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	<title>Gabriele Petrone &#187; riformismo</title>
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		<title>A Cosenza come in Calabria: in campo progetto riformista</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 20:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Buon-lavoro-Segretario-Enrico-Letta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3872" alt="Buon lavoro Segretario Enrico Letta" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Buon-lavoro-Segretario-Enrico-Letta-300x140.jpg" width="300" height="140" /></a></p>
<p>Si è svolta ieri in modalità online l’Assemblea del Circolo PD “Centro Storico e Frazioni”. Hanno partecipato numerosi iscritti e simpatizzanti. La relazione è stata svolta dal segretario Gabriele Petrone e sono intervenuti, tra gli altri, il capogruppo PD a palazzo dei Bruzi Damiano Covelli, la deputata Enza Bruno Bossio e i Commissari regionale e provinciale del partito, Stefano Graziano e Marco Miccoli.<br />
La riunione è stata innanzitutto un pronunciamento sui punti contenuti dal questionario su cui Enrico Letta ha promosso una consultazione dei circoli territoriali del PD su scala nazionale.<br />
In particolare, il confronto si è sviluppato sul come il PD riesca ad organizzarsi come partito di “prossimità” e dei territori. Una nuova forma partito che dovrà avere valore come elemento fondativo e identitario e che abbia la capacità di superare le secche del correntismo autoreferenziale.<br />
Un partito organizzato su base orizzontale, in cui i gruppi dirigenti si affermino sul terreno della rappresentanza di interessi sociali diffusi e popolari.<br />
La pandemia ha sconfitto il populismo, ma quando la pandemia sarà veramente archiviata, cosa accadrà ? È stata questa la domanda ricorrente nel dibattito.<br />
Si tratta quindi, di utilizzare efficacemente le opportunità che offre la stessa crisi in atto soprattutto attraverso una forte carica di innovazione politica e culturale per un modello di sviluppo che sappia coniugare crescita e modernità con equità e giustizia sociale.<br />
Non sono mancati, inoltre, riferimenti alla situazione politica locale in vista delle prossime elezioni regionali e comunali.<br />
Tutti gli interventi hanno inteso sottolineare il valore politico e culturale della scelta di Nicola Irto, quale candidato Presidente della Giunta regionale.<br />
Intorno alla candidatura di Nicola Irto si impone organizzare una coalizione elettorale ampia e plurale delle forze riformiste progressiste con l&#8217;obiettivo di pervenire ad una intesa, su un programma di governo, con il M5stelle. Bisogna saper declinare così anche in Calabria la sfida aperta in Italia ed in Europa tra populismo e riformismo. Tale impostazione vale anche per le elezioni amministrative della nostra città.<br />
Il prossimo Sindaco di Cosenza dovrà essere un riformista perché solo con un chiaro e ambizioso progetto riformista la città potrà uscire dalla grave crisi economica, sociale e culturale in cui è precipitata.<br />
Sulle problematiche cittadine si è convenuto di convocare nei prossimi giorni incontri specifici di approfondimento delle questioni politiche e programmatiche che coinvolgano rappresentanze politiche e istituzionali, associazioni di categoria.</p>
<p><strong><a title="Corriere dela Calabria.it" href="https://www.corrieredellacalabria.it/2021/03/31/cosenza-il-nuovo-corso-del-pd-assemblea-del-circolo-centro-con-i-commissari/" target="_blank">Corriere della Calabria.it</a></strong></p>
<p><strong><a title="Cosenza Channel.it" href="https://www.cosenzachannel.it/2021/03/31/pd-centro-storico-a-cosenza-in-campo-progetto-riformista/" target="_blank">Cosenza Channel.it</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021.pdf">La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021.pdf">Il Quotidiano del 1 aprile 2021</a></strong></p>
<div id="attachment_3881" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021.jpg"><img class="size-medium wp-image-3881" alt="La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021-300x288.jpg" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021</p></div>
<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021.jpg"><img class="size-medium wp-image-3883" alt="Il Quotidiano del 1 aprile 2021" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021-300x124.jpg" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Il Quotidiano del 1 aprile 2021</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PD: Basta con la strategia del “fare il morto”.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 21:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/06/Fare-il-morto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3440" alt="Fare il morto" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/06/Fare-il-morto-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Raccolgo gli spunti offerti da un interessante intervento di Luigi Guglielmelli a commento degli impietosi sondaggi che danno il PD vicino al dato del 4 marzo 2018.<br />
Il 19 per cento circa è un dato dal quale, pur nella generale crisi di tutte le forze dell’attuale quadro politico, sembra difficile schiodarsi. Si aggiunga che, nonostante un lieve incremento dei 5 stelle, attorno al 15 per cento e quindi ben al di sotto del 32 per cento delle elezioni del 2018, il centro destra, pur arretrando lievemente, attrae ancora il 50 per cento dell’elettorato italiano. Cosa consegue da questi dati, pur nel quadro della alea tipica di tutti i sondaggi? Che il PD e il centro sinistra nel suo complesso (vedi anche i dati debolissimi degli altri, dalla sinistra bersaniana a Italia Viva passando da Più Europa fino a Calenda) non hanno alcuna prospettiva di governo quando le elezioni ci saranno. Eppure siamo al governo da 1 anno circa. È anzi assai probabile che il prossimo governo sarà appannaggio del centro destra a forte trazione di Salvini e Meloni. Con qualunque sistema elettorale sarà utilizzato. Del resto le elezioni che si sono svolte finora a livello locale confermano questa tendenza. È sufficiente questo per aprire una riflessione nel PD? Io credo proprio di sì. Eppure sembra prevalere la strategia del “fare il morto”, preoccupandosi soltanto di appianare i contrasti con gli alleati, a cominciare dai 5 stelle. Quando si formò questo governo io fui d’accordo. Molti di noi hanno sperato in una “romanizzazione” dei barbari, vale a dire lo spostamento su posizioni riformiste del corpaccione populista dei 5 stelle. In verità pare che ci siamo imbarbariti noi. La giustizia, al netto dell’esplosione dello scandalo Palamara e della offensiva di Di Matteo contro Bonafede, resta terreno di scontro di un giustizialismo becero e rozzo, tendente ad affermare una “repubblica dei PM” che ha nel travaglismo” (sic) il suo punto di orientamento quotidiano. Non parliamo poi delle politiche sulla immigrazione, con i decreti sicurezza di Salvini che restano ancora lì, intonsi, dopo un anno di governo PD! E gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Il PD finora ha fatto finta di essere “morto”. Il gruppo dirigente nazionale si preoccupa al massimo di amministrare l’esistente, a gestire (piuttosto male e con lo sterzo di uno “stalinismo dei poveri”, vedi il caso Calabria sul quale stendiamo un velo pietoso) le candidature in attesa di un voto che verrà prima o poi e che, male che vada dovrebbe consentire di scegliere un centinaio di parlamentari se restano (orrore!) le liste bloccate. Mi chiedo e chiedo a chi ha ancora un residuo di onestà intellettuale, può un partito ridursi a questo? Può la sua prospettiva essere solo quella di offrire una borsa di studio di seggio parlamentare a qualche fido di corrente? E anche lo sforzo di governo può ridursi a far fare il ministro o il sottosegretario a qualcuno per continuare ad amministrare un esistente sempre più ristretto e autoreferenziale? O, invece, è necessario misurarsi, qui ed ora, con una grande politica riformatrice che offra al Paese, oltre che agli alleati, una agenda di cambiamento profondo resa ancora più urgente dalla crisi del corona virus? Io vedo praterie aperte per una politica di questo tipo di fronte alla crisi del populismo. E invece rispetto al populismo continuiamo ad essere subalterni ed afoni. Al PD si chiede solo di fare la cosa per cui è nato: essere una grande forza riformista e di cambiamento del Paese. Sperando che si capisca una volta per tutte che “facendo il morto” prima o poi si annega davvero.</p>
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		<title>Basta con le ipocrisie e le invettive. Il PD deve essere altro o non sarà</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Sep 2019 18:16:13 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/09/Immagine-Simbolo-PD.png"><img class="alignnone size-full wp-image-3155" alt="Immagine Simbolo PD" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/09/Immagine-Simbolo-PD.png" width="299" height="169" /></a></p>
<p>Se c’è una cosa sulla quale dovremmo tutti riflettere non è tanto Renzi che se ne va ma cosa resta del PD. Perché la sua uscita toglie ogni scusa a chi rimane e oggi dirige il PD. Una riflessione vera è, a questo punto, ineludibile. La scissione di Renzi è solo l’ennesima manifestazione della crisi del PD come partito nato per unire le grandi culture riformiste italiane. Aver fatto il governo potrebbe essere una condizione importante ma non sufficiente per rilanciare non solo il Paese ma anche una forza di centrosinistra moderna. Perché un conto è fare il governo con i 5 stelle e favorire la loro fuoriuscita dalla dimensione massimal-qualunquista che li ha portati ad essere la prima forza nel 2018, un conto, invece, è porsi in maniera subalterna al loro giustizialismo antipolitico, fino addirittura a prefigurare nelle regioni alleanze civiche non solo senza simboli ma anche senza politica, magari cercando, come in Calabria, di riesumare candidati in servizio permanente effettivo già bocciati in altre stagioni dagli elettori pur di risolvere qualche conflitto locale interno nel gioco asfittico delle correnti romane. Il PD oggi è popolato da correnti protese solo al posizionamento interno. Un gruppo dirigente degno di questo nome dovrebbe chiudere con la stagione delle giaculatorie e delle invettive e avviare un serio dibattito sul che cosa deve essere il PD, se deve continuare ad esistere in questa forma o fare altro, ma soprattutto se vuole restare nel solco della sinistra moderna e riformista (che è anche laica e protesa alla difesa dello Stato di diritto e delle garanzie individuali e sociali) o chiudersi in una dimensione sempre oscillante tra il governismo a tutti i costi e la testimonianza subalterna. Essere di sinistra, infatti, non può essere una enunciazione di principio ma la fatica quotidiana della rappresentanza di interessi sociali diffusi e sempre più complessi. Il governo per la sinistra o serve al cambiamento o non serve. Si faccia un congresso straordinario. Per discutere di idee e proposte. Mettiamoci alle spalle vent’anni di confronti nominalistici. Facciamolo se vogliamo essere utili non solo a noi stessi ma al Paese.</p>
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		<title>Non si torna indietro&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 19:38:06 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2109" alt="Non si torna indietro Segnale stradale" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Quando dieci anni fa nacque il PD appartenevo alla schiera dei convinti non entusiasti. Mentre a 19 anni, quando presi la prima tessera del PCI da iscritto alla FGCI, sentivo di fare una scelta di vita e la facevo con la gioia del ragazzo che voleva cambiare l&#8217;Italia e il mondo, le successive trasformazioni del partito a cui avevo dedicato la mia vita le ho vissute come scelte politiche che mi consentivano di tenere aperto quell&#8217;orizzonte su un terreno nuovo. Vissi anche il PD così, con la consapevolezza che sceglievo la strada difficile ma affascinante dell&#8217;unità delle culture democratiche di questo Paese con tutto ciò che comportava in termini non di rinuncia ma di investimento della propria identità in un progetto lungo che era quello della conquista del governo per operare il vero cambiamento e non limitarsi alla sua sola enunciazione. In una parola il riformismo.<br />
Mi convinsero i dirigenti politici ai quali mi sentivo più vicino, in primo luogo D&#8217;Alema, anche se mi ha sempre infastidito l&#8217;appellativo dalemiano, così come nel PCI contestavo l&#8217;appellativo di ingraiano. Trovavo e trovo detestabile definirsi col cognome di un leader, per quanto autorevole esso possa essere. Mi è sempre sembrato un atteggiamento da correntismo provinciale, da intruppamento pecorone. <span id="more-2108"></span></p>
<p>Anche localmente mi sono sempre sentito parte di un gruppo dirigente ampio, che si unisce e si divide su prospettive strategiche, senza trascurare anche la tattica che in politica non ha meno importanza. Così come i destini individuali hanno senso e si legittimano in questo quadro, altrimenti sfociano in carrierismo fine a se stesso. Quel partito, quei partiti, mi hanno educato così. Così ho sempre sentito il PD, anche quando sono stato minoranza e ne coglievo e ne colgo ancora i limiti politici, programmatici, organizzativi.</p>
<p>Non ho avuto mai remore nel criticare scelte sbagliate, cercando di correggerle nei limiti delle mie forze.<br />
Ho vissuto cosi anche la stagione di Renzi, di cui ho apprezzato alcune cose e criticato altre, cercando di correggerle. Da minoranza, però, non ho mai avuto atteggiamenti minoritari. Una minoranza ha senso se si batte per diventare maggioranza, se afferma le proprie idee e le sue proposte per cambiare il corso delle cose esistenti. Ho pensato, ad esempio, che la lotta al renzismo (non a Renzi) avesse dovuto e potuto maturare non votando al Senato la fiducia sulla cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; così come si era fatto alla Camera dove però i numeri erano diversi. Avremmo aiutato il nostro Governo e persino Renzi non creando &#8220;a gratis&#8221; una frattura con un mondo che è sempre stato a noi vicino. Avremmo avuto ragione visto che a pentirsi di quella riforma è stato per primo Matteo Renzi, e oggi si è aperta una riflessione, spero non tardiva, nel PD e nel Governo con la Ministra che sta già operando importanti correzioni. L&#8217;intervento di ieri al Lingotto di Massimo Recalcati è, in questo senso significativo.</p>
<p>Si è scelta la strada, giusta, della contestazione della legge elettorale senza porre la prima, vera questione, quella del,superamento dei capilista bloccati, la cui &#8220;spartizione&#8221; è stata la prima causa del conflitto interno e delle fuoriuscite dal PD, diciamolo senza ipocrisie. Una contestazione che, alla fine, aveva il solo scopo di un ritorno al &#8220;proporzionale&#8221; e l&#8217;abbandono della vocazione maggioritaria del PD, cosa su cui non sono stato e mai sarò d&#8217;accordo, perché una democrazia ha senso nell&#8217;alternanza altrimenti muore di consociativismo e di inconcludenza, il contrario del vero riformismo.<br />
Si è votata in Parlamento la riforma costituzionale, il minimo sindacale possibile sbandierando il risultato di avere ottenuto l&#8217;elezione nei fatti diretta dei senatori. Una riforma minima, ripeto, che tuttavia avrebbe consentito di insediare le radici di una democrazia parlamentare in linea con gli altri paesi europei salvo poi chiedere al popolo di bocciare il proprio voto dato in parlamento intruppandosi in un fronte in cui la sinistra era davvero ben poca cosa ! Un capolavoro !<br />
Renzi ci ha messo del suo, la personalizzazione, la fretta, una certa dose di arroganza, l&#8217;illusione di battere il populismo con alcune dosi di populismo&#8230;e la frittata è stata compiuta.<br />
Purtroppo per tutti, per questo Paese innanzitutto, stressato dalla crisi economica e da un ceto politico nella sua maggioranza proteso solo al proprio posizionamento tattico e particolaristico (la vera casta che andrebbe spazzata via, altro che i vitalizi), dalle uova si fanno le frittate, ma dalle frittate non si può tornare alle uova.</p>
<p>Ora abbiamo il dovere, tutti, per l&#8217;Italia, per il nostro popolo, di trovare il bandolo perduto, di frenare il rinculo subito. E ciò sarà possibile farlo solo se recuperiamo le ragioni di fondo che ci fecero fare il PD dieci anni fa.</p>
<p>Per questo sono andato al Lingotto, dove ho ascoltato, ho detto la mia, ho condiviso e criticato, come ho sempre fatto nella mia vita, come mi ha insegnato la politica.<br />
Il Lingotto e soprattutto il congresso del PD, possono essere la frenata del contraccolpo subito il 4 dicembre e la nostra ripartenza.</p>
<p>Per questo nel prossimo congresso ho scelto di sostenere il ticket Renzi-Martina che più coerentemente rispecchia il progetto originario del PD.</p>
<p>Le altre candidature non hanno queste caratteristiche.</p>
<p>Non ce l&#8217;ha quella di Orlando perché il problema non è fare una corrente di sinistra nel PD ma fare del PD un partito di sinistra nel senso più ampio del termine. Gli interventi di padri storici della sinistra come Biagio De Giovanni e Beppe Vacca ieri al Lingotto lo hanno testimoniato bene.<br />
Non ce l&#8217;ha quella di Emiliano, che sento estranea alla mia cultura e piuttosto debole sul piano dell&#8217;impianto politico, con discutibili cadute in una dimensione populista che in Italia ha ben più coerenti interpreti.</p>
<p>Ora, comunque, tutti abbiamo il dovere di discutere e confrontarci, lealmente, come parte della stessa comunità.</p>
<p>Domani insieme dovremo riprendere il cammino interrotto. Non possiamo e non dobbiamo tornare indietro.</p>
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		<title>Sapere la destinazione non è sufficiente per arrivarci</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2017 10:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Abraham Lincoln]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Una bussola ti indica il nord dal punto in cui ti trovi, ma non puo&#8217; avvertirti delle paludi, dei deserti e degli abissi che incontrerai lungo il cammino. Se nel perseguire la tua destinazione ti spingi oltre non curante degli ostacoli e affondi in una palude, a che serve sapere il nord&#8230;&#8221; &#160; Abraham Lincoln]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/02/Lincoln.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2090" alt="Lincoln" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/02/Lincoln-300x155.jpg" width="300" height="155" /></a></p>
<p>&#8220;Una bussola ti indica il nord dal punto in cui ti trovi, ma non puo&#8217; avvertirti delle paludi, dei deserti e degli abissi che incontrerai lungo il cammino. Se nel perseguire la tua destinazione ti spingi oltre non curante degli ostacoli e affondi in una palude, a che serve sapere il nord&#8230;&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><b>Abraham Lincoln</b></p>
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		<title>Populisti e riformisti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 21:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Populisti e antipolitici enunciano il tanto peggio tanto meglio (vedi Brexit e altro) e talvolta sono popolari. I riformisti perseguono il bene per costruire le condizioni del meglio e talvolta sono impopolari. Io preferisco sempre i riformisti, anche a costo di essere impopolare.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Populismo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1812" alt="Populismo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Populismo-229x300.jpg" width="229" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Riformismo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1813" alt="Riformismo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Riformismo-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Populisti e antipolitici enunciano il tanto peggio tanto meglio (vedi Brexit e altro) e talvolta sono popolari. I riformisti perseguono il bene per costruire le condizioni del meglio e talvolta sono impopolari. Io preferisco sempre i riformisti, anche a costo di essere impopolare.</p>
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		<title>DIAMOCI UN TAGLIO O FAREMO LA FINE DELL&#8217;ASINO DI BURIDANO</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Apr 2013 19:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Adesso diamoci un taglio a tutti questi piagnistei e onanismi&#8230;se c&#8217;è una cosa che queste giornate convulse ci devono insegnare è che il PD deve finalmente scegliere se essere una grande forza europea e riformista o rassegnarsi al triste ruolo di zimbello dei radicalismi, massimalismi, giustizialismi e grillismi di turno. Se la crisi di questi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/Asino-di-Buridano.jpg"><img src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/04/Asino-di-Buridano-300x246.jpg" alt="Asino di Buridano" width="300" height="246" class="alignnone size-medium wp-image-291" /></a><br />
Adesso diamoci un taglio a tutti questi piagnistei e onanismi&#8230;se c&#8217;è una cosa che queste giornate convulse ci devono insegnare è che il PD deve finalmente scegliere se essere una grande forza europea e riformista o rassegnarsi al triste ruolo di zimbello dei radicalismi, massimalismi, giustizialismi e grillismi di turno. Se la crisi di questi giorni è servita a qualcosa facciamo del prossimo congresso un luogo di discussione politica vera, altrimenti faremo la fine dell&#8217;asino di Buridano.</p>
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