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	<title>Gabriele Petrone &#187; Mezzogiorno</title>
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		<title>Ci lascia Attilio Romano, uno degli ultimi “pionieri dell’alfabeto”</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 21:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho conosciuto Attilio Romano negli anni ‘90 quando lavoravo al mio libro “I pionieri dell’alfabeto” dedicato alla Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo. Per chi non lo sa l’UNLA è stata ed è ancora una associazione benemerita che ebbe un grande ruolo negli anni ‘50 nelle campagne di alfabetizzazione delle popolazioni meridionali e soprattutto calabresi. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2025/04/Attilio-Romano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4680" alt="Attilio Romano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2025/04/Attilio-Romano-300x176.jpg" width="300" height="176" /></a></p>
<p>Ho conosciuto Attilio Romano negli anni ‘90 quando lavoravo al mio libro “I pionieri dell’alfabeto” dedicato alla Unione Nazionale per la Lotta all’Analfabetismo. Per chi non lo sa l’UNLA è stata ed è ancora una associazione benemerita che ebbe un grande ruolo negli anni ‘50 nelle campagne di alfabetizzazione delle popolazioni meridionali e soprattutto calabresi. In Calabria esistevano diversi Centri di Cultura Popolare, così si chiamavano, che si dedicavano non solo ai corsi di scuola popolare ma anche alla crescita culturale complessiva di popolazioni che non erano solo prive di alfabeto come si diceva allora, ma che erano state lasciate ai margini per secoli dal punto di vista sociale e culturale dalla società italiana. L’UNLA seppe dare un grande contributo, nel quadro della ricostruzione democratica del Paese dopo il fascismo e la guerra, al processo di costruzione di una società più libera e partecipata. Attilio apparteneva alla seconda generazione di personalità impegnate nell’UNLA ma non fu mai da meno in questo spirito di impegno civile. Uomo di grandi passioni culturali e civili ha lasciato nella sua Paola, la città del “Santo nuostru” come aveva immortalato in un suo scritto San Francesco, un segno che merita di essere ricordato. Alla sua famiglia un grande affettuoso abbraccio. Attilio resterà per sempre un “pioniere dell’alfabeto” e della cultura a Paola e in Calabria.</p>
<p><a title="Mimmo Abramo notizie" href="https://www.mimmoabramonotizie.it/ci-lascia-attilio-romano-tra-i-maggiori-esponenti-della-cultura-paolana-e-calabrese/?fbclid=IwY2xjawJnvVBleHRuA2FlbQIxMQABHgxXxk3dRit1v0te947Anle8X0X7MXLKSz1Y2JkShODceUPNJM4HhhJTIsFK_aem_qCNt0MJlI9tN6BldAbgbpQ " target="_blank"><strong>Mimmo Abramo notizie</strong></a></p>
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		<title>A Cosenza  è necessario ricostruire il senso di una comunità…</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2016 15:39:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista su Il Dispaccio.it di Francesca Gabriele A Cosenza più di tutto occorre ricostruire il senso di una comunità che è andato progressivamente perdendosi, che non significa coltivare il vezzo un po&#8217; snob di parlare in dialetto, ma interrogarsi sul ruolo e sulla funzione che Cosenza deve avere rispetto alla Calabria, al Mezzogiorno, all&#8217;Italia e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/04/Il-Dispaccio-foto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1693" alt="Il Dispaccio foto" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/04/Il-Dispaccio-foto-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p><b>Intervista su Il Dispaccio.it di Francesca Gabriele</b></p>
<p>A Cosenza più di tutto occorre ricostruire il senso di una comunità che è andato progressivamente perdendosi, che non significa coltivare il vezzo un po&#8217; snob di parlare in dialetto, ma interrogarsi sul ruolo e sulla funzione che Cosenza deve avere rispetto alla Calabria, al Mezzogiorno, all&#8217;Italia e persino rispetto al Mediterraneo e all&#8217;Europa. I cosentini sono stati questo nel corso dei secoli, i più europei dei calabresi, i più internazionalisti del Mezzogiorno, quelli capaci di guardare a ciò che si agita nel &#8220;mondo grande e terribile&#8221;. Noi siamo la città di Telesio, di Salfi solo per fare due nomi, gente che elaborava idee che hanno cambiato l&#8217;Europa e il mondo. Il Comune di Cosenza nei primi anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia votava mozioni per l&#8217;abolizione della pena di morte partecipando ad un dibattito internazionale promosso da Victor Hugo e Alexandre Dumas che a Cosenza ha anche abitato scrivendo uno dei suoi racconti. Eppure a Dumas non abbiamo dedicato nessuna via, nessuna piazza, nessun museo. Ecco, io credo che Cosenza debba ritrovare questo orgoglio del suo essere una grande città produttrice di cultura. Che è altra cosa rispetto a certa paccottiglia sulla leggenda di Alarico che non può essere l&#8217;unico brand di una città come Cosenza o, con tutto il rispetto, la lista &#8220;Capra&#8221; di Vittorio Sgarbi. <strong><a title="Leggi l'intervista completa" href="http://ildispaccio.it/primo-piano/103999-gabriele-petrone-non-e-detto-che-centrosinistra-vada-al-voto-con-2-candidati" target="_blank">Leggi l’intervista completa</a></strong></p>
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		<title>Il ritardo infrastrutturale ha origini preunitarie</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 15:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 6 ottobre 2015 In questi giorni di intenso dibattito sulla necessità di superare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e segnatamente della Calabria è necessario, a mio parere, capirne le origini. Da un punto di vista squisitamente storiografico la questione è facilmente risolvibile osservando, ad esempio, lo sviluppo del sistema ferroviario [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1449" class="wp-caption alignnone" style="width: 263px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Lo-sviluppo-delle-ferrovie-al-momento-dellUnità.png"><img class="size-medium wp-image-1449" alt="Lo sviluppo delle ferrovie al momento dell'Unità" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Lo-sviluppo-delle-ferrovie-al-momento-dellUnità-253x300.png" width="253" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lo sviluppo delle ferrovie al momento dell&#8217;Unità</p></div>
<p><strong>Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 6 ottobre 2015</strong></p>
<p>In questi giorni di intenso dibattito sulla necessità di superare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e segnatamente della Calabria è necessario, a mio parere, capirne le origini.</p>
<p>Da un punto di vista squisitamente storiografico la questione è facilmente risolvibile osservando, ad esempio, lo sviluppo del sistema ferroviario in Italia nell&#8217;800, prima ancora che essa divenisse uno stato unitario (17 marzo 1861). Il treno, nell&#8217;Ottocento, è stato infatti il simbolo stesso del progresso e il supporto fondamentale della modernizzazione e della industrializzazione delle nazioni.</p>
<p>In Italia, al momento dell&#8217;Unità, la situazione era la seguente: il Regno di Sardegna aveva 850 km di strade ferrate, come si diceva allora; il Lombardo-Veneto sotto il dominio austriaco 607 km; il,Granducato di Toscana 323 km; lo Stato Pontificio 132 km; il Regno delle Due Sicilie 128 km; i minuscoli Ducati di Parma e di Modena rispettivamente 99 km e 50 km.</p>
<p>Singolare il fatto che proprio il Regno delle Due Sicilie, il più esteso territorialmente che aveva inaugurato nel 1839 la prima linea ferroviaria italiana la Napoli-Portici, avesse il minor numero di km di binari. <span id="more-1448"></span></p>
<p>Non parliamo poi del sistema viario: se guardiamo alla Calabria, a parte la strada che congiungeva Campotenese con Villa San Giovanni (tracciata in gran parte sull&#8217;antica via Popilia costruita dai Romani ed ammodernata da Gioacchino Murat) non esistevano strade vere e proprie e, nella maggioranza dei casi erano assai poco agevoli oltre che insicure per vie della presenza endemica del brigantaggio (a dispetto di certa storiografia neoborbonica che descrive quest’ultimo come un fenomeno di resistenza antiunitaria).</p>
<p>Non si trattava di un caso: il governo borbonico aveva scelto di puntare soprattutto sulla costruzione di una flotta mercantile per sostenere le proprie esportazioni agrarie. Basti pensare che per trasportare merci o persone da Paola a Rossano si andava per mare, via considerata più rapida e, soprattutto, più sicura.</p>
<p>Lo sviluppo del sistema ferroviario e viario nel Mezzogiorno comincia, quindi, dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Dopo appena dieci anni il nuovo Regno d&#8217;Italia aveva già costruito quasi 7000 km di strade ferrate. Come nel resto del mondo, lo sviluppo delle ferrovie fu sostenuto soprattutto dallo Stato, il quale finì addirittura per statalizzare la miriade di società private proprio allo scopo di intervenire soprattutto nelle aree più deboli.</p>
<p>Il Mezzogiorno, che partiva dalla situazione peggiore, conobbe così il treno che, fino ad allora, era rimasto più che altro una curiosità limitata alla Campania.</p>
<p>Limitandoci alla Calabria la prima ferrovia ad essere realizzata, per finalità soprattutto militari, fu il tratto che da Taranto giungeva fino a Cariati.</p>
<p>Lo sviluppo della rete ferroviaria meridionale e calabrese proseguì, però, con maggiore lentezza rispetto al Centro-Nord, dove andava a sostenere una economia ormai protesa all&#8217;industrializzazione.</p>
<p>Si apriva, così il circolo vizioso che ancora rappresenta il vero ostacolo all&#8217;ammodernamento infrastrutturale del Sud: meno sviluppo=meno infrastrutture, meno infrastrutture=meno sviluppo.</p>
<p>Per restare alla Calabria, ad esempio, soltanto dopo più di 50 anni dall&#8217;Unità (1915) erano state completate le due direttrici costiere, la tirrenica e la ionica, con due tratte trasversali una Paola-Sibari e l&#8217;altra S.Eufemia-Catanzaro Lido. Per le aree interne era stata avviata la progettazione di una rete ferroviaria a scartamento ridotto, quella delle famose Calabro-Lucane, che sarà ripresa durante il fascismo e completata solo nel secondo dopoguerra, quando si decise di investire soprattutto sul trasporto su gomma, che culminerà con la realizzazione dell&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria.</p>
<p>Dopo la felice stagione degli anni &#8217;60 e dei primi anni &#8217;70 la questione dell&#8217;ammodernamento infrastrutturale del Sud ha poi subito un forte rallentamento dovuto non solo alla diminuzione delle risorse disponibili ma anche al diffondersi di una impostazione ideologicamente antimeridionalista, basata sulla illusione che per far ripartire l&#8217;economia nazionale fosse sufficiente investire sulle aree già forti e sviluppate.</p>
<p>La contemporanea esperienza della Germania che al momento della sua unificazione, invece, ha sostenuto il sistema economico ed infrastrutturale dell&#8217;est europeo, non ha fatto scuola, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Anche la storia, pertanto, dimostra come il problema dell&#8217;ammodernamento del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno e della Calabria non sia una questione di &#8220;terroni piagnoni e assistiti&#8221; ma la leva fondamentale della ripresa dell&#8217;intero Paese e rimane tutto nelle mani della capacità di lungimiranza delle classi dirigenti.</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Il-Garantista-del-6-ottobre-2015.pdf">Il Garantista del 6 ottobre 2015</a></strong></p>
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		<title>A Camigliatello per presentare &#8220;Vil razza dannata&#8221; di Filippo Veltri e Aldo Varano</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Aug 2015 23:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ambito del Festival della Cuccia a Camigliatello abbiamo presentato il libro di Filippo Veltri e Aldo Varano &#8220;Vil razza dannata&#8221;. E&#8217; possibile una lettura del Mezzogiorno e della Calabria che non sia quello proiettato dal pregiudizio e dal punto di vista delle classi dirigenti del Nord del Paese ? Possono questi essere rappresentanti, a maggior [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Vil-razza-dannata.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1414" alt="Vil razza dannata" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Vil-razza-dannata-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Nell&#8217;ambito del Festival della Cuccia a Camigliatello abbiamo presentato il libro di Filippo Veltri e Aldo Varano &#8220;Vil razza dannata&#8221;.</p>
<p>E&#8217; possibile una lettura del Mezzogiorno e della Calabria che non sia quello proiettato dal pregiudizio e dal punto di vista delle classi dirigenti del Nord del Paese ? Possono questi essere rappresentanti, a maggior ragione dopo lo scandalo di Mafia Capitale e degli scandalosi funerali del boss Casamonica a Roma, solo come sede di mafia, ndrangheta e malaffare ?</p>
<p>E&#8217; possibile, dunque, un racconto che non ceda ai soliti stereotipi, che non nasconda i nostri difetti ma che nemmeno cada nel facile vittimismo o, peggio, in un rivendicazionismo subalterno e fine a se stesso ? <span id="more-1413"></span></p>
<p>A queste domande tenta di dare risposte il libro di Filippo Veltri ed Aldo Varano, decani del giornalismo calabrese e lo fa riproponendo un vecchio numero de &#8220;Il Ponte&#8221; degli anni &#8217;50, intrecciando quindi i temi storici del dibattito meridionalista con la più stringente attualità.</p>
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		<title>Il Sud che non piange…</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 21:36:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le ruspe sulla spiaggia per ripulire dai detriti. A Corigliano e Rossano si lavora per riportare tutto rapidamente alla normalità. Nessuno si fascia la testa, nessuno si lamenta e basta. Calabresi testa dura e determinati che sanno guardare avanti. Con le istituzioni che stanno al loro fianco, come il Presidente Oliverio e oggi il Ministro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Ruspe-sulla-spiaggia-di-Corigliano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1398" alt="Ruspe sulla spiaggia di Corigliano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Ruspe-sulla-spiaggia-di-Corigliano-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>Le ruspe sulla spiaggia per ripulire dai detriti. A Corigliano e Rossano si lavora per riportare tutto rapidamente alla normalità. Nessuno si fascia la testa, nessuno si lamenta e basta. Calabresi testa dura e determinati che sanno guardare avanti. Con le istituzioni che stanno al loro fianco, come il Presidente Oliverio e oggi il Ministro Galetti, con il Prefetto, il Questore, la Protezione civile, i Sindaci, le centinaia di volontari e semplici cittadini al lavoro. Quando si fanno cose buone bisogna saperle valorizzare. Altro che piagnistei&#8230;</p>
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		<title>Risolvere il problema del &#8220;nostro&#8221; Sud.</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2015 10:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 2 agosto 2015 In tutti i paesi la questione dello sviluppo unitario dei territori ha storicamente rappresentato una questione nazionale che è stata risolta a volte pacificamente e democraticamente a volte con la violenza e la guerra. Perché ogni paese ha un “nord” ed un “sud” e c’è sempre un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/LItalia-Rovesciata.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1382" alt="L'Italia Rovesciata" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/LItalia-Rovesciata.jpg" width="209" height="137" /></a></p>
<p><strong>Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 2 agosto 2015</strong></p>
<p>In tutti i paesi la questione dello sviluppo unitario dei territori ha storicamente rappresentato una questione nazionale che è stata risolta a volte pacificamente e democraticamente a volte con la violenza e la guerra. Perché ogni paese ha un “nord” ed un “sud” e c’è sempre un “nord” più “nord”.</p>
<p>Prendiamo, ad esempio, gli USA, dove la questione Nord-Sud fu affrontata e risolta nel quadro di una delle più feroci guerre dell’età moderna, quando il problema dell’abolizione della schiavitù altro non era che la rappresentazione di un feroce conflitto tra due modelli di sviluppo, uno industriale e proteso all’espansione internazionale, l’altro agrario e chiuso in una dimensione tradizionale di una economia coloniale o post-coloniale.</p>
<p>Si pensi all’URSS staliniana dove industrializzazione e liquidazione brutale dell’economia contadina dentro il quadro ideologico della eliminazione dei kulaki come classe altro non erano che la scelta di un modello di sviluppo che si voleva in grado di competere con le altre potenze capitalistiche. <span id="more-1381"></span></p>
<p>Si pensi al Brasile che solo a partire dagli anni ’60 (con l&#8217;interruzione brutale della dittatura) ha risolto il problema dello sviluppo diseguale del suo territorio con, in questo caso, il Nord-Est povero ed arretrato rispetto al Sud ricco ed industriale, arrivando persino a costruire di sana pianta una nuova capitale in mezzo ad un altopiano tropicale.</p>
<p>Si pensi, infine, al caso più recente, quello della Germania, dove il superamento del divario tra Ovest ed Est è stato assunto come priorità dalle classi dirigenti di quel paese.</p>
<p>In Italia il problema, invece, rimane tutto aperto, come confermano i dati dello SVIMEZ e questo perché nelle classi dirigenti italiane da anni non c’è la consapevolezza che solo un paese “a trazione integrale” può affrontare la sfida della competitività globale e che questo problema non può che essere affrontato in termini di scelte nazionali.</p>
<p>In verità non sono mancati nel corso della nostra storia unitaria momenti seri di dibattito e anche di intervento nei confronti del Mezzogiorno: il pensiero meridionalista è stato anche forte ed ha influenzato in maniera profonda la politica nazionale. Anzi è stato sempre un tema di carattere nazionale come dimostra il fatto che alcuni meridionalisti non erano neanche nati nel Mezzogiorno o, comunque, non vi vivevano: Sidney Sonnino e Leopoldo Franchetti erano toscani e lo stesso Pasquale Villari, pur appartenendo alla intellettualità napoletana, visse ed operò soprattutto tra Pisa e Firenze. Uno degli intellettuali più significativi del meridionalismo del primo decennio del &#8217;900 fu il ligure Giuseppe Isnardi. Nel secondo dopoguerra la politica per il Mezzogiorno attraverso la famosa &#8220;Cassa&#8221; fu il frutto dell&#8217;elaborazione soprattutto di Pasquale Saraceno, che di meridionale aveva soltanto i genitori.</p>
<p>Quello che si è rotto, dunque, soprattutto dal 1992, anno in cui va in crisi il sistema politico italiano che fino ad allora era stato fondato su grandi partiti di massa nazionali, è questa consapevolezza che l&#8217;Italia si salva tutta intera e non a pezzi.</p>
<p>La Lega ha insediato nel Nord un politica che, esaltando alcuni elementi culturali &#8220;egoistico-territoriali&#8221; sempre presenti nella cultura sociale e politica italiana, ha insediato in quei territori un processo di &#8220;meridionalizzazione&#8221; nel senso che ha fatto della propria forza politica un formidabile agente di mediazione politica in concorrenza con quello svolto tradizionalmente da parti consistenti del ceto politico meridionale.</p>
<p>Tutti i governi che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, salvo lodevoli eccezioni spesso vanificate dall&#8217;instabilità politica, sono stati o conniventi o subalterni a questa impostazione che si può sintetizzare nella formula &#8220;sostenere il Nord e il resto verrà da sé&#8221;. La stessa che, a livello europeo, stanno perseguendo i Paesi del Nord del Continente rispetto a quelli mediterranei cristallizzatasi nella formula dell&#8217;austerità.</p>
<p>I dati ci dicono quanto sbagliata sia stata ed è questa politica e di quanto fondamentale sia, per una classe dirigente, dare al nostro Paese un sistema economico a &#8220;trazione integrale&#8221;.</p>
<p>Per fare questo ci vuole una grande assunzione di responsabilità collettiva della classe dirigente nazionale che deve smetterla di derubricare il problema del Sud secondo lo schema del tradizionale pregiudizio antimeridionale che oscilla tra atteggiamenti diversi: dall&#8217;indifferenza e aperto disprezzo al moralismo-pedagogico che guarda al Sud come luogo di ogni nefandezza, culla soltanto di criminalità e di malapolitica, facendo finta di non vedere come questi problemi siano ormai drammaticamente nazionali se non prevalentemente centro-settentrionali, come testimoniano le cronache quotidiane.</p>
<p>Ma analoga assunzione di responsabilità deve esserci da parte delle classi dirigenti del Mezzogiorno.</p>
<p>Da una parte esse devono cessare di essere subalterne al racconto del Sud elaborato in altre parti del Paese sul Sud.</p>
<p>Diceva Gaetano Cingari che nel Mezzogiorno i giornali scendono, non salgono, intendendo non solo la mancanza di grandi organi nazionali di informazione del Sud ma anche la sostanziale debolezza del discorso culturale meridionale rispetto a quello nazionale.</p>
<p>Dall&#8217;altra devono comprendere che il ruolo del Mezzogiorno non può più essere affidato alla semplice richiesta di sostegno allo Stato centrale (che comunque deve essere chiamato alle sue responsabilità dal momento che, ad esempio, la &#8220;scusa&#8221; dei fondi europei è stata assunta per tagliare anche ciò che in altre parti del Paese viene erogato ordinariamente) ed alla mediazione territoriale di questo sostegno, ma assumersi la responsabilità di pensare a questa parte del Paese nel quadro di un sistema nazionale in ci si possono e si devono assumere funzioni diverse ma all&#8217;interno di un disegno organico.</p>
<p>Se non si interviene in questo senso, se non c&#8217;è questa comune assunzione di responsabilità il Mezzogiorno rischia di essere risucchiato, come è già avvenuto nel corso della sua storia, in una spirale di vano rivendicazionismo o, peggio, di ribellismo non più soltanto antipolitico ma anti-istituzionale e anti-democratico in cui poco varranno sia i discorsi moralistici, sia le lamentele, sia le pensose analisi di intellettuali ed economisti.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Il-Garantista-del-2-agozto-2015-Prima-pagina.pdf">Il Garantista del 2 agozto 2015 Prima pagina</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/08/Il-Garantista-del-2-agozto-2015.pdf">Il Garantista del 2 agozto 2015</a></p>
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		<title>Dare sepoltura al cranio di Villella è una priorità</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2015 10:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 20 luglio 2015 Leggo sulla stampa locale e anche sul vostro giornale un atteggiamento di sufficienza e un certo benaltrismo rispetto al documento licenziato all&#8217;unanimità dalla conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale della Calabria che chiede la restituzione del cranio del brigante Villella attualmente custodito nel museo lombrosiano di Torino [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Cranio-del-brigante-Villella.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1353" alt="Cranio del brigante Villella" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Cranio-del-brigante-Villella-300x204.jpg" width="300" height="204" /></a></p>
<p><strong>Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 20 luglio 2015</strong></p>
<p>Leggo sulla stampa locale e anche sul vostro giornale un atteggiamento di sufficienza e un certo benaltrismo rispetto al documento licenziato all&#8217;unanimità dalla conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale della Calabria che chiede la restituzione del cranio del brigante Villella attualmente custodito nel museo lombrosiano di Torino per dargli sepoltura nel suo paese natale, Motta Santa Lucia.</p>
<p>Io credo, invece, che quel documento sia non solo opportuno ma abbia anche un importante valore culturale.</p>
<p>Intendiamoci, nessuno vuole sminuire considerazioni che, giustamente, mettono in evidenza le grandi emergenze che si pongono davanti al nuovo governo regionale ed all&#8217;intero sistema politico calabrese.</p>
<p>Tuttavia avere scelto di compiere un atto politico per chiedere che sia cancellata una vera e propria vergogna culturale dalla nostra storia unitaria è da considerare di per sé non solo giusto ma addirittura prioritario. <span id="more-1352"></span></p>
<p>Il cranio del povero Villella fu utilizzato da Cesare Lombroso come prova della inferiorità razziale dei meridionali per via della presenza di una &#8220;fossetta occipitale&#8221;, una tara fisiologica che provocava i comportamenti criminali, asociali e incivili delle popolazioni meridionali.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Cesare-Lobroso.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1354" alt="Cesare Lobroso" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Cesare-Lobroso.jpg" width="194" height="259" /></a></p>
<p>È significativo che il primo a smontare queste teorie che poi la scienza avrebbe definitivamente dimostrato come erronee e fantasiose fu un politico, Antonio Gramsci, che ne denunciò il carattere razzistico per impostare quello che sarebbe poi diventato il nuovo meridionalismo.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Antonio-Gramsci.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-1355" alt="Antonio Gramsci" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Antonio-Gramsci-211x300.png" width="211" height="300" /></a></p>
<p>Come è possibile continuare ad accettare che il cranio di una persona utilizzato come prova di teorie tanto aberranti possa rimanere esposto in un Museo, che di per sé è una agenzia educativa dello Stato ? Come è possibile che esso rimanga a giustificazione di vecchi e nuovi razzismi che purtroppo continuano a prosperare nella nostra società, sia pure nel quadro di una istituzione che raccoglie reperti di indubbio valore storico ?</p>
<p>Uno dei limiti di fondo delle classi dirigenti meridionali in diverse fasi storiche è stato sempre quello di essere subalterne a certe ideologie elaborate e diffuse nel Nord del Paese. Perché dunque lamentarsi quando dei consiglieri regionali chiedono che sia restituita verità e giustizia rispetto a quella che è stata e resta una palese falsità storica e scientifica ?</p>
<p>Suggerirei, dunque, di evitare sottovalutazioni. Far tornare il cranio di Villella non risolverà certo i problemi della disoccupazione e della povertà in Calabria, ma certamente può essere utile per dare alla nostra regione ed alle sue classi dirigenti consapevolezza di sé non &#8220;contro&#8221; il Nord ma come parte fondamentale di un Paese che deve finalmente compiere la sua unità.</p>
<p>L&#8217;atto compiuto dai capigruppo in Consiglio regionale certamente non è sufficiente a creare le condizioni di questa consapevolezza, ma ha un alto valore simbolico. E la politica vive anche di simboli. Del resto il problema del rapporto con la propria storia non riguarda solo la Calabria. Anche nel lontano Brasile, ad esempio, si verificò un caso analogo con i cangaceiros, omologhi dei briganti nostrani, le cui teste mummificate rimasero esposte nel museo antropologico di Salvador de Bahia per lunghi anni, salvo poi convenire sulla necessità della loro sepoltura.</p>
<p>Loro hanno provveduto nel 1969. È arrivata ora che lo facciamo anche noi.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Il-Garantista-del-20-luglio-2015-Prima-Pagina.pdf">Il Garantista del 20 luglio 2015 Prima Pagina</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/Il-Garantista-del-20-luglio-2015-Cranio-di-Villella.pdf">Il Garantista del 20 luglio 2015 Cranio di Villella</a></p>
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		<title>Bene Area riformista, unica linea possibile</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2015 11:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignnone" style="width: 217px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Roberto-Speranza.jpg"><img title="Roberto Speranza" alt="Roberto Speranza" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Roberto-Speranza.jpg" width="207" height="244" /></a><p class="wp-caption-text">Il Presidente del Gruppo PD alla Camera Roberto Speranza</p></div>
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<p>Area riformista pone a Renzi alcune questioni di fondo, legge elettorale, uso delle risorse liberate dall&#8217;abbassamento dello <i>spread</i> e della <i>spending rewiew</i> per politiche di contrasto alla povertà e l&#8217;istituzione del reddito minimo (con l&#8217;incarico da parte del capogruppo del PD Roberto Speranza di predisporre una proposta di legge a Cecilia Guerra ed alla nostra Enza Bruno Bossio con manifestazione a Cosenza, segno che si fa sul serio), una nuova politica per il Mezzogiorno. Nessuna scissione, evento agitato da alcuni, auspicato da altri. Nessuna complicità con la maggioranza ma autonomia. Questa linea è l&#8217;unica che può spostare a sinistra l&#8217;asse del PD ed è quella che Renzi teme di più. Una scissione servirebbe solo a fare l&#8217;ennesimo partitino del 4 o 5 per cento, fuori <span id="more-1101"></span>dai giochi, utile solo per garantire un pezzo minuscolo di ceto politico da Landini a Civati e Vendola a, forse, Fassina. Non mi interessa e non è utile all&#8217;Italia. Scindersi da un partito che prende il 40 per cento non indebolisce il partito più grande ma solo la sinistra di governo e riformista. Perché in politica si può essere minoranza, l&#8217;importante è non avere idee minoritarie, che in genere sono quelle massimaliste. E il massimalismo, storicamente, ha fatto sempre e soltanto danni innanzitutto ai lavoratori ed alla parte debole della società. <a href="https://www.facebook.com/hashtag/ricordiamocelo?source=feed_text&amp;story_id=10204906414691873">‪#‎ricordiamocelo</a></p>
<div id="attachment_1103" class="wp-caption alignnone" style="width: 235px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Enza-Bruno-Bossio-durante-il-suo-intervento-a-Bologna.jpg"><img class="size-medium wp-image-1103 " title="Enza Bruno Bossio" alt="Enza Bruno Bossio durante il suo intervento a Bologna" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/03/Enza-Bruno-Bossio-durante-il-suo-intervento-a-Bologna-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Enza Bruno Bossio durante il suo intervento all&#8217;assemblea di Area riformista a Bologna</p></div>
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		<title>Il popolo sovrano. Il PD calabrese celebri finalmente il suo congresso regionale.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 15:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosa più bella della democrazia è quando, ad un certo punto, le chiacchere cessano e il popolo vota. In Calabria il congresso del PD riservato agli iscritti ha parlato con chiarezza dando la maggioranza a Gianni Cuperlo. Quella che si presentava come una invencible armada costituita dalla grande maggioranza del gruppo regionale, da tantissimi [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/11/PD-Costituzione.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-630" alt="PD Costituzione" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/11/PD-Costituzione-300x116.png" width="300" height="116" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La cosa più bella della democrazia è quando, ad un certo punto, le chiacchere cessano e il popolo vota. In Calabria il congresso del PD riservato agli iscritti ha parlato con chiarezza dando la maggioranza a Gianni Cuperlo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Quella che si presentava come una <i style="mso-bidi-font-style: normal;">invencible armada</i> costituita dalla grande maggioranza del gruppo regionale, da tantissimi rappresentanti istituzionali e dirigenti del PD ai vari livelli, salita spesso repentinamente sul carro di Matteo Renzi, ha dovuto segnare il passo. Un risultato che fa ben sperare rispetto all’appuntamento dell’8 dicembre dove a votare sarà una platea più grande di cui, tuttavia, allo stato attuale è assai difficile stabilire i confini.</span></p>
<div id="attachment_631" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/11/ca_da_armada_invencible.jpg"><img class="size-medium wp-image-631" alt="La invencible armada" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/11/ca_da_armada_invencible-300x147.jpg" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">La invencible armada</p></div>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ma così è e le regole vanno rispettate sempre e comunque.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Resta il dato che Matteo Renzi è il primo segretario nazionale a non avere la maggioranza assoluta degli iscritti, nonostante da più parti si prefigurasse un vero e proprio plebiscito a suo favore. Un segnale che, soprattutto qui, nelle terre calabre, i solerti interpreti nostrani del renzismo dovrebbero tener ben presente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">In Calabria vince Cuperlo non solo perché è risultata più credibile la sua proposta politica rispetto al Mezzogiorno ma soprattutto perché attorno a Renzi si è saldato nel corso dei mesi precedenti un accordo di gruppi dirigenti tendente all’autoconservazione ed alla perpetuazione di rendite di posizione correntizie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ancora in queste ore i renziani calabresi stanno cercando in tutti i modi di rimandare il congresso regionale calabrese anche rispetto alla data del 26 gennaio da loro stessi proposta. Nello stesso tempo, ma si tratta di un film già visto, continua la vecchia tattica di cercare di imbrogliare tutti gridando all’imbroglio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Si cerca, infatti, di perpetuare all’infinito una situazione di disgregazione nella speranza che la probabile vittoria di Renzi l’8 dicembre possa determinare la nomina di un commissario “amico” che tuteli correnti autoreferenziali e assolutamente prive del sostegno di quella “base” di cui spesso ci si riempie la bocca.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Il voto di queste settimane, al di là delle stesse percentuali totalizzate dai diversi candidati segretari, ha decretato soprattutto il rifiuto del partito vero di chi continua, nei fatti, a chiedere tutele “romane”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Non è un caso che la parte più avveduta e responsabile dei renziani ha già compreso la vacuità di questa linea, come dimostrano alcune prese di posizione improntate ad una lettura più politica e responsabile di questa fase.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Adesso affrontiamo serenamente l’appuntamento dell’8 dicembre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ci saranno candidati che prenderanno più volti e altri meno. Lo deciderà il popolo sovrano nella sua autonomia. Il PD nazionale avrà così una nuova maggioranza e una nuova minoranza che insieme, così avviene nelle organizzazioni politiche democratiche, dovrà dirigere il partito secondo il principio della responsabilità collettiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ciò deve valere ancor di più in Calabria dove dobbiamo affrontare la difficile sfida contro la peggiore destra del Paese nelle regionali del 2015.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Si celebri senza indugio il congresso e si completi il percorso avviato in questi mesi per ridare al PD calabrese un gruppo dirigente pienamente legittimato dalla base.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Poi si propongano alla coalizione primarie aperte per scegliere il candidato presidente. Primarie alle quali potranno candidarsi tutti quelli che lo vorranno e chi avrà più filo tesserà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Affidiamoci al popolo sovrano che spesso è molto più saggio di tutti quanti noi.</span></p>
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		<title>Sbagliato dedicare una via a Ferdinando II di Borbone.</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jul 2013 16:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Calabria Ora&#8221; del 14 Luglio 2013 Leggo della intenzione del Comune di Montalto Uffugo di voler dedicare, su proposta della delegazione locale dell’Associazione Nazionale Neoborbonica, una strada a Ferdinando II di Borbone. La proposta mi sembra discutibile, non tanto per la volontà espressa di ricordare nella toponomastica di un Comune una dinastia che [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Ferdinando-II-di-Borbone.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-502" alt="Ferdinando II di Borbone" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Ferdinando-II-di-Borbone-227x300.jpg" width="227" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;">Pubblicato su &#8220;Calabria Ora&#8221; del 14 Luglio 2013</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Leggo della intenzione del Comune di Montalto Uffugo di voler dedicare, su proposta della delegazione locale dell’Associazione Nazionale Neoborbonica, una strada a Ferdinando II di Borbone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La proposta mi sembra discutibile, non tanto per la volontà espressa di ricordare nella toponomastica di un Comune una dinastia che ha avuto certamente grande importanza nella storia italiana e segnatamente del Mezzogiorno, ma per la scelta proprio di uno dei suoi esponenti più discussi e sul quale il giudizio degli storici è, abbastanza largamente, negativo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Ferdinando II, checché ne dica certa vulgata storiografica piuttosto recente, alimentata da un minoritario sentimento che definirei da “leghismo rovesciato” che tende a negare il valore storico del Risorgimento italiano, non fu certamente un buon governante per il popolo meridionale, anzi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Se nella prima fase del suo trentennale regno sembrò voler introdurre processi di modernizzazione e di dinamismo, il suo viscerale antigiacobinismo, la tendenza personale alla sospettosità e all’egocentrismo (unita anche ad una religiosità a tratti irrazionale e supersitiziosa) lo portò a compiere scelte che chiusero il regno alle innovazioni politiche, economiche e sociali che invece stavano cambiando dovunque la società italiana ed europea.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Rimase prigioniero di una visione reazionaria, asfittica, figlia degli equilibri assolutamente precari scaturiti dal Congresso di Vienna dopo la fine dell’età napoleonica che si era illuso di riportare indietro per decreto le lancette della storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Affermare che il Regno delle Due Sicilie fosse una sorta di paese del Bengodi, un’epoca felice dal punto di vista economico e sociale, significa dire una straordinaria bugia. Il popolo meridionale sotto Ferdinando II viveva, nella sua stragrande maggioranza, di un’agricoltura appena superiore alla sussistenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Le promesse di risoluzione del secolare problema della terra fatte proprio dai predecessori di Ferdinando, non solo non avevano avuto alcuna risposta ma, nella maggioranza dei casi, avevano semplicemente legittimato decenni e decenni di usurpazioni di terre demaniali destinate agli usi civici delle diverse comunità calabresi, da parte di una classe di nuovi “baroni” che erano stati gli unici beneficiari delle leggi di eversione dalla feudalità varate sotto l’occupazione francese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">E’ pur vero che dopo l’Unità molti di questi problemi rimasero aperti (la questione della terra sarà risolta solo dopo la seconda guerra mondiale) ma le loro radici erano profondamente intrecciate alla storia di un Mezzogiorno che, a prescindere dai suoi governanti, viveva una condizione di profonda marginalità economica e sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Anche certa mitologia su un presunto sviluppo industriale del Sud “bloccato” dai cattivi piemontesi va fortemente ridimensionata: se è vero che alcuni centri industriali come quello vibonese furono chiusi dopo l’Unità perché incapaci di reggere la concorrenza con gli stabilimenti di altre parti del paese, la loro importanza non va esagerata perché si trattava di impianti molto modesti in un contesto economico in cui lo Stato, per scelta politica, continuava a basare quasi esclusivamente la sua economia sull’agricoltura e l’esportazione di alcuni prodotti di eccellenza (olio, vino, agrumi) e all’importazione di prodotti industriali finiti soprattutto dalla Gran Bretagna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Il Regno delle Due Sicilie aveva un livello di tassazione piuttosto basso che gravava comunque in grande misura sulla parte più povera della popolazione attraverso balzelli piuttosto odiosi, come quello sul sale, elemento fondamentale per la conservazione alimentare e quindi particolarmente odiato soprattutto dalla popolazione contadina. Nello stesso tempo aveva una spesa pubblica praticamente inesistente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Gli unici investimenti andavano alla marina mercantile e militare (e all’esercito in generale, che si basava essenzialmente su alcuni reparti mercenari), rinunciando alla costruzione di una rete ferroviaria efficiente e all’estensione della viabilità ordinaria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La Calabria praticamente non aveva strade (se si esclude la consolare Campotenese-Villa San Giovanni ammodernata dai francesi e tracciata sulla millenaria Via Popilia) così che per portare merci da Paola a Rossano si preferiva mandarle per nave attraverso lo Stretto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Negli stessi anni in cui in tutta Europa e anche in alcuni stati italiani si varavano leggi sulla istruzione elementare obbligatoria nel Regno delle Due Sicilie i livelli di analfabetismo toccavano e superavano il 90 % della popolazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Per mantenere il consenso soprattutto nei ceti popolari della città di Napoli si procedeva, di tanto in tanto, alla distribuzione di pane e generi alimentari o a qualche festa in cui il re amava mostrarsi come paterno e generoso benefattore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Dall’altro lato ogni forma di dissenso, soprattutto nei ceti intellettuali (che Ferdinando definiva “pennaiuoli”), veniva punito con la galera, i lavori forzati, la forca e le fucilazioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Che dire poi di un re che, dopo essere stato costretto a concedere la Costituzione (gennaio 1848), non esitò a far bombardare Napoli, la sua capitale, e a sciogliere il Parlamento eletto con la forza delle armi (maggio 1848) ?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Un re superstizioso e antimoderno, incapace di accogliere critiche e osservazioni e quindi inevitabilmente circondato da adulatori e inetti, comunque incapaci di dirgli la verità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Fu questa sua sospettosità, unita ad una forte dosa di superstiziosa sfiducia nei medici, che lo portò alla morte per una banale infezione inguinale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Non è un caso che il sistema che si era fino ad allora retto sulla sua comunque forte personalità, su una autocrazia incapace di riformarsi e di aprirsi, crollerà in pochi mesi per via di una iniziativa militare che, sia pure improvvisata, era dotata di un capo militarmente e politicamente determinato come Garibaldi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Dedicare quindi una strada a Re Bomba (l’”affettuoso” nomignolo con il quale Ferdinando fu apostrofato dopo i fatti del 1848) mi sembra, quindi, una idea sbagliata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Se si vuole invece onorare la memoria di una dinastia un altro dovrebbe essere il re a cui dedicare una strada: Carlo III che, nella prima metà del ‘700 seppe fare del Regno di Napoli uno stato importante nell’Europa del tempo, il primo a modernizzarsi e a dotarsi di una burocrazia basata sul merito e non più sui vecchi privilegi aristocratici.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Uno stato avanzato sul piano politico e culturale, capace di legarsi, sul piano internazionale, alle spinte innovative provenienti da altre nazioni europee. Una politica che i successori di Carlo III, l’intelligente ma ignorante e indolente Ferdinando IV (poi Ferdinando I delle Due Sicilie), l’incolore Francesco I e il nostro Ferdinando II, non seppero o non vollero portare avanti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/428px-Charles_III_of_Spain.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-503" alt="Carlo III re di Napoli e di Spagna" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/428px-Charles_III_of_Spain-214x300.jpg" width="214" height="300" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Preferirono non comprendere il vento della storia sviluppatosi dopo la rivoluzione francese che andava nella direzione opposta a quella da loro scelta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">Invece di puntare a diventare una moderna monarchia liberale e costituzionale si rinchiusero in un antigiacobinismo inconcludente e reazionario insieme a paesi come la Russia degli zar e dei servi della gleba.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';">La storia non si fa con i se, ma probabilmente, per il peso territoriale e demografico che il Regno delle Due Sicilie aveva nell’Italia ottocentesca, l’Unità avrebbero potuta farla i Borbone e non i Savoia che fino al 1848 non erano stati meno reazionari di loro, anzi. E forse anche per colpa della loro miopia politica, il Sud d’Italia perse un’altra delle sue occasioni storiche.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;">PDF DELL&#8217;ARTICOLO</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2013/07/Articolo-su-Ferdinando-II-pdf-Calabria-Ora-del-14-luglio-2013.pdf">Articolo su Ferdinando II pdf Calabria Ora del 14 luglio 2013</a></p>
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