Moralismo gene dei fascismi

Hitler e Mussolini

Durante la fase che li portò alla conquista del potere fascismo e nazismo condussero una vigorosa polemica populista contro la vera o presunta immoralità delle classi dirigenti liberali, democratiche e socialiste che avevano governato Italia e Germania fino ad allora. Tutto, crisi economica, povertà, persino la sconfitta militare nella Grande Guerra (nel caso della Germania) o la vittoria mutilata (nel caso dell’Italia) veniva ricondotta alla incapacità e ala corruzione della “vecchia” politica e dei suoi esponenti, magari personalità che, con tutti i loro limiti e difetti, erano comunque riusciti a realizzare importanti risultati e a risolvere importanti problemi. Singoli casi di corruzione venivano assunti come paradigmatici del marciume di un intero sistema. Il Mussolini che minacciava di fare del Parlamento (l’aula sorda e grigia) un bivacco di manipoli riuscì poi ad abolirlo del tutto, imitato poi da Adolf Hitler. Insomma i due riuscirono a convincere i loro popoli che ad essere corrotti non erano solo alcuni politici ma l’intero sistema democratico. Ecco perché rabbrividisco quando la sacrosanta esigenza di riportare la politica ad una dimensione etica viene troppo spesso tradotta, anche nei nostri disgraziati tempi, in puro moralismo. Perché il moralismo è il contrario dell’etica, ed è praticato prevalentemente da mascalzoni opportunisti (Montanelli docet). E il moralismo opportunista è uno dei geni più fecondi dei fascismi.

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