La straziante presenza dell’assenza

I palloncini dei ragazzi dell'IIS Pizzini-Pisani che volano in cielo in ricordo di Matteo Barone

I palloncini dei ragazzi dell’IIS Pizzini-Pisani che volano in cielo in ricordo di Matteo Barone

Il mio ricordo di Matteo Barone questa mattina…perché la vita è meravigliosa….

 È ormai passato più di un mese da quel terribile pomeriggio in cui la notizia della tua morte ci ha raggiunto, caro Matteo.

E non c’è giorno in cui il pensiero non ci porta a te, semplicemente guardando il tuo banco vuoto, il tuo nome sul registro.

Sai, Matteo, nessuno ha pensato di cancellarlo quel tuo nome, il secondo dell’elenco, di passarci una riga sopra.

È solo un modo per combattere la lacerazione della tua assenza, il ribadire che no, non te ne sei andato quel pomeriggio nella tua Belvedere, in quella maledetta curva.
Sai, Matteo, i tuoi compagni hanno scritto su un gran lenzuolo “ciao, Matteo” e quel lenzuolo è ancora li, e nessuno pensa di rimuoverlo.

Perché tu ancora ci sei, per tutti: continua a vivere, nonostante tutto, la tua straziante presenza dell’assenza di una vita troppo giovane, di un sorriso troppo bello per essere reciso dalla morte.
Quando ho saputo del tuo incidente ero fuori: ho provato dolore ma soprattutto rabbia.
Ho ripercorso gli anni in cui ti ho conosciuto.

Arrivasti in terzo con il tuo inseparabile compagno di banco, Adrian Oprea: due bravi ragazzi, educati, sorridenti, solari.

Se ci ripenso poche volte abbiamo parlato di cose non di scuola, forse mai. Eri riservato al contrario di molti tuoi compagni, ma non eri mai triste, mai solitario. Davi invece il senso di un ragazzo felice. Quando tua madre veniva a chiedere di te scoprivo che avevo davvero poco da dire, nel senso che eri uno studente per il quale non si dovevano mai spendere troppe parole. Eri lo studente che non dava problemi, mai.

Ho riconosciuto il calore meraviglioso dell’amicizia e dell’amore che ti circondava quando sei morto. Ho letto, bevendo le lacrime, le parole intense di Adrian, paparella, il tuo amico fraterno che raccontava come tu lo avessi “accolto” sin dalla prima elementare, quando a malapena parlava l’italiano. Ho capito fino in fondo quanto eri buono dal dolore di chi ha avuto la fortuna di conoscerti e volerti bene.

Mi ci metto anche io tra questi, ragazzo mio, anche se continuo a sentire il rimorso di non avere parlato di più con te, di non essere riuscito a darti di più.

Resta la tua assenza ingiustificabile oggi. Un’assenza che tutto ci toglie.
In questo nostro difficile ma straordinario mestiere di insegnanti la cosa più ardua non è tanto trasmettere le nozioni del nostro sapere, ma capire il vostro essere di ragazzi che crescono. Poche volte, purtroppo, ci riusciamo.

Ecco perché, caro Matteo, alla tua assenza, oggi, possiamo solo cercare di sopravvivere nel tepore del tuo ricordo, nella dignità serena del dolore dei tuoi genitori, dei tuoi splendidi fratelli, di tutta la tua famiglia, di tutti i tuoi amici.

Un grande abbraccio, ragazzo mio. Continua a restare con noi.

Il filmato della giornata realizzato da Paolo Apa

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