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	<title>Gabriele Petrone &#187; Fascismo</title>
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		<title>Il Diciannovismo</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2019 18:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra il 1919 ed il 1921 il Partito Socialista, che era risultato il primo partito con oltre il 30 per cento in Italia, subì due scissioni: una a sinistra e l’altra a destra. Quelli che rimasero nel partito si trovarono ingessati in una linea massimalista e inconcludente. Il Fascismo di lì a poco fece fuori [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3151" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/09/Diciannovismo.jpg"><img class="size-medium wp-image-3151" title="Il Diciannovismo. Una &quot;squadraccia&quot; fascista" alt="Diciannovismo" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/09/Diciannovismo-300x148.jpg" width="300" height="148" /></a><p class="wp-caption-text">Il Diciannovismo. Una &#8220;squadraccia&#8221; fascista</p></div>
<p>Tra il 1919 ed il 1921 il Partito Socialista, che era risultato il primo partito con oltre il 30 per cento in Italia, subì due scissioni: una a sinistra e l’altra a destra. Quelli che rimasero nel partito si trovarono ingessati in una linea massimalista e inconcludente. Il Fascismo di lì a poco fece fuori (fisicamente) tutt’e e tre gli spezzoni. Pietro Nenni chiamò efficacemente questo periodo “diciannovismo”. Senza commenti&#8230;la storia non insegna mai nulla.</p>
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		<title>25 aprile: una destra incapace di guardare avanti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 21:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Bisognerebbe ricordare ai soliti che ogni anno rovesciano cofani di sciocchezze sul 25 aprile, tacciandola come festa &#8220;comunista&#8221; e di sinistra, che questa è stata istituita il 22 aprile 1946 dalla personalità più intelligentemente anticomunista della storia italiana, Alcide De Gasperi. Che in tutto il mondo civile e democratico si può essere francamente conservatori [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/04/25-aprile.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2975" alt="25 aprile" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/04/25-aprile-300x191.jpg" width="300" height="191" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/04/25-aprile-papavero.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2976" alt="25 aprile papavero" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2019/04/25-aprile-papavero-300x212.jpg" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Bisognerebbe ricordare ai soliti che ogni anno rovesciano cofani di sciocchezze sul 25 aprile, tacciandola come festa &#8220;comunista&#8221; e di sinistra, che questa è stata istituita il 22 aprile 1946 dalla personalità più intelligentemente anticomunista della storia italiana, Alcide De Gasperi.<br />
Che in tutto il mondo civile e democratico si può essere francamente conservatori e di destra senza essere &#8220;fascisti&#8221; o razzisti e rimpiangere il &#8220;quando c&#8217;era lui&#8221;,  e i tempi in cui &#8220;i treni arrivavano sempre in orario&#8221; e tante cazzate simili.<br />
Che per uomini e donne che vivono negli anni 2000 non vale più neanche il senso di colpa che potevano aver avuto le generazioni precedenti che con il fascismo, il nazismo, la dittatura, le persecuzioni, le leggi razziali, lo sterminio e la devastazione della guerra, per sole ragioni anagrafiche, avevano avuto a che fare. E che a quei tempi si può guardare oggi con la consapevolezza della storia e la fermezza del &#8220;mai più&#8221;.<br />
Ma chi lo spiega ai piccoli demagoghi dei tempi nostri che, senza idee, senza cultura e senza neppure fantasia continuano a credere che essere di destra significa solo ripetere a pappagallo qualche vecchio luogo comune ?<br />
D&#8217;altronde il 25 aprile lo festeggiamo anche per consentire a qualcuno di continuare a sparare cazzate.</p>
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		<title>Per tutti quelli che non capiscono</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 19:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia come nel resto del mondo siamo tutti censiti come popolazione residente. È una funzione che spetta ai comuni. È CENSITA TUTTA LA POPOLAZIONE RESIDENTE. Quindi compresi stranieri extra UE, cittadini UE, Rom e Sinti, ecc.. Si è censiti sulla base dei principi sanciti dall’art. 3 della Costituzione. Quindi non si può essere censiti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/06/Di-razza-ebraica.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2630" alt="Di razza ebraica" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/06/Di-razza-ebraica-224x300.jpg" width="224" height="300" /></a></p>
<p>In Italia come nel resto del mondo siamo tutti censiti come popolazione residente. È una funzione che spetta ai comuni. È CENSITA TUTTA LA POPOLAZIONE RESIDENTE. Quindi compresi stranieri extra UE, cittadini UE, Rom e Sinti, ecc.. Si è censiti sulla base dei principi sanciti dall’art. 3 della Costituzione. Quindi non si può essere censiti su base etnica, religiosa, politica, di orientamento sessuale, ecc.. Mi sembra una cosa semplice da capire. Lo stesso Salvini l’ha capita e ha corretto le sue dichiarazioni. L’ultima volta che fu fatto un censimento su base etnica fu durante il fascismo. Per gli ebrei. Si capisce perché qualcuno si preoccupa, o no ? Figuriamoci che negli anni 50-60 fu tolta persino la paternità dalle carte di identità per evitare discriminazioni per i figli di NN. Adesso speriamo la capiscano tutti. Chi non la capisce vuol dire che non vuole capire.</p>
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		<title>Fascismo, altro che balle.</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 12:17:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi ha sparato a Macerata sarà mentalmente disturbato ma è un fascista. SA ed SS erano piene di psicopatici e delinquenti comuni che trovavano la legittimità alle loro nefandezze con l’ideologia. I regimi totalitari di destra e sinistra hanno fatto uso massiccio di certa gente, dov’è la novità? La democrazia è un’altra cosa, per fortuna. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/02/Luca-Traini1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2444" alt="Luca Traini" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/02/Luca-Traini1-300x224.jpg" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Chi ha sparato a Macerata sarà mentalmente disturbato ma è un fascista. SA ed SS erano piene di psicopatici e delinquenti comuni che trovavano la legittimità alle loro nefandezze con l’ideologia. I regimi totalitari di destra e sinistra hanno fatto uso massiccio di certa gente, dov’è la novità? La democrazia è un’altra cosa, per fortuna. Ma la democrazia esige responsabilità, da parte di tutti. Prima di incitare all’odio razziale ci si pensi sopra 100 volte. C’è sempre lo psicopatico in ascolto che vuole passare dalle parole ai fatti. E ci si renda conto che quello che è successo ieri a Macerata è un salto di qualità assai preoccupante.</p>
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		<title>Basta ciance&#8230;Buon 25 aprile</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Apr 2017 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Provateci un attimo&#8230;solo per un attimo provate ad immaginare cosa sarebbe successo se il 25 aprile del 1945 avessero vinto quegli altri&#8230; Capirete allora il fastidio che mi produce il riproporsi ogni anno delle solite polemiche su questa Festa. Vi apparirà anche discutibile l&#8217;ultima arrivata da Roma, quella sul con chi sfilare e con chi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Festa-del-25-aprile-Festa-della-Liberazione.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2198" alt="Festa del 25 aprile, Festa della Liberazione" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/04/Festa-del-25-aprile-Festa-della-Liberazione-300x162.jpg" width="300" height="162" /></a></p>
<p>Provateci un attimo&#8230;solo per un attimo provate ad immaginare cosa sarebbe successo se il 25 aprile del 1945 avessero vinto quegli altri&#8230;</p>
<p>Capirete allora il fastidio che mi produce il riproporsi ogni anno delle solite polemiche su questa Festa.<br />
Vi apparirà anche discutibile l&#8217;ultima arrivata da Roma, quella sul con chi sfilare e con chi no. Per fortuna a Milano e nel resto d&#8217;Italia il corteo sarà, come sempre di tutti.<br />
Perché io ci penso ogni anno a come sarebbe stata l&#8217;Italia, l&#8217;Europa e il mondo se a vincere fossero stati quegli altri.</p>
<p>Perché la libertà, la democrazia e la difesa dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo sono cose serie, per le quali dobbiamo ringraziare il cielo (e coloro che ce le hanno conquistare) tutti i giorni. E temercele ben strette, altro che ciance&#8230;</p>
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		<title>Salvo D’Acquisto non disse: “Non è mia responsabilità”</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 19:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Considero la figura di Salvo D&#8217;Acquisto emblematica. Uno Stato crollava, i vertici militari e il re scappavano, l&#8217;esercito e il popolo italiano abbandonati alle rappresaglie naziste, il fascismo che si riorganizzava. Lui scelse di non scappare, di rimanere al suo posto, al servizio del Paese e di una divisa che lo rappresentava. Fino all&#8217;estremo sacrificio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/09/Salvo-DAcquisto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1894" alt="Salvo D'Acquisto" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/09/Salvo-DAcquisto-205x300.jpg" width="205" height="300" /></a></p>
<p>Considero la figura di Salvo D&#8217;Acquisto emblematica. Uno Stato crollava, i vertici militari e il re scappavano, l&#8217;esercito e il popolo italiano abbandonati alle rappresaglie naziste, il fascismo che si riorganizzava. Lui scelse di non scappare, di rimanere al suo posto, al servizio del Paese e di una divisa che lo rappresentava. Fino all&#8217;estremo sacrificio di farsi fucilare, lui innocente, al posto di altre persone innocenti. Fece valere il principio di responsabilità quando tutti pensavano solo a se stessi. Un eroe ? Si, ma un eroe come ce ne furono tanti in quei giorni. Gente che scelse di non scappare e di assumersi responsabilità per tutti e creare le premesse della Resistenza e di uno Stato nuovo. Oggi non si rischia la vita ad assumersi responsabilità. Per questo noi siamo più colpevoli quando diciamo che la responsabilità (e quindi anche le colpe) sono sempre degli altri.</p>
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		<title>Il ritardo infrastrutturale ha origini preunitarie</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2015 15:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 6 ottobre 2015 In questi giorni di intenso dibattito sulla necessità di superare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e segnatamente della Calabria è necessario, a mio parere, capirne le origini. Da un punto di vista squisitamente storiografico la questione è facilmente risolvibile osservando, ad esempio, lo sviluppo del sistema ferroviario [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1449" class="wp-caption alignnone" style="width: 263px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Lo-sviluppo-delle-ferrovie-al-momento-dellUnità.png"><img class="size-medium wp-image-1449" alt="Lo sviluppo delle ferrovie al momento dell'Unità" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Lo-sviluppo-delle-ferrovie-al-momento-dellUnità-253x300.png" width="253" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lo sviluppo delle ferrovie al momento dell&#8217;Unità</p></div>
<p><strong>Pubblicato su &#8220;Il Garantista&#8221; del 6 ottobre 2015</strong></p>
<p>In questi giorni di intenso dibattito sulla necessità di superare il ritardo infrastrutturale del Mezzogiorno e segnatamente della Calabria è necessario, a mio parere, capirne le origini.</p>
<p>Da un punto di vista squisitamente storiografico la questione è facilmente risolvibile osservando, ad esempio, lo sviluppo del sistema ferroviario in Italia nell&#8217;800, prima ancora che essa divenisse uno stato unitario (17 marzo 1861). Il treno, nell&#8217;Ottocento, è stato infatti il simbolo stesso del progresso e il supporto fondamentale della modernizzazione e della industrializzazione delle nazioni.</p>
<p>In Italia, al momento dell&#8217;Unità, la situazione era la seguente: il Regno di Sardegna aveva 850 km di strade ferrate, come si diceva allora; il Lombardo-Veneto sotto il dominio austriaco 607 km; il,Granducato di Toscana 323 km; lo Stato Pontificio 132 km; il Regno delle Due Sicilie 128 km; i minuscoli Ducati di Parma e di Modena rispettivamente 99 km e 50 km.</p>
<p>Singolare il fatto che proprio il Regno delle Due Sicilie, il più esteso territorialmente che aveva inaugurato nel 1839 la prima linea ferroviaria italiana la Napoli-Portici, avesse il minor numero di km di binari. <span id="more-1448"></span></p>
<p>Non parliamo poi del sistema viario: se guardiamo alla Calabria, a parte la strada che congiungeva Campotenese con Villa San Giovanni (tracciata in gran parte sull&#8217;antica via Popilia costruita dai Romani ed ammodernata da Gioacchino Murat) non esistevano strade vere e proprie e, nella maggioranza dei casi erano assai poco agevoli oltre che insicure per vie della presenza endemica del brigantaggio (a dispetto di certa storiografia neoborbonica che descrive quest’ultimo come un fenomeno di resistenza antiunitaria).</p>
<p>Non si trattava di un caso: il governo borbonico aveva scelto di puntare soprattutto sulla costruzione di una flotta mercantile per sostenere le proprie esportazioni agrarie. Basti pensare che per trasportare merci o persone da Paola a Rossano si andava per mare, via considerata più rapida e, soprattutto, più sicura.</p>
<p>Lo sviluppo del sistema ferroviario e viario nel Mezzogiorno comincia, quindi, dopo l&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Dopo appena dieci anni il nuovo Regno d&#8217;Italia aveva già costruito quasi 7000 km di strade ferrate. Come nel resto del mondo, lo sviluppo delle ferrovie fu sostenuto soprattutto dallo Stato, il quale finì addirittura per statalizzare la miriade di società private proprio allo scopo di intervenire soprattutto nelle aree più deboli.</p>
<p>Il Mezzogiorno, che partiva dalla situazione peggiore, conobbe così il treno che, fino ad allora, era rimasto più che altro una curiosità limitata alla Campania.</p>
<p>Limitandoci alla Calabria la prima ferrovia ad essere realizzata, per finalità soprattutto militari, fu il tratto che da Taranto giungeva fino a Cariati.</p>
<p>Lo sviluppo della rete ferroviaria meridionale e calabrese proseguì, però, con maggiore lentezza rispetto al Centro-Nord, dove andava a sostenere una economia ormai protesa all&#8217;industrializzazione.</p>
<p>Si apriva, così il circolo vizioso che ancora rappresenta il vero ostacolo all&#8217;ammodernamento infrastrutturale del Sud: meno sviluppo=meno infrastrutture, meno infrastrutture=meno sviluppo.</p>
<p>Per restare alla Calabria, ad esempio, soltanto dopo più di 50 anni dall&#8217;Unità (1915) erano state completate le due direttrici costiere, la tirrenica e la ionica, con due tratte trasversali una Paola-Sibari e l&#8217;altra S.Eufemia-Catanzaro Lido. Per le aree interne era stata avviata la progettazione di una rete ferroviaria a scartamento ridotto, quella delle famose Calabro-Lucane, che sarà ripresa durante il fascismo e completata solo nel secondo dopoguerra, quando si decise di investire soprattutto sul trasporto su gomma, che culminerà con la realizzazione dell&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria.</p>
<p>Dopo la felice stagione degli anni &#8217;60 e dei primi anni &#8217;70 la questione dell&#8217;ammodernamento infrastrutturale del Sud ha poi subito un forte rallentamento dovuto non solo alla diminuzione delle risorse disponibili ma anche al diffondersi di una impostazione ideologicamente antimeridionalista, basata sulla illusione che per far ripartire l&#8217;economia nazionale fosse sufficiente investire sulle aree già forti e sviluppate.</p>
<p>La contemporanea esperienza della Germania che al momento della sua unificazione, invece, ha sostenuto il sistema economico ed infrastrutturale dell&#8217;est europeo, non ha fatto scuola, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Anche la storia, pertanto, dimostra come il problema dell&#8217;ammodernamento del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno e della Calabria non sia una questione di &#8220;terroni piagnoni e assistiti&#8221; ma la leva fondamentale della ripresa dell&#8217;intero Paese e rimane tutto nelle mani della capacità di lungimiranza delle classi dirigenti.</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/10/Il-Garantista-del-6-ottobre-2015.pdf">Il Garantista del 6 ottobre 2015</a></strong></p>
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		<title>I veri difetti dell&#8217;Italicum</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2015 18:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblicato su: http://lacnews24.it/10019/la-riflessione/i-veri-difetti-dell-italicum.html A mio parere, ed al netto delle tante cose dette (anche a sproposito) in questi giorni, la nuova legge elettorale definita, in omaggio al provinciale vezzo del latinorum di questi anni Italicum, presenta soprattutto due difetti di fondo che, nonostante alcuni notevoli miglioramenti rispetto alla sua prima versione, ne mettono in dubbio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Legge-elettorale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1260" alt="Legge elettorale" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/05/Legge-elettorale.jpg" width="299" height="169" /></a></p>
<p>Pubblicato su:<a href="http://lacnews24.it/10019/la-riflessione/i-veri-difetti-dell-italicum.html"><strong> http://lacnews24.it/10019/la-riflessione/i-veri-difetti-dell-italicum.html</strong></a></p>
<p>A mio parere, ed al netto delle tante cose dette (anche a sproposito) in questi giorni, la nuova legge elettorale definita, in omaggio al provinciale vezzo del <i>latinorum</i> di questi anni <i>Italicum</i>,<i> </i>presenta soprattutto due difetti di fondo che, nonostante alcuni notevoli miglioramenti rispetto alla sua prima versione, ne mettono in dubbio la costituzionalità di alcune sue parti.</p>
<p>Quando parlo di costituzionalità mi riferisco ai rilievi già avanzati dalla Consulta nella sua sentenza del 4 dicembre 2013 con la quale è stato abrogato il famigerato <i>porcellum</i>. <span id="more-1259"></span></p>
<p>Vediamo intanto i miglioramenti che, onestamente, vanno riconosciuti. Il cosiddetto <i>Italicum </i>è un sistema proporzionale che assegna un premio di maggioranza alla lista che prende più voti, purché sia superata la soglia del 40%. Se questa soglia non viene raggiunta da nessuna lista si va in ballottaggio tra le due più votate. Alla ripartizione dei seggi partecipano tutte le liste che superano la soglia minima del 3 %. Le circoscrizioni elettorali saranno 100 ed eleggeranno ciascuna dai 6 ai 7 deputati. L&#8217;elettore potrà scegliere tra i candidati con le preferenze (ne sono previste due, purché la seconda sia di genere diverso dalla prima) tranne il capolista, che invece è bloccato, nel senso che, fermo restando il raggiungimento dei <i>quorum</i> previsti, viene comunque eletto.</p>
<p>Nella versione precedente, invece, la soglia per ottenere il premio di maggioranza era stata fissata prima al 35% e poi al 37%, davvero troppo esigua per assegnare la maggioranza assoluta dei seggi  ed evitare l&#8217;eventuale ballottaggio. Era poi stato concepito tutto un complesso di soglie di sbarramento (8% per chi si candidava fuori dalle coalizione e 4 % per chi, invece, si candidava all&#8217;interno di esse) che, se applicate, avrebbero finito per escludere forze politiche che raccoglievano oltre 3 milioni di voti. Le liste, da presentare in 135-140 circoscrizioni, sarebbero state tutte bloccate, come nel <i>porcellum</i>, con la sola differenza di essere molto più piccole o &#8220;corte&#8221; per rendere visibili i nomi dei candidati sulla scheda elettorale.</p>
<p>La versione approvata ha, dunque, risposto ad alcune delle obiezioni e delle critiche mosse sin da subito all&#8217;impianto di una legge che continuava a mantenere un sistema di soglie e di sbarramenti tanto irragionevoli da mettere in discussione il principio stesso dell&#8217;eguaglianza del voto. Alla fine con il premio assegnato alla lista e non alla coalizione si è deciso di fissare una soglia di sbarramento unica al 3%.</p>
<p>Veniamo però ai due difetti che, a mio parere, andrebbero corretti.</p>
<p>1) <b>Soglia di accesso al premio di maggioranza</b>. Continua ad essere troppo basso e, per un semplice ragionamento di buon senso, dovrebbe essere portato almeno al 50%+1 dei voti del primo turno in modo che tutto l&#8217;impianto funzioni come un classico sistema elettorale a doppio turno. Continuo ad essere convinto, infatti, che per governare un paese moderno come l&#8217;Italia, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, sia necessaria il più ampio consenso possibile. Se riteniamo insufficiente il consenso di un candidato a sindaco che non raggiunge al primo turno il voto di almeno la metà più uno di coloro che vanno a votare, a maggior ragione questo principio andrebbe introdotto a livello di scelta del governo nazionale. In un momento in cui il numero di coloro che si recano alle urne tende continuamente a diminuire è più che mai necessario fare in modo che il governo del paese sia scelto quantomeno da una maggioranza adeguata di cittadini. E&#8217; vero che i sistemi maggioritari servono a trasformare in maggioranza di governo una minoranza, ma non bisogna esagerare !!!</p>
<p>2) <b>Capilista bloccati e candidature multiple.  </b>Qui è il nodo più grosso e intricato. Consentendo, nello stesso tempo, che il capolista sia bloccato in 100 collegi si avrà il risultato di oltre 250 deputati nominati dai <i>leader</i> dei partiti, oltre un terzo della futura (ed unica) Camera rappresentativa e legislativa.</p>
<p>Un problema serio perché metterebbe in discussione il principio degli equilibri costituzionali di alcuni organi di garanzia dello Stato (Presidenza della Repubblica, CSM, Corte Costituzionale, ecc.) che potrebbero divenire ostaggio di maggioranze sottomesse alla volontà del <i>leader</i> del momento.</p>
<p>Ma a rendere ancora più discutibile il capolista bloccato è la possibilità concessa ai capilista stessi di potersi candidare in10 circoscrizioni diverse.</p>
<p>Questa possibilità è stata chiesta soprattutto dai piccoli partiti che, in questo modo, possono ottenere comunque l&#8217;elezione dei loro gruppi dirigenti. In questo modo potrà verificarsi lo scenario di un candidato che, pur avendo ottenuto un numero consistente di voti di preferenza, non potrà essere eletto perché il capolista bloccato opterà per la&#8221;nomina&#8221; proprio nel suo collegio !!!</p>
<p>Insomma, siamo di fronte ad un pateracchio non indifferente che è frutto di quel veleno che si è instillato in una parte del ceto politico italiano da vent&#8217;anni a questa parte, quello che porta molti parlamentari a pretendere di essere eletti senza essere votati e quello di alcuni <i>leader</i> che pretendono di nominare gli eletti.</p>
<p>Una contraddizione in termini, perché la parola &#8220;elezione&#8221; viene dal latino &#8220;eligere&#8221; che significa appunto &#8220;scegliere&#8221;. La democrazia ha senso e si motiva solo quando dà la possibilità di scegliere ai cittadini.</p>
<p>Non sarà un caso che in Italia solo in un&#8217;altro momento storico gli elettori non hanno potuto scegliere i propri rappresentati, vale a dire durante il fascismo.</p>
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		<title>1945-2015 &#8211; 70 anni di libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 21:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1180" alt="Paola 6" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-6-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p><b>Testo dell&#8217;intervento tenuto presso l&#8217;IIS Pisani-Pizzini di Paola il 23 aprile 2015</b></p>
<p>Ho riflettuto molto sul titolo da dare all&#8217;incontro di oggi a questo mio intervento e l&#8217;unico che mi è sembrato adatto è &#8220;70 anni di libertà&#8221;. Perché è l&#8217;unico che mi consente di spiegare a voi ragazzi il significato vero della Resistenza e della Festa della Liberazione.</p>
<p>Perché è la libertà, con tutto quello che ad essa si lega indissolubilmente, l&#8217;eredità che ci hanno lasciato i nostri nonni 70 anni fa. <span id="more-1179"></span></p>
<p>Nonni che allora erano giovani, ragazzi alcuni più piccoli di voi e che furono messi di fronte a scelte terribili, ad assumersi grandi responsabilità.</p>
<p>Ci tornerò sul tema della responsabilità perché anch&#8217;esso è centrale per comprendere cosa dobbiamo fare dell&#8217;eredità preziosa che ci viene dagli avvenimenti di 70 anni fa. Intanto spiegando cosa accadde e perché.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1182" alt="Paola" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-300x187.jpg" width="300" height="187" /></a></p>
<p>Com&#8217;è noto l&#8217;Italia fu trascinata in guerra dalla dittatura fascista nel giugno del 1940. Mussolini, assistendo alla irresistibile avanzata delle truppe del suo alleato Adolf Hitler che in poco meno di un anno aveva conquistato la Polonia, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Norvegia, la Francia, decise di rompere gli indugi e di dichiarare guerra a Francia ed Inghilterra.</p>
<p>Pare che avesse detto: &#8220;Mi bastano poche migliaia di morti per sedermi al tavolo della pace e spartirmi il bottino&#8221;.</p>
<p>Il problema era che mentre la Germania si preparava alla guerra dal 1932 e si era dotata di un esercito che, all&#8217;epoca, era il più potente del mondo, l&#8217;Italia era assolutamente impreparata.</p>
<p>In un&#8217;epoca in cui prevalevano ormai le armi automatiche e semiautomatiche l&#8217;esercito italiano era armato prevalentemente con fucili modello 1891 che erano stati utilizzati durante la prima guerra mondiale. Pochissimi erano gli autocarri e i nostri soldati andavano per lo più a piedi o con i muli. I nostri carri armati, in un epoca in cui la guerra si combatteva soprattutto con i reparti corazzati, erano piccoli e leggeri, e la loro corazza si penetrava a colpi di fucile. Non parliamo poi delle artiglierie, per lo più antiquate, tanto che venivano impiegati ancora cannoni della prima guerra mondiale catturati agli austriaci.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1181" alt="Paola 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-2-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>L&#8217;aviazione, un settore in cui l&#8217;Italia aveva conosciuto un forte sviluppo durante tutti gli anni Venti e Trenta, era comunque dotata da un numero insufficiente di velivoli che, alla lunga, si sarebbero rivelati non adatti alle esigenze di una guerra moderna.</p>
<p>La marina era ad un livello superiore ma la mancanza del radar e di portaerei la rendevano non competitiva rispetto alla flotta inglese.</p>
<p>Insomma, era facile immaginare come sarebbe finita. Ma Mussolini lo sapeva bene. La sua scommessa era stata una guerra breve e vittoriosa della Germania.</p>
<p>Invece la guerra continuò, per tre anni, tre lunghi e terribili anni.</p>
<p>I nostri soldati conobbero sconfitte dopo sconfitte in Africa, in Grecia, in Iugoslavia, in Russia. Non che non combattessero bene e con coraggio. Ce lo riconobbero anche i nostri avversari. Semplicemente non erano preparati.</p>
<p>Alla lunga anche i potenti tedeschi cominciarono ad apparire meno invincibili. Le grandi sconfitte di El Alamein e di Stalingrado nel 1942 segnarono un punto di svolta. Da allora l&#8217;Asse cominciò ad arretrare. L&#8217;ingresso degli Stati Uniti con il suo enorme potenziale economico ed industriale, la straordinaria resistenza dell&#8217;Unione Sovietica che invece di cedere contrattaccava ed avanzava fecero capire a tutti già agli inizi del 1943 che la guerra con l&#8217;alleato germanico era ormai irrimediabilmente perduta. In Italia erano cominciati i bombardamenti aerei sulle nostre città; il cibo era stato razionato, la gente non sapeva di cosa sfamarsi, dilagava la corruzione ed il mercato nero, vale a dire la vendita a prezzo maggiorato di generi di prima necessità.</p>
<p>Gli italiani non ne potevano più di una guerra nella quale erano stati trascinati contro la loro volontà ed a fianco di un alleato che non era mai piaciuto.</p>
<p>Mussolini in quel momento era come un pugile suonato. Ogni volta che si recava da Hitler partiva col proposito di cantargliene quattro, di denunciare le scorrettezze ce i tedeschi commettevano nei nostri confronti nella condotta della guerra, se ne tornava imbambolato dalla chiacchiere del dittatore tedesco che fantasticava su improbabili controffensive e su ancora più fantasiose armi segrete.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1183" alt="Paola 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-3-300x220.jpg" width="300" height="220" /></a></p>
<p>Il 9 luglio le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia. Il 19 luglio Roma venne bombardata. Tutta l&#8217;Italia era sottoposta a bombardamenti continui. Anche in Calabria le bombe caddero su Paola, su Cosenza, su Reggio Calabria. La guerra ormai ce l&#8217;avevamo in casa.</p>
<p>Fu in quel momento che il re Vittorio Emanuele III, che fino ad allora aveva consentito a Mussolini ed al fascismo tutto, di abolire il parlamento, i partiti, i sindacati, di perseguitare oppositori ed ebrei, decise di agire.</p>
<p>Utilizzando il pretesto di un voto che metteva in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio del Fascismo e che chiedeva di assegnare il comando dell&#8217;esercito di nuovo al re, il 25 luglio gli tolse i poteri e lo fece arrestare.</p>
<p>Alla notizia della destituzione di Mussolini tutta l&#8217;Italia scese in piazza per festeggiare la fine del fascismo e della guerra. Il ragionamento era semplice: la guerra l&#8217;avevano voluta i fascisti e Mussolini, finiti loro finita la guerra. Purtroppo non sarà così.</p>
<p>Nel periodo che va dal 26 luglio all&#8217;8 settembre 1943 il re Vittorio Emanuele III e il Governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio misero in piedi una vera e propria commedia degli equivoci. Pensavano di essere più furbi di tutti, degli americani, degli inglesi e dei tedeschi.</p>
<p>Ai tedeschi chiedevano di mandare più truppe per continuare a combattere al loro fianco mentre trattavano con gli anglo-americani per un armistizio tramite al quale chiedevano condizioni che questi non erano disposti a concedere. Alla fine l&#8217;armistizio venne firmato a Cassibile il 3 settembre e reso noto l&#8217;8 settembre 1943.</p>
<p>Era facile prevedere che i tedeschi non sarebbero stati contenti dell&#8217;abbandono dell&#8217;Italia e che avrebbero preso provvedimenti. In effetti Hitler e il comando tedesco, ragionando per semplice logica, avevano predisposto il &#8220;piano Alarico&#8221; sin dalla caduta di Mussolini, un piano che prevedeva l&#8217;occupazione dell&#8217;Italia, il disarmo e la deportazione in Germania di tutto l&#8217;esercito italiano.</p>
<p>Il re, il governo e lo Stato Maggiore italiano l&#8217;8 settembre si preoccuparono invece solo di una cosa: mettersi in salvo lasciando Roma in balia dei tedeschi e rifugiandosi a Brindisi. Fu in questo momento che cominciò la Resistenza, e si comprende anche perché si chiami così.</p>
<p>L&#8217;esercito italiano lasciato senza ordini  si sbandò. Alcuni reparti furono disarmati senza sparare un colpo e mandati nei campi di concentramento tedeschi in Germania dove in molti moriranno di fame e per i maltrattamenti.</p>
<p>Altri decisero di imbracciare le armi e difendersi dai tedeschi. E&#8217; accaduto a Porta San Paolo a Roma. E&#8217; accaduto a Cefalonia, nelle isole greche, dove l&#8217;intera divisione Aqui decise di non consegnare le armi e resistette per giorni all&#8217;attacco tedesco. I sopravvissuti furono in gran parte fucilati, più di 5000 morti.</p>
<p>Il 1943 fu un anno terribile per il nostro Paese. Lo Stato sparì, niente autorità, i governanti  che invece di fare il proprio dovere scappavano. Tanti cercarono soltanto di tornare a casa (c&#8217;è un famoso film intitolato appunto &#8220;Tutti a casa&#8221;) buttando via la divisa e le armi. Tanti decisero di non subire l&#8217;ingiustizia e si rifugiarono in montagna dove cominciarono a combattere i tedeschi e gli italiani rimasti fedeli al fascismo ed a Mussolini che Hitler aveva fatto liberare dalla sua prigione sul Gran Sasso per metterlo a capo di uno stato-fantoccio che si reggeva soltanto grazie al sostegno dell&#8217;esercito tedesco.</p>
<p>La guerra continuò per altri due anni, mentre le truppe anglo-americane risalivano lentamente l&#8217;Italia. Arriveranno a Roma solo il 5 giugno del 1944 ma il fronte italiano era diventato ormai secondario rispetto a quello che si era aperto dopo lo sbarco in Normandia che cominciò proprio il 6 giugno 1944. E gli italiani scelsero di combattere, contro i tedeschi e contro i fascisti che si resero colpevoli dei peggiori crimini contro la popolazione civile.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1186" alt="Paola 4" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2015/04/Paola-4-220x300.jpg" width="220" height="300" /></a></p>
<p>Basti pensare che le stragi accertate compiute dai nazi-fascisti in Italia furono 400. Ricordiamo solo quelle più famose, quella delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Sant&#8217;Angelo di Stazzema. Uomini, donne e bambini uccisi senza alcuna ragione, per odio e rappresaglia verso popolazioni che si consideravano inferiori o ostili. Popolazioni che, nonostante la paura dei tedeschi e dei fascisti continuarono ad aiutare i partigiani, quelli cioè che avevano fatto &#8220;parte&#8221; contro l&#8217;invasore.</p>
<p>Resistenza fu quella di Gennarino Capuozzo, un ragazzino di 12 anni che morì dopo avere lanciato una bomba a mano contro un carro armato tedesco a Napoli durante l&#8217;insurrezione della città contro l&#8217;occupazione nazista il 27 settembre 1943.</p>
<p>Resistenza fu quella di Salvo d&#8217;Acquisto, un vicebrigadiere dei carabinieri che invece di scappare il 23 settembre 1943 scelse di farsi fucilare al posto di alcuni civili rastrellati per rappresaglia di un attentato solo presunto.</p>
<p>Resistenza furono le decine di migliaia di soldati italiani internati nei campi di prigionia tedeschi che, nonostante fosse loro offerto di essere liberati purché si arruolassero nell&#8217;esercito fascista che combatteva a fianco dei nazisti, scelsero di restare prigionieri a soffrire la fame e le persecuzioni.</p>
<p>Resistenza furono i migliaia di prigionieri torturati e uccisi, tra cui tantissime donne.</p>
<p>La lettura delle ultime lettere dei condannati a morte della Resistenza, lettere scritte su pezzi di cartone, talvolta su una scatola di sigarette o di fiammiferi, spesso sui muri delle prigioni, ci consegna il quadro semplice e al contempo straziante di un mondo che seppe prendere la strada più difficile ma anche la più giusta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti, mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi &#8220;domani&#8221; perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi. Voi siate forti come lo sono io e non disperate. Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene&#8221;. </i>(Albino Albico, anni 24).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt&#8217;e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir cosí&#8230; Ma, in Paradiso, sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Vi sarò sempre vicino, vicino a te, caro papà, vicino a te, mammina. Vado alla morte tranquillo assistito dal Cappellano delle Carceri che, a momenti, deve portarmi la Comunione. Andate poi da lui, vi dirà dove mi avranno seppellito. Pregate per me. Vi chiedo perdono, se vi ho dato dei dispiaceri. Dietro il quadro della Madonna, nella mia stanza, troverete un po&#8217; di denaro. Prendetelo e fate dire una Messa per me. la mia roba, datela ai poveri del paese. Salutatemi il Parroco ed il Teologo, e dite loro che preghino per me. Voi fatevi coraggio. Non mettetevi in pena per me. Sono in Cielo e pregherò per voi. Termino con mandarvi tanti baci e tanti auguri di buon Natale. Io lo passerò in Cielo. Arrivederci in Paradiso. Vostro figlio Armando Viva l&#8217;Italia! Viva gli Alpini!&#8221;</i> (Armando Amprino, anni 20)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Mamma adorata, quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea. Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere Mamma, il mio sangue non si verserà invano e l&#8217;Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni. Addio Mamma, addio Papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l&#8217;Italia. Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste. Viva l&#8217;Italia libera! Achille&#8221; </i>(Achille Barilatti, anni 22)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>&#8220;Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d&#8217;Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l&#8217;idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà&#8221; </i>(Giordano Cavestro, 18 anni).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma Resistenza fu anche quella di uomini che arrivarono alla consapevolezza della responsabilità attraverso un percorso più difficile. Molti, invece, fecero il loro dovere in maniera anonima, semplice. Nascondendo fuggiaschi e perseguitati pur sapendo che andavano incontro a rischi come la prigionia e la morte.</p>
<p>Dunque la Resistenza fu soprattutto una scelta: una scelta non facile perché ciò che accadde tra il 1943 ed il 1945 fu anche guerra civile, guerra tra italiani, giovani contro altri giovani, spesso parenti contro parenti.</p>
<p>Ma le scelte non avevano lo stesso valore, non potevano e non possono averlo. Chi scelse di restare fedele fino alla fine a Mussolini ed al fascismo scelse di combattere per difendere una dittatura e la guerra combattuta in nome di quella dittatura. Una dittatura che si era alleata con un regime criminale, quello nazista, che aveva messo a ferro e fuoco l&#8217;Europa e l&#8217;Italia e che stavano massacrando scientificamente milioni di persone sulla base della semplice presunzione della propria superiorità razziale. Dall&#8217;altra ci furono persone che percorsero, in quel momento, la strada più difficile: esporsi al rischio continuo della morte e della rappresaglia, andando a vivere in montagna, al freddo, senza armi e in lotta contro un nemico agguerrito e preparato. Partendo da questa semplice considerazione non ha senso la retorica sui &#8220;vinti&#8221; che si è fatta in questi ultimi anni.</p>
<p>Questo non significa che non ci furono eccessi anche dall&#8217;altra parte e che la pietà non debba riguardare anche i morti caduti dalla parte sbagliata. Ma la storia ha un senso e per fortuna dà torti e dà ragioni.</p>
<p>Se sono ormai due le generazioni che in Italia non soffrono più la fame, se abbiamo conosciuto 70 anni di pace, di benessere, se oggi tutti possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni lo dobbiamo a tutti coloro che, in quel momento, seppero scegliere la parte giusta. In questo senso torna, prepotentemente, il tema a cui accennavo prima, quello della responsabilità.</p>
<p>Arriva inesorabile, nella vita di tutti, il momento della responsabilità.</p>
<p>Quando arriva, statene certi, saprete subito la strada giusta da prendere, la scelta da compiere.</p>
<p>Lì, in quel momento, ci vorrà il coraggio.</p>
<p>(L&#8217;episodio del film Il Generale Della Rovere, Bardone, da Wikipedia:</p>
<p><i>Genova 1944. Emanuele Bardone, è un truffatore, amante del gioco e delle donne. Con la complicità di un sottufficiale tedesco, estorce denaro ai familiari dei detenuti politici, millantando conoscenze influenti presso le autorità nazifasciste e promettendo, in cambio dei soldi, l&#8217;interessamento delle autorità per una favorevole soluzione dei loro casi. Con tale attività illecita si procura il denaro per il gioco d&#8217;azzardo, che lo divora.<br />
Quando le cose vanno male ricorre a Valeria, una ballerina con la quale vive, per avere prestiti o oggetti da impegnare.</i></p>
<p><i>Un giorno però il suo gioco viene scoperto. Una donna, a cui il Bardone aveva chiesto denaro per intercedere a favore del marito, viene a conoscenza che il marito è già stato fucilato e lo denuncia alle autorità. Bardone, una volta arrestato, per alleggerire la sua grave posizione accetta di collaborare con il colonnello Müller, da lui conosciuto casualmente qualche giorno prima, il quale, riscontrata la sua abilità nell&#8217;ingannare le persone, gli propone di assumere l&#8217;identità del generale Giovanni Braccioforte della Rovere, un importante ufficiale badogliano, ucciso per errore dai soldati tedeschi che, non avendolo riconosciuto, non hanno rispettato la consegna di catturarlo vivo. Egli sarà internato a Milano, nel braccio politico del carcere di San Vittore, con l&#8217;incarico di assumere informazioni e di scoprire la vera identità di &#8220;Fabrizio&#8221;, il capo della Resistenza a cui la Gestapo non è ancora riuscita a dare un nome.</i></p>
<p><i>La realtà carceraria, e della stessa Resistenza, con cui il truffatore viene a contatto, lo porta lentamente a riconsiderare i valori della dignità, del coraggio e del patriottismo. Egli rimane profondamente colpito dalla morte di Aristide Banchelli, un partigiano che, piuttosto che rivelare il poco di cui è a conoscenza, preferisce subire la tortura che il suo fisico anziano non è in grado di sopportare, arrivando poi a suicidarsi per il timore di parlare. Una notte infine, dopo la cattura di alcuni partigiani, il falso generale viene mandato, pesto e logoro per ispirare maggiore fiducia, a passare la notte nella stanza dove si trovano una ventina di uomini in attesa di esser fucilati per rappresaglia, a seguito dell&#8217;uccisione del federale di Milano, ed i nazisti sanno con certezza che tra loro c&#8217;è anche &#8220;Fabrizio&#8221;.</i></p>
<p><i>&#8220;Fabrizio&#8221; si presenta infatti a colui che crede il generale Della Rovere: ora Bardone dispone dell&#8217;informazione che gli garantirebbe, secondo le promesse del colonnello Müller, la libertà, oltre a un premio in denaro (1 milione di lire) ed a un salvacondotto per la Svizzera. Ma, quando Müller gli chiede di rivelargli il suo nome, egli rinuncia a ciò per cui ha sempre lavorato, preferendo condividere la sorte degli uomini che stanno andando a morire piuttosto che tradire colui che, a rischio della vita, combatte nobilmente per la libertà di tutti.</i></p>
<p><i>Riscattando in questo modo una vita fatta di umana miseria, Bardone si presenta con dignità al plotone d&#8217;esecuzione e muore insieme con altri dieci uomini, tra cui alcuni ebrei, dopo aver pregato Müller di far pervenire alla moglie del vero generale un biglietto di commiato, e, dopo aver rivolto ai suoi compagni un&#8217;esortazione a rivolgere i loro estremi pensieri alle loro famiglie ed alla Patria, cade dopo avere gridato &#8220;Viva l&#8217;Italia!&#8221;, e solo in quel momento il colonnello Müller riconosce di avere sbagliato nel giudicarlo).</i><i></i></p>
<p>Perché coraggio non è assenza di paura ma compiere la scelta della responsabilità.</p>
<p>Più grande è il potere più grande sarà la responsabilità.</p>
<p>Quegli uomini e quelle donne seppero assumersela non solo per se e per le loro famiglie ma anche per tutti quelli che vennero dopo. Per voi, per noi.</p>
<p>Per questo motivo dopo 70 anni non dobbiamo cessare neanche un momento di ringraziarli.</p>
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		<title>Giovanni Giolitti, un vero statista.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 10:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p>Il 17 luglio del 1928 moriva all’età di 86 anni Giovanni Giolitti, uno dei pochi grandi statisti italiani.</p>
<p>Dico pochi, perché l’Italia non ha avuto grandi uomini di Stato: facendo uno sforzo enumerativo non riempiono le dita di una mano: Cavour, lo stesso Giolitti, De Gasperi, in qualche modo Bettino Craxi.</p>
<p>Per altri l’esperienza di governo è stata troppo breve o segnata dall’appartenenza a forze politiche di opposizione o minoritarie (penso a Nenni o allo stesso Togliatti).</p>
<p>Giovanni Giolitti fu, pienamente, un uomo di Stato e di governo.</p>
<p>Giolitti riteneva che l’Italia non avrebbe mai potuto diventare un paese moderno e pienamente inserito nel contesto delle grandi potenze europee del tempo, se non avesse allargato le basi della democrazia, condizione necessaria per lo sviluppo economico e sociale.</p>
<p>Pensava, giustamente, che non ci può essere sviluppo economico senza consenso e senza che a goderne siano tutte le classi sociali.</p>
<p>Era un liberale puro, che individuava nel Parlamento l’unico luogo dove i diversi e spesso contrastanti interessi della società italiana potessero trovare rappresentanza e risposte.</p>
<p>Credeva, in buona sostanza, nella centralità della politica e per questo fu il principale bersaglio delle spinte antipolitiche e irrazionaliste che cominciarono a pervadere la società italiana nel primo decennio del Novecento.</p>
<p>Contro Giolitti ed il giolittismo fu scatenata una vera e propria guerra che riecheggia molte parole d’ordine di oggi: nuovo contro vecchio, politicanti contro popolo (casta e anticasta), piazza contro Parlamento, ecc..</p>
<p>L’Italia antigiolittiana porterà il paese in una guerra sanguinosa e disastrosa e, poi, nel disordine politico e sociale propedeutico all’avvento della dittatura fascista.</p>
<p>Giolitti, dopo un iniziale riconoscimento del Governo di Benito Mussolini (che lo considererà, a ragione, il suo principale avversario politico) si ritirerà a vita privata in un atteggiamento di sempre maggiore ostilità nei confronti del regime che lo sottoporrà ad un’occhiuta vigilanza.</p>
<p>Questo riconoscimento non deve sorprendere in un uomo che aveva fatto del rispetto delle istituzioni e del re un imperativo categorico, arrivando persino a “caricarsi”, lui incolpevole, le responsabilità politiche dello scandalo della Banca romana per evitare che Monarchia e vecchie classi dirigenti liberali ne venissero travolte.</p>
<p>Qualcuno ha detto che i grandi uomini sono tali persino nelle loro contraddizioni: Giovanni Giolitti, anche in questo, non fu un’eccezione.</p>
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