PCI

Presidi tra fiction e realtà

La Preside

Come tanti “del mestiere” ho guardato con una certa curiosità la fiction trasmessa su RAI UNO “La Preside” ispirata dalla vicenda della collega Eugenia Carfora dirigente di un istituto superiore di Caivano in provincia di Napoli.

Caivano è balzata agli onori della cronaca un paio di anni fa per bruttissimi episodi di abusi e legati alla criminalità organizzata, tanto da ispirare un decreto del Ministero dell’istruzione definito appunto “decreto Caivano”.

Molti colleghi hanno, giustamente, criticato certe semplificazioni narrative della fiction che poco hanno a che fare con la realtà quotidiana della nostra scuola.

Tuttavia, con molta franchezza, devo dire che non sono d’accordo. Giorgio Bocca riporta nella sua biografia su Palmiro Togliatti che il segretario del PCI polemizzò una volta con la recensione eccessivamente critica uscita su “l’Unità” del film “Riso amaro” dicendo sostanzialmente: “non ho visto il film e non saprei dare un giudizio estetico ma perché sul giornale dei lavoratori si deve criticare un film che parla di braccianti e lavoratrici” ? Anch’io penso, quindi, che pur nella comprensibile necessità di rendere la narrazione più adatta alla fruizione di un pubblico largo la decisione di fare un’opera televisiva sul lavoro della scuola di un pezzo di periferia difficile d’Italia abbia un valore in sé.

Anche perché posso dire senza tema di smentita che il personaggio interpretato da Luisa Ranieri fa alcune cose che ciascun dirigente scolastico (oggi ci chiamano così) affronta spesso con grandi difficoltà nella sua azione quotidiana. Certo non in tutta Italia ci sono le condizioni di Caivano, ma vi posso assicurare che i ragazzi “difficili” che non vengono a scuola o fanno molte assenze sono dappertutto, con il corredo di famiglie complicate, disgregate e con poca fiducia nelle istituzioni. E che docenti e “presidi” che amano il loro lavoro (sono per fortuna la stragrande maggioranza) cercano disperatamente di salvare. Se c’è un messaggio che la fiction trasmette è, quindi, proprio questo. Un’attenzione alla scuola, pur negli immancabili stereotipi, di cui si sentiva decisamente il bisogno. La società oscilla, infatti, tra due atteggiamenti contraddittori: da una parte una domanda che tende a sopravvalutare il ruolo della scuola anche rispetto alle altre istituzioni e, allo stesso tempo, una continua e costante sottovalutazione se non denigrazione quasi che questa potesse, da sola, risolvere tutti i mali della società.

Far vedere come si opera dentro le mura di una istituzione scolastica, e tantissimi lo fanno in silenzio e a costo di grandi sacrifici, era certamente necessario.

Certo dallo Stato e dalla società ci aspetteremmo molto di più, a cominciare da una inversione di tendenza in tema di una organizzazione più vicina ai territori uscendo da logiche puramente “ragionieristiche” che hanno ispirato il dimensionamento  scolastico negli ultimi decenni, alla necessità di creare organici di dirigenti, docenti e ATA più legati alle istituzioni scolastiche e quindi più motivate superando l’eccessivo turn over che costringe alle montagne russe di avvii sempre affannosi dell’anno scolastico, giusto per fare alcuni esempi. Personale più stabile, più legato ai territori sarebbe già un buon inizio. Perché un “preside” o un docente stabile che conosce il territorio è di per sé un elemento che aiuta alla costruzione di istituzioni scolastiche più efficaci ed efficienti nello spirito dell’autonomia che ha creato le condizioni di una modernizzazione del nostro sistema formativo anche più marcata di altri settori della pubblica amministrazione.

Poi c’è tutto il resto, ci sono i contesti sempre più complicati e difficili, c’è la criminalità, la violenza dentro e fuori le famiglie, c’è tutto questo.

Ma sarebbe bello che chi opera nella scuola non si sentisse solo o, per avere riconosciuto il proprio lavoro, non necessariamente debba sentirsi un eroe.

Articolo su Tecnica della scuola

Un grande abbraccio, caro Nicola Carnevale…

Nicola Carnevale

Ho appreso solo ieri della improvvisa scomparsa di Nicola Carnevale. A Nicola mi legava una antica conoscenza e la comune militanza nel PCI, tra le cui fila lo conobbi, io ancora nella FGCI e lui già Sindaco apprezzato e benvoluto di Falconara Albanese e componente della Segreteria Provinciale del Partito (che allora contava moltissimo, perché i livelli di direzione politica erano superiori alle stesse rappresentanze elettive). Nicola era serio, rigoroso e nello stesso tempo gentile e disponibile con tutti. Un uomo che è rimasto sempre fedele agli ideali della sua gioventù, per citare Berlinguer. Anche negli ultimi anni difendeva con nettezza le sue convinzioni e adorava discutere. Mi mancherà, ci mancherà. A tutta la sua splendida famiglia un grande abbraccio…

100 anni di comunisti in Italia…

La prima tessera del Partito Comunista d'Italia

La prima tessera del Partito Comunista d’Italia

Cento anni fa a Livorno i delegati della frazione comunista del Congresso socialista davano vita al Partito Comunista d’Italia, Sezione dell’Internazionale Comunista o Terza Internazionale. Il PCdI, e dopo la svolta togliattiana Partito Comunista Italiano, nasceva da una scissione nel quadro del grande movimento mondiale originato dalla Rivoluzione d’Ottobre in Russia nel 1917. In Italia, stremata dalla guerra, già imperversava la violenza fascista. In Parlamento e nel Paese i socialisti erano primo partito ma immobilizzati in una linea verbosamente rivoluzionaria priva di sbocchi. Una fondazione, dunque, in uno dei momenti più bui e difficili della storia italiana e mondiale. I comunisti italiani avranno una storia gloriosa nella lotta al fascismo, nella costruzione della democrazia e nella emancipazione delle classi popolari. Una storia che va discussa e approfondita. E mai dimenticata…

Addio compagno Macaluso…

Emanuele Macaluso

Se ne è andato Emanuele Macaluso, un altro grande della storia della sinistra italiana. Comunista, riformista, meridionalista. In questi tre aggettivi c’è l’uomo, l’intellettuale, il dirigente politico. Anche negli ultimi anni la sua voce critica non aveva cessato di metterci in guardia sui pericoli del populismo e del giustizialismo. Addio, compagno Macaluso…

Un grande abbraccio, cara Toniella…

Toniella De Rose

Toniella De Rose

Ho appreso pochi istanti fa della scomparsa di Toniella De Rose. Toniella era una mia amica affettuosa e sincera, compagna di militanza dai tempi del PCI. Era stata sindaco del suo comune, Fagnano Castello, dirigente politica attiva e generosa, stimata da tutti. L’avevo ritrovata come collega al Liceo Classico di Fagnano, anche in quella veste sempre in prima linea e con il suo splendido sorriso che offriva a tutti. La malattia se l’è portata via troppo presto ma lascia un patrimonio inestimabile di valori e di ricordi. Un grande abbraccio Toniella a te e ai tuoi. Ti vorremo sempre bene…

Craxi e la sinistra

Craxi e Pertini

Diciamolo subito: Craxi è stato un leader della sinistra italiana. Perché la sinistra non è stata solo il PCI. Perché altrimenti non si capirebbe persino perché abbiamo superato il PCI fino ad arrivare al PD. Craxi interpretò in forme più dinamiche e politicamente innovative la nenniana linea autonomista del PSI. Con intuizioni e proposte che la sinistra ha fatto sue dopo la sua morte. Craxi commise molti errori il più grave quello di non essere lui uno dei protagonisti, dopo il 1989, di un processo di ricomposizione della sinistra italiana che chiudesse le cicatrici della scissione di Livorno. Preferì rifugiarsi nell’accordo con Andreotti e Forlani. La vicenda giudiziaria fu l’epilogo drammatico di una dissoluzione della repubblica dei partiti che pure avevano garantito all’Italia democrazia e sviluppo. Una dissoluzione che ha iniettato nella coscienza collettiva i semi velenosi del giustizialismo e del forcaiolismo. Che sono agli antipodi della cultura politica della sinistra. Rileggerla storicamente è il dovere di tutti. A cominciare da me, che da giovane comunista iniziai a fare politica anche contro Craxi. E che all’epoca consideravo un nemico della sinistra. Sbagliavo e con me chi pensò che liquidare il PSI si traducesse nella vittoria elettorale degli eredi del PCI. Invece si aprì la fase del berlusconismo. Io avevo l’attenuante della giovane età. A dire il vero fu Massimo D’Alema, proponendo i funerali di Stato per Craxi, il primo a tentare una revisione di quella linea. Ma la abbandonò. Non sbagliare oggi è dovere di tutti per restituire a Craxi e alla storia del PSI i meriti che indubbiamente ebbe. E riflettere insieme sui gravi errori di quel tempo. Perché solo così possiamo fare i conti, tutta la sinistra, con la nostra storia che è cosa nobile e grande. Per non rassegnarci al grillotravaglismo e al salvinismo. La storia non la scrivono gli atti giudiziari, ma gli storici. Anche Helmuth Kohl fu coinvolto in uno scandalo per fondi neri al suo partito, la CDU. Eppure nessuno oggi lo ricorda per questo ma per avere costruito le condizioni della riunificazione tedesca. Se facessimo lo stesso in Italia sarebbe cosa utile e giusta.

In memoria del Cugino, oste e militante politico indimenticabile…

Natale Barone, il Cugino di Dipignano

Natale Barone detto il Cugino, oste e militante politico indimenticabile di Dipignano

Si è spento stanotte Natale Barone, da tutti conosciuto come il Cugino. Da più di quarant’anni la sua osteria a Dipignano è stata il crocevia di compagni, militanti oltre che di tantissimi amici. Locale da cui sono passati dirigenti politici, ministri, presidenti, intellettuali, uomini di spettacolo. Ma l’osteria del “Cugino” è stata anche luogo di discussione politica oltre che di semplice godimento gastronomico. Natale non è stato soltanto un oste ma un “quadro politico”. Le sue analisi erano sempre acute e mai banali. Era un uomo di parte che tutti rispettavano anche quando non erano d’accordo con lui. Un uomo moderno che univa alla militanza politica il gusto antico e tutto calabrese dell’ospitalità. Un bicchiere di vino e una delle sue mitiche polpette appianavano ogni divergenza, aprivano praterie di condivisione…Era un mio amico e nel suo locale ho vissuto momenti bellissimi. Anche negli ultimi tempi, quando il locale era ormai affidato alle cure del suo figliolo Cesare Barone, non mancava di venire e parlare di politica e del sol dell’avvenire. Ti abbraccio Natale…mi mancherai come mancherai a tutti. Un abbraccio alla tua splendida famiglia, che saprà portare avanti il ricordo del tuo nome…

Ciao Franco…

Franco Federico

È scomparso Franco Federico. A Luzzi e anche oltre lo conoscevano tutti. Senza esagerare, oggi perdiamo un pezzo dell’anima della sinistra luzzese. Umile muratore, era stato militante comunista sin da ragazzo. Non amava le cariche ma sosteneva il partito sempre, in un comune dove DC, PSI e PCI erano fortissimi in una dinamica complessa di contrapposizioni anche durissime ma anche di convergenze virtuose. Luzzi è stato il comune degli Smurra, dei Marchese, dei Peluso. Personalità forti. Eppure con Franco tutti dovevano parlare perché Franco era, in qualche modo, una delle voci più ascoltate non solo nel PCI ma in tutta Luzzi. Ricordo con affetto quando mi fece un “cazziatone” perché, inviato dalla Federazione (eravamo già DS) avevo dato troppa confidenza agli ex DC. Franco aveva visione e cultura politica da vendere. Abbraccio i suoi figli e i suoi nipoti. Non ultimo Umberto Federico, oggi sindaco, con larghissimi consensi, di Luzzi. Ciao Franco, ti ricorderemo sempre.

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