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	<title>Gabriele Petrone &#187; dittatura</title>
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		<title>Festa del papà: Auguri a mio padre e alla sua generazione</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Mar 2017 15:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Mio-padre-e-mia-madre.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2121" alt="Mio padre e mia madre" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2017/03/Mio-padre-e-mia-madre-223x300.jpg" width="223" height="300" /></a></p>
<p>Voglio fare gli auguri a mio padre Umberto. E ringraziarlo per tutto quello che è stato e continua ad essere per me. Sai papà, oggi che hai 87 anni continui a rappresentare per me e per i miei fratelli quell&#8217;etica della responsabilità (che spesso è anche etica del sacrificio) che ha fatto grande questa città e questa nostra Italia. Oggi il tuo mondo sta sparendo, prima che anagraficamente, nella coscienza civile del nostro popolo. E sento tutta la responsabilità sulle mie spalle di fermare questo declino che non è inarrestabile ma solo il frutto della nostra distrazione, del nostro benaltrismo. Come se il benessere che la tua generazione ci ha consegnato fosse caduto dal cielo e non fosse altro che un magnifico dono di tanti come te. La tua Italia ha conosciuto dittatura e guerra eppure ce l&#8217;ha fatta. Dobbiamo farcela anche noi, non solo per onorarvi ed essere all&#8217;altezza del dono che ci avete fatto ma per i nostri figli.</p>
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		<title>Cile, tifo e politica</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2016 15:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1888" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/09/Inti-Illimani.jpg"><img class="size-medium wp-image-1888" alt="Gli Inti Illimani" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2016/09/Inti-Illimani-300x141.jpg" width="300" height="141" /></a><p class="wp-caption-text">Gli Inti Illimani</p></div>
<p>Potete sghignazzare quanto volete sulla crassa ignoranza di Gigi Di Maio che situa Pinochet in Venezuela dopo averlo accostato, in maniera volgare ed istituzionalmente assai discutibile, al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.</p>
<p>Potreste ricordargli che il suo non è un errore di poco conto, anzi, è uno svarione di proporzioni cosmiche ignorare quello che ha rappresentato, anche nella politica italiana, la drammatica vicenda del golpe cileno dell’11 settembre 1973.</p>
<p>Potreste ricordargli i tanti esuli che vennero anche in Italia, a cominciare da quelli più famosi, gli Inti-Illimani, che con la loro musica testimoniarono il fallimento dell’esperienza democratica di Salvador Allende, vincitore di regolari elezioni e a capo di una coalizione di forze popolari e democratiche che tentarono di fare del Cile, un paese dove le ineguaglianze assomigliavano a quelle dell’Egitto dei Faraoni, semplicemente un luogo più giusto in cui vivere, in cui non si morisse di fame o di fatica nelle miniere, in cui una casta (questa si, vera) di pochissimi padroni deteneva tutta la ricchezza tenendo un intero popolo sottomesso e in miseria. <span id="more-1887"></span></p>
<p>Avete voglia a consigliare la lettura non dico di qualche libro di storia, ma almeno di un romanzo, come “La Casa degli Spiriti” di Isabel Allende, che quel mondo e quei fatti descrive bene con la poesia magica e realistica della grande letteratura sudamericana.</p>
<p>Perdereste soltanto tempo nel dire che fu proprio il fallimento di Allende in Cile a portare la DC e il PCI sulla strategia del compromesso storico per salvare la democrazia italiana e, per reazione contraria, a spingere una parte importante della generazione degli anni ’70 sulla strada del terrorismo politico che ha insanguinato il nostro Paese fino alla prima metà degli anni ’80.</p>
<p>Luigi Di Maio non vi ascolterà ma soprattutto non vi ascolteranno le decine di migliaia di attivisti-picchiatori sul web che difendono i 5 stelle.</p>
<p>Senza generalizzare, ne conosco tanti anche civili e capaci di dialogo, vi diranno che quella di Di Maio è la solita aggressione mediatica contro la “rivoluzione 5 stelle”, che è un complotto dei soliti poteri forti e del solito, cattivissimo PD renziano.</p>
<p>Altri, più riflessivi, diranno, va beh, ha sbagliato, ma che volete, non sarà mica il solo ignorante in parlamento e comunque meglio un ignorante onesto che un ladro colto.</p>
<p>A parte il fatto che se a dire una boiata del genere fosse stato un deputato del PD dubito che gli avrebbero più consentito di accostarsi ad un microfono o ad una telecamera (se non altro per purissime ragioni di consenso in un elettorato che alla storia della sinistra è ancora legato), quando mai i mali, presunti o reali, degli altri hanno giustificato i propri ?</p>
<p>C’è qui un difetto di fondo, di ragionamento che è poi alla base dei tanti mali che viviamo oggi.</p>
<p>Il rancore contro la “casta politica” ha fatto passare l’idea che i politici devono essere uguali a noi, non migliori di noi.</p>
<p>Tutti quanti noi cittadini, invece, dovremmo pretendere dai nostri rappresentanti non soltanto onestà, ma anche competenza, conoscenza, cultura dal momento che li mandiamo a decidere del nostro destino.</p>
<p>A me sembra una cosa di una ovvietà sorprendente ma mi rendo conto, leggendo il web, che non è così.</p>
<p>C’è una vecchia Italia che preferisce il tifo alla politica, anche se il centravanti della propria squadra finisce per fare gol nella propria porta. Ed invece di sostituirlo o quantomeno cambiarlo di ruolo, si preferisce tenerlo dove sta dicendo che è stata tutta colpa dell’arbitro.</p>
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		<title>Giovanni Giolitti, un vero statista.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 10:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 17 luglio del 1928 moriva all’età di 86 anni Giovanni Giolitti, uno dei pochi grandi statisti italiani. Dico pochi, perché l’Italia non ha avuto grandi uomini di Stato: facendo uno sforzo enumerativo non riempiono le dita di una mano: Cavour, lo stesso Giolitti, De Gasperi, in qualche modo Bettino Craxi. Per altri l’esperienza di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/07/Giovanni-Giolitti.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-841" alt="Giovanni Giolitti" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2014/07/Giovanni-Giolitti-254x300.jpg" width="254" height="300" /></a></p>
<p>Il 17 luglio del 1928 moriva all’età di 86 anni Giovanni Giolitti, uno dei pochi grandi statisti italiani.</p>
<p>Dico pochi, perché l’Italia non ha avuto grandi uomini di Stato: facendo uno sforzo enumerativo non riempiono le dita di una mano: Cavour, lo stesso Giolitti, De Gasperi, in qualche modo Bettino Craxi.</p>
<p>Per altri l’esperienza di governo è stata troppo breve o segnata dall’appartenenza a forze politiche di opposizione o minoritarie (penso a Nenni o allo stesso Togliatti).</p>
<p>Giovanni Giolitti fu, pienamente, un uomo di Stato e di governo.</p>
<p>Giolitti riteneva che l’Italia non avrebbe mai potuto diventare un paese moderno e pienamente inserito nel contesto delle grandi potenze europee del tempo, se non avesse allargato le basi della democrazia, condizione necessaria per lo sviluppo economico e sociale.</p>
<p>Pensava, giustamente, che non ci può essere sviluppo economico senza consenso e senza che a goderne siano tutte le classi sociali.</p>
<p>Era un liberale puro, che individuava nel Parlamento l’unico luogo dove i diversi e spesso contrastanti interessi della società italiana potessero trovare rappresentanza e risposte.</p>
<p>Credeva, in buona sostanza, nella centralità della politica e per questo fu il principale bersaglio delle spinte antipolitiche e irrazionaliste che cominciarono a pervadere la società italiana nel primo decennio del Novecento.</p>
<p>Contro Giolitti ed il giolittismo fu scatenata una vera e propria guerra che riecheggia molte parole d’ordine di oggi: nuovo contro vecchio, politicanti contro popolo (casta e anticasta), piazza contro Parlamento, ecc..</p>
<p>L’Italia antigiolittiana porterà il paese in una guerra sanguinosa e disastrosa e, poi, nel disordine politico e sociale propedeutico all’avvento della dittatura fascista.</p>
<p>Giolitti, dopo un iniziale riconoscimento del Governo di Benito Mussolini (che lo considererà, a ragione, il suo principale avversario politico) si ritirerà a vita privata in un atteggiamento di sempre maggiore ostilità nei confronti del regime che lo sottoporrà ad un’occhiuta vigilanza.</p>
<p>Questo riconoscimento non deve sorprendere in un uomo che aveva fatto del rispetto delle istituzioni e del re un imperativo categorico, arrivando persino a “caricarsi”, lui incolpevole, le responsabilità politiche dello scandalo della Banca romana per evitare che Monarchia e vecchie classi dirigenti liberali ne venissero travolte.</p>
<p>Qualcuno ha detto che i grandi uomini sono tali persino nelle loro contraddizioni: Giovanni Giolitti, anche in questo, non fu un’eccezione.</p>
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