<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Gabriele Petrone &#187; IIS Pizzini Pisani Paola</title>
	<atom:link href="https://www.gabrielepetrone.it/tag/iis-pizzini-pisani-paola/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.gabrielepetrone.it</link>
	<description>Il Blog Ufficiale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 08:11:21 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Giorno della Memoria 2017</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/giorno-della-memoria-2017/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/giorno-della-memoria-2017/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2017 22:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Echmann]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria 2017]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolf Hesse]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=2059</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Intervento a Paola presso IIS “Pizzini-Pisani” di Gabriele Petrone (Bozza dell&#8217;intervento) Perché le persecuzioni ? Come tutte le ricorrenze “istituzionali” anche quella del Giorno della Memoria corre il rischio di cadere nella retorica. Io credo che questo rischio si possa evitare se ci si pone una semplice domanda: Perché ? Come è stato possibile [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2060" alt="IIS Paola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a> <a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola-2.jpg"><img alt="IIS Paola 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola-2-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/Giorno-della-Memoria-2017.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2061" alt="Giorno della Memoria 2017" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/Giorno-della-Memoria-2017-300x181.jpg" width="300" height="181" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Intervento a Paola presso IIS “Pizzini-Pisani” di Gabriele Petrone (Bozza dell&#8217;intervento)</b></p>
<p><em><b>Perché le persecuzioni ?</b></em></p>
<p>Come tutte le ricorrenze “istituzionali” anche quella del Giorno della Memoria corre il rischio di cadere nella retorica.</p>
<p>Io credo che questo rischio si possa evitare se ci si pone una semplice domanda: Perché ? Come è stato possibile che degli uomini &#8220;civilizzati&#8221;, figli di una delle nazioni più evolute e colte del mondo, abbiano potuto concepire e poi realizzare un orrore tanto grande ?</p>
<p>La risposta a queste domande è più semplice di quanto si possa pensare e sono insite nelle cause stesse delle persecuzioni.</p>
<p>La persecuzione è, infatti, un comportamento umano abbastanza comune.</p>
<p>Ad esempio, quello che noi definiamo “bullismo” altro non è che una forma di micro persecuzione ma non per questo meno odiosa e pericolosa.</p>
<p>La persecuzione nasce da pregiudizi e preconcetti che trovano la loro ragione di essere nella diffidenza, che a sua volta genera paure immotivate verso tutto ciò che appare diverso o poco comprensibile.</p>
<p>Si può provare diffidenza nei confronti del proprio compagno di scuola che si comporta in maniera “strana” o è portatore di una qualsiasi forma di diversità che non lo rende omologabile con il resto del gruppo.</p>
<p>Lo stesso meccanismo funziona, in maniera macro, a livello di società, di popoli, di nazioni.</p>
<p>La persecuzione, dunque, non è un fenomeno straordinario nella storia umana ma, invece, drammaticamente ordinario.</p>
<p>Esempi li troviamo nella lunga tradizione delle persecuzioni antisemite in Europa, in quelle ai danni di particolari gruppi sociali come le donne (la caccia alle streghe), gli omosessuali, i portatori di dissenso religioso (gli eretici), ecc..</p>
<p>Esse assumono dimensioni di massa quando si legano a grandi interessi economici e politici. <span id="more-2059"></span></p>
<p>Com&#8217;è noto la questione ebraica si afferma sin dalla distruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera dell’imperatore Vespasiano (70 d.C.) e la conseguente diaspora degli ebrei in tutto il mondo conosciuto.</p>
<p>La presenza di comunità ebraiche in tutta Europa, comunità che conservano la propria identità linguistica, religiosa e culturale è una costante della storia occidentale fino a tempi più recenti.</p>
<p>Gli ebrei vivono dentro le società europee come minoranze attive, economicamente fiorenti, svolgendo una funzione essenziale per lo sviluppo dei territori che li ospitano.</p>
<p>Verso di loro l’atteggiamento è duplice: da una parte la coscienza della loro utilità, dall’altra la diffidenza per la loro diversità religiosa e culturale.</p>
<p>La circostanza che, soprattutto nel Medioevo, gli ebrei svolgessero attività legate all’uso del denaro in un mondo come quello cristiano che, invece, esaltava la povertà, legata all’accusa di essere gli “assassini di Cristo” ne fa il capro espiatorio preferito nei momenti di crisi.</p>
<p>Nasce il mito dell’ebreo avaro, strozzino per antonomasia, sfruttatore e parassita, infido e anche diffusore di malattie (da ricordare la persecuzione ebraica durante la Grande Peste del ‘300, o le persecuzioni di ebrei e islamici anche convertiti nella Spagna dell&#8217;Inquisizione del XVI secolo).</p>
<p>Le persecuzioni si manifestano sotto forma di separazione delle comunità ebraiche da quelle cristiane (i ghetti e le giudecche presenti in ogni città e anche nei piccoli centri) e con improvvise esplosioni di violenza con relativi saccheggi dei beni.</p>
<p>Ne è interessata tutta l&#8217;Europa cristiana e si intreccia sempre con motivazioni di carattere economico e politico (da ricordare i <i>Pogrom</i> russi, esplosioni di antisemitismo popolari tipici soprattutto della fine del XIX secolo incoraggiate dalle autorità zariste per scaricare la tensione sociale che altrimenti poteva dare adito a sommosse anti signorili).</p>
<p>L&#8217;Europa illuminista e poi quella ottocentesca, intrisa degli ideali di libertà e tolleranza religiosa aveva, invece, ripudiato l&#8217;antisemitismo.</p>
<p>La chiusura dei ghetti e la piena integrazione delle comunità giudaiche nella società sono una costante dell&#8217;iniziativa liberale e democratica degli Stati, uno dei simboli della lotta contro l&#8217;oscurantismo dell&#8217;<i>Ancien regime</i>.</p>
<p>La costruzione della Sinagoga di Roma e il riconoscimento della cittadinanza italiana da parte del re Vittorio Emanuele II agli ebrei italiani dopo il 1870 rappresentano emblematicamente una linea di tendenza diffusa in tutto il mondo occidentale.</p>
<p>L&#8217;antisemitismo nazista, codificato nel <i>Mein Kampf</i> da Adolf Hitler, si inserisce dunque in una tradizione storica che faceva leva soprattutto su motivazioni religiose ma la supera in una dimensione del tutto nuova e, per certi aspetti, più pericolosa come dimostrano gli esiti.</p>
<p>Gli ebrei sono, nella visione hitleriana, i responsabili della sconfitta della Germania nella Grande Guerra, della crisi economica in quanto detentori del potere delle grandi concentrazioni finanziarie, del pericolo comunista nato in Russia con la rivoluzione d&#8217;ottobre perché molti dirigenti bolscevichi erano di origine ebraica (così come lo stesso Marx), ecc..</p>
<p>Vengono rielaborati i contenuti di tutta una serie di vere e proprie &#8220;bufale&#8221; storiche e scientifiche, alcune delle quali diffuse artificialmente proprio per diffondere il disprezzo contro gli ebrei come <i>Il protocollo dei savi di Sion</i>, un falso prodotto agli inizi del &#8217;900 dalla polizia zarista nel quale veniva rappresentata una fantomatica cospirazione massonica e giudaica per impadronirsi del potere nel mondo.</p>
<p>Gli ebrei cessano, quindi, di essere una comunità religiosa e diventano una &#8220;razza&#8221;, attraverso la rielaborazione grossolana di una sorta di darwinismo sociale elementare, secondo il quale solo gli individui e le razze più forti avrebbero potuto sopravvivere ed anzi avevano il dovere di dominare ed eliminare quelle più deboli.</p>
<p>Anche la cosiddetta &#8220;razza ariana&#8221; è una invenzione immaginaria che punta ad individuare nel ceppo &#8220;indoeuropeo&#8221; l&#8217;origine della purezza e di una missione dominatrice di alcune popolazioni europee su tutto il mondo &#8220;non indoeuropeo&#8221;.</p>
<p>Il programma hitleriano di dominazione del mondo era dunque tutto scritto, nero su bianco, in quel libro dettato in carcere al fedele Rudolf Hess e fu realizzato con fredda determinazione.</p>
<p>Alla persecuzione degli ebrei Hitler aggiunge quella agli oppositori politici, agli zingari, agli omosessuali, ai disabili in una coerente visione che vuole, appunto, solo i più forti degni di sopravvivere.</p>
<p>Il nazismo si afferma come ideologia della sopraffazione la cui logica conseguenza è la guerra, una guerra totale, di sterminio in cui nessuno viene risparmiato.</p>
<p>E nella guerra la pianificazione precisa, organizzata, efficiente, dello sfruttamento del lavoro schiavo e dello sterminio delle &#8220;razze&#8221; inferiori, dei nemici del regime, dei gruppi considerati socialmente pericolosi per la loro devianza.</p>
<p>Una operazione condotta con scrupolo da quelli che sono stati efficacemente definiti i &#8220;volenterosi carnefici di Hitler&#8221;.</p>
<p>Perfino l&#8217;atto violento di uccidere viene progressivamente spersonalizzato: dalle esecuzioni sommarie, le fucilazioni e le impiccagioni si passa all&#8217;uso del gas.</p>
<p>Anche le fredde e &#8220;professionali&#8221; SS, infatti, sono messe a dura prova quando devono uccidere decine, centinaia, migliaia di persone, donne, bambini e anziani compresi.</p>
<p>E allora si tratta di trovare un metodo per uccidere che sia rapido e che elimini quasi il contatto fisico con le vittime.</p>
<p>Le camere a gas sono il frutto di questa ricerca verso una sorta di pianificazione industriale del massacro.</p>
<p>La diffusa ed efficiente rete ferroviaria tedesca viene messa al servizio della &#8220;soluzione finale&#8221;: i treni percorrono migliaia di chilometri nei territori occupati e portano gli ebrei rastrellati in tutta Europa nell&#8217;universo del terrore dei campi di concentramento e di sterminio.</p>
<p>Si veniva prelevati nei propri quartieri con tutta la famiglia: mamma, papà, i fratellini e le sorelline più piccole, gli anziani nonni.</p>
<p>Veniva detto loro di preparare una valigia con tutto quello che era possibile portare e si veniva caricati su un treno merci i cui vagoni venivano chiusi dall&#8217;esterno.</p>
<p>Si viaggiava per giorni, con qualsiasi tempo, senza poter mangiare e bere, vivendo stretti gli uni agli altri, con un secchio in mezzo per fare i propri bisogni.</p>
<p>Arrivati a destinazione si contavano i primi morti: malati e anziani spesso soccombevano per le fatiche di quel viaggio assurdo.</p>
<p>Scesi dal treno si veniva divisi: maschi da una parte, donne dall&#8217;altra, senza riguardo per l&#8217;età. Un medico delle SS con una semplice occhiata procedeva ad una prima selezione: bambini, anziani e malati venivano subito mandati alle camere a gas.</p>
<p>Spogliati di tutto, perfino dei capelli che venivano conservati per le imbottiture, vestiti con un camicione a righe e con zoccoli di legno, chi era &#8220;più fortunato&#8221; a sopravvivere alla prima selezione veniva avviato ad un lavoro coatto di 12-14 ore al giorno, alimentato con una zuppa e un tozzo di pane nero appena sufficiente a tenersi in piedi: la morte sopraggiungeva dopo non molto tempo.</p>
<p>Nei campi si veniva spogliati di tutto, anche del nome, sostituito da un numero tatuato sul polso.</p>
<p>La dura espressione di Primo Levi &#8220;se questo è un uomo&#8221; rende bene l&#8217;idea di un processo di totale disumanizzazione, perseguito lucidamente e realizzato con efficienza burocratica ed anche con una certa abnegazione dai &#8220;volenterosi carnefici&#8221; come Adolf Eichmann, l&#8217;ispiratore ad Hannah Arendt della definizione di &#8220;banalità del male&#8221;.</p>
<p>Nel processo di Norimberga uno psicologo incaricato di &#8220;visitare&#8221; i gerarchi nazisti imputati definì questi uomini come totalmente sprovvisti di capacità di &#8220;empatia&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;odio era loro estraneo: avevano ucciso, sterminato, ordinato le azioni più aberranti con cinica lucidità, obbedendo ad ordini e dandone nel quadro di un terribile sistema di oppressione e morte.</p>
<p>Le azioni di questi uomini erano, dunque, inevitabili ?</p>
<p>Assolutamente no, perché furono in tanti a ribellarsi o semplicemente ad ignorare un ordine o compiendo una qualche azione che li sottraesse dall&#8217;obbligo di obbedire a leggi e disposizioni che non si ritenevano giusti.</p>
<p>E&#8217; anche grazie all&#8217;azione di quei giusti che si è potuta evitare la strategia del giustificazionismo, si è tolto fondamento al negazionismo, al revisionismo, alla tendenza a minimizzare.</p>
<p>In questo senso si motiva, fino in fondo, lo stesso &#8220;Giorno della Memoria&#8221;.</p>
<p>La memoria è un dovere perché le persecuzioni sono sempre lì, presenti come i germi di una malattia endemica da cui non ci si potrà mai immunizzare.</p>
<p>Fino a quando ci sarà qualcuno che guarderà ad un altro non per quello che è ma per quello che pensa sia o possa essere il pericolo del razzismo e della violenza sarà sempre incombente.</p>
<p>Il nostro unico vaccino da quell&#8217;orrore è non dimenticare il passato e non girare la testa da un&#8217;altra parte per ciò che accade nel presente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2063" alt="IIS Paola 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/01/IIS-Paola-3-168x300.jpg" width="168" height="300" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/giorno-della-memoria-2017/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Matteo&#8230;</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/caro-matteo-2/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/caro-matteo-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 14:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Alisia Rosa Arturi]]></category>
		<category><![CDATA[Belvedere Marittimo]]></category>
		<category><![CDATA[commemorazione di Matteo Barone]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Barone]]></category>
		<category><![CDATA[Paola]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[vittime della strada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1988</guid>
		<description><![CDATA[Caro Matteo, oggi non c&#8217;ero a ricordarti come avrei voluto, come avresti meritato. Ma come sai e come sanno i tuoi genitori, le alterne vicende della vita mi hanno portato lontano da Paola, dalla tua scuola, dalla nostra scuola. È passato un anno da quel maledetto pomeriggio che ti portò via ma il dolore e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1989" alt="Commemorazione di Matteo Barone" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/11/Matteo-Barone.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1522" alt="Matteo Barone" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/11/Matteo-Barone-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Caro Matteo,</p>
<p>oggi non c&#8217;ero a ricordarti come avrei voluto, come avresti meritato. Ma come sai e come sanno i tuoi genitori, le alterne vicende della vita mi hanno portato lontano da Paola, dalla tua scuola, dalla nostra scuola. È passato un anno da quel maledetto pomeriggio che ti portò via ma il dolore e la rabbia per la tua assenza non ci abbandona.</p>
<p>Oggi la tua scuola ti ricorda, tuo fratello percorre gli stessi corridoi che hai percorso tu, qui sono i tuoi amici, i tuoi insegnanti, un pezzo del tuo mondo continua a vivere, nonostante questo dolore assurdo.<br />
Molto si deve alla tua splendida famiglia se questo dolore comunque non ci impedisce la speranza. Oggi non mi resta che abbracciarti ancora una volta, ragazzo mio, e a serbare nel mio cuore il tuo ricordo e il privilegio di avere avuto la possibilità di essere parte della tua vita come insegnante e di avere incontrato il tuo sorriso su questa terra. <span id="more-1988"></span></p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1990" alt="Commemorazione di Matteo Barone 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-2-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a> <a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1991" alt="Commemorazione di Matteo Barone 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-3-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a> <a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1992" alt="Commemorazione di Matteo Barone 4" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-4-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a> <a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-5.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1993" alt="Commemorazione di Matteo Barone 5" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/11/Commemorazione-di-Matteo-Barone-5-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>VIDEO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/-jT6I_MHNa4?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/caro-matteo-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Seminario sull&#8217;alternanza scuola-lavoro dell&#8217;IIS Pizzini Pisani di Paola</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/seminario-sullalternanza-scuola-lavoro-delliis-pizzini-pisani-di-paola/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/seminario-sullalternanza-scuola-lavoro-delliis-pizzini-pisani-di-paola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 22:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Alisia Rosa Arturi]]></category>
		<category><![CDATA[alternanza scuola-lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Auditorium San Francesco di Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Bouchè]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Apa]]></category>
		<category><![CDATA[Santuario di San Francesco di Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio Scolastico Regionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1627</guid>
		<description><![CDATA[INTERVISTE]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>INTERVISTE</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/jA7YI46wGEs?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/seminario-sullalternanza-scuola-lavoro-delliis-pizzini-pisani-di-paola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La straziante presenza dell&#8217;assenza</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/la-straziante-presenza-dellassenza/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/la-straziante-presenza-dellassenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Dec 2015 11:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Adrian Oprea]]></category>
		<category><![CDATA[Alisia Rosa Arturi]]></category>
		<category><![CDATA[Belvedere]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[la straziante presenza dell'amore]]></category>
		<category><![CDATA[la vita è meravigliosa]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Barone]]></category>
		<category><![CDATA[meraviglioso]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Apa]]></category>
		<category><![CDATA[vittime della strada]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1621</guid>
		<description><![CDATA[Il mio ricordo di Matteo Barone questa mattina&#8230;perché la vita è meravigliosa&#8230;.  È ormai passato più di un mese da quel terribile pomeriggio in cui la notizia della tua morte ci ha raggiunto, caro Matteo. E non c&#8217;è giorno in cui il pensiero non ci porta a te, semplicemente guardando il tuo banco vuoto, il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1622" class="wp-caption alignnone" style="width: 230px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/12/In-ricordo-di-Matteo-Barone-studente-dellIPSIA-di-Paola.jpg"><img class="size-medium wp-image-1622" alt="I palloncini dei ragazzi dell'IIS Pizzini-Pisani che volano in cielo in ricordo di Matteo Barone" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/12/In-ricordo-di-Matteo-Barone-studente-dellIPSIA-di-Paola-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I palloncini dei ragazzi dell&#8217;IIS Pizzini-Pisani che volano in cielo in ricordo di Matteo Barone</p></div>
<p><b>Il mio ricordo di Matteo Barone questa mattina&#8230;perché la vita è meravigliosa&#8230;.</b></p>
<p><b> </b>È ormai passato più di un mese da quel terribile pomeriggio in cui la notizia della tua morte ci ha raggiunto, caro Matteo.</p>
<p>E non c&#8217;è giorno in cui il pensiero non ci porta a te, semplicemente guardando il tuo banco vuoto, il tuo nome sul registro.</p>
<p>Sai, Matteo, nessuno ha pensato di cancellarlo quel tuo nome, il secondo dell&#8217;elenco, di passarci una riga sopra.</p>
<p>È solo un modo per combattere la lacerazione della tua assenza, il ribadire che no, non te ne sei andato quel pomeriggio nella tua Belvedere, in quella maledetta curva.<br />
Sai, Matteo, i tuoi compagni hanno scritto su un gran lenzuolo &#8220;ciao, Matteo&#8221; e quel lenzuolo è ancora li, e nessuno pensa di rimuoverlo. <span id="more-1621"></span></p>
<p>Perché tu ancora ci sei, per tutti: continua a vivere, nonostante tutto, la tua straziante presenza dell&#8217;assenza di una vita troppo giovane, di un sorriso troppo bello per essere reciso dalla morte.<br />
Quando ho saputo del tuo incidente ero fuori: ho provato dolore ma soprattutto rabbia.<br />
Ho ripercorso gli anni in cui ti ho conosciuto.</p>
<p>Arrivasti in terzo con il tuo inseparabile compagno di banco, Adrian Oprea: due bravi ragazzi, educati, sorridenti, solari.</p>
<p>Se ci ripenso poche volte abbiamo parlato di cose non di scuola, forse mai. Eri riservato al contrario di molti tuoi compagni, ma non eri mai triste, mai solitario. Davi invece il senso di un ragazzo felice. Quando tua madre veniva a chiedere di te scoprivo che avevo davvero poco da dire, nel senso che eri uno studente per il quale non si dovevano mai spendere troppe parole. Eri lo studente che non dava problemi, mai.</p>
<p>Ho riconosciuto il calore meraviglioso dell&#8217;amicizia e dell&#8217;amore che ti circondava quando sei morto. Ho letto, bevendo le lacrime, le parole intense di Adrian, paparella, il tuo amico fraterno che raccontava come tu lo avessi &#8220;accolto&#8221; sin dalla prima elementare, quando a malapena parlava l&#8217;italiano. Ho capito fino in fondo quanto eri buono dal dolore di chi ha avuto la fortuna di conoscerti e volerti bene.</p>
<p>Mi ci metto anche io tra questi, ragazzo mio, anche se continuo a sentire il rimorso di non avere parlato di più con te, di non essere riuscito a darti di più.</p>
<p>Resta la tua assenza ingiustificabile oggi. Un&#8217;assenza che tutto ci toglie.<br />
In questo nostro difficile ma straordinario mestiere di insegnanti la cosa più ardua non è tanto trasmettere le nozioni del nostro sapere, ma capire il vostro essere di ragazzi che crescono. Poche volte, purtroppo, ci riusciamo.</p>
<p>Ecco perché, caro Matteo, alla tua assenza, oggi, possiamo solo cercare di sopravvivere nel tepore del tuo ricordo, nella dignità serena del dolore dei tuoi genitori, dei tuoi splendidi fratelli, di tutta la tua famiglia, di tutti i tuoi amici.</p>
<p>Un grande abbraccio, ragazzo mio. Continua a restare con noi.</p>
<p><strong>Il filmato della giornata realizzato da Paolo Apa</strong></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/xrJ07IwBKB0?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/la-straziante-presenza-dellassenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scrive sempe, sta cuntenta, io non penzo che a te sola&#8230;</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/scrive-sempe-sta-cuntenta/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/scrive-sempe-sta-cuntenta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2015 22:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[100 anni dalla Grande Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[io non penzo che a te sola]]></category>
		<category><![CDATA[La leggenda del Piave]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pia Serranò]]></category>
		<category><![CDATA[Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Scrive sempe]]></category>
		<category><![CDATA[Scrive sempe sta cuntenta]]></category>
		<category><![CDATA[sta cuntenta]]></category>
		<category><![CDATA[Tapum]]></category>
		<category><![CDATA[‘O surdato nnamurato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1275</guid>
		<description><![CDATA[  A 100 anni dalla Grande Guerra (24 maggio 1915-24 maggio 2015). Seminario dell’IIS “Pizzini-Pisani” di Paola. Si è svolto questa mattina presso l’Auditorium Sant’Agostino del Comune di Paola un seminario pubblico in occasione dei 100 anni dalla grande guerra organizzato dall’IIS “Pizzini-Pisani” di Paola. Al seminario, coordinato dal prof. Pietro De Luca, è intervenuta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1279" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Locandina-seminario-23-maggio-a-100-anni-dalla-grande-Guerra1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1279" alt="Locandina seminario 23 maggio a 100 anni dalla grande Guerra" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Locandina-seminario-23-maggio-a-100-anni-dalla-grande-Guerra1-300x269.jpg" width="300" height="269" /></a><p class="wp-caption-text">Locandina seminario 23 maggio a 100 anni dalla Grande Guerra<b></b></p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><b><strong>A 100 anni dalla Grande Guerra (24 maggio 1915-24 maggio 2015). </strong>Seminario dell’IIS “Pizzini-Pisani” di Paola.<br />
</b></p>
<p>Si è svolto questa mattina presso l’Auditorium Sant’Agostino del Comune di Paola un seminario pubblico in occasione dei 100 anni dalla grande guerra organizzato dall’IIS “Pizzini-Pisani” di Paola.</p>
<p>Al seminario, coordinato dal prof. Pietro De Luca, è intervenuta la consigliera comunale Maria Pia Serranò per portare i saluti dell’Amministrazione Comunaleho tenuto la relazione sul tema con un <i>focus</i> sul contributo della Calabria a quegli eventi.</p>
<p>Ho scelto  il titolo del seminario di oggi mutuandolo da una famosa canzone dell’epoca, <i>‘O surdato nnamurato</i> proprio a voler ricordare come quella terribile guerra, voluta da pochi, alla fine con coraggio e dedizione, fino all’estremo sacrificio, la fecero tutti, <span id="more-1275"></span> tutto il popolo italiano a cominciare dai più umili.</p>
<p>Ricordare la grande guerra oggi significa comprendere quanto quel terribile evento abbia avuto profonde conseguenze nella nostra vita nazionale, nella coscienza collettiva di un popolo che, fino ad allora, non era mai stato realmente tale. Significa riflettere sul cinismo di classi dirigenti che trascinarono il Paese in un conflitto non voluto per desiderio di potenza o per meschini interessi di parte. Ma ci fa anche comprendere come quella guerra poté, alla fine, essere vinta solo grazie al sacrificio di umili soldati-contadini che seppero farsi carico del destino di tutti.</p>
<div id="attachment_1277" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Un-momento-dellincontro-di-oggi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1277" title="Un momento dell'incontro di oggi" alt="" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Un-momento-dellincontro-di-oggi-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento dell&#8217;incontro di oggi</p></div>
<p>Ancora oggi voi ragazzi potete avere contezza di quello che fu un evento sconvolgente, che si iscrisse nel vissuto quotidiano di milioni di famiglie italiane osservando i monumenti ai caduti che caratterizzano il paesaggio urbano di ogni comune d’Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Quei nomi incisi nel marmo sono la testimonianza viva di una tragedia nella quale ogni comunità, piccola o grande che fosse, rimase coinvolta. In Italia non tornarono in 600 mila, in Calabria circa 20mila.</p>
<p><strong>Relazione (testo provvisorio non rivisto)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Scrive-sempe-sta-cuntenta-io-non-penzo-che-a-te-sola-A-100-anni-dalla-Grande-Guerra-converted.pdf">Scrive sempe sta cuntenta io non penzo che a te sola A 100 anni dalla Grande Guerra-converted</a></strong></p>
<p>RASSEGNA STAMPA</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Articoli-de-Il-Quotidiano-Il-Garantista-La-Provincia-del-25-marzo-2015.pdf">Articoli de Il Quotidiano, Il Garantista, La Provincia del 25 marzo 2015</a></strong></p>
<p>VIDEO DELL&#8217;INCONTRO<br />
<iframe src="https://www.youtube.com/embed/5l8RRZdRbVU" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/scrive-sempe-sta-cuntenta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>1945-2015 &#8211; 70 anni di libertà</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/1945-2015-70-anni-di-liberta/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/1945-2015-70-anni-di-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 21:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[1915-2015]]></category>
		<category><![CDATA[70 anni di libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
		<category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Enza Bruno Bossio]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Marzabotto]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Angelo di Stazzema]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Emanuele III]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1179</guid>
		<description><![CDATA[Testo dell&#8217;intervento tenuto presso l&#8217;IIS Pisani-Pizzini di Paola il 23 aprile 2015 Ho riflettuto molto sul titolo da dare all&#8217;incontro di oggi a questo mio intervento e l&#8217;unico che mi è sembrato adatto è &#8220;70 anni di libertà&#8221;. Perché è l&#8217;unico che mi consente di spiegare a voi ragazzi il significato vero della Resistenza e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1180" alt="Paola 6" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p><b>Testo dell&#8217;intervento tenuto presso l&#8217;IIS Pisani-Pizzini di Paola il 23 aprile 2015</b></p>
<p>Ho riflettuto molto sul titolo da dare all&#8217;incontro di oggi a questo mio intervento e l&#8217;unico che mi è sembrato adatto è &#8220;70 anni di libertà&#8221;. Perché è l&#8217;unico che mi consente di spiegare a voi ragazzi il significato vero della Resistenza e della Festa della Liberazione.</p>
<p>Perché è la libertà, con tutto quello che ad essa si lega indissolubilmente, l&#8217;eredità che ci hanno lasciato i nostri nonni 70 anni fa. <span id="more-1179"></span></p>
<p>Nonni che allora erano giovani, ragazzi alcuni più piccoli di voi e che furono messi di fronte a scelte terribili, ad assumersi grandi responsabilità.</p>
<p>Ci tornerò sul tema della responsabilità perché anch&#8217;esso è centrale per comprendere cosa dobbiamo fare dell&#8217;eredità preziosa che ci viene dagli avvenimenti di 70 anni fa. Intanto spiegando cosa accadde e perché.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" alt="Paola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Com&#8217;è noto l&#8217;Italia fu trascinata in guerra dalla dittatura fascista nel giugno del 1940. Mussolini, assistendo alla irresistibile avanzata delle truppe del suo alleato Adolf Hitler che in poco meno di un anno aveva conquistato la Polonia, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Norvegia, la Francia, decise di rompere gli indugi e di dichiarare guerra a Francia ed Inghilterra.</p>
<p>Pare che avesse detto: &#8220;Mi bastano poche migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace e spartirmi il bottino&#8221;.</p>
<p>Il problema era che mentre la Germania si preparava alla guerra dal 1932 e si era dotata di un esercito che, all&#8217;epoca, era il più potente del mondo, l&#8217;Italia era assolutamente impreparata.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui prevalevano ormai le armi automatiche e semiautomatiche l&#8217;esercito italiano era armato prevalentemente con fucili modello 1891 che erano stati utilizzati durante la prima guerra mondiale. Pochissimi erano gli autocarri e i nostri soldati andavano per lo più a piedi o con i muli. I nostri carri armati, in un epoca in cui la guerra si combatteva soprattutto con i reparti corazzati, erano piccoli e leggeri, e la loro corazza si penetrava a colpi di fucile. Non parliamo poi delle artiglierie, per lo più antiquate, tanto che venivano impiegati ancora cannoni della prima guerra mondiale catturati agli austriaci.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1181" alt="Paola 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>L&#8217;aviazione, un settore in cui l&#8217;Italia aveva conosciuto un forte sviluppo durante tutti gli anni Venti e Trenta, era comunque dotata da un numero insufficiente di velivoli che, alla lunga, si sarebbero rivelati non adatti alle esigenze di una guerra moderna.</p>
<p>La marina era ad un livello superiore ma la mancanza del radar e di portaerei la rendevano non competitiva rispetto alla flotta inglese.</p>
<p>Insomma, era facile immaginare come sarebbe finita. Ma Mussolini lo sapeva bene. La sua scommessa era stata una guerra breve e vittoriosa della Germania.</p>
<p>Invece la guerra continuò, per tre anni, tre lunghi e terribili anni.</p>
<p>I nostri soldati conobbero sconfitte dopo sconfitte in Africa, in Grecia, in Iugoslavia, in Russia. Non che non combattessero bene e con coraggio. Ce lo riconobbero anche i nostri avversari. Semplicemente non erano preparati.</p>
<p>Alla lunga anche i potenti tedeschi cominciarono ad apparire meno invincibili. Le grandi sconfitte di El Alamein e di Stalingrado nel 1942 segnarono un punto di svolta. Da allora l&#8217;Asse cominciò ad arretrare. L&#8217;ingresso degli Stati Uniti con il suo enorme potenziale economico ed industriale, la straordinaria resistenza dell&#8217;Unione Sovietica che invece di cedere contrattaccava ed avanzava fecero capire a tutti già agli inizi del 1943 che la guerra con l&#8217;alleato germanico era ormai irrimediabilmente perduta. In Italia erano cominciati i bombardamenti aerei sulle nostre città; il cibo era stato razionato, la gente non sapeva di cosa sfamarsi, dilagava la corruzione ed il mercato nero, vale a dire la vendita a prezzo maggiorato di generi di prima necessità.</p>
<p>Gli italiani non ne potevano più di una guerra nella quale erano stati trascinati contro la loro volontà ed a fianco di un alleato che non era mai piaciuto.</p>
<p>Mussolini in quel momento era come un pugile suonato. Ogni volta che si recava da Hitler partiva col proposito di cantargliene quattro, di denunciare le scorrettezze ce i tedeschi commettevano nei nostri confronti nella condotta della guerra, se ne tornava imbambolato dalla chiacchiere del dittatore tedesco che fantasticava su improbabili controffensive e su ancora più fantasiose armi segrete.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1183" alt="Paola 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p>Il 9 luglio le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia. Il 19 luglio Roma venne bombardata. Tutta l&#8217;Italia era sottoposta a bombardamenti continui. Anche in Calabria le bombe caddero su Paola, su Cosenza, su Reggio Calabria. La guerra ormai ce l&#8217;avevamo in casa.</p>
<p>Fu in quel momento che il re Vittorio Emanuele III, che fino ad allora aveva consentito a Mussolini ed al fascismo tutto, di abolire il parlamento, i partiti, i sindacati, di perseguitare oppositori ed ebrei, decise di agire.</p>
<p>Utilizzando il pretesto di un voto che metteva in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio del Fascismo e che chiedeva di assegnare il comando dell&#8217;esercito di nuovo al re, il 25 luglio gli tolse i poteri e lo fece arrestare.</p>
<p>Alla notizia della destituzione di Mussolini tutta l&#8217;Italia scese in piazza per festeggiare la fine del fascismo e della guerra. Il ragionamento era semplice: la guerra l&#8217;avevano voluta i fascisti e Mussolini, finiti loro finita la guerra. Purtroppo non sarà così.</p>
<p>Nel periodo che va dal 26 luglio all&#8217;8 settembre 1943 il re Vittorio Emanuele III e il Governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio misero in piedi una vera e propria commedia degli equivoci. Pensavano di essere più furbi di tutti, degli americani, degli inglesi e dei tedeschi.</p>
<p>Ai tedeschi chiedevano di mandare più truppe per continuare a combattere al loro fianco mentre trattavano con gli anglo-americani per un armistizio tramite al quale chiedevano condizioni che questi non erano disposti a concedere. Alla fine l&#8217;armistizio venne firmato a Cassibile il 3 settembre e reso noto l&#8217;8 settembre 1943.</p>
<p>Era facile prevedere che i tedeschi non sarebbero stati contenti dell&#8217;abbandono dell&#8217;Italia e che avrebbero preso provvedimenti. In effetti Hitler e il comando tedesco, ragionando per semplice logica, avevano predisposto il &#8220;piano Alarico&#8221; sin dalla caduta di Mussolini, un piano che prevedeva l&#8217;occupazione dell&#8217;Italia, il disarmo e la deportazione in Germania di tutto l&#8217;esercito italiano.</p>
<p>Il re, il governo e lo Stato Maggiore italiano l&#8217;8 settembre si preoccuparono invece solo di una cosa: mettersi in salvo lasciando Roma in balia dei tedeschi e rifugiandosi a Brindisi. Fu in questo momento che cominciò la Resistenza, e si comprende anche perché si chiami così.</p>
<p>L&#8217;esercito italiano lasciato senza ordini  si sbandò. Alcuni reparti furono disarmati senza sparare un colpo e mandati nei campi di concentramento tedeschi in Germania dove in molti moriranno di fame e per i maltrattamenti.</p>
<p>Altri decisero di imbracciare le armi e difendersi dai tedeschi. E&#8217; accaduto a Porta San Paolo a Roma. E&#8217; accaduto a Cefalonia, nelle isole greche, dove l&#8217;intera divisione Aqui decise di non consegnare le armi e resistette per giorni all&#8217;attacco tedesco. I sopravvissuti furono in gran parte fucilati, più di 5000 morti.</p>
<p>Il 1943 fu un anno terribile per il nostro Paese. Lo Stato sparì, niente autorità, i governanti  che invece di fare il proprio dovere scappavano. Tanti cercarono soltanto di tornare a casa (c&#8217;è un famoso film intitolato appunto &#8220;Tutti a casa&#8221;) buttando via la divisa e le armi. Tanti decisero di non subire l&#8217;ingiustizia e si rifugiarono in montagna dove cominciarono a combattere i tedeschi e gli italiani rimasti fedeli al fascismo ed a Mussolini che Hitler aveva fatto liberare dalla sua prigione sul Gran Sasso per metterlo a capo di uno stato-fantoccio che si reggeva soltanto grazie al sostegno dell&#8217;esercito tedesco.</p>
<p>La guerra continuò per altri due anni, mentre le truppe anglo-americane risalivano lentamente l&#8217;Italia. Arriveranno a Roma solo il 5 giugno del 1944 ma il fronte italiano era diventato ormai secondario rispetto a quello che si era aperto dopo lo sbarco in Normandia che cominciò proprio il 6 giugno 1944. E gli italiani scelsero di combattere, contro i tedeschi e contro i fascisti che si resero colpevoli dei peggiori crimini contro la popolazione civile.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1186" alt="Paola 4" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>Basti pensare che le stragi accertate compiute dai nazi-fascisti in Italia furono 400. Ricordiamo solo quelle più famose, quella delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant&#8217;Angelo di Stazzema. Uomini, donne e bambini uccisi senza alcuna ragione, per odio e rappresaglia verso popolazioni che si consideravano inferiori o ostili. Popolazioni che, nonostante la paura dei tedeschi e dei fascisti continuarono ad aiutare i partigiani, quelli cioè che avevano fatto &#8220;parte&#8221; contro l&#8217;invasore.</p>
<p>Resistenza fu quella di Gennarino Capuozzo, un ragazzino di 12 anni che morì dopo avere lanciato una bomba a mano contro un carro armato tedesco a Napoli durante l&#8217;insurrezione della città contro l&#8217;occupazione nazista il 27 settembre 1943.</p>
<p>Resistenza fu quella di Salvo d&#8217;Acquisto, un vicebrigadiere dei carabinieri che invece di scappare il 23 settembre 1943 scelse di farsi fucilare al posto di alcuni civili rastrellati per rappresaglia di un attentato solo presunto.</p>
<p>Resistenza furono le decine di migliaia di soldati italiani internati nei campi di prigionia tedeschi che, nonostante fosse loro offerto di essere liberati purché si arruolassero nell&#8217;esercito fascista che combatteva a fianco dei nazisti, scelsero di restare prigionieri a soffrire la fame e le persecuzioni.</p>
<p>Resistenza furono i migliaia di prigionieri torturati e uccisi, tra cui tantissime donne.</p>
<p>La lettura delle ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza, lettere scritte su pezzi di cartone, talvolta su una scatola di sigarette o di fiammiferi, spesso sui muri delle prigioni, ci consegna il quadro semplice e al contempo straziante di un mondo che seppe prendere la strada più difficile ma anche la più giusta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi &#8220;domani&#8221; perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene&#8221;. </i>(Albino Albico, anni 24).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt&#8217;e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí&#8230; Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina. Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri. Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po&#8217; di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso. Vostro figlio Armando Viva l&#8217;Italia! Viva gli Alpini!&#8221;</i> (Armando Amprino, anni 20)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l&#8217;Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l&#8217;Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. Viva l&#8217;Italia libera! Achille&#8221; </i>(Achille Barilatti, anni 22)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d&#8217;Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l&#8217;idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà&#8221; </i>(Giordano Cavestro, 18 anni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Resistenza fu anche quella di uomini che arrivarono alla consapevolezza della responsabilità attraverso un percorso più difficile. Molti, invece, fecero il loro dovere in maniera anonima, semplice. Nascondendo fuggiaschi e perseguitati pur sapendo che andavano incontro a rischi come la prigionia e la morte.</p>
<p>Dunque la Resistenza fu soprattutto una scelta: una scelta non facile perché ciò che accadde tra il 1943 ed il 1945 fu anche guerra civile, guerra tra italiani, giovani contro altri giovani, spesso parenti contro parenti.</p>
<p>Ma le scelte non avevano lo stesso valore, non potevano e non possono averlo. Chi scelse di restare fedele fino alla fine a Mussolini ed al fascismo scelse di combattere per difendere una dittatura e la guerra combattuta in nome di quella dittatura. Una dittatura che si era alleata con un regime criminale, quello nazista, che aveva messo a ferro e fuoco l&#8217;Europa e l&#8217;Italia e che stavano massacrando scientificamente milioni di persone sulla base della semplice presunzione della propria superiorità razziale. Dall&#8217;altra ci furono persone che percorsero, in quel momento, la strada più difficile: esporsi al rischio continuo della morte e della rappresaglia, andando a vivere in montagna, al freddo, senza armi e in lotta contro un nemico agguerrito e preparato. Partendo da questa semplice considerazione non ha senso la retorica sui &#8220;vinti&#8221; che si è fatta in questi ultimi anni.</p>
<p>Questo non significa che non ci furono eccessi anche dall&#8217;altra parte e che la pietà non debba riguardare anche i morti caduti dalla parte sbagliata. Ma la storia ha un senso e per fortuna dà torti e dà ragioni.</p>
<p>Se sono ormai due le generazioni che in Italia non soffrono più la fame, se abbiamo conosciuto 70 anni di pace, di benessere, se oggi tutti possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni lo dobbiamo a tutti coloro che, in quel momento, seppero scegliere la parte giusta. In questo senso torna, prepotentemente, il tema a cui accennavo prima, quello della responsabilità.</p>
<p>Arriva inesorabile, nella vita di tutti, il momento della responsabilità.</p>
<p>Quando arriva, statene certi, saprete subito la strada giusta da prendere, la scelta da compiere.</p>
<p>Lì, in quel momento, ci vorrà il coraggio.</p>
<p>(L&#8217;episodio del film Il Generale Della Rovere, Bardone, da Wikipedia:</p>
<p><i>Genova 1944. Emanuele Bardone, è un truffatore, amante del gioco e delle donne. Con la complicità di un sottufficiale tedesco, estorce denaro ai familiari dei detenuti politici, millantando conoscenze influenti presso le autorità nazifasciste e promettendo, in cambio dei soldi, l&#8217;interessamento delle autorità per una favorevole soluzione dei loro casi. Con tale attività illecita si procura il denaro per il gioco d&#8217;azzardo, che lo divora.<br />
Quando le cose vanno male ricorre a Valeria, una ballerina con la quale vive, per avere prestiti o oggetti da impegnare.</i></p>
<p><i>Un giorno però il suo gioco viene scoperto. Una donna, a cui il Bardone aveva chiesto denaro per intercedere a favore del marito, viene a conoscenza che il marito è già stato fucilato e lo denuncia alle autorità. Bardone, una volta arrestato, per alleggerire la sua grave posizione accetta di collaborare con il colonnello Müller, da lui conosciuto casualmente qualche giorno prima, il quale, riscontrata la sua abilità nell&#8217;ingannare le persone, gli propone di assumere l&#8217;identità del generale Giovanni Braccioforte della Rovere, un importante ufficiale badogliano, ucciso per errore dai soldati tedeschi che, non avendolo riconosciuto, non hanno rispettato la consegna di catturarlo vivo. Egli sarà internato a Milano, nel braccio politico del carcere di San Vittore, con l&#8217;incarico di assumere informazioni e di scoprire la vera identità di &#8220;Fabrizio&#8221;, il capo della Resistenza a cui la Gestapo non è ancora riuscita a dare un nome.</i></p>
<p><i>La realtà carceraria, e della stessa Resistenza, con cui il truffatore viene a contatto, lo porta lentamente a riconsiderare i valori della dignità, del coraggio e del patriottismo. Egli rimane profondamente colpito dalla morte di Aristide Banchelli, un partigiano che, piuttosto che rivelare il poco di cui è a conoscenza, preferisce subire la tortura che il suo fisico anziano non è in grado di sopportare, arrivando poi a suicidarsi per il timore di parlare. Una notte infine, dopo la cattura di alcuni partigiani, il falso generale viene mandato, pesto e logoro per ispirare maggiore fiducia, a passare la notte nella stanza dove si trovano una ventina di uomini in attesa di esser fucilati per rappresaglia, a seguito dell&#8217;uccisione del federale di Milano, ed i nazisti sanno con certezza che tra loro c&#8217;è anche &#8220;Fabrizio&#8221;.</i></p>
<p><i>&#8220;Fabrizio&#8221; si presenta infatti a colui che crede il generale Della Rovere: ora Bardone dispone dell&#8217;informazione che gli garantirebbe, secondo le promesse del colonnello Müller, la libertà, oltre a un premio in denaro (1 milione di lire) ed a un salvacondotto per la Svizzera. Ma, quando Müller gli chiede di rivelargli il suo nome, egli rinuncia a ciò per cui ha sempre lavorato, preferendo condividere la sorte degli uomini che stanno andando a morire piuttosto che tradire colui che, a rischio della vita, combatte nobilmente per la libertà di tutti.</i></p>
<p><i>Riscattando in questo modo una vita fatta di umana miseria, Bardone si presenta con dignità al plotone d&#8217;esecuzione e muore insieme con altri dieci uomini, tra cui alcuni ebrei, dopo aver pregato Müller di far pervenire alla moglie del vero generale un biglietto di commiato, e, dopo aver rivolto ai suoi compagni un&#8217;esortazione a rivolgere i loro estremi pensieri alle loro famiglie ed alla Patria, cade dopo avere gridato &#8220;Viva l&#8217;Italia!&#8221;, e solo in quel momento il colonnello Müller riconosce di avere sbagliato nel giudicarlo).</i><i></i></p>
<p>Perché coraggio non è assenza di paura ma compiere la scelta della responsabilità.</p>
<p>Più grande è il potere più grande sarà la responsabilità.</p>
<p>Quegli uomini e quelle donne seppero assumersela non solo per se e per le loro famiglie ma anche per tutti quelli che vennero dopo. Per voi, per noi.</p>
<p>Per questo motivo dopo 70 anni non dobbiamo cessare neanche un momento di ringraziarli.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/1945-2015-70-anni-di-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presentazione del libro di Floriana Chiappetta &#8220;Una Vita appesa al sole&#8221; presso IIS &#8220;Pizzini-Pisani&#8221;</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/presentazione-del-libro-di-floriana-chiappetta-una-vita-appesa-al-sole-presso-iis-pizzini-pisani/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/presentazione-del-libro-di-floriana-chiappetta-una-vita-appesa-al-sole-presso-iis-pizzini-pisani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 20:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Floriana Chiappetta]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Una vita appesa al sole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=1109</guid>
		<description><![CDATA[Presentare un libro fa correre sempre lo stesso rischio, quello cioè di fare come ai funerali: non esistono libri brutti come non esistono morti la cui vita non sia da rimpiangere. Il libro di Floriana Chiappetta ci esime, per fortuna, dall&#8217;obbligo della circostanza. &#8220;Una vita appesa al sole&#8221; è infatti, un bel romanzo, molto ben [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1110" class="wp-caption alignnone" style="width: 180px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Copertina-Una-vita-appesa-al-sole.jpg"><img class="size-full wp-image-1110" alt="La copertina del libro di Floriana Chiappetta" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Copertina-Una-vita-appesa-al-sole.jpg" width="170" height="235" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Floriana Chiappetta</p></div>
<p>Presentare un libro fa correre sempre lo stesso rischio, quello cioè di fare come ai funerali: non esistono libri brutti come non esistono morti la cui vita non sia da rimpiangere.</p>
<p>Il libro di Floriana Chiappetta ci esime, per fortuna, dall&#8217;obbligo della circostanza.</p>
<p>&#8220;Una vita appesa al sole&#8221; è infatti, un bel romanzo, molto ben scritto (cosa assai rara di questi tempi).</p>
<p>Ha una prosa agevole, che si sviluppa in una forma non retorica ma, non per questo, meno ricca e pregnante.</p>
<p>Lo voglio dire a Floriana senza piaggeria, se questa è, come è,  la sua prima prova letteraria davvero deve fare ogni sforzo per <span id="more-1109"></span>trovare l&#8217;ispirazione di continuare a scrivere perché può dare davvero molto.</p>
<p>Dico ciò anche se, lo confesso, l&#8217;intreccio del romanzo, alcuni personaggi e la vicenda descritta a volte non mi hanno convinto fino in fondo.</p>
<p>Trovo, anzi, che la storia narrata, che ovviamente non anticipo, sia più frutto di un desiderio dell&#8217;autrice, una proiezione della sua &#8220;concezione del mondo&#8221; che la rappresentazione realistica di un fatto accaduto o di fatti che, verosimilmente, potrebbero accadere.</p>
<p>Ma è questo un aspetto insindacabile perché il bello del romanzo è proprio questo, avere la possibilità di raccontare una storia non soltanto come potrebbe realisticamente accadere ma come vorremmo che fosse o, come pensiamo che sia giusto che accada.</p>
<p>Il personaggio centrale del romanzo, Marianna, vive una complessa vicenda esistenziale e sentimentale in cui l&#8217;amore, inteso nel senso più alto e sincero, è la traccia nella quale è possibile trovare un senso a tutte le cose, siano esse felici o tristi, consolatorie o dolorose.</p>
<p>Un amore che non può vivere assolutamente su basi egoistiche.</p>
<p>&#8220;Una vita appesa al sole&#8221; è, in questo senso, una bella e intensa storia d&#8217;amore, un amore puro, sincero, altruista, in cui persino il dolore terribile che spesso la vita ci consegna in forme sempre diverse, assume una dimensione non dico accettabile, ma comprensibile.</p>
<p>In tutto ciò, ripeto, si riconosce in pieno la profondità del sentimento religioso cristiano che sostiene l&#8217;autrice, la &#8220;concezione del mondo&#8221; di cui parlavo prima.</p>
<p>Ma c&#8217;è un&#8217;altra cosa che, a dire il vero, mi ha colpito e che emerge con forza nel romanzo: questa nostra terra, i paesaggi di San Lucido, Paola, Amantea, Fiumefreddo, il mare, il sole, le spiagge, i ruderi dei nostri castelli&#8230;dalle righe di Floriana tutto questo universo territoriale si proietta vivo, palpitante, come se lo avessimo sotto gli occhi.</p>
<p>Insomma, i luoghi di questa nostra bella parte di mondo si riconoscono subito senza bisogno di citare nomi e luoghi.</p>
<p>Un altro segno d&#8217;amore di Floriana, perché &#8220;Una vita appesa al sole&#8221;, a mio parere, è soprattutto questo, un bellissimo atto d&#8217;amore.</p>
<p>Un atto d&#8217;amore che vi consegno a suo nome invitandovi a leggerlo come ho fatto io, con grande piacere.</p>
<p>IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/sVC1qD8_GPc?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/presentazione-del-libro-di-floriana-chiappetta-una-vita-appesa-al-sole-presso-iis-pizzini-pisani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Buona Scuola a Paola. Interviste.</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/la-buona-scuola-a-paola-interviste/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/la-buona-scuola-a-paola-interviste/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2014 19:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=914</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/nFeXQvOwOjU?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/la-buona-scuola-a-paola-interviste/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A Paola convegno su “la Buona Scuola” dell’Istituto “Pizzini-Pisani”</title>
		<link>https://www.gabrielepetrone.it/a-paola-convegno-su-la-buona-scuola-dellistituto-pizzini-pisani/</link>
		<comments>https://www.gabrielepetrone.it/a-paola-convegno-su-la-buona-scuola-dellistituto-pizzini-pisani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 16:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Alisia Rosa Arturi]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Filice]]></category>
		<category><![CDATA[CSA Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Bouchè]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Cupello]]></category>
		<category><![CDATA[Ester Perrotta]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Franco]]></category>
		<category><![CDATA[IIS Pizzini Pisani Paola]]></category>
		<category><![CDATA[La Buona Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Luciano Greco]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Maletta]]></category>
		<category><![CDATA[Paola]]></category>
		<category><![CDATA[Sandra Grossi]]></category>
		<category><![CDATA[USR Calabria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gabrielepetrone.it/?p=906</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Si terrà venerdì 14 novembre a partire dalle ore 15,30 presso l’Auditorium del Complesso “S.Agostino” di Paola  un convegno sul documento “La Buona Scuola” per il quale il Governo Renzi ha avviato un’ampia consultazione di tutte le componenti del sistema scolastico italiano. Il convegno, organizzato “in rete” dalla dirigente scolastica del “Pizzini-Pisani” dott.ssa Alisia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-del-convegno.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-907" alt="Locandina del convegno" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-del-convegno-213x300.png" width="213" height="300" /></a></p>
<p>Si terrà venerdì 14 novembre a partire dalle ore 15,30 presso l’Auditorium del Complesso “S.Agostino” di Paola  un convegno sul documento “La Buona Scuola” per il quale il Governo Renzi ha avviato un’ampia consultazione di tutte le componenti del sistema scolastico italiano.</p>
<p>Il convegno, organizzato “in rete” dalla dirigente scolastica del “Pizzini-Pisani” dott.ssa Alisia Arturi, dalla dott.ssa Elena Cupello  (Dirigente dell’IPSEOA “S. Francesco”), dalla dott.ssa Anna Filice (Liceo “G. Galilei”), dalla dott.ssa Sandra Grossi (IC “F. Bruno”), dalla dott.ssa Margherita Maletta (IC “Gentili”) e dalla dott.ssa Ester Perrotta (Scuola Paritaria), presenta un ricco programma di qualificati interventi.</p>
<p>Dopo la presentazione della D.S. del “Pizzini-Pisani” dott.ssa  Arturi, il saluto del Sindaco Basilio Ferrari e della consigliere comunale Maria Pia Serranò, il convegno, moderato dal Dirigente in quiescenza Dott. Giorgio Franco, vedrà gli interventi del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Dott. Diego Bouchè, del Direttore del CSA di Cosenza Dott. Luciano Greco e del Dirigente Tecnico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Dott. Maurizio Piscitelli e, ovviamente, delle dirigenti scolastiche della “rete”.</p>
<p>“Vogliamo – ha dichiarato la dott.ssa Arturi – che questo convegno sia una occasione di confronto sui temi posti dal documento del Governo.</p>
<p>Su alcune questioni, come la valutazione, il dibattito è aperto ed ha registrato anche numerosi interventi sulla piattaforma online del Ministero. Da Paola, con il convegno di venerdì, sono certa che tutti insieme le componenti del sistema formativo,  a partire dalla scuola e dalle famiglie, sapremo dare il nostro contributo di idee e proposte”.</p>
<p>Intervista alla Dott ssa Alisia Rosa Arturi, Dirigente dell&#8217;IIS &#8220;Pizzini-Pisani&#8221; Paola.</p>
<p>LOCANDINA IN PDF</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-convegno-14-novembre.pdf">Locandina convegno 14 novembre</a></strong></p>
<p>VIDEO</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/xnUiP0gwHxo?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gabrielepetrone.it/a-paola-convegno-su-la-buona-scuola-dellistituto-pizzini-pisani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
