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	<title>Gabriele Petrone &#187; Antonio Di Pietro</title>
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		<title>Antipolitica e coerenza</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 16:29:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi ricordate Antonio Di Pietro ? L&#8217;intransigente contro Berlusconi e il centrodestra. Quello che cacciò Scilipoti e Razzi con ignominia dopo averli candidati in comode liste bloccate, perché se ne erano andati con Berlusconi. Adesso si è fatto nominare da Maroni in una partecipata della Regione Lombardia. La conferma di una cosa che penso da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Antonio-Di-Pietro.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1853" alt="Antonio Di Pietro" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Antonio-Di-Pietro-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Vi ricordate Antonio Di Pietro ? L&#8217;intransigente contro Berlusconi e il centrodestra. Quello che cacciò Scilipoti e Razzi con ignominia dopo averli candidati in comode liste bloccate, perché se ne erano andati con Berlusconi. Adesso si è fatto nominare da Maroni in una partecipata della Regione Lombardia. La conferma di una cosa che penso da sempre: l&#8217;antipolitica è una politica che fa ciò che prima contesta con tutte le forze.</p>
<p><strong><a title="Intervista di Di Pietro su Corriere.it" href="http://www.corriere.it/politica/16_luglio_29/di-pietro-io-manager-maroni-pedemontana-884d859c-54fd-11e6-b3c8-d7c5a8f396df.shtml" target="_blank">Intervista di Di Pietro su Corriere.it</a></strong></p>
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		<title>Facile ridere degli strafalcioni di Razzi e non dell’ignoranza compiaciuta ed ostentata di tanti altri.</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 14:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Buona-Pascuetta-di-Razzi.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1151" alt="Buona Pascuetta di Razzi" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Buona-Pascuetta-di-Razzi-300x168.png" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Nella tanto bistrattata prima repubblica c&#8217;erano senatori e deputati con appena la terza elementare o che avevano imparato a leggere e scrivere in maniera fortunosa. A loro poteva scappare uno strafalcione ma nessuno ne metteva in dubbio la competenza politica nei settori in cui i partiti li facevano &#8220;specializzare&#8221;. La differenza stava nel fatto che questi vivevano la loro scarsa cultura con vergogna, si facevano assistere nella stesura di relazioni e scritti (a parlare in pubblico, in generale, se la cavavano tutti avendo imparato sul campo). Sentivano, infatti, tutto il peso di una ignoranza, sia pure subita perché frutto della loro condizione sociale subalterna, e cercavano quotidianamente di migliorare. <span id="more-1150"></span></p>
<p>Il nostro Razzi, invece, della sua condizione di uomo poco acculturato si compiace, crogiolandosi nella maschera che si è cucita addosso. Magari si crede Bertoldo alla corte di re Alboino e invece, al massimo, passa per Gasperino il carbonaio messo al posto del Marchese Del Grillo.</p>
<p>Razzi, infatti, gode nell&#8217;essere <em>naïf</em>, tanto nessuno gli ha mai chiesto di essere diverso o di più.</p>
<p>Il suo primo leader, il Di Pietro del che &#8220;c&#8217;azzecca&#8221; o &#8220;capisce a me&#8221;, era un rozzo compiaciuto come lui, tanto da portarlo in parlamento senza preoccuparsi se il nostro poteva davvero rappresentare cose un tantino complesse come interessi sociali e politici, ideali o, semplicemente, dei territori. Scoprì rapidamente che Razzi non solo era semplice, ma aveva anche interessi semplici, limitati al suo immediato <em>particulare</em>. Tanto da andarsene con il suo secondo capo, quel Berlusconi che lo ha usato per tenersi la maggioranza facendo proprio leva su quei suoi interessi semplici semplici, e fregandosene altamente se sapeva leggere e scrivere correttamente in italiano. Per quello che serviva e serve oggi Razzi a Berlusconi non è necessario.</p>
<p>D&#8217;altro canto da anni molti italiani vanno dietro a leader che fanno passare la loro rozzezza e la loro sostanziale ignoranza per autenticità e capacità di parlare il mitico &#8220;linguaggio del popolo&#8221;, trasformando i talk show in spettacoli di urla e parolacce, le dichiarazioni in festival della banalità o della ricerca a tutti costi della provocazione populista (vi ricordate di Bossi, dello stesso Di Pietro, dell&#8217;attuale Salvini, di Calderoli o di certe sparate di Gasparri ?).</p>
<p>Il giorno in cui gli italiani chiederanno alla propria classe politica ragionamenti, proposte e idee invece di battute, insulti e banalità vedrete che anche Antonio Razzi andrà ad iscriversi alla scuola serale.</p>
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		<title>MACALUSO: LA QUESTIONE MORALE DI BERLINGUER NON ERA GIUSTIZIALISMO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 21:12:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho finito di leggere l&#8217;ultimo libro di Emanuele Macaluso Comunisti e riformisti. Togliatti e la via italiana al socialismo (Milano, Feltrinelli, 2013). E&#8217; un libro intenso e profondo che affronta con lucidità alcuni dei nodi più stringenti dell&#8217;evoluzione storica della sinistra italiana e riflette sulle radici dei tanti problemi che essa vive ancora oggi. In [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/12/Copertina-del-libro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-681" alt="Copertina del libro" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/12/Copertina-del-libro.jpg" width="179" height="282" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Ho finito di leggere l&#8217;ultimo libro di Emanuele Macaluso <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Comunisti e riformisti. Togliatti e la via italiana al socialismo</i> (Milano, Feltrinelli, 2013). E&#8217; un libro intenso e profondo che affronta con lucidità alcuni dei nodi più stringenti dell&#8217;evoluzione storica della sinistra italiana e riflette sulle radici dei tanti problemi che essa vive ancora oggi.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In questa sede voglio solo offrire un passo tra i tanti che mi hanno colpito e che condivido. Macaluso parla, infatti della <i style="mso-bidi-font-style: normal;">questione morale</i> posta da Enrico Berlinguer e rileva come la lettura che ne è stata data, soprattutto a posteriori, risulti essere falsata in quanto essa, sia pure gravissima, non può essere posta come il solo discrimine all&#8217;interno della società trascurando e oscurando la &#8220;<i style="mso-bidi-font-style: normal;">questione sociale</i> e tutto il complesso di battaglie che da sempre danno senso a una politica di sinistra&#8221; (cfr. p. 120). <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>La questione morale, dunque, &#8220;si è purtroppo venuta intrecciando con il giustizialismo. L&#8217;effetto è stato quello di offuscare la <i style="mso-bidi-font-style: normal;">questione sociale</i>, i tratti distintivi del riformismo socialista e le questioni connesse alla ricomposizione della sinistra. Il ruolo assegnato da tutti i dirigenti del PDS/DS/Ulivo/PD a un politicante come Antonio Di Pietro e al suo partitino personale e clientelare, è stato solo un segnale della deriva del centrosinistra al governo e all&#8217;opposizione negli anni in cui non è stato possibile tracciare una strada per rinnovare il sistema ormai usurato della Prima repubblica. E più recentemente, in occasione delle elezioni del febbraio 2013 un altro magistrato, Antonio Ingroia, aveva accantonato (non lasciato) la toga di pubblico ministero e pubblico predicatore, per capeggiare una lista patrocinata anche da Di Pietro e un altro pm, De Magistris, in cui si ritrovano i residuati di guerre perdute, Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi ridotti al verde; con il sostegno di un giornale di successo come <i style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Fatto Quotidiano</i> che ha sposato la via giudiziaria alla democrazia. L&#8217;insuccesso elettorale di Ingroia e soci non deve farci sottovalutare una deriva che non nasce dal nulla, ma dalla corrosione morale della politica aggravatasi negli anni del berlusconismo e <i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall&#8217;incapacità della sinistra di imporre il primato della questione sociale e una battaglia politica nella lotta alla mafia e alla corruzione</i>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">I masanielli in toga sono stati assunti (anche nel PDS/DS/PD) come testimoni della purezza della sinistra; ora si sono messi in proprio e al loro seguito vediamo pezzi del vecchio e del nuovo estremismo parolaio&#8221;. (pp.123-124).</p>
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