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	<title>Gabriele Petrone &#187; riforma della scuola</title>
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		<title>Il coraggio di correggere le riforme.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 16:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[La Buona Scuola]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Scuola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1859" alt="Scuola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Scuola.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p><b>Correggere in meglio la Buona Scuola è possibile </b></p>
<p>Tiene banco in questo agosto stanco di politica e antipolitica la vicenda delle assunzioni degli insegnanti costretti ad accettare cattedre lontane anche centinaia di km da casa. E siccome al Sud erano molti gli insegnanti precari molti sono gli insegnanti del Sud assunti che saranno costretti ad andare ad insegnare al Nord. Nella maggioranza dei casi non si tratta di giovani di prima nomina ma di quarantenni e oltre, madri e padri di famiglia che avevamo già costruito un progetto di vita sulla base degli incarichi annuali nella propria regione e nella propria provincia, certamente precari, ma che comunque speravano, in attesa della tanto aspettata stabilizzazione, di consolidare. Ecco perché la stabilizzazione ma lontano da casa suscita proteste anche vivaci.</p>
<p>Si tratta, in maggioranza, di persone che comunque hanno fatto tanti sacrifici: alzarsi all&#8217;alba con qualsiasi tempo per raggiungere la scuola in auto condivise con i colleghi o con bus e treni che percorrono le strade spesso impervie del nostro Mezzogiorno per uno stipendio che non è granché non è certo il parametro di una vita comoda.</p>
<p>Ecco perché le ironie sconclusionate di qualcuno sono fuori luogo: le esigenze mutano con il passare degli anni: magari se la proposta di assunzione fosse giunta loro quando avevano 25 o 30 anni ed erano senza famiglia le proteste non ci sarebbero neanche state. <span id="more-1858"></span></p>
<p>Del resto la gran parte dei colleghi oggi di ruolo ha avuto il percorso inverso: supplenti e precari a 25-30 anni a migliaia di km da casa, a 40 anni stabilizzati e vicino casa.<br />
Parto da questa vicenda per invitare a riflettere sulle riforme che pur con le migliori intenzioni e facendo cose indubbiamente buone (in questo caso superare il precariato), non sempre creano consenso.<br />
Com&#8217;è noto io sono del PD e anche se non ho votato Renzi al Congresso e alle primarie non mi auguro che il suo governo fallisca perché sarebbe il fallimento di tutto il PD e non solo della sua leadership. Sarebbe però ora che Renzi si rendesse conto che proprio la sua cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; rischia di essere il simbolo stesso delle difficoltà che uno sforzo riformista, sia pure per certi aspetti lodevole, incontra nel creare consenso.</p>
<p>La &#8220;Buona Scuola&#8221;, infatti, ha assunto centinaia di migliaia di nuovi insegnanti precari ma questi, in maggioranza, non sono contenti. Non solo: quelli già di ruolo non sono contenti perché le nuove regole della mobilità (in qualche misura corrette dal recente accordo tra sindacato e Miur) destano fortissime preoccupazioni. Sono scontenti, infine, altre decime di migliaia di insegnanti abilitati con altri percorsi rimasti esclusi dal piano assunzioni e il nuovo concorso non sembra che comunque riuscirà a coprire tutti gli organici disponibili in molte classi di concorso.</p>
<p>Può, mi chiedo e chiedo a Matteo Renzi, una riforma scontentare tutti coloro che poi concretamente dovranno applicarla ? I segnali di questo dissenso si sono manifestati anche nelle recenti amministrative come dimostrano autorevoli istituti di analisi dei flussi elettorali che certamente non saranno sfuggiti ai più.</p>
<p>Intendiamoci, noi insegnanti siamo una categoria difficile. Abbiamo i nostri limiti che non sono dissimili da quelli di tante altre categorie del pubblico impiego. Per decenni abbiamo accettato un lavoro meno pagato ed una tendenza alla omologazione al ribasso per cui l&#8217;insegnante ciuccio (e ce ne sono) prende lo stesso stipendio o di più se più anziano dell&#8217;insegnante bravo e dinamico.<br />
Abbiamo accettato supinamente che il sacrosanto principio della difesa dell&#8217;istruzione pubblica si traducesse, nei fatti, in bassa qualità della stessa. Per questo abbiamo accettato la dittatura dei genitori iperprotettivi dei nostri tempi e lo svilimento del riconoscimento sociale della nostra professione, abbiamo accettato un sistema di reclutamento farraginoso e incongruente con decine di percorsi diversi, ci siamo inchinati al rito di graduatorie e punteggi basati su criteri rigidi e falsamente egualitari buoni forse per assumere un bidello non un maestro. Insomma non siamo mai stata una categoria che ha saputo costruire una piattaforma di lotta, come si diceva un tempo, che divenisse la base stessa di una riforma della istruzione pubblica in grado di porsi l&#8217;ambizione di rendere questo nostro Paese ad un tempo orgoglioso di sé e della sua storia e proteso all&#8217;innovazione e alla modernizzazione. Le nostre battaglie sono state quasi sempre legate a singole e limitate rivendicazioni, spesso corporative. Ci siamo uniti più per dire dei no che dei si e per difendere qualche piccola sicurezza che ritenevamo di avere.</p>
<p>Il mio giudizio sulla Buona Scuola è assai articolato e critico su molti aspetti ma non posso non riconoscere che un tentativo di superare molti di quei difetti che elencavo prima lo fa: in particolare punta molto sulla responsabilizzazione delle varie componenti del mondo della scuola in una concezione realmente avanzata dell&#8217;autonomia. Non ha però, ed è questo il suo maggiore limite, un progetto culturale chiaro e di ampio respiro come dovrebbero avere le vere riforme e forse proprio per questo riscuote poco consenso. Se si chiede ad una categoria di assumersi responsabilità nuove e di fare anche.qualche sacrificio bisogna indicare con chiarezza la meta che si vuole raggiungere, il progetto che si vuole realizzare. Questa è l&#8217;essenza delle riforme, quelle che cambiano concretamente e in meglio il futuro delle generazioni seguenti. La Buona Scuola ha inteso invece mettere mano al motore della macchina senza aver chiaro dove portarla e per di più lo ha fatto a martellate invece di usare, come diceva Peppe Fioroni, ministro dell&#8217;istruzione forse non sufficientemente valorizzato, con il cacciavite.</p>
<p>Suggerisco quindi di riprenderlo in mano quel cacciavite e avere il coraggio di correggere le cose che stanno creando più problemi. Si riveda questa storia complicata degli ambiti territoriali e della mobilità proseguendo sulla strada che è stata avviata con l&#8217;accordo degli scorsi mesi. Si affidi la valutazione del merito dei docenti ad ispettori ministeriali e si superi questa cosa pletorica dei comitati di valutazione che dubito potranno funzionare. Ma soprattutto si riveda il piano degli organici di fatto per capire come evitare l&#8217;esodo di migliaia di docenti e si possa dare una risposta a coloro che sono rimasti esclusi sia pure abilitati dal momento che, come appare assai probabile, il concorso non darà i risultati di assunzioni sperati. Si chiuda così definitivamente la partita del precariato storico degli insegnanti e si riparta da concorsi che si auspica siano più efficaci nella valutazione dei candidati di quelli che abbiamo visto,finora (meno quizzoni più cultura), magari connessi ad un tirocinio obbligatorio nelle scuole che cominci sin dagli ultimi anni di università.<br />
Ma soprattutto tutti, Governo, sindacati, insegnanti, famiglie e studenti si pongano la domanda fondamentale: cosa vogliamo che la scuola faccia per la società italiana dei prossimi decenni, quale modello formativo ispirato alla democrazia costituzionale si vuole adottare.</p>
<p>Solo così questo Governo potrà essere ricordato come quello che ha cominciato a modernizzare davvero questo Paese in uno dei suoi settori nevralgici e non come quello che ha deportato gli insegnanti.</p>
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		<title>La riforma della scuola facciamola noi</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2015 14:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[DDL Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Petrone]]></category>
		<category><![CDATA[La Scuola di Daniele Luchetti]]></category>
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		<category><![CDATA[riforma della scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su La C News 24 Link: La riforma della scuola facciamola noi Quella che il Parlamento sta varando a colpi di voti di fiducia è una pessima legge e chiamarla riforma non solo è pretenzioso ma addirittura ridicolo. Questa legge non affronta nessuno dei problemi della scuola. L’articolato scaturito dopo diversi rimaneggiamenti parlamentari è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/06/La-Scuola-di-Daniele-Luchetti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1328" alt="La Scuola di Daniele Luchetti" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/06/La-Scuola-di-Daniele-Luchetti-210x300.jpg" width="210" height="300" /></a></p>
<p><strong>Pubblicato su La C News 24</strong></p>
<p>Link: <a title="La rirforma delal scuola facciamola noi" href="http://lacnews24.it/11423/la-riflessione/la-riforma-scuola-facciamola-noi.html" target="_blank"><strong>La riforma della scuola facciamola noi</strong> </a></p>
<p>Quella che il Parlamento sta varando a colpi di voti di fiducia è una pessima legge e chiamarla riforma non solo è pretenzioso ma addirittura ridicolo.</p>
<p>Questa legge non affronta nessuno dei problemi della scuola.</p>
<p>L’articolato scaturito dopo diversi rimaneggiamenti parlamentari è confuso, pasticciato e genererà sin dall’avvio del prossimo anno scolastico una marea di ricorsi con docenti e dirigenti che passeranno più ore nelle aule dei tribunali amministrativi che a scuola.</p>
<p>Una legge confusa ma anche ingiusta perché assume solo una parte dei precari che pure avrebbero titolo ad entrare nel mondo della scuola per il semplice fatto che già ci lavorano da anni;  con profili di incostituzionalità nella parte che riguarda la chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, nonostante positivi ma insufficienti aggiustamenti; una legge che sconvolge fino a negarli i diritti alla mobilità territoriale e professionale. <span id="more-1327"></span></p>
<p>Tacerò, per carità di patria, sugli effetti politici ed elettorali devastanti che questa legge ha prodotto e produrrà sul PD che è riuscito ad inimicarsi gran parte di un mondo tradizionalmente a lui vicino.</p>
<p>Ora, però, si tratta di guardare avanti e, come operatori della scuola comprendere perché tutto ciò è avvenuto e come sia possibile non disperdere il vasto movimento che si è espresso in queste settimane per farla davvero, dal basso e finalmente la riforma della scuola.</p>
<p>Per fare questo io credo che dobbiamo partire dalla consapevolezza che il nostro mondo, il mondo della scuola, troppo spesso è apparso corporativo e gli insegnanti continuano ad essere dipinti come dei fannulloni che lavorano poco ed hanno tre mesi di vacanze all’anno.</p>
<p>Sappiamo tutti che si tratta di una colossale mistificazione, ma questo problema esiste perché da anni i temi della formazione e la stessa professione docente hanno perso riconoscibilità sociale e la scuola è stata vista e rappresentata come un gigantesco ammortizzatore sociale.</p>
<p>Tutti quanti noi siamo pronti a riconoscere che il quadro rappresentato nel bel film di Daniele Luchetti “La scuola” è più che realistico, con prof. generosi e stakanovisti davvero attaccati al loro mestiere ed ai ragazzi, prof, stanchi e demotivati, prof. fannulloni ed arroganti.</p>
<p>Questo perché la nostra scuola, purtroppo, è figlia di un grande processo di destrutturazione: i grandi movimenti degli anni ’60 e ’70 hanno avuto il merito storico di demolire la vecchia scuola autoritaria e classista ma ad essa non hanno sostituito nulla di nuovo.</p>
<p>Non può essere un caso che il settore della scuola più efficiente e che regge tutti i confronti a livello di paesi OCSE è quello che ha subito un processo di riforma reale, mi riferisco all’introduzione dei moduli nella scuola primaria che neppure la Gelmini è riuscito a demolire con il suo &#8220;insegnante prevalente&#8221;.</p>
<p>Dopo la primaria il baratro: la scuola è tornata ad essere socialmente selettiva (altro che merito), i ragazzi più svantaggiati non riescono ad accedere ai gradi superiori e finiscono per disperdersi nel mare della disoccupazione dequalificata.</p>
<p>Gli effetti di tutto ciò si vedono sul Paese che ha sempre meno laureati, sempre meno diplomati, sempre meno quadri per il suo sistema produttivo e classi dirigenti sempre più scadenti e corporative.</p>
<p>Storicizzando, dalla riforma Gentile degli anni ’20 ad oggi, se si escludono la riforma della scuola media unica e la liberalizzazione degli accessi alle università introdotte sotto la spinta democratica degli anni ’60 e ’70, il nostro sistema formativo non ha conosciuto vere e proprie riforme ma continui ed insufficienti aggiustamenti che hanno generato un quadro normativo fortemente stratificato e intricato.</p>
<p>Il tentativo operato da Luigi Berlinguer, che pure aveva un respiro organico, fece la fine che sapete anche perché si commise il tipico errore illuminista delle riforme calate dall’alto.</p>
<p>E’ del tutto evidente, dunque, che attestarsi o dare l’impressione di attestarsi (che poi è la stessa cosa), nella difesa dello <i>status quo</i> come pure è stato strumentalmente detto in questi giorni consentirà soltanto a gente che di scuola non capisce nulla di venirci a fare la solita lezioncina e continuare a rifilarci <i>riformicchie</i> fatte con i piedi.</p>
<p>E&#8217; venuto il momento che tutti coloro che hanno a cuore la scuola si pongano come obiettivo quello di operare una riforma vera che, a mio parere dovrebbe partire da alcuni punti fondamentali:</p>
<p>a)      <b><i>Riforma dei cicli</i></b>. Una scuola primaria di 6, 7 anni, un biennio di orientamento e due o tre anni di scuola superiore. Non sfugge a nessuno, infatti, che dopo gli interventi sull’obbligo che, nei fatti, lo spingono fino ai diciotto anni in linea con i paesi più avanzati, si è aperto il problema di intervenire su alcuni segmenti del sistema, in particolare quello che va dal primo anno della secondaria inferiore al terzo anno della secondaria superiore. Qui si è creato un vero e proprio imbuto, dove si concentrano tutte le criticità del sistema in termini di successo scolastico e di abbattimento delle differenze sociali e culturali che è poi la funzione fondamentale della scuola dell’obbligo;</p>
<p>b)     <b><i>Una scuola formativa</i></b>. Che senso ha parlare di più inglese, più informatica, più geografia se da anni il nostro sistema formativo non ha un impianto pedagogico organico ? Io credo che la scuola del nuovo secolo non può che porsi come <i>mission</i> lo sviluppo del pensiero critico che consenta ai ragazzi di orientarsi, vivere e lavorare in un mondo in cui le informazioni viaggiano molteplici e spesso incontrollate. Una scuola che sia in grado di valorizzare il patrimonio artistico, culturale, scientifico italiano e farlo diventare l&#8217;elemento distintivo di un Paese che compete in Europa e nel mondo;</p>
<p>c)      <b><i>Puntare al ruolo unico dei docenti</i></b>. Ormai nella scuola si accede tutti con la laurea e certe differenziazioni sono ormai anacronistiche. Insegnare alla scuola primaria o a quella superiore richiedono professionalità diverse che vanno valorizzate nel quadro delle diverse funzioni svolte. Il rinnovo dei contratti ribadito dalla sentenza della Consulta può essere l&#8217;occasione per discutere di tutto questo e chiama il sindacato a svolgere una funzione fondamentale sapendo che il problema non può essere trattato soltanto dal punto di vista dei quadri orari e degli stipendi;</p>
<p>d)     <b><i>Valutazione e premialità</i></b>. Non bisogna avere paura della valutazione essa è l’essenza della scuola. Ma va fatta con serietà e competenza. La soluzione proposta nel DDL scuola con un comitato composto dal dirigente, un soggetto esterno, docenti e rappresentanze di genitori e studenti è inefficace e propagandistica. E&#8217; lo Stato che deve garantire la valutazione dei suoi funzionari attraverso un ruolo ispettivo qualificato a giudicare il lavoro delicato degli educatori e premiare davvero i migliori e magari destinare a fare altro quelli meno capaci. Non è più accettabile che gli insegnanti restino gli unici dipendenti della pubblica amministrazione a progredire nella carriera e nello stipendio solo per anzianità;</p>
<p>e)      <b><i>Una vera autonomia</i></b>. Se vogliamo che la scuola sia davvero capace di essere una comunità educante sul territorio è necessario valorizzare davvero l&#8217;autonomia. Ha poco senso che a dirigere le scuole ci siano persone alle quali si richiedono competenze manageriali e non pedagogiche e didattiche. D&#8217;altro canto i dirigenti scolastici sono dirigenti di serie B perché esclusi dal ruolo riservato ai loro colleghi della PA. Paradossale che oggi li si carica di sempre maggiori responsabilità senza riconoscergli ruolo, funzione s stipendi adeguati, visto che un semplice capo servizio di un ente locale o di un ministero lavora molto meno e guadagna molto di più. In questo quadro sarebbe utile pensare ad una nuova <i>governance</i> con un preside che, secondo il modello dei rettori delle università, sia eletto dalle componenti della scuola e che si occupi di didattica, di progettazione educativa, di rapporti con il territorio, ecc. e un dirigente che invece si occupa della gestione burocratica, personale, bilanci, gare e appalti potenziando il ruolo che attualmente svolge il DSGA. A questi aggiungere un ruolo ispettivo degno di questo nome che deve essere svolto da dirigenti dotati di profonde competenze culturali e psico-pedagogiche con il compito di verificare che la formazione fornita dallo Stato sia adeguata ed efficace su tutto il territorio nazionale e per tutti i ragazzi a prescindere dalla loro provenienza sociale, etnia, religione, ecc..</p>
<p>Ovviamente quelle sopra esposte sono solo delle idee di un quadro non esaustivo. Per ciascuno di queste sono necessari approfondimenti, altre ne possono venire  Ma è necessario guardare avanti e continuare a discutere.</p>
<p>Perché sulla scuola la partita non si è chiusa con i voti parlamentari di queste settimane: anzi, è e resta completamente aperta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosenza, li 26 giugno 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><b>Gabriele Petrone</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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