Rodotà

Grillo…ne resterà solo uno. Le illusioni deluse del fronte radical-giustizialista.

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Tutto si può dire di Beppe Grillo ma non certamente che non sia dotato di grande senso dell’humour.

L’ultima, essersi vestito come l’highlander, l’ultimo immortale interpretato da Cristopher Lambert in un film cult degli anni ’80, rappresenta bene la sua lotta solitaria contro tutto il sistema, l’idea assolutista e integralista di essere l’unico vero interprete del cambiamento di cui il Paese ha bisogno.

In questo quadro sono assolutamente coerenti i suoi attacchi a tutti coloro che ne criticano stile, strategia e tattica politica, fossero anche coloro che lui ha di recente incensato e portati al centro del dibattito politico, vedi la Gabanelli e Rodotà, definito poche ore fa con grande garbo “ottuagenario scongelato dalla Rete” per la sola colpa di averlo criticato in una intervista sul Corsera.

Con grande scorno di quel fronte radical-giustizialista che, dopo il successo elettorale di febbraio, ha cercato di inglobarlo, di asservirlo alle proprie visioni del mondo e alla sua gesuitica battaglia anticasta, Beppe Grillo continua a fregarsene altamente di tutti e di tutto.

Quando dice che ne resterà solo uno non fa tattica, dice le cose che pensa insieme a Casaleggio.

Quando dice che vuole destrutturare tutto il sistema dei partiti e delle stesse istituzioni per instaurare una utopistica “democrazia diretta della rete” ne è davvero convinto.

Lui non “fa” l’antipolitico come Di Pietro che la mattina tuonava contro la casta e il finanziamento pubblico ai partiti e la sera con quella casta si spartiva poltrone e assessori e con i soldi del partito comprava le case: lui è davvero antipolitico.

Lui davvero crede di essere al di là della destra e della sinistra, davvero è convinto che la democrazia sia un post sul suo blog e non la faticosa elaborazione di idee frutto di confronti anche aspri tra persone che, spesso e per fortuna, la pensano diversamente l’uno dall’altro.

Per lui la critica non è il sale del confronto politico, ma solo il suo veleno.

Come tutti i populisti ritiene di essere l’unico, vero e autentico interprete della volontà popolare e gli altri che non la pensano come lui possono tranquillamente “andare fuori dalle balle”.

Così se gli italiani cessano di votarlo la colpa è solo loro che non hanno capito o, peggio, sono servi e schiavi del vecchio sistema.

Convincetevi, Grillo è questo, è esattamente quello che ha sempre detto di essere.

Quando dice che non farà mai alleanze e che tutti devono andare a fan… tranne lui, è sincero, se ne convinca il buon Vendola definito proprio oggi dal nostro, “supercazzolaro”.

Se ne convincano tutti coloro che in questi mesi sul duo Grillo-Casaleggio hanno costruito tutti i possibili film e controfilm di nuovi partiti, di alternative di sinistra e di “falce e manette”.

Credere che un ex comico possa essere l’interprete del rinnovamento della democrazia e delle istituzioni italiane non è soltanto inutile, ma semplicemente ridicolo e anche un tantino pericoloso come ci insegna la storia nostra e dell’Europa.

E’ solo un altro capitolo della tendenza di una parte delle classi dirigenti italiane a deresponsabilizzarsi e ad affidarsi alla novità per evitare l’innovazione. Salvo restarci proprio male quando la “novità” manda anche loro “a fan…”.