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	<title>Gabriele Petrone &#187; Napoli</title>
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		<title>Maradona: resterà la leggenda…</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 21:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so se sei stato il più grande calciatore di tutti i tempi, non saprei valutare. Di certo sei stato un genio ribelle, estroso, guascone e garibaldino a volte. Sei stato anche capace di interpretare l’identità di una intera e straordinaria città che non era la tua, Napoli. Hai lasciato dietro di te una grande [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3719" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Diego-Armando-Maradona.jpg"><img class="size-medium wp-image-3719" alt="Diego Armando Maradona" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Diego-Armando-Maradona-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Diego Armando Maradona</p></div>
<p>Non so se sei stato il più grande calciatore di tutti i tempi, non saprei valutare. Di certo sei stato un genio ribelle, estroso, guascone e garibaldino a volte. Sei stato anche capace di interpretare l’identità di una intera e straordinaria città che non era la tua, Napoli. Hai lasciato dietro di te una grande traccia. E la tua scomparsa prematura e inattesa lascia un grande vuoto. Ci sono persone di cui sopravvive solo la leggenda. Così sarà di te…</p>
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		<title>A Napoli con i miei studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 20:45:52 +0000</pubDate>
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		<title>Primarie in Campania e il vecchio vizio giacobino</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 21:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francamente trovo fuorviante e viziato da forte dosi di giacobinismo il dibattito che si è sviluppato attorno alle primarie della Campania. Stiamo ai fatti per come si sono manifestati: ieri sono andati a votare in 157mila. Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, vince con il 52% contro il 44% di Andrea Cozzolino  e il 4% [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Primarie.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1087" alt="Primarie" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Primarie-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Francamente trovo fuorviante e viziato da forte dosi di giacobinismo il dibattito che si è sviluppato attorno alle primarie della Campania.</p>
<p>Stiamo ai fatti per come si sono manifestati: ieri sono andati a votare in 157mila. Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, vince con il 52% contro il 44% di Andrea Cozzolino  e il 4% del socialista Marco Di Lello. Tutto si è svolto regolarmente e gli avversari di De Luca hanno già riconosciuto la sua vittoria e si sono messi a disposizione del partito e della coalizione. Eppure, quando ancora i seggi non erano stati ancora aperti, attorno alle primarie campane si è sviluppato un dibattito acceso, una rincorsa alla denuncia <span id="more-1086"></span>preventiva di possibili brogli, di filiere clientelari e di inquinamenti da parte di esponenti del centrodestra o addirittura della malavita, con l&#8217;icona dell&#8217;anticamorra Roberto Saviano che si spingeva fino all&#8217;appello per il non voto. Oggi, ad urne chiuse, appare difficile credere che le 137mila persone che si sono messe in fila ai seggi pagando uno o due euro per votare siano tutte clienti, ex di centrodestra o malavitosi.</p>
<p>Mi taccio sull&#8217;altra polemica che investe De Luca in queste ore sulla sua condanna per abuso d&#8217;ufficio per la quale il TAR del Lazio lo ha già reintegrato nella sua carica di sindaco (come del resto è accaduto anche per De Magistris). Né serve dilungarsi sulla incostituzionalità della legge Severino e sul fatto che il reato d&#8217;abuso d&#8217;ufficio in tanti paesi civili è depenalizzato se non connesso alla corruzione.</p>
<p>Sarebbe, invece necessario interrogarsi, ma con serietà e rigore di analisi,  sulle ragioni politiche che hanno portato a confrontarsi alle primarie il candidato sconfitto alle elezioni precedenti e due ex assessori della Giunta Bassolino.</p>
<p>Tuttavia chi, legittimamente, non era d&#8217;accordo con questa rappresentazione del centrosinistra, piuttosto che misurarsi democraticamente nelle urne, ha preferito polemizzare con le primarie, ha invocato operazioni verticistiche o ne ha messo in discussione la validità come strumento di selezione delle candidature. Sulle primarie, d&#8217;altro canto, la sindrome della volpe e l&#8217;uva è sempre aperta.</p>
<p>In realtà costoro non si sono posti l&#8217;unica vera domanda: perché il popolo del centrosinistra in Campania continua a riconoscersi nelle uniche esperienze di governo, sia pure nate più di vent&#8217;anni fa, che hanno registrato importanti successi amministrativi, vale a dire quella di Bassolino nella città di Napoli e di Vincenzo De Luca a Salerno ? L&#8217;esperienza bassoliniana, com&#8217;è noto, si è esaurita malamente cinque anni fa, mentre quella di  Vincenzo De Luca è ancora viva e vegeta e suscitatrice di larghi consensi a Salerno.</p>
<p>Non mi sfugge certamente che la rappresentazione che si è manifestata alle primarie campane sia anche il frutto della mancata costruzione del PD come soggetto politico collettivo, come organismo in grado cioè di promuovere la partecipazione politica e in cui le primarie devono essere la parte finale non iniziale del processo di costruzione di nuove classi dirigenti.</p>
<p>E&#8217; questo un tema ancora tutto aperto e che non può essere risolto con la cooptazione in posti di comando di personale che come unico merito hanno l&#8217;età anagrafica.</p>
<p>E&#8217; di questo che dovrebbero convincersi gli ayatollah che in questi anni hanno condotto in Campania e in Italia poderose campagne per il rinnovamento del PD e del centrosinistra creando anche mostri come Luigi De Magistris e che, al momento decisivo, quello cioè di trovare candidati, programmi e, soprattutto consenso al proprio progetto, sono evaporati limitandosi, come le comari del paesino della nota canzone di De Andrè, all&#8217;invettiva.</p>
<p>Si può ritenere di essere portatori del migliore progetto del mondo, ma se questo non cammina sul consenso popolare, esso risulta essere solo inutile velleitarismo, illusione giacobina.</p>
<p>Sarà sempre così fino a quando si continuerà a scambiare il rinnovamento politico (che è urgente e necessario) con il sostituismo, l&#8217;innovazione con il giovanilismo, il cambiamento con il trasformismo.</p>
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		<title>Luigi De Magistris giustiziere flop.</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2014 14:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/De-Magistris.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-367" alt="De Magistris" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/De-Magistris.jpg" width="197" height="245" /></a></p>
<p>Ha ragione la deputata democratica Enza Bruno Bossio nel suo intervento a commento della condanna di Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi per intercettazioni illegali da parte della Procura di Roma: è una sentenza che non va commentata come un fatto giudiziario. E da garantisti non pelosi aspettiamo gli altri gradi di giudizio.</p>
<p>Essa però ci consegna l&#8217;ulteriore conferma che “Why Not”, la madre di tutte le inchieste, quella che doveva moralizzare il paese intero partendo dalla Calabria, è stata una enorme, colossale bufala. Chiunque masticasse un po&#8217; di diritto da bar se ne era accorto.</p>
<p>Eppure per anni pagine di giornali e talk show TV hanno alimentato questa colossale mistificazione. Persone perbene sono state crocifisse, i loro accusatori santificati. I processi veri hanno poi ribaltato questo dato: gli accusati sono stati assolti con formula piena gli accusatori messi sotto processo e condannati. Ma i danni prodotti sono stati immani: la chiusura di aziende, la perdita di migliaia di posti di lavoro, la caduta di un governo.</p>
<p>Unico a &#8220;guadagnarci&#8221; fu l&#8217;ineffabile giustiziere, eletto sull&#8217;onda della indignazione popolare, prima parlamentare europeo poi sindaco di Napoli.</p>
<p>De Magistris è sincero quando dice che oggi rifarebbe tutto. Senza quello che ha fatto oggi sarebbe rimasto PM di Catanzaro, dove gli avevano simpaticamente affibbiato il nomignolo di &#8220;Gigino o flop&#8221; per la sua tendenza a non azzeccarne una di inchieste.</p>
<p>A noi ha lasciato solo la possibilità di misurare se ha fatto più &#8220;flop&#8221; da giudice che da politico e amministratore. Una bella lotta.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/09/Flop.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-870" alt="Flop" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/09/Flop-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
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		<title>La fine di un sogno. Storia di un Italiano di Mario Aloe.</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2013 16:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho terminato di leggere in questi giorni un breve ma intenso romanzo di un autore di Amantea, Mario Aloe, pubblicato con i tipi delle edizioni Mannarino. Il romanzo, intitolato La fine di un sogno. Storia di un Italiano, narra la vita di un giovane amanteano vissuto nel passaggio cruciale tra il XVIII ed il XIX [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_514" class="wp-caption alignnone" style="width: 224px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/La-fine-di-un-sogno.-Mario-Aloe.jpg"><img class="size-medium wp-image-514" alt="La copertina del libro di Mario Aloe: La Fine di un Sogno. Storia di un Italiano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/La-fine-di-un-sogno.-Mario-Aloe-214x300.jpg" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del libro di Mario Aloe: La Fine di un Sogno. Storia di un Italiano</p></div>
<p>Ho terminato di leggere in questi giorni un breve ma intenso romanzo di un autore di Amantea, Mario Aloe, pubblicato con i tipi delle edizioni Mannarino.</p>
<p>Il romanzo, intitolato <i>La fine di un sogno. Storia di un Italiano</i>, narra la vita di un giovane amanteano vissuto nel passaggio cruciale tra il XVIII ed il XIX secolo, figlio di una famiglia di piccola nobiltà provinciale che, attraverso la intraprendenza commerciale, è riuscita a consolidare una buona posizione economica in una realtà dove spesso i titoli nobiliari erano sinonimi di vita parassitaria sulle scarse rendite fondiarie.</p>
<p>Luigi Baffa, è questo il nome del protagonista, riesce così a studiare a Cosenza al Regio Collegio che Carlo III aveva fondato dopo l’espulsione dei gesuiti dal regno e poi a completare i propri studi a Napoli all’accademia militare della Nunziatella.</p>
<p>Il romanzo mostra come il giovane calabrese incontri, nel clima di rinnovamento che l’arrivo di Carlo III di Borbone era riuscito a instaurare nel regno, l’intellettualità illuminista che, com’è noto, proprio nella capitale del Sud ebbe uno dei suoi centri italiani più fiorenti.</p>
<p>Mario Aloe riesce bene a descriverci il clima politico e culturale di quegli anni, fervido di speranze che il regno di Napoli potesse diventare quella monarchia nazionale in grado di giocare un ruolo di primo piano negli equilibri politici e diplomatici non solo della Penisola ma dell’intera Europa.</p>
<p>Nello stesso tempo ci dà il quadro esatto e accurato storicamente di come fosse la Calabria tra Settecento ed Ottocento: una regione con isole culturali di primordine come Cosenza ma priva di strade praticabili, costellata da paludi malsane e coperta di foreste infestate da briganti che rendevano incerte e sempre pericolose le comunicazioni interne, schiacciata sotto lo strapotere di baroni che sfruttavano una massa di contadini costretti ai livelli minimi di sopravvivenza di una agricoltura poverissima e primitiva.</p>
<p>La questione della terra, dei diritti contadini sulle terre demaniali usurpate da questa classe di nuovi feudatari, la mancanza di legge ed autorità rispettate e la prevalenza dell’arbitrio sul diritto, rappresenta lo sfondo del romanzo il cui intreccio tra vicende individuali (con la presenza di tanti personaggi realmente esistiti, come il fondatore della massoneria in Calabria, l’abate Jerocades, il Salfi, il Toscano, la duchessa di Sanfelice, la Pimentel Fonseca, l’ammiraglio Caracciolo, ecc.) e fatti storici (il terribile terremoto del 1783 e le sue conseguenze, le guerre contro la Francia rivoluzionaria e le armate portate in Italia dal giovanissimo generale Bonaparte, l’effimera e drammatica esperienza della repubblica partenopea del 1799 spazzata via dalle masse sanfediste del Cardinale Ruffo, l’eroico episodio del forte della Vigliena in cui i calabresi della Legione Calabra comandati dal cosentino Antonio Toscano preferirono farsi saltare in aria pur di non cedere alla restaurazione assolutista borbonica, ecc.) e ne sono, a mio parere, l’elemento più interessante e significativo.</p>
<div id="attachment_515" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/800px-Flag_of_the_Parthenopaean_Republic_svg.png"><img class="size-medium wp-image-515" alt="La Bandiera della Repubblica Partenopea del 1799" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/800px-Flag_of_the_Parthenopaean_Republic_svg-300x199.png" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">La Bandiera della Repubblica Partenopea del 1799</p></div>
<p>Si aggiungano le straordinarie descrizioni dei luoghi e dei costumi e ne viene fuori un romanzo che vale la pena di leggere e far conoscere.</p>
<p>Un romanzo storico che, e ciò va a merito dell’autore, ci riporta un quadro realistico e verosimile di come, agli albori del nostro Risorgimento nazionale, una intera generazione imparò, anche a costo della propria vita, ad essere italiana ed europea.</p>
<p>Una generazione che i Borbone di Napoli prima incoraggiarono sulla strada del rinnovamento e della modernizzazione e poi, come maldestri apprendisti stregoni, non riuscirono più a controllare mandandola al patibolo senza alcuna remora e pietà.</p>
<p>Prevalsero in quella casa regnante, come in tante altre in tutta Europa, i propri ristretti interessi dinastici.</p>
<p>Per quella generazione un’occasione perduta, la fine di un sogno per il quale bisognerà attendere ancora altri sessant’anni e a vantaggio di un’altra dinastia, quella subalpina dei Savoia.</p>
<p>Per i Borbone, come per altre dinastie italiane ed europee, la perdita dei regni e del potere e l’oblio della storia.</p>
<p>Una ricostruzione quella di Mario Aloe, lasciatemelo dire, che fa giustizia di tante altre, parziali ed esplicitamente revisioniste, che ci descrivono un Regno delle Due Sicilie come un esempio di buona amministrazione per popolazioni ricche e felici almeno fino all’arrivo dei cattivi “piemontesi”.</p>
<p>La storia, nella sua drammaticità, ci parla invece di un Sud e di una Calabria pronti a recepire le grandi idee di cambiamento del mondo ma anche di classi dirigenti miopi e grette, incapaci di guardare al di là dei propri ristrettissimi interessi di classe, di popolazioni contadine disperate nella loro richiesta di terra e migliori condizioni di vita e di lavoro e costrette spesso alla tragica ed individuale rivolta della vita alla macchia come briganti e anche in questa condizione, spesso ingannate nella difesa di interessi non propri.</p>
<p>Un bel libro, dunque, di cui mi sento di consigliare la lettura.</p>
<div id="attachment_516" class="wp-caption alignnone" style="width: 243px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/466px-Piazza_dei_martiri_A.jpg"><img class="size-medium wp-image-516" alt="Il Monumento ai martiri del 1799 a Napoli" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/08/466px-Piazza_dei_martiri_A-233x300.jpg" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Monumento ai martiri del 1799 a Napoli</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sbagliato dedicare una via a Ferdinando II di Borbone.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 16:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Calabria Ora&#8221; del 14 Luglio 2013 Leggo della intenzione del Comune di Montalto Uffugo di voler dedicare, su proposta della delegazione locale dell’Associazione Nazionale Neoborbonica, una strada a Ferdinando II di Borbone. La proposta mi sembra discutibile, non tanto per la volontà espressa di ricordare nella toponomastica di un Comune una dinastia che [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Ferdinando-II-di-Borbone.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-502" alt="Ferdinando II di Borbone" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Ferdinando-II-di-Borbone-227x300.jpg" width="227" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;">Pubblicato su &#8220;Calabria Ora&#8221; del 14 Luglio 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Leggo della intenzione del Comune di Montalto Uffugo di voler dedicare, su proposta della delegazione locale dell’Associazione Nazionale Neoborbonica, una strada a Ferdinando II di Borbone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La proposta mi sembra discutibile, non tanto per la volontà espressa di ricordare nella toponomastica di un Comune una dinastia che ha avuto certamente grande importanza nella storia italiana e segnatamente del Mezzogiorno, ma per la scelta proprio di uno dei suoi esponenti più discussi e sul quale il giudizio degli storici è, abbastanza largamente, negativo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ferdinando II, checché ne dica certa vulgata storiografica piuttosto recente, alimentata da un minoritario sentimento che definirei da “leghismo rovesciato” che tende a negare il valore storico del Risorgimento italiano, non fu certamente un buon governante per il popolo meridionale, anzi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Se nella prima fase del suo trentennale regno sembrò voler introdurre processi di modernizzazione e di dinamismo, il suo viscerale antigiacobinismo, la tendenza personale alla sospettosità e all’egocentrismo (unita anche ad una religiosità a tratti irrazionale e supersitiziosa) lo portò a compiere scelte che chiusero il regno alle innovazioni politiche, economiche e sociali che invece stavano cambiando dovunque la società italiana ed europea.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Rimase prigioniero di una visione reazionaria, asfittica, figlia degli equilibri assolutamente precari scaturiti dal Congresso di Vienna dopo la fine dell’età napoleonica che si era illuso di riportare indietro per decreto le lancette della storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Affermare che il Regno delle Due Sicilie fosse una sorta di paese del Bengodi, un’epoca felice dal punto di vista economico e sociale, significa dire una straordinaria bugia. Il popolo meridionale sotto Ferdinando II viveva, nella sua stragrande maggioranza, di un’agricoltura appena superiore alla sussistenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Le promesse di risoluzione del secolare problema della terra fatte proprio dai predecessori di Ferdinando, non solo non avevano avuto alcuna risposta ma, nella maggioranza dei casi, avevano semplicemente legittimato decenni e decenni di usurpazioni di terre demaniali destinate agli usi civici delle diverse comunità calabresi, da parte di una classe di nuovi “baroni” che erano stati gli unici beneficiari delle leggi di eversione dalla feudalità varate sotto l’occupazione francese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">E’ pur vero che dopo l’Unità molti di questi problemi rimasero aperti (la questione della terra sarà risolta solo dopo la seconda guerra mondiale) ma le loro radici erano profondamente intrecciate alla storia di un Mezzogiorno che, a prescindere dai suoi governanti, viveva una condizione di profonda marginalità economica e sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Anche certa mitologia su un presunto sviluppo industriale del Sud “bloccato” dai cattivi piemontesi va fortemente ridimensionata: se è vero che alcuni centri industriali come quello vibonese furono chiusi dopo l’Unità perché incapaci di reggere la concorrenza con gli stabilimenti di altre parti del paese, la loro importanza non va esagerata perché si trattava di impianti molto modesti in un contesto economico in cui lo Stato, per scelta politica, continuava a basare quasi esclusivamente la sua economia sull’agricoltura e l’esportazione di alcuni prodotti di eccellenza (olio, vino, agrumi) e all’importazione di prodotti industriali finiti soprattutto dalla Gran Bretagna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Il Regno delle Due Sicilie aveva un livello di tassazione piuttosto basso che gravava comunque in grande misura sulla parte più povera della popolazione attraverso balzelli piuttosto odiosi, come quello sul sale, elemento fondamentale per la conservazione alimentare e quindi particolarmente odiato soprattutto dalla popolazione contadina. Nello stesso tempo aveva una spesa pubblica praticamente inesistente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Gli unici investimenti andavano alla marina mercantile e militare (e all’esercito in generale, che si basava essenzialmente su alcuni reparti mercenari), rinunciando alla costruzione di una rete ferroviaria efficiente e all’estensione della viabilità ordinaria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La Calabria praticamente non aveva strade (se si esclude la consolare Campotenese-Villa San Giovanni ammodernata dai francesi e tracciata sulla millenaria Via Popilia) così che per portare merci da Paola a Rossano si preferiva mandarle per nave attraverso lo Stretto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Negli stessi anni in cui in tutta Europa e anche in alcuni stati italiani si varavano leggi sulla istruzione elementare obbligatoria nel Regno delle Due Sicilie i livelli di analfabetismo toccavano e superavano il 90 % della popolazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Per mantenere il consenso soprattutto nei ceti popolari della città di Napoli si procedeva, di tanto in tanto, alla distribuzione di pane e generi alimentari o a qualche festa in cui il re amava mostrarsi come paterno e generoso benefattore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Dall’altro lato ogni forma di dissenso, soprattutto nei ceti intellettuali (che Ferdinando definiva “pennaiuoli”), veniva punito con la galera, i lavori forzati, la forca e le fucilazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Che dire poi di un re che, dopo essere stato costretto a concedere la Costituzione (gennaio 1848), non esitò a far bombardare Napoli, la sua capitale, e a sciogliere il Parlamento eletto con la forza delle armi (maggio 1848) ?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Un re superstizioso e antimoderno, incapace di accogliere critiche e osservazioni e quindi inevitabilmente circondato da adulatori e inetti, comunque incapaci di dirgli la verità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Fu questa sua sospettosità, unita ad una forte dosa di superstiziosa sfiducia nei medici, che lo portò alla morte per una banale infezione inguinale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Non è un caso che il sistema che si era fino ad allora retto sulla sua comunque forte personalità, su una autocrazia incapace di riformarsi e di aprirsi, crollerà in pochi mesi per via di una iniziativa militare che, sia pure improvvisata, era dotata di un capo militarmente e politicamente determinato come Garibaldi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Dedicare quindi una strada a Re Bomba (l’”affettuoso” nomignolo con il quale Ferdinando fu apostrofato dopo i fatti del 1848) mi sembra, quindi, una idea sbagliata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Se si vuole invece onorare la memoria di una dinastia un altro dovrebbe essere il re a cui dedicare una strada: Carlo III che, nella prima metà del ‘700 seppe fare del Regno di Napoli uno stato importante nell’Europa del tempo, il primo a modernizzarsi e a dotarsi di una burocrazia basata sul merito e non più sui vecchi privilegi aristocratici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Uno stato avanzato sul piano politico e culturale, capace di legarsi, sul piano internazionale, alle spinte innovative provenienti da altre nazioni europee. Una politica che i successori di Carlo III, l’intelligente ma ignorante e indolente Ferdinando IV (poi Ferdinando I delle Due Sicilie), l’incolore Francesco I e il nostro Ferdinando II, non seppero o non vollero portare avanti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/428px-Charles_III_of_Spain.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-503" alt="Carlo III re di Napoli e di Spagna" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/428px-Charles_III_of_Spain-214x300.jpg" width="214" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Preferirono non comprendere il vento della storia sviluppatosi dopo la rivoluzione francese che andava nella direzione opposta a quella da loro scelta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Invece di puntare a diventare una moderna monarchia liberale e costituzionale si rinchiusero in un antigiacobinismo inconcludente e reazionario insieme a paesi come la Russia degli zar e dei servi della gleba.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La storia non si fa con i se, ma probabilmente, per il peso territoriale e demografico che il Regno delle Due Sicilie aveva nell’Italia ottocentesca, l’Unità avrebbero potuta farla i Borbone e non i Savoia che fino al 1848 non erano stati meno reazionari di loro, anzi. E forse anche per colpa della loro miopia politica, il Sud d’Italia perse un’altra delle sue occasioni storiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;">PDF DELL&#8217;ARTICOLO</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Articolo-su-Ferdinando-II-pdf-Calabria-Ora-del-14-luglio-2013.pdf">Articolo su Ferdinando II pdf Calabria Ora del 14 luglio 2013</a></p>
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		<title>IL VERO COLPEVOLE&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 15:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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CLAMOROSO !!!<br />
Finalmente lo abbiamo scoperto. E’ lui il grande vecchio, l’oscuro che trama nell’ombra, il responsabile di tutti i problemi d’Italia, della mafia, della ndrangheta e della camorra, l’artefice della discesa in campo di Berlusconi, quello che sta dietro al problema della monnezza di Napoli e del mare sporco in Calabria. Si, è proprio lui, il malefico, geniale, imprendibile CATTIVIK !!!</p>
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