“WEIMARIZZAZIONE”…COS’E’ ?

Berlin, Propaganda zur Reichstagswahl

Questa mattina, durante la lettura del quotidiano in classe, un mio studente mi ha chiesto: “Prof…ma che cosa significa weimarizzazione della politica italiana ?”. Gli ho risposto che il termine si riferisce alla triste esperienza della cosiddetta Repubblica di Weimar, nata in Germania dopo la sconfitta della prima guerra mondiale, che fu spazzata via dalla dittatura hitleriana nel 1933. Dopo un inizio difficile, infatti, la Repubblica di Weimar, in cui la socialdemocrazia tedesca era il principale partito (ma assai consistenti elettoralmente erano anche i comunisti e un partito centrista denominato Zentrum) era riuscita a portare la Germania fuori dalla terribile crisi del dopoguerra, a far abbassare l’inflazione e a rimettere in piedi la sua poderosa macchina industriale.

Nel 1930 arrivarono, però, gli effetti della Grande Crisi del 1929 e la Germania ne fu investita in pieno. Nella crisi economica e sociale si inserirono tre fattori esplosivi: la nascita di una estrema destra eversiva guidata da Adolf Hitler, la linea disastrosa adottata dai comunisti tedeschi su ordine di Stalin e della III Internazionale che rifiutava ogni collaborazione con i socialdemocratici e la debolezza ed opportunismo dei conservatori in cui l’avversione ideologica per la sinistra era superiore alla volontà di difendere lo stato democratico.

Tra il 1932 ed il 1933 in Germania si votò quattro volte. Il rigido sistema proporzionale non diede la possibilità di formare nessun governo perché non erano possibili maggioranze di nessun tipo per il gioco dei veti incrociati tra i partiti, fino a quando Hitler non si vide consegnare la carica di cancelliere dal conservatore Fritz Von Papen e il 27 febbraio del 1933, con il pretesto dell’incendio del Reichstag (il parlamento tedesco) per opera degli stessi nazisti, furono sospesi i diritti costituzionali (libertà personale, di parola, di stampa, ecc.). Con le elezioni del 5 marzo 1933, che nonostante le violenze naziste consegnarono (è bene ricordarlo) al partito di Hitler solo il 43,9% dei voti, la Repubblica di Weimar fu completamente liquidata, tutti i partiti tranne il nazista furono messi fuorilegge e Hitler assunse i “pieni poteri”. Alla morte del vecchio Presidente Hindenburg Hitler assunse anche i poteri del Presidente della Repubblica e divenne il Furher del III Reich, con le conseguenze che tutti conoscono.

Per queste ragioni la Repubblica di Weimar è diventata il paradigma degli effetti disastrosi che l’instabilità politica ed istituzionale possono provocare in uno stato democratico.

Penso che tutti, in questo frangente storico che riguarda il nostro Paese, dovremmo riflettere sui rischi concreti della cosiddetta “weimarizzazione” e chiedere alla classe politica nella sua interezza responsabilità.

Non perché oggi il rischio in Italia sia quello di una dittatura, ma di un progressivo indebolimento delle istituzioni ed una conseguente ulteriore marginalizzazione del nostro Paese dal punto di vista politico ed economico. Del resto è facile guardare agli effetti della instabilità politica nella vicina Grecia, dove si è votato due volte in tre mesi.

La domanda che rivolgo a tutti: ce lo possiamo permettere ?

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