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	<title>Gabriele Petrone &#187; populismo</title>
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		<title>A Cosenza come in Calabria: in campo progetto riformista</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 20:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Buon-lavoro-Segretario-Enrico-Letta.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3872" alt="Buon lavoro Segretario Enrico Letta" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Buon-lavoro-Segretario-Enrico-Letta-300x140.jpg" width="300" height="140" /></a></p>
<p>Si è svolta ieri in modalità online l’Assemblea del Circolo PD “Centro Storico e Frazioni”. Hanno partecipato numerosi iscritti e simpatizzanti. La relazione è stata svolta dal segretario Gabriele Petrone e sono intervenuti, tra gli altri, il capogruppo PD a palazzo dei Bruzi Damiano Covelli, la deputata Enza Bruno Bossio e i Commissari regionale e provinciale del partito, Stefano Graziano e Marco Miccoli.<br />
La riunione è stata innanzitutto un pronunciamento sui punti contenuti dal questionario su cui Enrico Letta ha promosso una consultazione dei circoli territoriali del PD su scala nazionale.<br />
In particolare, il confronto si è sviluppato sul come il PD riesca ad organizzarsi come partito di “prossimità” e dei territori. Una nuova forma partito che dovrà avere valore come elemento fondativo e identitario e che abbia la capacità di superare le secche del correntismo autoreferenziale.<br />
Un partito organizzato su base orizzontale, in cui i gruppi dirigenti si affermino sul terreno della rappresentanza di interessi sociali diffusi e popolari.<br />
La pandemia ha sconfitto il populismo, ma quando la pandemia sarà veramente archiviata, cosa accadrà ? È stata questa la domanda ricorrente nel dibattito.<br />
Si tratta quindi, di utilizzare efficacemente le opportunità che offre la stessa crisi in atto soprattutto attraverso una forte carica di innovazione politica e culturale per un modello di sviluppo che sappia coniugare crescita e modernità con equità e giustizia sociale.<br />
Non sono mancati, inoltre, riferimenti alla situazione politica locale in vista delle prossime elezioni regionali e comunali.<br />
Tutti gli interventi hanno inteso sottolineare il valore politico e culturale della scelta di Nicola Irto, quale candidato Presidente della Giunta regionale.<br />
Intorno alla candidatura di Nicola Irto si impone organizzare una coalizione elettorale ampia e plurale delle forze riformiste progressiste con l&#8217;obiettivo di pervenire ad una intesa, su un programma di governo, con il M5stelle. Bisogna saper declinare così anche in Calabria la sfida aperta in Italia ed in Europa tra populismo e riformismo. Tale impostazione vale anche per le elezioni amministrative della nostra città.<br />
Il prossimo Sindaco di Cosenza dovrà essere un riformista perché solo con un chiaro e ambizioso progetto riformista la città potrà uscire dalla grave crisi economica, sociale e culturale in cui è precipitata.<br />
Sulle problematiche cittadine si è convenuto di convocare nei prossimi giorni incontri specifici di approfondimento delle questioni politiche e programmatiche che coinvolgano rappresentanze politiche e istituzionali, associazioni di categoria.</p>
<p><strong><a title="Corriere dela Calabria.it" href="https://www.corrieredellacalabria.it/2021/03/31/cosenza-il-nuovo-corso-del-pd-assemblea-del-circolo-centro-con-i-commissari/" target="_blank">Corriere della Calabria.it</a></strong></p>
<p><strong><a title="Cosenza Channel.it" href="https://www.cosenzachannel.it/2021/03/31/pd-centro-storico-a-cosenza-in-campo-progetto-riformista/" target="_blank">Cosenza Channel.it</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021.pdf">La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021.pdf">Il Quotidiano del 1 aprile 2021</a></strong></p>
<div id="attachment_3881" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021.jpg"><img class="size-medium wp-image-3881" alt="La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/La-Gazzetta-del-Sud-del-1-aprile-2021-300x288.jpg" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">La Gazzetta del Sud del 1 aprile 2021</p></div>
<div id="attachment_3883" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021.jpg"><img class="size-medium wp-image-3883" alt="Il Quotidiano del 1 aprile 2021" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Il-Quotidiano-del-1-aprile-2021-300x124.jpg" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">Il Quotidiano del 1 aprile 2021</p></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La saga dei cachielli e dei popoì…</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2021 19:21:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel nostro meraviglioso dialetto c’è una espressione che definisce efficacemente alcuni dei personaggi protagonisti dell’attuale vicenda politica: cachielli. Stiamo assistendo, sconvolti e increduli, alla saga dei cachielli e dei popoì. O si è capaci di stare con il popolo e per il popolo (che è cosa ben diversa del populismo che il popolo lo prende [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3825" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Immagine-per-cachiello....jpg"><img class="size-medium wp-image-3825" alt="Immagine per &quot;cachiello&quot;" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2021/03/Immagine-per-cachiello...-300x285.jpg" width="300" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine per &#8220;cachiello&#8221;</p></div>
<p>Nel nostro meraviglioso dialetto c’è una espressione che definisce efficacemente alcuni dei personaggi protagonisti dell’attuale vicenda politica: <i>cachiell</i>i. Stiamo assistendo, sconvolti e increduli, alla saga dei <i>cachielli</i> e dei <i>popoì</i>. O si è capaci di stare con il popolo e per il popolo (che è cosa ben diversa del populismo che il popolo lo prende per i fondelli) o è meglio che ci lassamo fricà&#8230;</p>
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		<title>Biden nuovo Presidente degli USA…</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2020 22:26:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3702" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Joe-Biden-e-Kamala-Harris-Presidente-e-Vicepresidente-degli-Stati-Uniti-dAmerica.jpg"><img class="size-medium wp-image-3702" alt="Joe Biden e  Kamala Harris, Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti d'America" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Joe-Biden-e-Kamala-Harris-Presidente-e-Vicepresidente-degli-Stati-Uniti-dAmerica-300x154.jpg" width="300" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">Joe Biden e Kamala Harris, Presidente e Vicepresidente degli Stati Uniti d&#8217;America</p></div>
<p class="size-medium wp-image-3703">Joe Biden è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. La più grande e antica democrazia del mondo ha dimostrato di avere gli anticorpi per respingere il virus del populismo incarnato da Trump. Con la novità della prima Vicepresidente donna e di origini indiane della storia degli USA. Quelli che si aprono per Joe Biden e Kamala Harris sono quattro anni difficili perché il <em>populismo</em> e il <i>trumpismo</i> non sono scomparsi, anzi. Ma se il buongiorno viene dal mattino oggi è una bella alba.</p>
<div id="attachment_3703" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Bandiera-degli-USA.jpg"><img class="size-medium wp-image-3703" alt="Bandiera degli USA" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/11/Bandiera-degli-USA-300x197.jpg" width="300" height="197" /></a><p class="wp-caption-text">Bandiera degli USA</p></div>
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		<title>PD: Basta con la strategia del “fare il morto”.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 21:42:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/06/Fare-il-morto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-3440" alt="Fare il morto" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2020/06/Fare-il-morto-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Raccolgo gli spunti offerti da un interessante intervento di Luigi Guglielmelli a commento degli impietosi sondaggi che danno il PD vicino al dato del 4 marzo 2018.<br />
Il 19 per cento circa è un dato dal quale, pur nella generale crisi di tutte le forze dell’attuale quadro politico, sembra difficile schiodarsi. Si aggiunga che, nonostante un lieve incremento dei 5 stelle, attorno al 15 per cento e quindi ben al di sotto del 32 per cento delle elezioni del 2018, il centro destra, pur arretrando lievemente, attrae ancora il 50 per cento dell’elettorato italiano. Cosa consegue da questi dati, pur nel quadro della alea tipica di tutti i sondaggi? Che il PD e il centro sinistra nel suo complesso (vedi anche i dati debolissimi degli altri, dalla sinistra bersaniana a Italia Viva passando da Più Europa fino a Calenda) non hanno alcuna prospettiva di governo quando le elezioni ci saranno. Eppure siamo al governo da 1 anno circa. È anzi assai probabile che il prossimo governo sarà appannaggio del centro destra a forte trazione di Salvini e Meloni. Con qualunque sistema elettorale sarà utilizzato. Del resto le elezioni che si sono svolte finora a livello locale confermano questa tendenza. È sufficiente questo per aprire una riflessione nel PD? Io credo proprio di sì. Eppure sembra prevalere la strategia del “fare il morto”, preoccupandosi soltanto di appianare i contrasti con gli alleati, a cominciare dai 5 stelle. Quando si formò questo governo io fui d’accordo. Molti di noi hanno sperato in una “romanizzazione” dei barbari, vale a dire lo spostamento su posizioni riformiste del corpaccione populista dei 5 stelle. In verità pare che ci siamo imbarbariti noi. La giustizia, al netto dell’esplosione dello scandalo Palamara e della offensiva di Di Matteo contro Bonafede, resta terreno di scontro di un giustizialismo becero e rozzo, tendente ad affermare una “repubblica dei PM” che ha nel travaglismo” (sic) il suo punto di orientamento quotidiano. Non parliamo poi delle politiche sulla immigrazione, con i decreti sicurezza di Salvini che restano ancora lì, intonsi, dopo un anno di governo PD! E gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Il PD finora ha fatto finta di essere “morto”. Il gruppo dirigente nazionale si preoccupa al massimo di amministrare l’esistente, a gestire (piuttosto male e con lo sterzo di uno “stalinismo dei poveri”, vedi il caso Calabria sul quale stendiamo un velo pietoso) le candidature in attesa di un voto che verrà prima o poi e che, male che vada dovrebbe consentire di scegliere un centinaio di parlamentari se restano (orrore!) le liste bloccate. Mi chiedo e chiedo a chi ha ancora un residuo di onestà intellettuale, può un partito ridursi a questo? Può la sua prospettiva essere solo quella di offrire una borsa di studio di seggio parlamentare a qualche fido di corrente? E anche lo sforzo di governo può ridursi a far fare il ministro o il sottosegretario a qualcuno per continuare ad amministrare un esistente sempre più ristretto e autoreferenziale? O, invece, è necessario misurarsi, qui ed ora, con una grande politica riformatrice che offra al Paese, oltre che agli alleati, una agenda di cambiamento profondo resa ancora più urgente dalla crisi del corona virus? Io vedo praterie aperte per una politica di questo tipo di fronte alla crisi del populismo. E invece rispetto al populismo continuiamo ad essere subalterni ed afoni. Al PD si chiede solo di fare la cosa per cui è nato: essere una grande forza riformista e di cambiamento del Paese. Sperando che si capisca una volta per tutte che “facendo il morto” prima o poi si annega davvero.</p>
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		<title>La presunzione di onestà</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 19:01:24 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2774" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/11/Di-Maio-figlio-Di-Maio-padre.jpg"><img class="size-medium wp-image-2774" alt="Di Maio figlio Di Maio padre" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/11/Di-Maio-figlio-Di-Maio-padre-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Di Maio figlio Di Maio padre</p></div>
<p>In questa vicenda di Di Maio padre, figlio, fratelli e mammà c’è qualcosa di più: c’è la presunzione dell’uomo qualunque di essere sempre migliore della classe politica che lo governa (e che comunque si sceglie lui) e la presunzione da mosca cocchiera dei politici demagogici.<br />
Al di là del merito, delle eventuali violazioni di norme, dei possibili risvolti penali e persino delle implicazioni di carattere etico, ciò che emerge, nuda e cruda, è l’Italia, la splendida e meschina terra in cui viviamo.<br />
La Di Maio family non è molto diversa dalle tante che praticano nei confronti dello Stato il vecchio refrain: prendere molto e possibilmente dare nulla. Ma per questo non si sentono in colpa, anzi. Ritengono di compiere una giusta azione risarcitoria nei confronti di una politica e di una pubblica amministrazione inefficiente, corrotta, geneticamente disonesta.<br />
Siamo di fronte ad un fenomeno di ipocrisia di massa, che si nutre di retorica antisistema ed è la prima causa dei fenomeni degenerativi di cui soffre il nostro Stato.<br />
L’antipolitica di questi anni, di cui si sono nutrite tutte le forze politiche, non solo non ha combattuto questo atteggiamento ma lo ha incoraggiato, ne ha fatto una politica. Credendo di essere migliori, un esercito di uomini qualunque insieme a un ceto politico di demagoghi riciclati oggi ha assunto ruoli di governo al grido di “onestà onestà” e in nome della lotta alle tasse brutte, sporche e cattive e del &#8220;fuori i poveri disgraziati di immigrati che ci rubano il lavoro&#8221;.<br />
È così che abbiamo portato il bar dello sport in parlamento e al governo. Una massa di persone che imprecano per le multe e lasciano la macchina in tripla fila. Che si incazzano per gli immigrati che sono troppi e si lamentano perché non trovano la badante per il vecchio il mese di agosto. Il tipo che ha trovato lavoro facendo la fila nelle segreterie politiche dei “soliti politici” che tuona tutti i giorni contro il clientelismo. L’elenco potrebbe continuare all’infinito.<span id="more-2773"></span><br />
Il bar dello sport, del resto, non ama i ragionamenti logici: è un luogo dove sfogarsi, è una rappresentazione che si nutre di se stessa. Che rifugge la complessità, i tempi lunghi, il gradualismo, che sono tipici non solo della politica ma del semplice e banale buon senso.<br />
Ma il bar dello sport oggi è “soggetto politico”. Ha cominciato ad esserlo con le piazze televisive dei primi talk show degli anni 90 e ora pervade di sé i social media. Ciò comporterebbe da parte della politica maggiore responsabilità e minore demagogia. Perché comunque la “gente” pretende che il politico sia migliore, non solo più onesto ma anche più competente (qualcuno lo spieghi a Toninelli e a Castelli, please).<br />
Perché, dunque, si sorprende il Di Maio della canea contro il papà e la sua famiglia ? Perché si indigna, cerca distinguo sulle vicende dei padri degli altri ? Davvero ha creduto, anche solo per un attimo, che una volta andato al governo non ci sarebbe stato nessuno a rimproverargli anche le cose che non fa (come faceva lui) figuriamoci quelle che hanno forse fatto il babbo o il nonno o il cugino americano ? Se lo ha pensato vuol dire che dopo cinque anni di parlamento e sei mesi di governo non ci ha capito niente e forse sarebbe meglio che cambiasse mestiere.<br />
Ma al di là di questo lo comprendano una volta per tutte i populisti e i demagoghi: il bar dello sport non si può guidare né controllare: ti può portare al governo ma se vuoi restarci devi capire che la realtà è sempre diversa dalla rappresentazione e non si può accontentare tutti, perché il bene comune non coincide mai con la soddisfazione di tutti gli interessi particolari. È una verità persino banale come quella che della non esistenza della presunzione di onestà. Duemila anni di cristianesimo ancora non ci hanno insegnato che nessuno può sentirsi privo di peccato. Esiste solo la consapevolezza dei propri limiti e l’aspirazione, migliorando se stessi, di provare migliorare anche gli altri e, magari, questo nostro meraviglioso Paese.</p>
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		<title>Il governo degli idioti sui ciechi</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 18:51:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2767" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/11/William-Shakespeare.jpg"><img class="size-full wp-image-2767" alt="William Shakespeare" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/11/William-Shakespeare.jpg" width="225" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">William Shakespeare</p></div>
<p>“Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”.<br />
(W. Shakespeare)</p>
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		<title>La vera natura del Movimento 5 Stelle</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Mar 2017 17:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Caricatura-di-Grillo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2133" alt="Caricatura di Grillo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Caricatura-di-Grillo-181x300.jpg" width="181" height="300" /></a></p>
<p>C&#8217;è una cosa che molti, per sciatteria, per sciocco idelogismo o per becero opportunismo fanno finta di non vedere: la vera natura dei 5 stelle.</p>
<p>Se il PD, dopo aver fatto celebrare le primarie in un qualunque comune dello Stivale, avesse negato il simbolo al vincente per darlo al perdente, avrebbe avuto le Federazioni occupate da militanti incazzati e il linciaggio mediatico di tutti, giornali, TV, Rete, talk show, ecc.<br />
Grillo, tranne qualche rara eccezione, non solo non subisce il linciaggio mediatico ma viene allisciato e blandito, la protesta dei suoi militanti viene derubricata a semplice protesta sulla rete, quindi nemmeno fisica.</p>
<p>Se un qualunque sindaco del PD avesse operato come i neanche sei mesi della Raggi a Roma vedremmo innalzare le forche in Campidoglio. <span id="more-2132"></span></p>
<p>Se il PD mostrasse la confusione politica e programmatica su questioni cruciali come lavoro, fisco, giustizia, immigrazione, infrastrutture, ambiente, trasporti, ecc. che mostra il non-programma del non-partito espresso dal blog che non è di Grillo vedremmo eserciti di solonici commentatori affollare le colonne dei grandi quotidiani e gli studi dei talk show a disquisire sulla incapacità di governo dei democratici.</p>
<p>Perché non avviene tutto questo ? Perché non avviene in Italia, visto che in Europa una reazione politica e culturale anche di massa ai populismi comunque si manifesta ?<br />
Semplicemente perché Grillo sta bene a molti.</p>
<p>Perché Grillo consente di essere contro tutti e nello stesso tempo per se stessi.</p>
<p>Perché interpreta alla perfezione l&#8217;elemento individualistico presente sia nelle culture di destra che in quelle di sinistra.</p>
<p>Perché, come tutti i movimenti populisti e qualunquistici, consente a tutti gli interessi particolaristici, di sentirsi rappresentati.</p>
<p>Perché alcuni, all&#8217;interno delle classi dirigenti italiane, a destra e anche in alcuni settori della sinistra, li vedono vincenti, e si candidano, illudendosi, di essere i futuri dirigenti di questa forza indistinta, come se Grillo e la Casaleggio Associati fossero tanto sciocchi (e non lo sono) di consegnare la loro forza elettorale a questi qui. Grillo ci mette i voti e loro i Ministri e il sottogoverno (sic).</p>
<p>Non è cosa che nasce da oggi. Sono almeno vent&#8217;anni che è in atto una azione di delegittimazione della politica che va in questa direzione.</p>
<p>Non che la politica non ci abbia messo del suo, ma è evidente anche a un bambino di sei anni che questo attacco va al di là di una semplice critica a singoli aspetti degenerati del sistema ma punta ad una sostanziale destrutturazione degli stessi meccanismi che regolano la vita democratica e dei criteri che regolano la rappresentanza per come si svolgono in tutto il mondo organizzato appunto democraticamente.<br />
Grillo rappresenta il punto di arrivo più conseguente e coerente di questo lungo processo di delegittimazione.<br />
Non avere chiaro tutto ciò non è solo frutto, soprattutto a sinistra, di pochezza di analisi ma di vera e propria miopia sui destini della democrazia in Italia e nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non si torna indietro&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 19:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2109" alt="Non si torna indietro Segnale stradale" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Quando dieci anni fa nacque il PD appartenevo alla schiera dei convinti non entusiasti. Mentre a 19 anni, quando presi la prima tessera del PCI da iscritto alla FGCI, sentivo di fare una scelta di vita e la facevo con la gioia del ragazzo che voleva cambiare l&#8217;Italia e il mondo, le successive trasformazioni del partito a cui avevo dedicato la mia vita le ho vissute come scelte politiche che mi consentivano di tenere aperto quell&#8217;orizzonte su un terreno nuovo. Vissi anche il PD così, con la consapevolezza che sceglievo la strada difficile ma affascinante dell&#8217;unità delle culture democratiche di questo Paese con tutto ciò che comportava in termini non di rinuncia ma di investimento della propria identità in un progetto lungo che era quello della conquista del governo per operare il vero cambiamento e non limitarsi alla sua sola enunciazione. In una parola il riformismo.<br />
Mi convinsero i dirigenti politici ai quali mi sentivo più vicino, in primo luogo D&#8217;Alema, anche se mi ha sempre infastidito l&#8217;appellativo dalemiano, così come nel PCI contestavo l&#8217;appellativo di ingraiano. Trovavo e trovo detestabile definirsi col cognome di un leader, per quanto autorevole esso possa essere. Mi è sempre sembrato un atteggiamento da correntismo provinciale, da intruppamento pecorone. <span id="more-2108"></span></p>
<p>Anche localmente mi sono sempre sentito parte di un gruppo dirigente ampio, che si unisce e si divide su prospettive strategiche, senza trascurare anche la tattica che in politica non ha meno importanza. Così come i destini individuali hanno senso e si legittimano in questo quadro, altrimenti sfociano in carrierismo fine a se stesso. Quel partito, quei partiti, mi hanno educato così. Così ho sempre sentito il PD, anche quando sono stato minoranza e ne coglievo e ne colgo ancora i limiti politici, programmatici, organizzativi.</p>
<p>Non ho avuto mai remore nel criticare scelte sbagliate, cercando di correggerle nei limiti delle mie forze.<br />
Ho vissuto cosi anche la stagione di Renzi, di cui ho apprezzato alcune cose e criticato altre, cercando di correggerle. Da minoranza, però, non ho mai avuto atteggiamenti minoritari. Una minoranza ha senso se si batte per diventare maggioranza, se afferma le proprie idee e le sue proposte per cambiare il corso delle cose esistenti. Ho pensato, ad esempio, che la lotta al renzismo (non a Renzi) avesse dovuto e potuto maturare non votando al Senato la fiducia sulla cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; così come si era fatto alla Camera dove però i numeri erano diversi. Avremmo aiutato il nostro Governo e persino Renzi non creando &#8220;a gratis&#8221; una frattura con un mondo che è sempre stato a noi vicino. Avremmo avuto ragione visto che a pentirsi di quella riforma è stato per primo Matteo Renzi, e oggi si è aperta una riflessione, spero non tardiva, nel PD e nel Governo con la Ministra che sta già operando importanti correzioni. L&#8217;intervento di ieri al Lingotto di Massimo Recalcati è, in questo senso significativo.</p>
<p>Si è scelta la strada, giusta, della contestazione della legge elettorale senza porre la prima, vera questione, quella del,superamento dei capilista bloccati, la cui &#8220;spartizione&#8221; è stata la prima causa del conflitto interno e delle fuoriuscite dal PD, diciamolo senza ipocrisie. Una contestazione che, alla fine, aveva il solo scopo di un ritorno al &#8220;proporzionale&#8221; e l&#8217;abbandono della vocazione maggioritaria del PD, cosa su cui non sono stato e mai sarò d&#8217;accordo, perché una democrazia ha senso nell&#8217;alternanza altrimenti muore di consociativismo e di inconcludenza, il contrario del vero riformismo.<br />
Si è votata in Parlamento la riforma costituzionale, il minimo sindacale possibile sbandierando il risultato di avere ottenuto l&#8217;elezione nei fatti diretta dei senatori. Una riforma minima, ripeto, che tuttavia avrebbe consentito di insediare le radici di una democrazia parlamentare in linea con gli altri paesi europei salvo poi chiedere al popolo di bocciare il proprio voto dato in parlamento intruppandosi in un fronte in cui la sinistra era davvero ben poca cosa ! Un capolavoro !<br />
Renzi ci ha messo del suo, la personalizzazione, la fretta, una certa dose di arroganza, l&#8217;illusione di battere il populismo con alcune dosi di populismo&#8230;e la frittata è stata compiuta.<br />
Purtroppo per tutti, per questo Paese innanzitutto, stressato dalla crisi economica e da un ceto politico nella sua maggioranza proteso solo al proprio posizionamento tattico e particolaristico (la vera casta che andrebbe spazzata via, altro che i vitalizi), dalle uova si fanno le frittate, ma dalle frittate non si può tornare alle uova.</p>
<p>Ora abbiamo il dovere, tutti, per l&#8217;Italia, per il nostro popolo, di trovare il bandolo perduto, di frenare il rinculo subito. E ciò sarà possibile farlo solo se recuperiamo le ragioni di fondo che ci fecero fare il PD dieci anni fa.</p>
<p>Per questo sono andato al Lingotto, dove ho ascoltato, ho detto la mia, ho condiviso e criticato, come ho sempre fatto nella mia vita, come mi ha insegnato la politica.<br />
Il Lingotto e soprattutto il congresso del PD, possono essere la frenata del contraccolpo subito il 4 dicembre e la nostra ripartenza.</p>
<p>Per questo nel prossimo congresso ho scelto di sostenere il ticket Renzi-Martina che più coerentemente rispecchia il progetto originario del PD.</p>
<p>Le altre candidature non hanno queste caratteristiche.</p>
<p>Non ce l&#8217;ha quella di Orlando perché il problema non è fare una corrente di sinistra nel PD ma fare del PD un partito di sinistra nel senso più ampio del termine. Gli interventi di padri storici della sinistra come Biagio De Giovanni e Beppe Vacca ieri al Lingotto lo hanno testimoniato bene.<br />
Non ce l&#8217;ha quella di Emiliano, che sento estranea alla mia cultura e piuttosto debole sul piano dell&#8217;impianto politico, con discutibili cadute in una dimensione populista che in Italia ha ben più coerenti interpreti.</p>
<p>Ora, comunque, tutti abbiamo il dovere di discutere e confrontarci, lealmente, come parte della stessa comunità.</p>
<p>Domani insieme dovremo riprendere il cammino interrotto. Non possiamo e non dobbiamo tornare indietro.</p>
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		<title>Il voto ungherese</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 16:50:16 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/10/Ungheria-referendum-del-2-ottobre-2016.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1905" alt="Ungheria referendum del 2 ottobre 2016" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/10/Ungheria-referendum-del-2-ottobre-2016-300x177.jpg" width="300" height="177" /></a></p>
<p>Il voto ungherese dimostra che il populismo può trovare un argine nel buon senso democratico degli europei. Purché l&#8217;Europa cominci ad essere davvero una dimensione comune e non più una sovrastruttura burocratica.</p>
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		<title>Populisti e riformisti</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 21:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Populismo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1812" alt="Populismo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Populismo-229x300.jpg" width="229" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Riformismo.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1813" alt="Riformismo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/06/Riformismo-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Populisti e antipolitici enunciano il tanto peggio tanto meglio (vedi Brexit e altro) e talvolta sono popolari. I riformisti perseguono il bene per costruire le condizioni del meglio e talvolta sono impopolari. Io preferisco sempre i riformisti, anche a costo di essere impopolare.</p>
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