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	<title>Gabriele Petrone &#187; Arrigo Boito</title>
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	<description>Il Blog Ufficiale</description>
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		<title>Lectio Magistralis di Mogol presso l&#8217;IIS di San Marco Argentano</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 21:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Petrone</dc:creator>
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<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2489" alt="Mogol a San Marco Argentano" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Oggi presso l’IIS di San Marco con il Maestro Mogol, che ha tenuto una lezione sul cammino della musica e della canzone popolare (il pop) nel dopoguerra. Una lezione di straordinario spessore culturale e umano. Straordinari i nostri ragazzi, che hanno partecipato con performance musicali, lavori di gruppo e tante domande. Una bella giornata.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano-2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2490" alt="Mogol a San Marco Argentano 2" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano-2-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano-3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2491" alt="Mogol a San Marco Argentano 3" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-a-San-Marco-Argentano-3-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a></p>
<p><strong>Il testo del mio intervento di introduzione alla lectio magistralis di Mogol</strong></p>
<p><b>Mogol organizzatore culturale dell&#8217;Italia del dopoguerra</b></p>
<p>Mi sia consentito innanzitutto ringraziare tutti per questa giornata, a cominciare dal Maestro Mogol che ci onora con la sua presenza, dalla Dirigente Scolastica prof.ssa Maria Saveria Veltri che ha sposato con entusiasmo e ha reso possibile l&#8217;iniziativa di oggi, i colleghi (saluto qui, per tutti, la cara Selene Falcone che è l&#8217;anima organizzativa di questa scuola) che hanno lavorato nelle classi, gli studenti e tutti coloro che si sono impegnati per offrirci il loro contributo stamattina.<br />
Ringrazio, infine, la cara Claudia Battaglia, componente della struttura della Presidenza della Giunta Regionale che, con i suoi buoni uffici, ha reso possibile la presenza di Mogol tra noi.<br />
Già la nostra dirigente ci ha detto, molto bene, il significato educativo e didattico della lezione che il Maestro ci terrà oggi.<br />
Io mi limiterò ad offrire, e spero di riuscirci, soltanto qualche spunto di riflessione sul ruolo che Giulio Rapetti Mogol ha svolto e continua a svolgere non solo nella storia della canzone ma, più in generale, della cultura italiana.<br />
Innanzitutto una premessa: la canzone italiana, per come è andata delineandosi nel corso di un secolo e mezzo di storia unitaria, ha svolto e svolge la stessa funzione che ha svolto il melodramma nell&#8217;Ottocento ed è andata sostituendosi ad esso nei consumi culturali nazionali e popolari soprattutto nel corso del &#8217;900.<br />
Che le canzoni che accompagnano le varie fasi della nostra vita non sono più soltanto &#8220;canzonette&#8221;, utilizzando l&#8217;espressione autoironicamente dispregiativa di Edoardo Bennato, è ormai chiaro da tempo non soltanto ai critici musicali ma anche a quelli della letteratura italiana.<br />
La canzone italiana è uno dei prodotti più preziosi di quello che una volta veniva definito il &#8220;genio italiano&#8221; ed ha conquistato un suo posto d&#8217;onore nel panorama internazionale accanto ad altri grandi fenomeni musicali di massa come il <i>jazz</i>, il <i>rock</i>, la <i>new wave</i>, la <i>bossa nova</i>, ecc., in quello che possiamo definire con un termine necessariamente generico, <i>pop</i>.<br />
Neppure tanti anni fa, probabilmente, l&#8217;idea che le &#8220;canzonette&#8221; potessero diventare oggetto di studio da parte di critici letterari e &#8220;dentro&#8221; le scuole, poteva sembrare quasi &#8220;blasfemo&#8221;. <span id="more-2488"></span><br />
Se possiamo definire l&#8217;arte, semplicemente, come quella cosa che suscita  negli uomini sentimenti, passioni, riflessioni, emozioni e, in generale, quei moti dell&#8217;animo che connettono l&#8217;uomo con ciò che c&#8217;è dentro e fuori di sé, con il particolare e l&#8217;universale, si comprende bene che la canzone italiana è lo specchio del costume del nostro Paese, ne rappresenta per molti aspetti, il senso comune, la quotidiana <i>concezione del mondo</i>.<br />
Sotto questo punto di vista, dunque, confesso che la figura di Mogol mi ha sempre incuriosito e, per certi aspetti, affascinato.<br />
E&#8217; la stessa biografia di Mogol che ci parla di un vero e proprio organizzatore di cultura: gli esordi nella prima industria artistico-musicale italiana, la Ricordi, le successive esperienze con altre aziende d lui create fino alla scuola del CET fondata a Terni, ci consegnano la figura di una personalità che non è mai stata semplicemente un &#8220;paroliere&#8221;, termine di cui non sfugge il carattere volutamente &#8220;riduttivo&#8221; rispetto all&#8217;interprete, quello che la canzone la canta e &#8220;ci mette la faccia&#8221;.<br />
Destino non felice, del resto, quello dei produttori di testi per la musica; nell&#8217;ottocento erano i librettisti, veri e propri &#8220;braccianti&#8221; della poesia (straordinari artisti nella maggioranza dei casi) chiamati ad adattare i testi letterari alle esigenze del melodramma e alla musica dei grandi compositori.<br />
Nomi come quelli di Francesco Maria Piave o Arrigo Boito, poeti finissimi, sono rimasti sempre in secondo piano rispetto a quello di Giuseppe Verdi, ma tant&#8217;è.<br />
A Mogol, come è noto, il termine &#8220;paroliere&#8221; non è mai piaciuto e sentiamo di fare nostra questa sua idiosincrasia.<br />
I testi di Mogol, infatti, sono testi poetici a tutti gli effetti.<br />
Lo sono per l&#8217;uso dei termini, degli aggettivi, per la forza delle similitudini e delle metafore, per la profondità dei significati che evocano.<br />
Certo Mogol scrive spesso d&#8217;amore (quale poeta non è soprattutto attratto dall&#8217;eterno tema ?) ma lo fa in maniera non scontata, in uno sforzo costante e coerente di rappresentare questo sentimento nelle sue diverse dimensioni, talvolta realistica, talvolta sublimata in forme metaforiche straordinariamente efficaci.<br />
La cosa straordinaria è che questo linguaggio così raffinato, a tratti aulico, non ha mai costituito un limite al successo di massa delle canzoni scritte da Mogol.<br />
Un linguaggio che il Maestro ha sempre difeso anche dalle pressioni delle casi discografiche che lo invitava a cambiare l&#8217;aggettivo &#8220;uggiosa&#8221;, perché di uso poco comune.<br />
Un linguaggio che, per quanto raffinato, non è mai stato né &#8220;difficile&#8221; o &#8220;astruso&#8221; o, peggio &#8220;retorico&#8221; ed è diventato parte del lessico quotidiano della lingua italiana.<br />
«<em>Chissà chi sei, chissà che sarai, chissà che sarà di noi, lo scopriremo solo vivendo</em>», oppure <i>«Davanti a me c’è un’altra vita, la nostra è già finita»</i>, oppure ancora <i>«e io rinascerò, senza complessi e frustrazioni, amico mio ascolterò, le sinfonie delle stagioni con un mio ruolo definito, così felice d&#8217;esser nato, fra cielo terra e l&#8217;infinito»</i>.<br />
Se le canzoni le leggiamo invece semplicemente di ascoltarle ne cogliamo immediatamente la pregnanza.<br />
Appare evidente il &#8220;coraggio&#8221; di Mogol di inserire parole come &#8220;complessi e frustrazioni&#8221; che non sono certamente di uso corrente, oppure usare la metafora &#8220;sinfonie delle stagioni&#8221; o &#8220;tra cielo, terra ed infinito&#8221;.<br />
Ma un altro aspetto che voglio sottolineare, oltre al linguaggio di cui è evidente la forte dimensione semantica, è l&#8217;immagine della donna che emerge dalla produzione mogoliana.<br />
La donna degli anni &#8217;60 e &#8217;70 ha già conosciuto la rivoluzione &#8220;femminista&#8221; ed ha conquistato uno spazio sociale che prima non aveva.<br />
Mogol non nasconde, anzi racconta con realismo ed ironia, l&#8217;impatto con questa donna nuova che ha messo in un angolo il vecchio uomo &#8220;macho&#8221; italiano.<br />
La donna mogoliana vive, sogna, prende e lascia, ride, piange e fa piangere. E&#8217; vera, reale, non è un&#8217;Angelica o una Laura, né la vezzosa signorina della canzone degli anni venti e trenta del &#8220;Parlami d&#8217;amore Mariù&#8221; o la fidanzata che aspetta fedele e sicura, il ritorno del &#8220;Sordato nnamurato&#8221;.<br />
Di fronte a questa donna l&#8217;uomo si arrende, riconosce la sua inferiorità,  a volte si rende ridicolo come nella gallina e il leone:<br />
<i>«</i><i>guardo me che minaccio chissà che <i>mascherato da leone</i><br />
<i>ma ho paura di te.</i><br />
<i>Arrossisci tu che puoi</i><br />
<i>io ruggisco se vuoi</i><br />
<i>(&#8230;)<br />
Sono io che scelgo te</i><br />
<i>o sei tu che scegli me</i><br />
<i>Sembra quasi un gran problema</i><br />
<i>ma il problema non c’è»</i></i></p>
<p>Non resta dunque che accettare la sfida della &#8220;donna senza gonna&#8221;, dotata di personalità e di identità, non illudersi di &#8220;avere una donna per amico&#8221;, ma misurarsi sul terreno dei sentimenti e dell&#8217;amore dove, notoriamente, le donne sono quasi sempre molto più attrezzate degli uomini !<br />
Non voglio esagerare, ma credo che ascoltare le canzoni di Mogol ha rappresentato anche una straordinaria occasione di &#8220;educazione sentimentale&#8221; per almeno due generazioni di &#8220;maschietti&#8221; sconvolti e deprivati dal ruolo di superiorità sociale che la società maschilista aveva sempre loro assegnato !<br />
Un monito per questi tempi nostri, in cui è tornata prepotente la violenza sulle donne, fino al femminicidio, compiuto proprio da uomini incapaci di comprendere la diversità della donna ed accettarla !<br />
Finisco, dunque, queste brevi note tornando sul carattere di &#8220;organizzatore culturale&#8221; di Mogol e lo faccio con la citazione di una scena straordinaria costruita da Dino Risi nel suo &#8220;Straziami, ma di baci saziami&#8221;, un film del 1968 che canzonava i consumi di massa dei giovani del post-boom economico.<br />
Una scena che ci consegna l&#8217;importanza che la poesia di Mogol (a questo punto chiamiamola per nome, poesia) aveva già conquistato a quel tempo.<br />
I due giovani Marino e Marisa, Nino Manfredi e Pamela Tiffin, recitano i versi dell&#8217;&#8221;Immensità&#8221; di Mogol con forte ispirazione in una lingua caricaturale, mix di ciociaro-marchigiano:<br />
<i>«&#8230;e un giorno droverò un bo&#8217; d&#8217;amore anghe per me…» (lui),</i><br />
<i>«&#8230;per me che sono nullidà…» (lei),</i><br />
<i>«nell&#8217;immenzidà…» (insieme).</i><br />
<i>Lei: «Musicabilmente mi piace ma le parole no».</i><br />
<i>Lui: «Sono sgritte per chi zi ama, come me e te».</i><br />
<i>Lei: «Ah grazzie, quindi io sarei nullidà ? ».</i><br />
<i>Lui: «In confrondo all&#8217;immenzidà di tutto ciò che ci circonda&#8230;».</i><br />
<i>Lei: «Non mi convinge pe niende !!! Il nosdro amore lui è immenzidà; nullidà, semmai scusa, sarà tutto quando il resdo».</i><br />
<i>Lui: «In senzo che non esiste altro all&#8217;infuori di esso, cioè de nosdro amore ?».</i><br />
<i>Lei: «Eh, vidende»</i>.</p>
<p><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Nellimmensità.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2494" alt="Nell'immensità" src="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Nellimmensità-300x225.jpg" width="300" height="225" /></a><br />
Ho citato questa simpatica scena per dare il senso di ciò che l&#8217;opera di Mogol aveva già prodotto nella cultura italiana nel 1968 !!!<br />
Un successo che è proseguito negli anni, e ancora oggi si riproduce ogni qualvolta ascoltiamo una delle canzoni del Maestro e ci &#8220;ritorna in mente&#8221; quel ragazzo o quella ragazza, o l&#8217;immagine di quel sorriso che forse non significò fine ma inizio, perché magari quel ragazzo o quella ragazza l&#8217;abbiamo sposato o sposata e oggi quel &#8220;viso&#8221; lo vediamo nella faccia dei nostri figli, di questi meravigliosi ragazzi che il nostro bellissimo mestiere di insegnanti ci fa incontrare tutti i giorni.<br />
Perché Mogol appartiene a tutte le generazioni: quella di noi quarantenni e cinquantenni per i quali le sue canzoni hanno costituito la colonna sonora di una vita; ma appartiene anche a questi nostri ragazzi, che devono misurarsi con il &#8220;mondo grande e terribile&#8221; del nostro tempo, e ai quali, quando li vediamo preoccupati o offesi dai &#8220;colpi&#8221; della vita, possiamo sempre dire che quel dolore o quella gioia, quel sentimento o quella passione che inevitabilmente incontreranno, potranno sempre chiamarli, se vogliono, &#8220;emozioni&#8221;, e potranno imparare ad accettarli senza farsene travolgere.</p>
<p><a title="Scena del film &quot;Straziami ma di baci saziami&quot;" href="https://www.youtube.com/watch?v=MJlk2X3seEQ" target="_blank">SCENA DEL FILM &#8220;STRAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI&#8221;</a></p>
<p>TESTO VERSIONE PDF</p>
<p><strong><a href="http://www.gabrielepetrone.it/wp-content/uploads/2018/03/Mogol-organizzatore-culturale-dellItalia-del-dopoguerra.pdf">Mogol organizzatore culturale dell&#8217;Italia del dopoguerra</a></strong></p>
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