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	<title>Gabriele Petrone &#187; De Magistris</title>
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		<title>Giulio Grandinetti, la credibilità dell&#8217;informazione e l&#8217;autonomia della politica</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 19:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci anni fa, il 22 aprile del 2007, moriva per gli effetti di una rapida e inesorabile malattia, Giulio Grandinetti. Giulio è stato molte cose nel corso della sua vita: sin dalla giovanissima età dirigente assai ascoltato del PCI-PDS-DS, stimato imprenditore del ramo assicurativo e tra i fondatori de &#8220;Il Quotidiano&#8221;. Confesso, per me che ho avuto l&#8217;onore [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2185" alt="Il Quotidiano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-300x255.jpg" width="300" height="255" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2186" alt="Il Quotidiano 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-2-272x300.jpg" width="272" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2187" alt="Il Quotidiano 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-3-233x300.jpg" width="233" height="300" /></a></p>
<p>Dieci anni fa, il 22 aprile del 2007, moriva per gli effetti di una rapida e inesorabile malattia, Giulio Grandinetti.</p>
<p>Giulio è stato molte cose nel corso della sua vita: sin dalla giovanissima età dirigente assai ascoltato del PCI-PDS-DS, stimato imprenditore del ramo assicurativo e tra i fondatori de &#8220;Il Quotidiano&#8221;.</p>
<p>Confesso, per me che ho avuto l&#8217;onore di essere uno dei suoi amici più intimi, tutta la commozione e la difficoltà nel ricordarlo oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa a chi non l&#8217;ha conosciuto.</p>
<p>Giulio Grandinetti, infatti, merita di essere ricordato intanto per l&#8217;esempio di militanza politica attiva e disinteressata nella sinistra cosentina tanto da rifiutare più volte il passaggio nelle istituzioni che pure gli era stato offerto, preferendo il ruolo di consigliere e, in alcuni momenti, di vera e propria eminenza grigia dei gruppi dirigenti del partito. <span id="more-2184"></span></p>
<p>Il soprannome di Lothar che gli fu affibbiato in gioventù non gli dispiaceva: dotato di un carattere difficile e poco incline alla mediazione (memorabili le sue litigate politiche) sapeva però richiamare tutti all&#8217;unità nei momenti difficili, caratteristica fondamentale della nostra educazione nel PCI che forse i dirigenti attuali della sinistra dovrebbero tornare a praticare.</p>
<p>Quando divenne Presidente del Consiglio di Amministrazione de &#8220;Il Quotidiano&#8221; aveva l&#8217;assillo di costruire un giornale indipendente autenticamente calabrese fatto da calabresi.</p>
<p>Come in tutte le cose che faceva si gettò nell&#8217;impresa con determinazione ostinata reclutando giovani giornalisti e corrispondenti in ogni angolo della regione e costruendo redazioni in ogni provincia.</p>
<p>Se molti giornalisti calabresi hanno trovato occasione di formazione e di lavoro e perfino altri giornali e media sono nati per &#8220;gemmazione&#8221; dall&#8217;esperienza de &#8220;Il Quotidiano&#8221; lo dobbiamo anche a Giulio.</p>
<p>Si può discutere oggi sugli esiti di quello sforzo, se la nascita di nuove testate giornalistiche in Calabria ha determinato davvero il sorgere di una informazione più libera e plurale.</p>
<p>Sarebbe discorso lungo che esula dallo scopo di queste righe.</p>
<p>Purtroppo i suoi ultimi mesi di vita furono sfregiati dall&#8217;inchiesta Why Not dell&#8217;ineffabile De Magistris, inchiesta mediaticamente generata e sostenuta, dopo che una persona che aveva la sola colpa di essere suo omonimo aveva subito un avviso di garanzia e una perquisizione.</p>
<p>Un coinvolgimento che si concluse con un pieno proscioglimento, purtroppo postumo.</p>
<p>Per Giulio la credibilità dell&#8217;informazione era l&#8217;unica garanzia della sua libertà ed autonomia.</p>
<p>Per uno come lui che da dirigente di partito aveva sempre difeso il principio dell&#8217;autonomia della politica, non poteva essere altrimenti.</p>
<p>È anche per questi motivi che di uomini come Giulio oggi si sente, drammaticamente, la mancanza.</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Il-Quotidiano-del-Sud-del-23-aprile-2017.pdf">Il Quotidiano del Sud del 23 aprile 2017</a></strong></p>
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		<title>Enza Bruno Bossio: “Assolta perché innocente, non innocente perché assolta”</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 17:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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“Finalmente sono uscita da un incubo”. E’ quanto afferma, in una nota, Enza Bruno Bossio sulla conferma in appello della sentenza di assoluzione nel processo Why Not.     ”Un incubo – aggiunge – che aveva provato a distruggere la mia vita e quella dei miei figli. Al quale ho resistito non solo con la consapevolezza di non aver fatto mai nulla di illecito, ma anche grazie all’affetto di moltissimi amici. Non mi sono mai sottratta ai processi in tribunale, anche se vivevo fino in fondo l’ingiustizia morale e materiale di quello che mi stava accadendo. Ma nonostante tutto ho avuto fiducia nel compimento dell’azione della magistratura, soprattutto di quella giudicante. Anche perché non mi sento di essere innocente perché assolta, ma assolta perché innocente. Dunque esiste il merito dei processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, che sono  altra cosa dei processi mediatici che condannano le persone sulla piazza prima ancora di essere giudicate da chi è preposto a questo compito”.<br />
Enza Bruno Bossio è felice. La giustizia, quella vera, quella dei processi che si svolgono nella sola sede preposta dal nostro ordinamento, ha detto definitivamente la parola fine sulla sua vicenda giudiziaria iniziata nel 2006 dall’allora PM Luigi De Magistris.<br />
Sono stati anni terribili in cui è stata messa alla gogna, condannata nelle piazze e sui media, messa alla berlina senza alcuna possibilità di contraddittorio secondo le regole del cosiddetto “processo mediatico” e della “macchina del fango”.<br />
Una carriera brillante stroncata da una macchina infernale, accuse assurde che la mettevano al centro di un fantasioso teorema accusatorio che, tra l’altro, arrivò fino a Prodi e a Mastella e fu una delle cause della fine del governo dell’Unione.<br />
L’inchiesta “Why not” oggi si sta rivelando per quella che è: un enorme, colossale flop, l’ennesimo per un PM che nella sua carriera non è mai riuscito a far condannare nessuno, ma che è stato invece abile nel costruire la sua immagine che gli ha consegnato una carriera politica prima come parlamentare europeo poi come Sindaco di Napoli.<br />
Enza Bruno Bossio oggi è felice, ma quanto ha sofferto in questi anni difficilmente verrà cancellato. Né ci saranno trasmissioni televisive e articoli di giornale che daranno altrettanto spazio alla sua certa ed accertata innocenza come invece era stato fatto per dimostrare la sua “presunta colpevolezza” ed incensare il suo improbabile ed improvvisato Torquemada.<br />
E’ questa la nota più amara di tutta questa vicenda e che ci dice, ancora una volta, come il sistema informativo e mediatico che ruota attorno alla giustizia italiana evidentemente non funzioni.</p>
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		<title>De Magistris e il sepolcro imbiancato…</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 16:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/La-casta-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-210" alt="La casta 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/La-casta-2-283x300.jpg" width="283" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In questi anni è stato perpetrato un vero e proprio inganno nei confronti di tanti cittadini onesti e desiderosi di vero cambiamento.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Questo inganno ha un nome e cognome, si chiama Luigi De Magistris. Con inchieste flop costate milioni di euro che pesano sulle tasche dei cittadini e basate su fantasiosi teoremi si è costruita l’immagine di giustiziere senza macchia e senza paura, il moralizzatore di una classe politica e imprenditoriale corrotta.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Centinaia di persone innocenti sono state trascinate sulla gogna mediatica, processi televisivi condotti dai campioni del giustizialismo mediatico Santoro e Travaglio hanno emesso sentenze e comminato condanne.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Altri giudici, dopo anni di fustigazione, hanno detto che in quanto era contenuto nelle accuse di De Magistris nulla era vero, nulla stava in piedi, non c’erano neanche i reati ed hanno restituito onore e dignità a tanti innocenti che, tuttavia, non saranno mai ripagati di quanto hanno sofferto (insulti, carriere stroncate, rovina economica, pubblico ludibrio, ecc.).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Intanto il nostro ha lasciato la magistratura e si è fatto eleggere al parlamento europeo sotto le insegne di Di Pietro con il voto di tanti che avevano creduto alla sua falsa immagine. Un imbroglio che diventa oggi ancora più palese quando il nostro utilizza l’immunità parlamentare di quella che lui chiama “casta” per sottrarsi ai processi per diffamazione di coloro che aveva ingiustamente accusato.</p>
<p class="MsoNormal">Lui non è casta, gli altri lo sono, lui ha mandato centinaia di persone sotto processo con accuse false ed oggi si sottrae ai processi utilizzando i privilegi della casta che tanto disprezza in pubblico.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Un sepolcro imbiancato, un vero e proprio inganno ai danni di coloro che avevano creduto in lui…</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quattro anni fa moriva Giulio Grandinetti&#8230;Il ricordo dei suoi ultimi giorni nella bufera della bufala &#8220;Why Not&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_249" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/giuliograndinetti.jpg"><img src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/giuliograndinetti-300x200.jpg" alt="Giulio Grandinetti con Enza Bruno Bossio" width="300" height="200" class="size-medium wp-image-249" /></a><p class="wp-caption-text">Giulio Grandinetti con Enza Bruno Bossio</p></div><br />
Il 22 aprile del 2007, dopo una breve e micidiale malattia si spegneva Giulio Grandinetti. Imprenditore nel ramo assicurativo e dirigente politico sin dalla più tenera età nel PCI-PDS-DS, era stato anche amministratore delegato de &#8220;Il Quotidiano della Calabria&#8221;, contribuendo notevolmente all&#8217;affermazione di questa testata nel panorama editoriale calabrese. Negli ultimi anni aveva svolto l&#8217;incarico di capo struttura del Vice Presidente della Giunta Regionale, Nicola Adamo.<br />
Giulio era uomo di specchiata dirittura morale, con un rigore che gli era riconosciuto da tutti. Apparteneva a quella schiera di persone che stanno sempre dalla stessa parte e che concepiscono il loro impegno come servizio, in qualunque ruolo sono chiamati.<br />
Fu nella veste di collaboratore di Nicola Adamo che ricevette, nell&#8217;ambito della roboante inchiesta Why Not dell&#8217;allora PM De Magistris, un avviso di garanzia per una presunta associazione a delinquere insieme allo stesso Nicola Adamo e ad Enza Bruno Bossio.<br />
In verità, in quel settembre del 2006 il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. Lombardo, smentì che ad essere raggiunto da avviso di garanzia fosse il Giulio Grandinetti collaboratore di Nicola Adamo, ma un omonimo commercialista di Cosenza che subì anche una minuziosa perquisizione del suo studio e della sua abitazione.<br />
Pochi giorni dopo, Giulio già malato, il Procuratore Lombardo fu smentito da De Magistris che invece individuava proprio nel nostro Giulio l&#8217;obiettivo della indagine.<br />
Cos&#8217;era successo ? Ai fini di mettere in piedi l&#8217;accusa di associazione a delinquere si tirò dentro Giulio Grandinetti senza neppure accorgersi che era la persona sbagliata.<br />
Si parlò della fantomatica Loggia affaristico-massonica di San Marino e si finì per coinvolgere anche Prodi e Mastella, fatto che fu determinante per la caduta dell&#8217;allora governo di centrosinistra.<br />
Tutto ciò diede al PM De Magistris una straordinaria proiezione mediatica che lo portò nel 2009 al Parlamento Europeo, in tempo per vedere tutte le sue inchieste sciogliersi come neve al sole, mentre persone perbene venivano additate al publbico ludibrio.<br />
Nel novembre 2009 il GIP archiviò tutte le accuse a carico di Giulio Grandinetti collaboratore di Nicola Adamo per la loro insussistenza, restituendogli, purtroppo postumi, onore e dignità.<br />
Mi sembrava giusto ricordare tutto ciò nell&#8217;anniversario della sua morte per riflettere, ancora una volta, su quanto è successo negli ultimi anni di ubriacatura giustizialista.</p>
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