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	<title>Gabriele Petrone &#187; Germania</title>
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		<title>Ciao Paolo&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2020 14:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sei stato un grande dentro e fuori dal campo. E ci regalasti il sogno di quei mondiali del 1982, quelli in cui, partiti male, arrivammo alla fine battendo le più grandi squadre della Terra: Argentina, Brasile, Germania. Ricordo Cosenza quella notte della finale ma ancor prima il pomeriggio al cardiopalma della partita col Brasile di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3723" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/12/Paolo-Rossi-in-Italia-Brasile-del-1982.jpg"><img class="size-medium wp-image-3723" alt="Paolo Rossi in Italia-Brasile del 1982" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/12/Paolo-Rossi-in-Italia-Brasile-del-1982-300x221.jpg" width="300" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">Paolo Rossi in Italia-Brasile del 1982</p></div>
<p>Sei stato un grande dentro e fuori dal campo. E ci regalasti il sogno di quei mondiali del 1982, quelli in cui, partiti male, arrivammo alla fine battendo le più grandi squadre della Terra: Argentina, Brasile, Germania. Ricordo Cosenza quella notte della finale ma ancor prima il pomeriggio al cardiopalma della partita col Brasile di Zico e Falcao. Fu certamente vera gloria&#8230;un grande abbraccio Paolo Rossi…</p>
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		<title>Risolvere il problema del &#8220;nostro&#8221; Sud.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2015 10:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 2 agosto 2015 In tutti i paesi la questione dello sviluppo unitario dei territori ha storicamente rappresentato una questione nazionale che è stata risolta a volte pacificamente e democraticamente a volte con la violenza e la guerra. Perché ogni paese ha un “nord” ed un “sud” e c’è sempre un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/LItalia-Rovesciata.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1382" alt="L'Italia Rovesciata" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/LItalia-Rovesciata.jpg" width="209" height="137" /></a></p>
<p><strong>Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 2 agosto 2015</strong></p>
<p>In tutti i paesi la questione dello sviluppo unitario dei territori ha storicamente rappresentato una questione nazionale che è stata risolta a volte pacificamente e democraticamente a volte con la violenza e la guerra. Perché ogni paese ha un “nord” ed un “sud” e c’è sempre un “nord” più “nord”.</p>
<p>Prendiamo, ad esempio, gli USA, dove la questione Nord-Sud fu affrontata e risolta nel quadro di una delle più feroci guerre dell’età moderna, quando il problema dell’abolizione della schiavitù altro non era che la rappresentazione di un feroce conflitto tra due modelli di sviluppo, uno industriale e proteso all’espansione internazionale, l’altro agrario e chiuso in una dimensione tradizionale di una economia coloniale o post-coloniale.</p>
<p>Si pensi all’URSS staliniana dove industrializzazione e liquidazione brutale dell’economia contadina dentro il quadro ideologico della eliminazione dei kulaki come classe altro non erano che la scelta di un modello di sviluppo che si voleva in grado di competere con le altre potenze capitalistiche. <span id="more-1381"></span></p>
<p>Si pensi al Brasile che solo a partire dagli anni ’60 (con l&#8217;interruzione brutale della dittatura) ha risolto il problema dello sviluppo diseguale del suo territorio con, in questo caso, il Nord-Est povero ed arretrato rispetto al Sud ricco ed industriale, arrivando persino a costruire di sana pianta una nuova capitale in mezzo ad un altopiano tropicale.</p>
<p>Si pensi, infine, al caso più recente, quello della Germania, dove il superamento del divario tra Ovest ed Est è stato assunto come priorità dalle classi dirigenti di quel paese.</p>
<p>In Italia il problema, invece, rimane tutto aperto, come confermano i dati dello SVIMEZ e questo perché nelle classi dirigenti italiane da anni non c’è la consapevolezza che solo un paese “a trazione integrale” può affrontare la sfida della competitività globale e che questo problema non può che essere affrontato in termini di scelte nazionali.</p>
<p>In verità non sono mancati nel corso della nostra storia unitaria momenti seri di dibattito e anche di intervento nei confronti del Mezzogiorno: il pensiero meridionalista è stato anche forte ed ha influenzato in maniera profonda la politica nazionale. Anzi è stato sempre un tema di carattere nazionale come dimostra il fatto che alcuni meridionalisti non erano neanche nati nel Mezzogiorno o, comunque, non vi vivevano: Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti erano toscani e lo stesso Pasquale Villari, pur appartenendo alla intellettualità napoletana, visse ed operò soprattutto tra Pisa e Firenze. Uno degli intellettuali più significativi del meridionalismo del primo decennio del &#8217;900 fu il ligure Giuseppe Isnardi. Nel secondo dopoguerra la politica per il Mezzogiorno attraverso la famosa &#8220;Cassa&#8221; fu il frutto dell&#8217;elaborazione soprattutto di Pasquale Saraceno, che di meridionale aveva soltanto i genitori.</p>
<p>Quello che si è rotto, dunque, soprattutto dal 1992, anno in cui va in crisi il sistema politico italiano che fino ad allora era stato fondato su grandi partiti di massa nazionali, è questa consapevolezza che l&#8217;Italia si salva tutta intera e non a pezzi.</p>
<p>La Lega ha insediato nel Nord un politica che, esaltando alcuni elementi culturali &#8220;egoistico-territoriali&#8221; sempre presenti nella cultura sociale e politica italiana, ha insediato in quei territori un processo di &#8220;meridionalizzazione&#8221; nel senso che ha fatto della propria forza politica un formidabile agente di mediazione politica in concorrenza con quello svolto tradizionalmente da parti consistenti del ceto politico meridionale.</p>
<p>Tutti i governi che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, salvo lodevoli eccezioni spesso vanificate dall&#8217;instabilità politica, sono stati o conniventi o subalterni a questa impostazione che si può sintetizzare nella formula &#8220;sostenere il Nord e il resto verrà da sé&#8221;. La stessa che, a livello europeo, stanno perseguendo i Paesi del Nord del Continente rispetto a quelli mediterranei cristallizzatasi nella formula dell&#8217;austerità.</p>
<p>I dati ci dicono quanto sbagliata sia stata ed è questa politica e di quanto fondamentale sia, per una classe dirigente, dare al nostro Paese un sistema economico a &#8220;trazione integrale&#8221;.</p>
<p>Per fare questo ci vuole una grande assunzione di responsabilità collettiva della classe dirigente nazionale che deve smetterla di derubricare il problema del Sud secondo lo schema del tradizionale pregiudizio antimeridionale che oscilla tra atteggiamenti diversi: dall&#8217;indifferenza e aperto disprezzo al moralismo-pedagogico che guarda al Sud come luogo di ogni nefandezza, culla soltanto di criminalità e di malapolitica, facendo finta di non vedere come questi problemi siano ormai drammaticamente nazionali se non prevalentemente centro-settentrionali, come testimoniano le cronache quotidiane.</p>
<p>Ma analoga assunzione di responsabilità deve esserci da parte delle classi dirigenti del Mezzogiorno.</p>
<p>Da una parte esse devono cessare di essere subalterne al racconto del Sud elaborato in altre parti del Paese sul Sud.</p>
<p>Diceva Gaetano Cingari che nel Mezzogiorno i giornali scendono, non salgono, intendendo non solo la mancanza di grandi organi nazionali di informazione del Sud ma anche la sostanziale debolezza del discorso culturale meridionale rispetto a quello nazionale.</p>
<p>Dall&#8217;altra devono comprendere che il ruolo del Mezzogiorno non può più essere affidato alla semplice richiesta di sostegno allo Stato centrale (che comunque deve essere chiamato alle sue responsabilità dal momento che, ad esempio, la &#8220;scusa&#8221; dei fondi europei è stata assunta per tagliare anche ciò che in altre parti del Paese viene erogato ordinariamente) ed alla mediazione territoriale di questo sostegno, ma assumersi la responsabilità di pensare a questa parte del Paese nel quadro di un sistema nazionale in ci si possono e si devono assumere funzioni diverse ma all&#8217;interno di un disegno organico.</p>
<p>Se non si interviene in questo senso, se non c&#8217;è questa comune assunzione di responsabilità il Mezzogiorno rischia di essere risucchiato, come è già avvenuto nel corso della sua storia, in una spirale di vano rivendicazionismo o, peggio, di ribellismo non più soltanto antipolitico ma anti-istituzionale e anti-democratico in cui poco varranno sia i discorsi moralistici, sia le lamentele, sia le pensose analisi di intellettuali ed economisti.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Il-Garantista-del-2-agozto-2015-Prima-pagina.pdf">Il Garantista del 2 agozto 2015 Prima pagina</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Il-Garantista-del-2-agozto-2015.pdf">Il Garantista del 2 agozto 2015</a></p>
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		<title>La verità sulla demonizzazione delle preferenze</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jan 2014 22:51:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/01/liste-bloccate.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-720" alt="liste-bloccate" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/01/liste-bloccate-300x205.jpg" width="300" height="205" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L&#8217;autore di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Indignatevi !</i>, Stéphane Hessel,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>poco prima di morire l&#8217;anno scorso scriveva che &#8220;l&#8217;attuale sistema dei partiti è in crisi, in Spagna come in altri Paesi. la gente non si fida dei partiti minati dagli scandali, dalla corruzione, e diretti da pesanti apparati che si preoccupano più della propria sopravvivenza politica e della spartizione di quote di potere che non di cambiare davvero le cose. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Il sistema elettorale, soffocato in Spagna dal meccanismo delle liste chiuse e bloccate, impedisce il rinnovamento necessario</i></b>&#8220;.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/01/stephane_hessel_elmundo_com-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-721" alt="stephane_hessel_elmundo_com-1" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/01/stephane_hessel_elmundo_com-1-300x152.jpg" width="300" height="152" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Questo passo, tratto dalla sua ultima opera <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Non arrendetevi !</i> e che rappresenta un vero e proprio appello al rinnovamento della democrazia e il tentativo di dare una risposta alla crisi della politica e delle istituzioni in Europa (crisi che in Spagna è stata interpretata dal movimento degli <i style="mso-bidi-font-style: normal;">indignados</i> che proprio negli scritti di Hessel aveva cercato una base teorica), mi è tornato in mente in questi giorni in cui si discute di legge elettorale in Italia e soprattutto di preferenze si o no.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il grande provincialismo della politica italiana, dopo l&#8217;obbrobrio del <i style="mso-bidi-font-style: normal;">porcellum</i>, non è riuscito a far altro che proporre l&#8217;imitazione di un sistema elettorale che, dove è applicato, la Spagna, è sottoposto a forte critica e contestazione e addirittura additato come responsabile primo della crisi politico-istituzionale. Insomma, rischiamo di prenderci un vestito che altrove non vedono l&#8217;ora di togliersi di dosso.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il fantasma delle liste bloccate è tornato dunque ad aleggiare nel dibattito politico. Per giustificare ciò si sta riproponendo tutto il vecchio armamentario ideologico contro le preferenze, il sistema con il quale, tradizionalmente, in Italia gli elettori hanno sempre scelto i propri rappresentanti in presenza di liste plurinominali.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Le accuse più frequenti sono: 1) le preferenze esistono solo in Italia, 2) sono generatrici di corruzione perché comportano eccessive spese elettorali, 3) comportano una eccessiva personalizzazione della politica. Ma è tutto vero ? Proviamo a rispondere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">1) <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Le preferenze esistono solo in Italia</i>. Mica vero. Proprio in Spagna la parte elettiva del Senato spagnolo è eletto con il meccanismo del voto limitato, vale a dire se i candidati in un collegio sono 4 se ne possono votare solo 3, se sono 3 solo due e così via. Meccanismi analoghi sono previsti per la selezione di candidati in liste plurinominali in altri sistemi elettorali (alcuni prevedono anche il voto di candidati di liste diverse) fino al sistema elettorale usato, per esempio, in Australia dove gli elettori sulla scheda trovano una lista di candidati con a fianco degli spazi sui quali scrivono con numeri l&#8217;ordine con il quale desiderano siano eletti i deputati di quella circoscrizione. Insomma, delle preferenze.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">2) <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Le preferenze sono generatrici di corruzione perché comportano eccessive spese elettorali</i>. Premesso che a commettere i reati sono le persone e non le leggi, tali difetti possono essere facilmente risolti con l&#8217;applicazione più stringente delle norme sui tetti di spesa consentiti e limitando l&#8217;ampiezza delle circoscrizioni elettorali. D&#8217;altro canto non mi pare che, con le liste bloccate, si sia contribuito poi in maniera così incisiva alla moralizzazione delle istituzioni parlamentari dal momento che persone accusate di essere corrotte o addirittura colluse con organizzazioni criminali hanno continuato ad farvi il loro ingresso e forse in maniera anche più semplice. I <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Batman</i>, dunque, non sono figli delle preferenze ma della cattiva politica, che trova sempre il modo di farsi eleggere a prescindere dal sistema elettorale vigente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">3) <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Comportano una eccessiva personalizzazione della politica</i>. Una critica francamente incomprensibile in tempi in cui la personalizzazione della politica è diventata regola e non eccezione, soprattutto in una fase storica in cui i partiti hanno perso il ruolo di organizzatori di interessi collettivi in nome di grandi valori ideali. Anche qui, dunque, fermare la propria attenzione ai soli meccanismi elettorali (senza contare che ce ne sono altri ancora più basati sulla personalizzazione, pensiamo ai collegi uninominali) significa scambiare l&#8217;effetto con la causa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Sulla base di queste considerazioni e premesso che nessun sistema è esente da difetti, mi pare evidente che molte di queste critiche, in realtà, sono strumentali alla difesa del meccanismo delle liste bloccate che, a sua volta, è funzionale alla garanzia di ristrette nomenclature.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Insistere nel voler mantenere le liste bloccate, dunque, non solo significa andare contro la volontà della stragrande maggioranza dell&#8217;opinione pubblica italiana (oltre il 65% non le vuole più e chiede o i collegi uninominali o le preferenze secondo un recente sondaggio Ipsos) ma anche ostinarsi a non comprendere che gran parte della contestazione che oggi investe la politica è il frutto del vero e proprio rifiuto e rigetto nei confronti di un parlamento fatto da &#8220;nominati&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In Italia, del resto, solo in due momenti storici si è fatto ricorso a liste bloccate e gli italiani non hanno potuto scegliere i propri rappresentanti: durante il fascismo (che poi il parlamento finì per abolirlo del tutto) e con il <i style="mso-bidi-font-style: normal;">porcellum</i> che, statene certi, se non fosse stato&#8221;cassato&#8221; dalla Consulta, starebbe ancora tutto in piedi e in mano dei ristrettissimi gruppi dirigenti di partiti sempre più chiusi e autoreferenziali.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">PS. Ultima questione di cui si parla: <i style="mso-bidi-font-style: normal;">le primarie</i>. Si dice che per far scegliere i cittadini siano sufficienti le primarie. Benissimo, come essere contrari ? A condizione, però che siano imposte per legge a tutti i partiti. Le leggi sono sempre <i style="mso-bidi-font-style: normal;">erga omnes</i>. In Germania, ad esempio, dove esistono le liste bloccate, i candidati sono selezionati dai partiti con una sorta di &#8220;primaria&#8221; che si svolge alla presenza di funzionari dello Stato. Può essere una strada, che deve però partire dal presupposto che i partiti italiani, come in gran parte d&#8217;Europa e del mondo democratico siano &#8220;costituzionalizzati&#8221; fino in fondo e sottoposti ad una legge che ne regoli, almeno in grandi linee, anche la vita interna e gli obblighi nei confronti dei propri aderenti. Si può fare ? Certamente, anche se resta da capire perché darsi tanta pena (ed aumentare anche i costi a carico dello Stato) per organizzare due momenti elettorali per dare al cittadino un possibilità di scelta dei candidati per garantire la quale è sufficiente consentire l&#8217;espressione di preferenze sulla scheda.</p>
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		<title>La seconda guerra mondiale secondo Antony Beevor</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 18:51:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono libri che meritano di essere letti anche quando parlano di argomenti sui quali si crede sia stato detto e scritto tutto ciò che c’era da dire e da scrivere. Il prezioso volume di Antony Beevor, La seconda guerra mondiale. I sei anni che hanno cambiato la storia, edito da Rizzoli e uscito da [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/06/Conferenza-di-Yalta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-469" alt="Conferenza di Yalta" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/06/Conferenza-di-Yalta-300x222.jpg" width="300" height="222" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ci sono libri che meritano di essere letti anche quando parlano di argomenti sui quali si crede sia stato detto e scritto tutto ciò che c’era da dire e da scrivere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Il prezioso volume di Antony Beevor, <i style="mso-bidi-font-style: normal;">La seconda guerra mondiale. I sei anni che hanno cambiato la storia</i>, edito da Rizzoli e uscito da poche settimane nelle librerie italiane, rappresenta un testo decisamente significativo, per la ricchezza della documentazione anche inedita che lo sorregge e per la leggerezza della scrittura che mantiene viva l’attenzione del lettore anche quando racconta particolari militari complessi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Antony Beevor si conferma con quest’ultimo lavoro, uno dei migliori storici militari contemporanei, confermandosi scrittore capace di parlare ad un vasto pubblico di vicende storiche e militari anche complesse. Ricordo qui due suoi lavori assai interessanti come <i style="mso-bidi-font-style: normal;">La guerra civile spagnola</i> e <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stalingrado</i> che lo avevano fatto conoscere al pubblico internazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Questa sua ultima fatica riesce a dare un quadro d’insieme di un fatto che sconvolse la vita di milioni di persone in praticamente tutte le latitudini del pianeta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Beevor ci racconta la guerra dei grandi, di Churchill, di Stalin, di Roosvelt, di Hitler e Mussolini, ma anche quella degli oscuri ufficiali e soldati semplici proiettati sui fronti di guerra attraverso un sapiente innesto di documenti ufficiali e di diaristica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La guerra ci appare così come il dramma collettivo e individuale di una umanità intera, uomini trascinati nei campi di battaglia, donne, bambini e anziani sterminati nei lager o nelle città bombardate, la tragedia degli stupri e persino del cannibalismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Scrive Beevor: “nessun altro periodo della storia offre una fonte di materiale tanto ricca per lo studio di dilemmi, tragedie individuali e collettive, corruzione del potere politico, ipocrisia ideologica, egocentrismo dei comandanti, tradimento, caparbietà, abnegazione, atti di incredibile sadismo e di imprevedibile compassione” (p. 988).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/06/Antony-Beevor.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-468" alt="Antony Beevor" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/06/Antony-Beevor-201x300.jpg" width="201" height="300" /></a></p>
<p><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Non rappresentano così vezzi letterari i due episodi narrati dall’autore in premessa e a conclusione del suo lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La storia di un coscritto coreano, reclutato a forza dai giapponesi nel 1938, catturato dall’Armata Rossa nell’unica battaglia prima della guerra tra russi e nipponici (Khalkhin-Gol, in Mongolia 1939) e mandato in un campo di lavoro, arruolato ancora una volta dai sovietici nel 1942 per resistere all’invasione tedesca, catturato dai tedeschi nella battaglia di Char’kov in Ucraina e costretto a combattere contro gli americani che sbarcavano in Normandia nel 1944. Prigioniero in Gran Bretagna si trasferì dopo la fine della guerra negli USA per morirvi nell’Illinois nel 1992. Ma anche la storia di una donna, moglie di un agricoltore tedesco, che si era innamorata di un prigioniero francese assegnato alla loro fattoria in Germania con il quale aveva avuto una relazione. Alla fine della guerra aveva deciso di seguirlo in Francia nei treni che riportavano in patria i deportati in Germania, finendo però arrestata a Parigi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Due storie diverse che rappresentano chiaramente il dramma degli uomini e delle donne semplici rispetto alle “soverchianti forze storiche” che ne cambiarono il destino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Un libro straordinario dunque, di cui consiglio la lettura. Unico neo un Ciano definito “cognato” di Mussolini, forse un errore di traduzione che però nulla toglie a questo importante affresco di un periodo che ha davvero cambiato la storia del mondo.</span></p>
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