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	<title>Gabriele Petrone &#187; Vittorio Emanuele III</title>
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		<title>Perché “La lunga notte. La caduta del Duce” non mi ha convinto.</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 20:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2024/02/La-lunga-notte.-La-caduta-del-Duce.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4592" alt="La lunga notte. La caduta del Duce" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2024/02/La-lunga-notte.-La-caduta-del-Duce-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Non so quanti hanno visto in questi giorni la fiction &#8220;La lunga notte. La caduta del Duce&#8221; ma devo dire che, al netto di scenografie e costumi e della pregevole recitazione soprattutto d Alessio Boni, molti aspetti di ricostruzione storiografica non mi hanno convinto. Pur apprezzando il fatto che si producono film storici destinati al grande pubblico, non posso fare a meno di evidenziare tre aspetti che credo debbano essere sottolineati.</p>
<p>1. Il 25 luglio del 1943 è uno dei momenti fondamentali della nostra storia recente. Il voto nel Gran Consiglio del Fascismo diede l&#8217;occasione al re Vittorio Emanuele III per attuare un piano lungamente meditato a partire dalla fine del 1942 in concomitanza con le sconfitte militari dell&#8217;Italia e dell&#8217;Asse. Dino Grandi, forte anche dei suoi rapporti con la Gran Bretagna dove era stato ambasciatore e in ragione del suo precedente ruolo di Ministro degli Esteri, offre alla Monarchia un &#8220;appiglio costituzionale&#8221; per far fuori Mussolini e l&#8217;alleanza con Hitler e la Germania. Il voto del Gran Consiglio del Fascismo (che non valeva niente sul piano formale) nella notte tra il 24 ed il 25 luglio 1943, a pochi giorni dallo sbarco alleato in Sicilia e del bombardamento di Roma, fu un momento ii cui si intrecciarono il dramma generale di un paese stremato dalla guerra e dalla dittatura, ormai conscio della distanza tra propaganda e realtà e stanco del fascismo e soprattutto del suo leader, e il tentativo di alcuni importanti gerarchi Dino Grandi, Lugi Federzoni, Galeazzo Ciano (che era anche genero di Mussolini) di cercare di prendere le distanze dal regime e salvare i propri destini politici e personali. Anche per questo riuscirono a trovare la grande maggioranza del Gran Consiglio tra componenti che erano accomunati dallo stesso interesse. Nella fiction, a cominciare da Grandi, appaiono come personalità comunque intente alla salvezza di un Paese della cui rovina erano stati i principali protagonisti. Al massimo, come Giuseppe Bottai, si illudevano di poter salvare il fascismo senza Mussolini, non comprendendo come questi fossero strettamente legati tanto che il PNF il 26 luglio cessò semplicemente di esistere senza opporre alcuna resistenza. Gli stessi uomini che a Mussolini avevano sempre detto si, lo stesso Organo che aveva approvato il manifesto della razza e le leggi razziali, l&#8217;alleanza con Hitler e soprattutto la guerra, decise, ad un certo punto, di cambiare scenario. Questi uomini, è bene dirlo e nella fiction non emerge con chiarezza compirono le loro scelte per puro opportunismo, a cominciare da Dino Grandi.</p>
<p>2. Mussolini era consapevole del disastro del Paese, percepiva da uomo politico la necessità di una svolta ma., come spesso accade ai dittatori, era persuaso della sua indispensabilità, soggiogato dalla personalità di Hitler alla cui presenza da anni faceva scena muta, pronto a scaricare le responsabilità sugli altri senza riflettere sul fatto che da vent&#8217;anni era praticamente lui il responsabile di tutto. Le fonti storiche più attendibili (rimando ai pregevoli lavori proprio sul 25 luglio dello storico Emilio Gentile) lo descrivono rassegnato, pronto solo a qualche pistolotto retorico e alla frequente autocommiserazione soprattutto con il suo amore senile per Claretta Petacci. Accettò la riunione del Gran Consiglio e persino il voto contrario con rassegnazione. Il giorno dopo, come un solerte impiegato di banca, si recò a Palazzo Venezia e la sera in udienza dal re, certo che lo avrebbe comunque difeso e che invece lo fece arrestare. Una lettera di risposta al suo successore Pietro Badoglio che gli spiegava che il suo arresto era stato motivato solo da ragioni di sicurezza, dimostra pienamente questa rassegnazione e la volontà di ritirarsi a vita privata &#8220;ad allevar polli&#8221; come aveva confidato alla mogle Rachele. Altro che la furibonda caricatura che emerge dalla fiction il cui unico fatto riscontrato è la sofferenza per le gastriti provocata da un&#8217;ulcera d cui soffriva da anni.</p>
<p>3. Il re e Casa Savoia. Vittorio Emanuele III, invece appare per quello che era: un ometto dalle inclinazioni piccolo-borghesi, sopraffatto da eventi che avrebbero richiesto decisioni che lui non era mai stato in grado di prendere, preferendo piegarsi agli eventi dalla parte di chi gli appariva, in quel momento, il più forte. L&#8217;unica ossessione la dinastia e la conservazione di forme del potere che il fascismo aveva sempre più svuotato. La stessa scelta di affidarsi ad un uomo per tutte le stagioni come Pietro Badoglio, le furberie con i tedeschi e i traccheggiamenti con gli Alleati che avevano invaso l&#8217;Italia mentre l&#8217;unica scelta era quella di rovesciare immediatamente le alleanze mettendo un esercito ancora in armi in grado di opporsi ai tedeschi e ad Hitler, dimostrano in pieno le responsabilità della Monarchia nel disastro dell&#8217;8 settembre in quella che fu definita &#8220;la morte della Patria&#8221;. Il nostro paese spaccato in due, la guerra civile, l&#8217;occupazione e le stragi naziste, lo sterminio degli ebrei italiani, i nostri militari massacrati (si pensi a Cefalonia) o internati e schiavizzati in Germania, perfino l&#8217;assassinio in un lager della figlia Mafalda. Un Paese che, per fortuna, fu salvato dalla Resistenza, che pose le basi della rinascita democratica nel dopoguerra. Assolvere Umberto, che purtroppo accettò tutte le decisioni del padre, compresa quella di rinunciare a difendere Roma dopo la dichiarazione dell&#8217;armistizio solo in ragione del palese antifascismo della principessa Maria José appare solo come una scelta di drammatizzazione.</p>
<p>La fiction, comunque, merita di essere vista, nella speranza che qualcuno abbia poi la compiacenza di approfondire temi e questioni molto più complesse di come sono state presentate.</p>
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		<title>1945-2015 &#8211; 70 anni di libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 21:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1180" alt="Paola 6" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p><b>Testo dell&#8217;intervento tenuto presso l&#8217;IIS Pisani-Pizzini di Paola il 23 aprile 2015</b></p>
<p>Ho riflettuto molto sul titolo da dare all&#8217;incontro di oggi a questo mio intervento e l&#8217;unico che mi è sembrato adatto è &#8220;70 anni di libertà&#8221;. Perché è l&#8217;unico che mi consente di spiegare a voi ragazzi il significato vero della Resistenza e della Festa della Liberazione.</p>
<p>Perché è la libertà, con tutto quello che ad essa si lega indissolubilmente, l&#8217;eredità che ci hanno lasciato i nostri nonni 70 anni fa. <span id="more-1179"></span></p>
<p>Nonni che allora erano giovani, ragazzi alcuni più piccoli di voi e che furono messi di fronte a scelte terribili, ad assumersi grandi responsabilità.</p>
<p>Ci tornerò sul tema della responsabilità perché anch&#8217;esso è centrale per comprendere cosa dobbiamo fare dell&#8217;eredità preziosa che ci viene dagli avvenimenti di 70 anni fa. Intanto spiegando cosa accadde e perché.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" alt="Paola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Com&#8217;è noto l&#8217;Italia fu trascinata in guerra dalla dittatura fascista nel giugno del 1940. Mussolini, assistendo alla irresistibile avanzata delle truppe del suo alleato Adolf Hitler che in poco meno di un anno aveva conquistato la Polonia, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Norvegia, la Francia, decise di rompere gli indugi e di dichiarare guerra a Francia ed Inghilterra.</p>
<p>Pare che avesse detto: &#8220;Mi bastano poche migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace e spartirmi il bottino&#8221;.</p>
<p>Il problema era che mentre la Germania si preparava alla guerra dal 1932 e si era dotata di un esercito che, all&#8217;epoca, era il più potente del mondo, l&#8217;Italia era assolutamente impreparata.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui prevalevano ormai le armi automatiche e semiautomatiche l&#8217;esercito italiano era armato prevalentemente con fucili modello 1891 che erano stati utilizzati durante la prima guerra mondiale. Pochissimi erano gli autocarri e i nostri soldati andavano per lo più a piedi o con i muli. I nostri carri armati, in un epoca in cui la guerra si combatteva soprattutto con i reparti corazzati, erano piccoli e leggeri, e la loro corazza si penetrava a colpi di fucile. Non parliamo poi delle artiglierie, per lo più antiquate, tanto che venivano impiegati ancora cannoni della prima guerra mondiale catturati agli austriaci.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1181" alt="Paola 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>L&#8217;aviazione, un settore in cui l&#8217;Italia aveva conosciuto un forte sviluppo durante tutti gli anni Venti e Trenta, era comunque dotata da un numero insufficiente di velivoli che, alla lunga, si sarebbero rivelati non adatti alle esigenze di una guerra moderna.</p>
<p>La marina era ad un livello superiore ma la mancanza del radar e di portaerei la rendevano non competitiva rispetto alla flotta inglese.</p>
<p>Insomma, era facile immaginare come sarebbe finita. Ma Mussolini lo sapeva bene. La sua scommessa era stata una guerra breve e vittoriosa della Germania.</p>
<p>Invece la guerra continuò, per tre anni, tre lunghi e terribili anni.</p>
<p>I nostri soldati conobbero sconfitte dopo sconfitte in Africa, in Grecia, in Iugoslavia, in Russia. Non che non combattessero bene e con coraggio. Ce lo riconobbero anche i nostri avversari. Semplicemente non erano preparati.</p>
<p>Alla lunga anche i potenti tedeschi cominciarono ad apparire meno invincibili. Le grandi sconfitte di El Alamein e di Stalingrado nel 1942 segnarono un punto di svolta. Da allora l&#8217;Asse cominciò ad arretrare. L&#8217;ingresso degli Stati Uniti con il suo enorme potenziale economico ed industriale, la straordinaria resistenza dell&#8217;Unione Sovietica che invece di cedere contrattaccava ed avanzava fecero capire a tutti già agli inizi del 1943 che la guerra con l&#8217;alleato germanico era ormai irrimediabilmente perduta. In Italia erano cominciati i bombardamenti aerei sulle nostre città; il cibo era stato razionato, la gente non sapeva di cosa sfamarsi, dilagava la corruzione ed il mercato nero, vale a dire la vendita a prezzo maggiorato di generi di prima necessità.</p>
<p>Gli italiani non ne potevano più di una guerra nella quale erano stati trascinati contro la loro volontà ed a fianco di un alleato che non era mai piaciuto.</p>
<p>Mussolini in quel momento era come un pugile suonato. Ogni volta che si recava da Hitler partiva col proposito di cantargliene quattro, di denunciare le scorrettezze ce i tedeschi commettevano nei nostri confronti nella condotta della guerra, se ne tornava imbambolato dalla chiacchiere del dittatore tedesco che fantasticava su improbabili controffensive e su ancora più fantasiose armi segrete.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1183" alt="Paola 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p>Il 9 luglio le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia. Il 19 luglio Roma venne bombardata. Tutta l&#8217;Italia era sottoposta a bombardamenti continui. Anche in Calabria le bombe caddero su Paola, su Cosenza, su Reggio Calabria. La guerra ormai ce l&#8217;avevamo in casa.</p>
<p>Fu in quel momento che il re Vittorio Emanuele III, che fino ad allora aveva consentito a Mussolini ed al fascismo tutto, di abolire il parlamento, i partiti, i sindacati, di perseguitare oppositori ed ebrei, decise di agire.</p>
<p>Utilizzando il pretesto di un voto che metteva in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio del Fascismo e che chiedeva di assegnare il comando dell&#8217;esercito di nuovo al re, il 25 luglio gli tolse i poteri e lo fece arrestare.</p>
<p>Alla notizia della destituzione di Mussolini tutta l&#8217;Italia scese in piazza per festeggiare la fine del fascismo e della guerra. Il ragionamento era semplice: la guerra l&#8217;avevano voluta i fascisti e Mussolini, finiti loro finita la guerra. Purtroppo non sarà così.</p>
<p>Nel periodo che va dal 26 luglio all&#8217;8 settembre 1943 il re Vittorio Emanuele III e il Governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio misero in piedi una vera e propria commedia degli equivoci. Pensavano di essere più furbi di tutti, degli americani, degli inglesi e dei tedeschi.</p>
<p>Ai tedeschi chiedevano di mandare più truppe per continuare a combattere al loro fianco mentre trattavano con gli anglo-americani per un armistizio tramite al quale chiedevano condizioni che questi non erano disposti a concedere. Alla fine l&#8217;armistizio venne firmato a Cassibile il 3 settembre e reso noto l&#8217;8 settembre 1943.</p>
<p>Era facile prevedere che i tedeschi non sarebbero stati contenti dell&#8217;abbandono dell&#8217;Italia e che avrebbero preso provvedimenti. In effetti Hitler e il comando tedesco, ragionando per semplice logica, avevano predisposto il &#8220;piano Alarico&#8221; sin dalla caduta di Mussolini, un piano che prevedeva l&#8217;occupazione dell&#8217;Italia, il disarmo e la deportazione in Germania di tutto l&#8217;esercito italiano.</p>
<p>Il re, il governo e lo Stato Maggiore italiano l&#8217;8 settembre si preoccuparono invece solo di una cosa: mettersi in salvo lasciando Roma in balia dei tedeschi e rifugiandosi a Brindisi. Fu in questo momento che cominciò la Resistenza, e si comprende anche perché si chiami così.</p>
<p>L&#8217;esercito italiano lasciato senza ordini  si sbandò. Alcuni reparti furono disarmati senza sparare un colpo e mandati nei campi di concentramento tedeschi in Germania dove in molti moriranno di fame e per i maltrattamenti.</p>
<p>Altri decisero di imbracciare le armi e difendersi dai tedeschi. E&#8217; accaduto a Porta San Paolo a Roma. E&#8217; accaduto a Cefalonia, nelle isole greche, dove l&#8217;intera divisione Aqui decise di non consegnare le armi e resistette per giorni all&#8217;attacco tedesco. I sopravvissuti furono in gran parte fucilati, più di 5000 morti.</p>
<p>Il 1943 fu un anno terribile per il nostro Paese. Lo Stato sparì, niente autorità, i governanti  che invece di fare il proprio dovere scappavano. Tanti cercarono soltanto di tornare a casa (c&#8217;è un famoso film intitolato appunto &#8220;Tutti a casa&#8221;) buttando via la divisa e le armi. Tanti decisero di non subire l&#8217;ingiustizia e si rifugiarono in montagna dove cominciarono a combattere i tedeschi e gli italiani rimasti fedeli al fascismo ed a Mussolini che Hitler aveva fatto liberare dalla sua prigione sul Gran Sasso per metterlo a capo di uno stato-fantoccio che si reggeva soltanto grazie al sostegno dell&#8217;esercito tedesco.</p>
<p>La guerra continuò per altri due anni, mentre le truppe anglo-americane risalivano lentamente l&#8217;Italia. Arriveranno a Roma solo il 5 giugno del 1944 ma il fronte italiano era diventato ormai secondario rispetto a quello che si era aperto dopo lo sbarco in Normandia che cominciò proprio il 6 giugno 1944. E gli italiani scelsero di combattere, contro i tedeschi e contro i fascisti che si resero colpevoli dei peggiori crimini contro la popolazione civile.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1186" alt="Paola 4" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>Basti pensare che le stragi accertate compiute dai nazi-fascisti in Italia furono 400. Ricordiamo solo quelle più famose, quella delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant&#8217;Angelo di Stazzema. Uomini, donne e bambini uccisi senza alcuna ragione, per odio e rappresaglia verso popolazioni che si consideravano inferiori o ostili. Popolazioni che, nonostante la paura dei tedeschi e dei fascisti continuarono ad aiutare i partigiani, quelli cioè che avevano fatto &#8220;parte&#8221; contro l&#8217;invasore.</p>
<p>Resistenza fu quella di Gennarino Capuozzo, un ragazzino di 12 anni che morì dopo avere lanciato una bomba a mano contro un carro armato tedesco a Napoli durante l&#8217;insurrezione della città contro l&#8217;occupazione nazista il 27 settembre 1943.</p>
<p>Resistenza fu quella di Salvo d&#8217;Acquisto, un vicebrigadiere dei carabinieri che invece di scappare il 23 settembre 1943 scelse di farsi fucilare al posto di alcuni civili rastrellati per rappresaglia di un attentato solo presunto.</p>
<p>Resistenza furono le decine di migliaia di soldati italiani internati nei campi di prigionia tedeschi che, nonostante fosse loro offerto di essere liberati purché si arruolassero nell&#8217;esercito fascista che combatteva a fianco dei nazisti, scelsero di restare prigionieri a soffrire la fame e le persecuzioni.</p>
<p>Resistenza furono i migliaia di prigionieri torturati e uccisi, tra cui tantissime donne.</p>
<p>La lettura delle ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza, lettere scritte su pezzi di cartone, talvolta su una scatola di sigarette o di fiammiferi, spesso sui muri delle prigioni, ci consegna il quadro semplice e al contempo straziante di un mondo che seppe prendere la strada più difficile ma anche la più giusta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi &#8220;domani&#8221; perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene&#8221;. </i>(Albino Albico, anni 24).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt&#8217;e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí&#8230; Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina. Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri. Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po&#8217; di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso. Vostro figlio Armando Viva l&#8217;Italia! Viva gli Alpini!&#8221;</i> (Armando Amprino, anni 20)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l&#8217;Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l&#8217;Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. Viva l&#8217;Italia libera! Achille&#8221; </i>(Achille Barilatti, anni 22)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d&#8217;Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l&#8217;idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà&#8221; </i>(Giordano Cavestro, 18 anni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Resistenza fu anche quella di uomini che arrivarono alla consapevolezza della responsabilità attraverso un percorso più difficile. Molti, invece, fecero il loro dovere in maniera anonima, semplice. Nascondendo fuggiaschi e perseguitati pur sapendo che andavano incontro a rischi come la prigionia e la morte.</p>
<p>Dunque la Resistenza fu soprattutto una scelta: una scelta non facile perché ciò che accadde tra il 1943 ed il 1945 fu anche guerra civile, guerra tra italiani, giovani contro altri giovani, spesso parenti contro parenti.</p>
<p>Ma le scelte non avevano lo stesso valore, non potevano e non possono averlo. Chi scelse di restare fedele fino alla fine a Mussolini ed al fascismo scelse di combattere per difendere una dittatura e la guerra combattuta in nome di quella dittatura. Una dittatura che si era alleata con un regime criminale, quello nazista, che aveva messo a ferro e fuoco l&#8217;Europa e l&#8217;Italia e che stavano massacrando scientificamente milioni di persone sulla base della semplice presunzione della propria superiorità razziale. Dall&#8217;altra ci furono persone che percorsero, in quel momento, la strada più difficile: esporsi al rischio continuo della morte e della rappresaglia, andando a vivere in montagna, al freddo, senza armi e in lotta contro un nemico agguerrito e preparato. Partendo da questa semplice considerazione non ha senso la retorica sui &#8220;vinti&#8221; che si è fatta in questi ultimi anni.</p>
<p>Questo non significa che non ci furono eccessi anche dall&#8217;altra parte e che la pietà non debba riguardare anche i morti caduti dalla parte sbagliata. Ma la storia ha un senso e per fortuna dà torti e dà ragioni.</p>
<p>Se sono ormai due le generazioni che in Italia non soffrono più la fame, se abbiamo conosciuto 70 anni di pace, di benessere, se oggi tutti possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni lo dobbiamo a tutti coloro che, in quel momento, seppero scegliere la parte giusta. In questo senso torna, prepotentemente, il tema a cui accennavo prima, quello della responsabilità.</p>
<p>Arriva inesorabile, nella vita di tutti, il momento della responsabilità.</p>
<p>Quando arriva, statene certi, saprete subito la strada giusta da prendere, la scelta da compiere.</p>
<p>Lì, in quel momento, ci vorrà il coraggio.</p>
<p>(L&#8217;episodio del film Il Generale Della Rovere, Bardone, da Wikipedia:</p>
<p><i>Genova 1944. Emanuele Bardone, è un truffatore, amante del gioco e delle donne. Con la complicità di un sottufficiale tedesco, estorce denaro ai familiari dei detenuti politici, millantando conoscenze influenti presso le autorità nazifasciste e promettendo, in cambio dei soldi, l&#8217;interessamento delle autorità per una favorevole soluzione dei loro casi. Con tale attività illecita si procura il denaro per il gioco d&#8217;azzardo, che lo divora.<br />
Quando le cose vanno male ricorre a Valeria, una ballerina con la quale vive, per avere prestiti o oggetti da impegnare.</i></p>
<p><i>Un giorno però il suo gioco viene scoperto. Una donna, a cui il Bardone aveva chiesto denaro per intercedere a favore del marito, viene a conoscenza che il marito è già stato fucilato e lo denuncia alle autorità. Bardone, una volta arrestato, per alleggerire la sua grave posizione accetta di collaborare con il colonnello Müller, da lui conosciuto casualmente qualche giorno prima, il quale, riscontrata la sua abilità nell&#8217;ingannare le persone, gli propone di assumere l&#8217;identità del generale Giovanni Braccioforte della Rovere, un importante ufficiale badogliano, ucciso per errore dai soldati tedeschi che, non avendolo riconosciuto, non hanno rispettato la consegna di catturarlo vivo. Egli sarà internato a Milano, nel braccio politico del carcere di San Vittore, con l&#8217;incarico di assumere informazioni e di scoprire la vera identità di &#8220;Fabrizio&#8221;, il capo della Resistenza a cui la Gestapo non è ancora riuscita a dare un nome.</i></p>
<p><i>La realtà carceraria, e della stessa Resistenza, con cui il truffatore viene a contatto, lo porta lentamente a riconsiderare i valori della dignità, del coraggio e del patriottismo. Egli rimane profondamente colpito dalla morte di Aristide Banchelli, un partigiano che, piuttosto che rivelare il poco di cui è a conoscenza, preferisce subire la tortura che il suo fisico anziano non è in grado di sopportare, arrivando poi a suicidarsi per il timore di parlare. Una notte infine, dopo la cattura di alcuni partigiani, il falso generale viene mandato, pesto e logoro per ispirare maggiore fiducia, a passare la notte nella stanza dove si trovano una ventina di uomini in attesa di esser fucilati per rappresaglia, a seguito dell&#8217;uccisione del federale di Milano, ed i nazisti sanno con certezza che tra loro c&#8217;è anche &#8220;Fabrizio&#8221;.</i></p>
<p><i>&#8220;Fabrizio&#8221; si presenta infatti a colui che crede il generale Della Rovere: ora Bardone dispone dell&#8217;informazione che gli garantirebbe, secondo le promesse del colonnello Müller, la libertà, oltre a un premio in denaro (1 milione di lire) ed a un salvacondotto per la Svizzera. Ma, quando Müller gli chiede di rivelargli il suo nome, egli rinuncia a ciò per cui ha sempre lavorato, preferendo condividere la sorte degli uomini che stanno andando a morire piuttosto che tradire colui che, a rischio della vita, combatte nobilmente per la libertà di tutti.</i></p>
<p><i>Riscattando in questo modo una vita fatta di umana miseria, Bardone si presenta con dignità al plotone d&#8217;esecuzione e muore insieme con altri dieci uomini, tra cui alcuni ebrei, dopo aver pregato Müller di far pervenire alla moglie del vero generale un biglietto di commiato, e, dopo aver rivolto ai suoi compagni un&#8217;esortazione a rivolgere i loro estremi pensieri alle loro famiglie ed alla Patria, cade dopo avere gridato &#8220;Viva l&#8217;Italia!&#8221;, e solo in quel momento il colonnello Müller riconosce di avere sbagliato nel giudicarlo).</i><i></i></p>
<p>Perché coraggio non è assenza di paura ma compiere la scelta della responsabilità.</p>
<p>Più grande è il potere più grande sarà la responsabilità.</p>
<p>Quegli uomini e quelle donne seppero assumersela non solo per se e per le loro famiglie ma anche per tutti quelli che vennero dopo. Per voi, per noi.</p>
<p>Per questo motivo dopo 70 anni non dobbiamo cessare neanche un momento di ringraziarli.</p>
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		<title>La Resistenza partì dal Sud 27-30 settembre 1943. Le quattro giornate di Napoli</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Sep 2013 12:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;L&#8217;Ora della Calabria&#8221; del 28 settembre 2013, p. 33. La Resistenza è stata spesso rappresentata come un fenomeno prevalentemente centro-settentrionale per la semplice circostanza che in quell&#8217;area geografica si verificarono gli episodi più significativi dello scontro con i fascisti della Repubblica di Salò e l&#8217;esercito tedesco di occupazione. Il Sud, invece, non conobbe [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/Napoli-27-settembre-1943.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-551" alt="Napoli, 27 settembre 1943" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/Napoli-27-settembre-1943-300x190.jpg" width="300" height="190" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><strong>Pubblicato su &#8220;L&#8217;Ora della Calabria&#8221; del 28 settembre 2013, p. 33.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La Resistenza è stata spesso rappresentata come un fenomeno prevalentemente centro-settentrionale per la semplice circostanza che in quell&#8217;area geografica si verificarono gli episodi più significativi dello scontro con i fascisti della Repubblica di Salò e l&#8217;esercito tedesco di occupazione. Il Sud, invece, non conobbe la lotta partigiana perché occupato in gran parte dalle truppe alleate anglo-americane già nel settembre del 1943, e per la presenza del governo Badoglio e del re Vittorio Emanuele III.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Le settimane che vanno dalla fuga del re e del governo da Roma (8-9 settembre), gli sbarchi alleati a Salerno e a Taranto (9 settembre), la disperata resistenza di reparti dell&#8217;esercito italiano in difesa della capitale a Porta San Paolo (10 settembre), la liberazione di Mussolini dalla sua prigione sul Gran Sasso (12 settembre) e la costituzione della Repubblica di Salò (23 settembre), sono state ricordate come quelle in cui &#8220;la Patria morì&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">L&#8217;8 settembre fu, indubbiamente, il punto più basso della &#8220;catastrofe dell&#8217;Italia&#8221; e delle sue classi dirigenti. La fuga del re e del governo lasciò l&#8217;esercito italiano dislocato in Italia e nei vari teatri di guerra senza ordini e direttive, alla mercé dei tedeschi trasformati d&#8217;un tratto da alleati in nemici.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Infatti le trattative con gli alleati sbarcati in Sicilia il 10 luglio, avviate subito dopo la caduta di Mussolini (25 luglio), erano state condotte tra mille astuzie e bizantinismi. Vittorio Emanuele III e il primo ministro Pietro Badoglio dimostrarono di non avere alcuna consapevolezza di quanto il fascismo fosse inviso al popolo italiano e di quanto forte fosse il desiderio di porre fino ad una guerra disastrosa in cui la dittatura aveva trascinato un Paese riluttante e impreparato. Si preferì proseguire invece per settimane con la formula &#8220;la guerra continua a fianco dell&#8217;alleato germanico&#8221; senza impedire e addirittura favorendo l&#8217;occupazione della Penisola da parte dell&#8217;esercito tedesco e soprattutto senza predisporre, una volta firmato l&#8217;armistizio (2 settembre), un adeguato piano per difendersi dalla più che prevedibile reazione tedesca.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">All&#8217;annuncio dell&#8217; armistizio (anche questo proclamato da Badoglio con la formula ipocrita secondo la quale le truppe italiane avrebbero reagito &#8220;ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza&#8221;) lo Stato cessò praticamente di esistere da un momento all&#8217;altro. Alla coscienza individuale di ciascun italiano fu lasciata la responsabilità di scegliere. Ci furono così coloro che colsero l&#8217;occasione per tornare a casa e altri che invece decisero di assumersi comunque la responsabilità per molti e per tutti, quelle responsabilità da cui il re e il governo erano invece fuggiti. Quelle responsabilità che seppe assumersi, tra i tanti in quei giorni e negli anni successivi,<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Gennarino Capuozzo di appena 12 anni, uno <i style="mso-bidi-font-style: normal;">scugnizzo</i> morto <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>a Napoli il 29 settembre dopo aver tirato una bomba a mano contro un carro armato tedesco.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/La-scena-del-celebre-film-di-Nanni-Loy.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-552" alt="La scena del celebre film di Nanni Loy" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/La-scena-del-celebre-film-di-Nanni-Loy-300x162.png" width="300" height="162" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">In questo senso si può dire che le quattro giornate di Napoli rappresentarono il momento della scelta per un&#8217;intera popolazione. Ridotta ad un cumulo di macerie dai bombardamenti alleati, occupata dall&#8217;esercito tedesco che compiva quotidiani rastrellamenti per il lavoro forzato e la deportazione in Germania di tutti gli uomini validi e degli sbandati delle forze armate italiane, terrorizzata dalle feroci e indiscriminate rappresaglie, Napoli si sollevò come un solo uomo combattendo per quattro lunghe giornate contro un nemico armato ed organizzato e costringendolo ad abbandonare la città. Lo splendido film di Nanni Loy del 1962 (<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Le quattro giornate di Napoli</i>) rappresenta bene il momento in cui tutti insieme, popolani e borghesi, vecchi e ragazzini, donne ed uomini, ex soldati e persino uomini di Chiesa decisero di ribellarsi e combattere.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La sera del 29 settembre il comandante tedesco di Napoli, il colonnello Walter Schöll, trattò la liberazione dei prigionieri italiani detenuti nello Stadio del Littorio ottenendo in cambio la possibilità di abbandonare la città. L&#8217;evacuazione delle truppe tedesche fu completata nella giornata del 30 anche se queste non rispettarono l&#8217;impegno a cessare le ostilità continuando a bombardare la città ed a sparare sugli insorti. Il 1 ottobre le truppe alleate entrarono in una città ormai liberata dai soldati tedeschi. Settant&#8217;anni fa. Per quanto accaduto tra il 27 ed il 30 settembre 1943 Napoli è medaglia d&#8217;oro della Resistenza italiana.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/Ancora-dal-film-di-Nanni-Loy.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-553" alt="Ancora dal film di Nanni Loy" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/09/Ancora-dal-film-di-Nanni-Loy-185x300.jpg" width="185" height="300" /></a></p>
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