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	<title>Gabriele Petrone &#187; Bin Laden</title>
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		<title>Piperno dalla “geometrica potenza” a “un evento dalla bellezza sublime”.</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 14:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2011/10/Torri-gemelle.jpg"><img src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2011/10/Torri-gemelle-254x300.jpg" alt="Torri-gemelle" width="254" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-149" /></a><br />
Questa mattina, sulle pagine di un giornale locale è apparso un articolo del prof. Franco Piperno in vista del decimo anniversario della strage delle Torri Gemelle a New York.<br />
Con i toni lirici di cui è capace ha teorizzato lungamente sul fatto che l’11 settembre 2001 è stato “un evento dalla bellezza sublime”, definendo i terroristi “intellettuali arabi” che hanno agito contro la “Grande Babilonia”.<br />
Per Piperno, dunque, “l’undici di settembre, nel decennale di quell’evento dalla bellezza sublime, chineremmo, se solo le avessimo, le nostre bandiere per pietà verso gli americani morti per caso e ad onore degli intellettuali arabi &#8211; a noi, per altro ostili, ma certo umani, troppo umani &#8211; che hanno spappolato gli aerei catturati contro le Torri Gemelle, condensando, in quel gesto collettivo, la volontà generale delle moltitudini arabe”.<br />
Il prof. di Arcavacata non è nuovo a certe uscite: ricordiamo ancora quando, appresa la notizia del rapimento di Aldo Moro e della strage della sua scorta, parlò della “geometrica potenza” di quell’azione.<br />
Sarebbe semplice, in questa sede, contestare a Piperno che è davvero azzardato sostenere che gli “intellettuali” di Bin Laden interpretino davvero “la volontà generale delle moltitudini arabe” proprio nel momento in cui, in quasi tutti i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente le stesse moltitudini scendono in piazza per rivendicare la tanto “occidentale” democrazia contro regimi dittatoriali e tirannici, peraltro per lungo tempo buoni amici della “Grande Babilonia”.<br />
Sarebbe altrettanto semplice dire che non ci può essere alcuna comprensione né tantomeno empatia con persone che, in nome di una ideologia religiosa peraltro distorta, non esitano a massacrare innocenti e come questo tragico fatto non sia dissimile dalle stragi perpetrate da dittature rosse e nere nei decenni trascorsi.<br />
Allo stesso modo sarebbe facile contestare l’assurdo accostamento dell’11 settembre alla “decapitazione di Luigi Capeto” all’”assalto bolscevico del Palazzo d’Inverno”, alla “Sorbona occupata nel ‘68” , alla “caduta del Muro di Berlino”. Sarebbe facile, ma assolutamente inutile. Così come sarebbe inutile ricordare che Piperno è stato assessore della Giunta nel periodo in cui Giacomo Mancini dedicò una delle piazze principali di Cosenza proprio all’XI settembre e che difficilmente in Egitto, Libia o Iraq avrebbe potuto scrivere e dire le cose che scrive e dice, che gli USA dove viene eletto Obama, a dispetto di tutti gli errori ed orrori della sua storia, sono comunque da preferire a regimi in cui si reprime ogni dissenso, si costringono le donne ad una condizione di schiavitù sottoponendole a terribili mutilazioni, in cui alcune frange integraliste non esitano ad armare giovani con il tritolo per uccidere donne e bambini, ecc..<br />
Piperno è così, da sempre, e tuttavia non si possono lasciare passare le sue affermazioni sotto silenzio. Non contestargliele o sottovalutarle sarebbe un errore forse ancora più grande. Non si può non ribadire che l’11 settembre, a dispetto dei tanti mali di cui USA e Occidente sono spesso portatori, è stato un evento tragico, l’ennesimo esempio di come il cammino verso pace, giustizia, democrazia sia per l’umanità ancora arduo e difficile. Che proprio quella assurda strage chiama l’Occidente a maggiori responsabilità, a perseguire fino in fondo la lotta per l’affermazione dei valori dell’uomo che presero l’avvio non tanto dalla decapitazione di Luigi Capeto ma dalla presa della Bastiglia. Che questa lotta è ancora aperta, che certamente avrà mille contraddizioni delle quali qui, in questo Occidente così complesso, comunque si può discutere e battersi per correggerle (e non mi pare poco). Una lotta che deve continuare perché non c’è alternativa alla democrazia, per quanto imperfetta essa possa essere.<br />
L’11 settembre non ha portato più progresso, ma solo più paura, più diffidenza, più conflitto, rendendo il mondo più insicuro e scatenando nuove guerre, nuove tragedie. Ecco perché non ci vedo nulla di bello e di sublime.</p>
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