il cui totale/Non dà un rimorso, no, ma un oscuro tormento.
Al di là di come finirà questa vicenda dal punto di vista giudiziario rispetto a chi vi è coinvolto (e per il quale vale sempre la presunzione di innocenza), il tema che ci avete posto di fronte è quindi molto più grande, per certi versi anche più grave.
A cominciare da quello di superare fino in fondo una cultura sessista e del possesso, certa concezione predatoria della relazione tra i sessi, su cui, nonostante la modernità che pervade le nostre vite, non si riflette mai abbastanza.
Una cultura che non può essere banalizzata solo come espressione di atavici pregiudizi e di comportamenti scorretti e che è, invece, qualcosa di molto più pervasivo e radicato per poter essere sconfitto solo con le denunce e le iniziative giudiziarie.
Qualcosa che sta dentro di noi e di cui troppo spesso siamo inconsapevoli e che emerge in forme troppo spesso superficialmente sottovalutate ma che feriscono, lacerano nel profondo, distruggono coscienze.
Ecco, care ragazze e cari ragazzi, quando rientreremo in classe insieme dovremo lavorare su come tornare ad essere davvero una comunità protesa alla difesa della dignità di tutte e di tutti.
E magari ci insegnerete a superare quel rimorso e quell’oscuro tormento di cui parlava Rostand.

Firmato i docenti

Gabriele Petrone

Angela Pagliarulo

Alfonso Tarantino

Francesco Cirillo

Biancamaria Iusi

Giovanna Migliano

RASSEGNA STAMPA

Il Quotidiano.it

QuiCosenza.it

Corriere della Calabria.it

La Nuova Calabria.it

La C News 24.it

EsperiaTV

Il Sussidiario.net

Zoomsud.it

La Repubblica.it

Corona virus: i nodi sono arrivati al pettine…

Immagine Corona Virus

Pubblicato su “Il Casinistanews.wordpress.com”

Dobbiamo renderci conto che il Corona virus resterà un problema aperto per un tempo molto lungo, forse anche decenni.
Non è la prima volta che accade nella storia, del resto, che un virus si accompagni alla vicenda umana e condizioni lo sviluppo sociale delle comunità. Sarà così anche questa volta.
Contro il corona virus però è stata trovata in tempi davvero rapidissimi un’arma assai efficace con i vaccini.
I vaccini, tutti i vaccini, nonostante la virulenza delle varianti (e ce ne saranno anche altre se la circolazione non viene arginata dalla cosiddetta “immunità di gregge” che siamo ancora ben lungi dall’aver raggiunto non solo in Italia ma anche in altri paesi del mondo) ci proteggono non solo e non tanto dal contagio, ma soprattutto dalla malattia grave e dalla morte.
Di fronte a questo scenario dobbiamo guardare in faccia alla realtà e vaccinarci, per fare del covid una influenza fastidiosa ma gestibile senza andare in ospedale. E qui abbiamo il vero problema: la campagna di vaccinazione sta arrivando a quel nocciolo duro di coloro che, per tutta una serie di ragioni, non vuole vaccinarsi. Ed è un nocciolo piuttosto esteso. Che non crea le condizioni della immunità di gregge e rende permanente la circolazione del contagio. L’esperienza di questi mesi ci ha, inoltre dimostrato come questa situazione non si può fronteggiare con i lock down totali o parziali che siano, perché il viurs continua comunque a circolare.
I nodi sono quindi arrivati al pettine. O si introduce l’obbligo vaccinale (che non è uno scandalo visto che in passato intere generazioni sono state vaccinate avendone salvaguardato la salute) o una forma di pass per accedere ad alcuni servizi che potenzialmente creano assembramento. O si sceglie una strada o l’altra. Non ci sono vie d’uscita.
In questo contesto va inquadrata anche la questione della scuola. Di recente sono usciti i dati sulla preparazione dei maturandi: una vera e propria ecatombe educativa.
Il Paese di Dante e del Rinascimento rischia la desertificazione culturale più di quanto era successo nel passato. E allora con franchezza dobbiamo chiederci: ce lo possiamo permettere un altro anno di DAD perché qualcuno non si vuole vaccinare ?
Appare pertanto evidente anche ad un bambino di sei anni che se vogliamo tenere aperto il Paese, recuperare le libertà alle quali abbiamo dovuto rinunciare, dare alle giovani generazioni la formazione cui hanno diritto e le opportunità che meritano, siamo chiamati ad una assunzione di responsabilità individuale e collettiva. Perché un altro anno di chiusure che ammazzano non solo l’economia ma soprattutto la vita sociale e culturale del Paese non ce li possiamo davvero permettere.

Il Casinistanews.com

Antonella mancherà a tutti…

Antonella Scavelli

Antonella Scavelli

Antonella Scavelli, affettuosa, solare, disponibile, amata da tutti i colleghi e soprattutto dai suoi alunni, non c’è più.
Restiamo attoniti e sconvolti alla notizia che ci pone di fronte alla crudeltà di quello che i poeti hanno chiamato “male di vivere”.
Resterà a tutti, soprattutto alla sua famiglia e a tutti coloro che le hanno voluto bene, la consolazione della certezza che nessuno potrà dimenticarla, cara signora sorridente e simpatica professoressa che amava la scuola e questo nostro meraviglioso quanto difficile mestiere.
Un forte e abbraccio Antonella, mancherai a tutti…

Come insegnante chiedo con forza: vaccinateci tutti, vaccinateci presto !

Vaccino contro il Corona virus

Articolo su “Il Casinistanews.net”

Tra difficoltà e ritardi l’Italia dovrebbe entrare nel vivo della campagna vaccinale nelle prossime settimane.
Non è questa la sede per discutere sulle ragioni che sono state alla base di queste difficoltà e di questi ritardi, certo è che dalla vaccinazione del numero più vasto di persone nel minore tempo possibile dipende la possibilità di ripresa economica, sociale e culturale dell’intero Paese.
Del resto non sfugge a nessuno che tra i vari paesi si sia, nei fatti, aperta una competizione per chi farà di più e prima nel mettere in sicurezza la propria popolazione e quindi riavviare le macchine delle proprie economie.
Come tutte le crisi, tuttavia, anche la pandemia presenta delle opportunità e non solo per la mobilitazione di risorse (in Europa il Recovery fund, ma politiche di investimenti che potremmo definire neokeynesiane sono state adottate in tutto il mondo) ma perché è possibile affrontare all’interno di una visione strategica questioni che erano state messe in secondo piano negli anni passati caratterizzati, invece, da politiche di austerità.
In questo contesto è del tutto evidente che la scuola e la formazione rivestono un ruolo decisivo per la “ricostruzione” che dovrà necessariamente avviarsi appena questa crisi sarà passata.
Non ritengo casuale che il nuovo Presidente del Consiglio, Mario Draghi, abbia posto proprio il tema della riapertura della scuola al centro delle dichiarazioni programmatiche del suo governo.
Purtroppo, però, non si può fare a meno di rilevare come continui a permanere un atteggiamento culturale che considera la scuola “un bene sacrificabile”: lo dimostra il fatto che il ricorso alla cosiddetta Didattica a Distanza sembra essere diventata la “scusa” per chiudere sempre e comunque le scuole, mentre è abbastanza facile trovare chi è disponibile a dare battaglia per tenere aperti i ristoranti. Con la differenza che mentre per un bar e un ristorante che rimane chiuso è comunque possibile “quantificare” sostegni o risarcimenti, per i giorni di scuola perduti e “surrogati” alla meno peggio con la didattica a distanza non esistono “ristori” che tengano.
In questo contesto la scelta di vaccinare prima possibile il personale della scuola (e io aggiungo anche gli studenti se non si vuole perdere un altro anno scolastico) è una scelta strategica.
Come insegnante chiedo con forza: vaccinateci subito, vaccinateci presto, perché se i medici salvaguardano il nostro presente difendendo oggi la nostra salute, gli insegnanti sono chiamati a mettere in sicurezza il futuro delle giovani generazioni e quindi il futuro di tutti noi.

Il Casinistanews.net

Spirlì la smetta di trastullarsi con la scuola e pensi a vaccinare i calabresi !!!

Nino Spirlì , Presidente f.f. Regione Calabria

Nino Spirlì , Presidente f.f. Regione Calabria

Come era prevedibile il TAR ha annullato l’Ordinanza di chiusura delle scuole di Spirlì.
Anche uno studente di giurisprudenza del primo anno si sarebbe accorto che non stava in piedi dal punto di vista della motivazione amministrativa.
Questo non significa che la situazione sanitaria non possa aggravarsi e richiedere nuove chiusure, ma appariva chiaro anche ad un bambino che è difficile sostenere la necessità di chiudere le scuole e contemporaneamente tenere aperti i ristoranti in zona gialla.
La verità è che Spirlì ha trovato un trastullo nella scuola e ci gioca con grande irresponsabilità invece di preoccuparsi, qui ed ora, di fare i vaccini al personale scolastico come del resto aveva anche annunciato (i dati sotto sono espliciti).

Il Sole 24 ore sulle vaccinazioni nelle scuole italiane. La Calabria ultima.

Il Sole 24 ore sulle vaccinazioni nelle scuole italiane. La Calabria ultima con lo 0 % !

Ma anche il Commissario alla Sanità calabrese Guido Longo dovrebbe smetterla di dare copertura a queste decisioni ballerine ed attivarsi per far vaccinare al più presto, secondo lo scadenzario deciso, la popolazione calabrese. Finora l’unico risultato è stato mettere sotto stress scuola e famiglie. Ora basta !

La DAD è solo un surrogato di scuola…

Studente in DAD

Studente in DAD

Voglio dire una cosa ai tanti che mostrano di preferire la DAD per i propri figli (e magari nulla hanno da dire sul fatto che questi ragazzi bivacchino in gregge per strada e nelle piazze): la DAD sta alla scuola in presenza come il surrogato sta al caffè. Cerchiamo di essere tutti coscienti di questo, del danno culturale e sociale che si sta producendo sulle giovani generazioni. Per cui suggerirei su questi temi una minore superficialità e la presa di coscienza che tenere le scuole aperte è una priorità assoluta.

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