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	<title>Gabriele Petrone &#187; La Buona Scuola</title>
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		<title>Scusi, ma lei è favorevole o contrario ?</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 17:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Salvatore-Giuliano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2473" alt="Salvatore Giuliano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Salvatore-Giuliano-300x168.jpg" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Riepiloghiamo: Luigi Di Maio, nel caso assai improbabile dovesse vincere le elezioni, come futuro Ministro dell&#8217;Istruzione sceglie un preside già componente dello staff del Ministro Giannini, favorevole alla buona scuola che, com&#8217;è noto, è stata fortemente avversata dai 5 stelle. Ora questo preside nega di essere stato a favore ma un video in cui dice a Renzi: &#8220;Presidente vada avanti&#8221; lo inchioda. Ed io mi chiedo: o i meccanismi di scelta di Di Maio sono a dir poco approssimativi o i 5 stelle ora sono a favore della Buona scuola o lo erano anche allora fingendo di essere contro. In tutti e tre i casi mi sembra che o siamo alla commedia dell&#8217;assurdo o nel caro vecchio e sempreverde trasformismo italico.</p>
<p><strong><a title="La Stampa" href="http://www.lastampa.it/2018/03/01/italia/speciali/elezioni/2018/politiche/il-prof-che-il-ms-vorrebbe-ministro-dellistruzione-era-sostenitore-della-buona-scuola-di-renzi-5k2gCmWaPEGIfL2gL7cNJP/pagina.html">La Stampa</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non si torna indietro&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 19:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2109" alt="Non si torna indietro Segnale stradale" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Non-si-torna-indietro-Segnale-stradale-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Quando dieci anni fa nacque il PD appartenevo alla schiera dei convinti non entusiasti. Mentre a 19 anni, quando presi la prima tessera del PCI da iscritto alla FGCI, sentivo di fare una scelta di vita e la facevo con la gioia del ragazzo che voleva cambiare l&#8217;Italia e il mondo, le successive trasformazioni del partito a cui avevo dedicato la mia vita le ho vissute come scelte politiche che mi consentivano di tenere aperto quell&#8217;orizzonte su un terreno nuovo. Vissi anche il PD così, con la consapevolezza che sceglievo la strada difficile ma affascinante dell&#8217;unità delle culture democratiche di questo Paese con tutto ciò che comportava in termini non di rinuncia ma di investimento della propria identità in un progetto lungo che era quello della conquista del governo per operare il vero cambiamento e non limitarsi alla sua sola enunciazione. In una parola il riformismo.<br />
Mi convinsero i dirigenti politici ai quali mi sentivo più vicino, in primo luogo D&#8217;Alema, anche se mi ha sempre infastidito l&#8217;appellativo dalemiano, così come nel PCI contestavo l&#8217;appellativo di ingraiano. Trovavo e trovo detestabile definirsi col cognome di un leader, per quanto autorevole esso possa essere. Mi è sempre sembrato un atteggiamento da correntismo provinciale, da intruppamento pecorone. <span id="more-2108"></span></p>
<p>Anche localmente mi sono sempre sentito parte di un gruppo dirigente ampio, che si unisce e si divide su prospettive strategiche, senza trascurare anche la tattica che in politica non ha meno importanza. Così come i destini individuali hanno senso e si legittimano in questo quadro, altrimenti sfociano in carrierismo fine a se stesso. Quel partito, quei partiti, mi hanno educato così. Così ho sempre sentito il PD, anche quando sono stato minoranza e ne coglievo e ne colgo ancora i limiti politici, programmatici, organizzativi.</p>
<p>Non ho avuto mai remore nel criticare scelte sbagliate, cercando di correggerle nei limiti delle mie forze.<br />
Ho vissuto cosi anche la stagione di Renzi, di cui ho apprezzato alcune cose e criticato altre, cercando di correggerle. Da minoranza, però, non ho mai avuto atteggiamenti minoritari. Una minoranza ha senso se si batte per diventare maggioranza, se afferma le proprie idee e le sue proposte per cambiare il corso delle cose esistenti. Ho pensato, ad esempio, che la lotta al renzismo (non a Renzi) avesse dovuto e potuto maturare non votando al Senato la fiducia sulla cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; così come si era fatto alla Camera dove però i numeri erano diversi. Avremmo aiutato il nostro Governo e persino Renzi non creando &#8220;a gratis&#8221; una frattura con un mondo che è sempre stato a noi vicino. Avremmo avuto ragione visto che a pentirsi di quella riforma è stato per primo Matteo Renzi, e oggi si è aperta una riflessione, spero non tardiva, nel PD e nel Governo con la Ministra che sta già operando importanti correzioni. L&#8217;intervento di ieri al Lingotto di Massimo Recalcati è, in questo senso significativo.</p>
<p>Si è scelta la strada, giusta, della contestazione della legge elettorale senza porre la prima, vera questione, quella del,superamento dei capilista bloccati, la cui &#8220;spartizione&#8221; è stata la prima causa del conflitto interno e delle fuoriuscite dal PD, diciamolo senza ipocrisie. Una contestazione che, alla fine, aveva il solo scopo di un ritorno al &#8220;proporzionale&#8221; e l&#8217;abbandono della vocazione maggioritaria del PD, cosa su cui non sono stato e mai sarò d&#8217;accordo, perché una democrazia ha senso nell&#8217;alternanza altrimenti muore di consociativismo e di inconcludenza, il contrario del vero riformismo.<br />
Si è votata in Parlamento la riforma costituzionale, il minimo sindacale possibile sbandierando il risultato di avere ottenuto l&#8217;elezione nei fatti diretta dei senatori. Una riforma minima, ripeto, che tuttavia avrebbe consentito di insediare le radici di una democrazia parlamentare in linea con gli altri paesi europei salvo poi chiedere al popolo di bocciare il proprio voto dato in parlamento intruppandosi in un fronte in cui la sinistra era davvero ben poca cosa ! Un capolavoro !<br />
Renzi ci ha messo del suo, la personalizzazione, la fretta, una certa dose di arroganza, l&#8217;illusione di battere il populismo con alcune dosi di populismo&#8230;e la frittata è stata compiuta.<br />
Purtroppo per tutti, per questo Paese innanzitutto, stressato dalla crisi economica e da un ceto politico nella sua maggioranza proteso solo al proprio posizionamento tattico e particolaristico (la vera casta che andrebbe spazzata via, altro che i vitalizi), dalle uova si fanno le frittate, ma dalle frittate non si può tornare alle uova.</p>
<p>Ora abbiamo il dovere, tutti, per l&#8217;Italia, per il nostro popolo, di trovare il bandolo perduto, di frenare il rinculo subito. E ciò sarà possibile farlo solo se recuperiamo le ragioni di fondo che ci fecero fare il PD dieci anni fa.</p>
<p>Per questo sono andato al Lingotto, dove ho ascoltato, ho detto la mia, ho condiviso e criticato, come ho sempre fatto nella mia vita, come mi ha insegnato la politica.<br />
Il Lingotto e soprattutto il congresso del PD, possono essere la frenata del contraccolpo subito il 4 dicembre e la nostra ripartenza.</p>
<p>Per questo nel prossimo congresso ho scelto di sostenere il ticket Renzi-Martina che più coerentemente rispecchia il progetto originario del PD.</p>
<p>Le altre candidature non hanno queste caratteristiche.</p>
<p>Non ce l&#8217;ha quella di Orlando perché il problema non è fare una corrente di sinistra nel PD ma fare del PD un partito di sinistra nel senso più ampio del termine. Gli interventi di padri storici della sinistra come Biagio De Giovanni e Beppe Vacca ieri al Lingotto lo hanno testimoniato bene.<br />
Non ce l&#8217;ha quella di Emiliano, che sento estranea alla mia cultura e piuttosto debole sul piano dell&#8217;impianto politico, con discutibili cadute in una dimensione populista che in Italia ha ben più coerenti interpreti.</p>
<p>Ora, comunque, tutti abbiamo il dovere di discutere e confrontarci, lealmente, come parte della stessa comunità.</p>
<p>Domani insieme dovremo riprendere il cammino interrotto. Non possiamo e non dobbiamo tornare indietro.</p>
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		<title>Il coraggio di correggere le riforme.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2016 16:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Scuola.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1859" alt="Scuola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/08/Scuola.jpg" width="300" height="188" /></a></p>
<p><b>Correggere in meglio la Buona Scuola è possibile </b></p>
<p>Tiene banco in questo agosto stanco di politica e antipolitica la vicenda delle assunzioni degli insegnanti costretti ad accettare cattedre lontane anche centinaia di km da casa. E siccome al Sud erano molti gli insegnanti precari molti sono gli insegnanti del Sud assunti che saranno costretti ad andare ad insegnare al Nord. Nella maggioranza dei casi non si tratta di giovani di prima nomina ma di quarantenni e oltre, madri e padri di famiglia che avevamo già costruito un progetto di vita sulla base degli incarichi annuali nella propria regione e nella propria provincia, certamente precari, ma che comunque speravano, in attesa della tanto aspettata stabilizzazione, di consolidare. Ecco perché la stabilizzazione ma lontano da casa suscita proteste anche vivaci.</p>
<p>Si tratta, in maggioranza, di persone che comunque hanno fatto tanti sacrifici: alzarsi all&#8217;alba con qualsiasi tempo per raggiungere la scuola in auto condivise con i colleghi o con bus e treni che percorrono le strade spesso impervie del nostro Mezzogiorno per uno stipendio che non è granché non è certo il parametro di una vita comoda.</p>
<p>Ecco perché le ironie sconclusionate di qualcuno sono fuori luogo: le esigenze mutano con il passare degli anni: magari se la proposta di assunzione fosse giunta loro quando avevano 25 o 30 anni ed erano senza famiglia le proteste non ci sarebbero neanche state. <span id="more-1858"></span></p>
<p>Del resto la gran parte dei colleghi oggi di ruolo ha avuto il percorso inverso: supplenti e precari a 25-30 anni a migliaia di km da casa, a 40 anni stabilizzati e vicino casa.<br />
Parto da questa vicenda per invitare a riflettere sulle riforme che pur con le migliori intenzioni e facendo cose indubbiamente buone (in questo caso superare il precariato), non sempre creano consenso.<br />
Com&#8217;è noto io sono del PD e anche se non ho votato Renzi al Congresso e alle primarie non mi auguro che il suo governo fallisca perché sarebbe il fallimento di tutto il PD e non solo della sua leadership. Sarebbe però ora che Renzi si rendesse conto che proprio la sua cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; rischia di essere il simbolo stesso delle difficoltà che uno sforzo riformista, sia pure per certi aspetti lodevole, incontra nel creare consenso.</p>
<p>La &#8220;Buona Scuola&#8221;, infatti, ha assunto centinaia di migliaia di nuovi insegnanti precari ma questi, in maggioranza, non sono contenti. Non solo: quelli già di ruolo non sono contenti perché le nuove regole della mobilità (in qualche misura corrette dal recente accordo tra sindacato e Miur) destano fortissime preoccupazioni. Sono scontenti, infine, altre decime di migliaia di insegnanti abilitati con altri percorsi rimasti esclusi dal piano assunzioni e il nuovo concorso non sembra che comunque riuscirà a coprire tutti gli organici disponibili in molte classi di concorso.</p>
<p>Può, mi chiedo e chiedo a Matteo Renzi, una riforma scontentare tutti coloro che poi concretamente dovranno applicarla ? I segnali di questo dissenso si sono manifestati anche nelle recenti amministrative come dimostrano autorevoli istituti di analisi dei flussi elettorali che certamente non saranno sfuggiti ai più.</p>
<p>Intendiamoci, noi insegnanti siamo una categoria difficile. Abbiamo i nostri limiti che non sono dissimili da quelli di tante altre categorie del pubblico impiego. Per decenni abbiamo accettato un lavoro meno pagato ed una tendenza alla omologazione al ribasso per cui l&#8217;insegnante ciuccio (e ce ne sono) prende lo stesso stipendio o di più se più anziano dell&#8217;insegnante bravo e dinamico.<br />
Abbiamo accettato supinamente che il sacrosanto principio della difesa dell&#8217;istruzione pubblica si traducesse, nei fatti, in bassa qualità della stessa. Per questo abbiamo accettato la dittatura dei genitori iperprotettivi dei nostri tempi e lo svilimento del riconoscimento sociale della nostra professione, abbiamo accettato un sistema di reclutamento farraginoso e incongruente con decine di percorsi diversi, ci siamo inchinati al rito di graduatorie e punteggi basati su criteri rigidi e falsamente egualitari buoni forse per assumere un bidello non un maestro. Insomma non siamo mai stata una categoria che ha saputo costruire una piattaforma di lotta, come si diceva un tempo, che divenisse la base stessa di una riforma della istruzione pubblica in grado di porsi l&#8217;ambizione di rendere questo nostro Paese ad un tempo orgoglioso di sé e della sua storia e proteso all&#8217;innovazione e alla modernizzazione. Le nostre battaglie sono state quasi sempre legate a singole e limitate rivendicazioni, spesso corporative. Ci siamo uniti più per dire dei no che dei si e per difendere qualche piccola sicurezza che ritenevamo di avere.</p>
<p>Il mio giudizio sulla Buona Scuola è assai articolato e critico su molti aspetti ma non posso non riconoscere che un tentativo di superare molti di quei difetti che elencavo prima lo fa: in particolare punta molto sulla responsabilizzazione delle varie componenti del mondo della scuola in una concezione realmente avanzata dell&#8217;autonomia. Non ha però, ed è questo il suo maggiore limite, un progetto culturale chiaro e di ampio respiro come dovrebbero avere le vere riforme e forse proprio per questo riscuote poco consenso. Se si chiede ad una categoria di assumersi responsabilità nuove e di fare anche.qualche sacrificio bisogna indicare con chiarezza la meta che si vuole raggiungere, il progetto che si vuole realizzare. Questa è l&#8217;essenza delle riforme, quelle che cambiano concretamente e in meglio il futuro delle generazioni seguenti. La Buona Scuola ha inteso invece mettere mano al motore della macchina senza aver chiaro dove portarla e per di più lo ha fatto a martellate invece di usare, come diceva Peppe Fioroni, ministro dell&#8217;istruzione forse non sufficientemente valorizzato, con il cacciavite.</p>
<p>Suggerisco quindi di riprenderlo in mano quel cacciavite e avere il coraggio di correggere le cose che stanno creando più problemi. Si riveda questa storia complicata degli ambiti territoriali e della mobilità proseguendo sulla strada che è stata avviata con l&#8217;accordo degli scorsi mesi. Si affidi la valutazione del merito dei docenti ad ispettori ministeriali e si superi questa cosa pletorica dei comitati di valutazione che dubito potranno funzionare. Ma soprattutto si riveda il piano degli organici di fatto per capire come evitare l&#8217;esodo di migliaia di docenti e si possa dare una risposta a coloro che sono rimasti esclusi sia pure abilitati dal momento che, come appare assai probabile, il concorso non darà i risultati di assunzioni sperati. Si chiuda così definitivamente la partita del precariato storico degli insegnanti e si riparta da concorsi che si auspica siano più efficaci nella valutazione dei candidati di quelli che abbiamo visto,finora (meno quizzoni più cultura), magari connessi ad un tirocinio obbligatorio nelle scuole che cominci sin dagli ultimi anni di università.<br />
Ma soprattutto tutti, Governo, sindacati, insegnanti, famiglie e studenti si pongano la domanda fondamentale: cosa vogliamo che la scuola faccia per la società italiana dei prossimi decenni, quale modello formativo ispirato alla democrazia costituzionale si vuole adottare.</p>
<p>Solo così questo Governo potrà essere ricordato come quello che ha cominciato a modernizzare davvero questo Paese in uno dei suoi settori nevralgici e non come quello che ha deportato gli insegnanti.</p>
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		<title>Non fermarsi…</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2015 17:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/La-Buona-Scuola-comincia-da-chi-ci-lavora.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1348" alt="La Buona Scuola comincia da chi ci lavora" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/07/La-Buona-Scuola-comincia-da-chi-ci-lavora-300x270.jpg" width="300" height="270" /></a></p>
<p>La cosiddetta &#8220;Buona Scuola&#8221; è stata approvata. È una pessima legge e, secondo me, anche inapplicabile, come dimostra l&#8217;uragano di ricorsi che già si annuncia. Una legge senza capo né coda, una assemblato di slogan che non affronta nessuno dei problemi della scuola italiana.<br />
Il vasto movimento che si è espresso in questi giorni non deve, dunque, disperdersi.<br />
Occorre però che tutti abbiano consapevolezza che la battaglia, con gli strumenti che si sceglieranno (referendum, o altro) potrà essere vinta soltanto se non ci si limiterà a dire no e, invece, si costruirà finalmente e dal basso, la vera &#8220;buona scuola&#8221; di cui il Paese ha bisogno.</p>
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		<title>La Buona scuola&#8230;davvero. Attivo PD a Cosenza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2015 16:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p>RASSEGNA STAMPA</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Il-Quotidiano-del-10-aprile-2015.pdf">Il Quotidiano del 10 aprile 2015</a></p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Il-Quotidiano-del-10-aprile-2015.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1159" alt="Il Quotidiano del 10 aprile 2015" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Il-Quotidiano-del-10-aprile-2015-217x300.jpg" width="217" height="300" /></a></p>
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		<title>A Paola convegno su “la Buona Scuola” dell’Istituto “Pizzini-Pisani”</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 16:20:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-del-convegno.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-907" alt="Locandina del convegno" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-del-convegno-213x300.png" width="213" height="300" /></a></p>
<p>Si terrà venerdì 14 novembre a partire dalle ore 15,30 presso l’Auditorium del Complesso “S.Agostino” di Paola  un convegno sul documento “La Buona Scuola” per il quale il Governo Renzi ha avviato un’ampia consultazione di tutte le componenti del sistema scolastico italiano.</p>
<p>Il convegno, organizzato “in rete” dalla dirigente scolastica del “Pizzini-Pisani” dott.ssa Alisia Arturi, dalla dott.ssa Elena Cupello  (Dirigente dell’IPSEOA “S. Francesco”), dalla dott.ssa Anna Filice (Liceo “G. Galilei”), dalla dott.ssa Sandra Grossi (IC “F. Bruno”), dalla dott.ssa Margherita Maletta (IC “Gentili”) e dalla dott.ssa Ester Perrotta (Scuola Paritaria), presenta un ricco programma di qualificati interventi.</p>
<p>Dopo la presentazione della D.S. del “Pizzini-Pisani” dott.ssa  Arturi, il saluto del Sindaco Basilio Ferrari e della consigliere comunale Maria Pia Serranò, il convegno, moderato dal Dirigente in quiescenza Dott. Giorgio Franco, vedrà gli interventi del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale Dott. Diego Bouchè, del Direttore del CSA di Cosenza Dott. Luciano Greco e del Dirigente Tecnico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca Dott. Maurizio Piscitelli e, ovviamente, delle dirigenti scolastiche della “rete”.</p>
<p>“Vogliamo – ha dichiarato la dott.ssa Arturi – che questo convegno sia una occasione di confronto sui temi posti dal documento del Governo.</p>
<p>Su alcune questioni, come la valutazione, il dibattito è aperto ed ha registrato anche numerosi interventi sulla piattaforma online del Ministero. Da Paola, con il convegno di venerdì, sono certa che tutti insieme le componenti del sistema formativo,  a partire dalla scuola e dalle famiglie, sapremo dare il nostro contributo di idee e proposte”.</p>
<p>Intervista alla Dott ssa Alisia Rosa Arturi, Dirigente dell&#8217;IIS &#8220;Pizzini-Pisani&#8221; Paola.</p>
<p>LOCANDINA IN PDF</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/11/Locandina-convegno-14-novembre.pdf">Locandina convegno 14 novembre</a></strong></p>
<p>VIDEO</p>
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<p>&nbsp;</p>
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