Il fascino “riscoperto” della Sila

La Sila

Pubblicato su “Il Garantista” del 9 ottobre 2015

La brutta avventura, per fortuna a lieto fine, della signora Brunella Guagliani, ritrovata dopo quattro giorni passati in un bosco della Sila, ha anche un risvolto positivo, quello di averci restituito in parte il fascino antico che la nostra montagna ha sempre avuto.

Diciamoci la verità, la Sila era diventata per tantissimi solo un luogo per amene passeggiate domenicali e di shopping a Camigliatello da concludere davanti a ricche tavolate nei ristoranti o in sontuosi e devastanti pic nic i cui segni restano a biancheggiare per decenni in mezzo ai boschi e ai prati. I meno pigri, al più, impegnati nella ricerca dei funghi, nella pesca nei laghi e nelle sciate d’inverno. Questa montagna, chiamata “Silva” (foresta) dai romani, per secoli fonte generosa di sostentamento per le sue popolazioni ma anche rifugio di briganti, banditi e animali selvaggi, era stata fagocitata dalla frenesia consumistica dei nostri tempi.

Per quattro giorni, invece, è tornata ad essere quel luogo misterioso ed anche un tantino pericoloso del passato, la “selva oscura” di dantesca memoria, simbolo stesso del perdersi in ancestrali labirinti.

Chissà se, complice la brutta avventura della signora Brunella, torneremo tutti a guardarla con maggiore rispetto e ci penseremo due volte prima di abbandonare la nostra immondizia in mezzo ad uno dei suoi prati.

Il Garantista del 9 ottobre 2015

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