Insegnamento e diritto a manifestare

Un momento degli scontri con la polizia nella manifestazione antifascista a Padova

Un momento degli scontri con la polizia nella manifestazione antifascista a Padova

A Padova una insegnante viene fermata durante una manifestazione antifascista contro un raduno antiabortista di Forza Nuova.
Si potrebbe discutere sul fatto che il questore abbia autorizzato la prima manifestazione e negato l’autorizzazione alla seconda, ma credo avrà fatto tutte le valutazioni che ha ritenuto opportune sul mantenimento dell’ordine pubblico, sulle quali non ho elementi per discutere.
Resta il fatto che dopo la manifestazione si scatena una polemica, soprattutto a causa di un articolo di un quotidiano locale, il “Mattino di Padova”, che contesta il fatto che una insegnante (dopo averne ricostruito anche il profilo di “antagonista di professione”) possa partecipare ad una manifestazione politica. Alla polemica si sono aggiunti poi l’assessore all’istruzione leghista del Veneto Elena Donazzon e il Ministro dell’Interno Matteo Salvini.
A difendere l’insegnante si sono levate alcune organizzazioni della sinistra antagonista che hanno messo l’accento sul fatto che un insegnante “non può non essere antifascista”.
Io penso che la questione vada sganciata dalla polemica politica e affrontata sotto due aspetti:
- primo: l’insegnante ha commesso dei reati durante la manifestazione, tipo resistenza e violenza a pubblico ufficiale o altro ? Si valutino quei reati nel merito attraverso i procedimenti di legge che, com’è noto, sono affidati all’autorità giudiziaria e non alle forze dell’ordine e nemmeno ai giornali. In sede processuale si valuteranno i fatti e l’insegnante ne risponderà qualora dovessero configurare fattispecie di reato.
- secondo: ad un insegnante può essere negato il diritto a manifestare le sue idee (tra l’altro al di fuori dal posto di lavoro) ? Io credo decisamente di no. Anzi può farlo anche sul posto di lavoro avendo cura di distinguere i fatti dalle opinioni. Come dovrebbero fare alcuni giornalisti.
Certo a nessun insegnante o cittadino qualsiasi è riconosciuto il diritto di menare i poliziotti e di insultarli mentre svolgono il loro lavoro, anche se stanno manifestando per la causa più nobile di questo mondo, a meno che non debbano resistere a violenze e vessazioni immotivate (ma anche quelle vanno valutate dall’autorità giudiziaria).
In ogni caso non si può non convenire sul fatto che nel Paese stia montando un brutto clima se si è costretti a dover ribadire concetti così semplici anche a chi non solo dovrebbe conoscerli ma dovrebbe anche a difenderli.

Articolo su Dinamopress.it

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